Notizie
14/04/2021

Il ricorso subitaneo allo smart working determinato dall’emergenza Covid ha avuto molteplici implicazioni pratiche sulla vita e sul lavoro di milioni di persone. Tra queste senza dubbio anche quella relativa alla tutela della sicurezza dei lavoratori fuori dalla propria abituale postazione. E parlando di sicurezza dei lavoratori rientra anche il tema dell’ergonomia, come da informativa dell’Inail, basata sull’articolo 22, comma 1, della legge 81/2017.
Tra i temi legati alla sicurezza e all’ergonomia rientrano anche quelli su come allestire la propria postazione di lavoro a casa (posizione e regolazione di scrivania, sedia, schermo e tastiera) e come migliorare l’ergonomia della stessa (postura, movimenti e pause).

Da alcune ricerche di mercato è inoltre emerso che il 73% delle persone che lavorano da casa ha dichiarato di fare più sforzo di quanto fosse necessario nel proprio lavoro, il 62% dei lavoratori da remoto desidera che i datori di lavoro forniscano una tecnologia migliore che li aiuti a rimanere in contatto con i loro colleghi e anche a fine pandemia meno di un terzo dei lavoratori digitali selezionerà l’ufficio professionale come luogo di lavoro preferito.

A questo proposito può risultare utile la guida gratuita allo smart working approntata da Kensington, azienda leader nel settore degli accessori per dispositivi desktop e mobili da oltre 35 anni che produce alcuni indispensabili strumenti per il lavoro a casa. IN particolare nella guida allo smart working ergonomico si parla di:
Collegamento di monitor e accessori aggiuntivi

Dock mobili per la casa e il viaggio, sottili e con tutte le funzionalità necessarie per la produttività.

Dock desktop fisso per connettività definitiva e supporto monitor 4K, con tutta la connettività di cui hai bisogno e i supporti per creare la migliore configurazione desktop.

Navigare con facilità

Trackballs con tutti i vantaggi di produttività e postura.

Mouse che si adatta comodamente alla mano per il massimo comfort per tutto il giorno.

Tastiere, sia tradizionali dritte che ergonomiche curve per una migliore ergonomia e produttività.

Migliorare la postura, il comfort e la circolazione

Supporti per portatili per portare il laptop all’altezza degli occhi.

Poggiapiedi che aiutano a muoversi durante il giorno e a migliorare la postura e la circolazione con i movimenti NEAT.

Schienale che può aiutare a sostenere adeguatamente la parte superiore e inferiore della schiena.

Supporti per Monitor regolabili in altezza per ottenere un comfort personalizzato nel proprio ufficio a casa.

Poggiapolsi per Mouse che favoriscono l’angolazione corretta per il comfort di tutto il giorno.

Bracci per Monitor per massimizzare lo spazio sul desktop e mantenere il monitor all’altezza degli occhi.
Postura, comfort e circolazione influiscono direttamente sul benessere e la salute dei lavoratori nonché sulla loro produttività. Per questo sempre più aziende tendono ad attrarre e trattenere collaboratori e dipendenti con uffici e servizi moderni dotati di arredi e accessori ergonomici. Le persone sono infatti più sane e felici quando possono fare la giusta dose di movimento quotidiano e con le scrivanie e postazioni di lavoro Kensington SmartFit questo è ora possibile anche durante l’orario di lavoro. Con il sistema brevettato SmartFit di Kensington ciascun individuo può personalizzare facilmente il proprio ambiente di lavoro, tanto in ufficio quanto a casa, per ottenere una regolazione precisa e il massimo comfort dagli accessori da scrivania.

Puoi trovare tutte le soluzioni per lavorare da casa in sicurezza ed ergonomia anche sul sito kensington.com.

Idee
10/04/2021

La compassione è la partecipazione alle sofferenze altrui, ed è un sentimento molto umano. Molto umano ma poco diffuso negli ambienti di lavoro, dove prevale invece l’etica dell’efficienza a ogni costo. Eppure lo stravolgimento che da un anno ha travolto le vite di tutti in tutto il mondo, quello dato dalla pandemia e dalle sue conseguenze, potrebbe avere anche un effetto positivo. Quello di far filtrare anche nelle aziende l’idea che per lavorare meglio, e quindi produrre di più, serva anche un ’bout di compassione.
La pandemia, il ricorso allo smart working, l’atomizzazione del lavoro, il distanziamento sociale, l’assenza di relazioni quotidiane e fisiche tra colleghi, oltre ai posti di lavoro già persi o che si perderanno, è qualcosa di mai visto nel mondo moderno. Mai visto e di cui ancora non conosciamo le conseguenze.
Ma c’è chi, come Glickon, azienda italiana specializzata in People Analytics dedicate alle risorse umane e al management, ha già cominciato a pensare out of the box, mettendo a punto un sistema di «Sentiment Analysis», un insieme di tecniche (sondaggi, analisi dei testi, questionari) utilizzate per dedurre il sentimento dei dipendenti delle aziende. E dal sentimento cercare di creare un clima migliore che renda tutti più produttivi e felici.
Ne hanno parlato in un evento pubblico (in streaming) delineando anche 5 buone pratiche, semplici e immediate, per modificare da subito il sentimento all’interno delle aziende.

1. Dare aiuto a chi ha una scadenza imminente. I momenti di difficoltà e stress capitano, son sempre capitati e sempre capiteranno. Dare supporto, da parte di un collega o di un superiore, è il primo passo per far sentire meglio le persone e abbassare i livelli di stress.

2. Fare i complimenti: dire bravo, apprezzare il lavoro, e farlo pubblicamente, è il modo più semplice e veloce per migliorare l’umore e stimolare le persone.

3. Tenere sotto controllo lo stress. Può bastare un “come stai?”, ma si può fare anche molto di più per interessarsi a come stanno davvero colleghi e dipendenti. E sì, anche i “capi” potrebbero ritagliarsi del tempo per ascoltare i problemi personali dei propri collaboratori.

4. Coltivare un ambiente creativo. Una sfida difficile, soprattutto in modalità smart working. Ma i momenti creativi e liberi sono la molla per far sentire tutti partecipi dei progetti e per fare uno scatto in avanti.

5. Fare team building (anche a distanza). Difficile, molto difficile fare team building nel mezzo di una pandemia. Ma non bisogna arrendersi. Un minimo di socialità condivisa, un surrogato della macchinetta del caffè, si può fare anche in streaming dal caffè del lunedì mattina tutti assieme all’aperitivo del venerdì sera o, perché no, a lezioni di yoga da fare tutti assieme.

Ufficio
06/04/2021

Col telelavoro l’azienda deve fornirti la postazione ergonomica, se sei in smart working no. È una delle conseguenze burocraticamente più curiose (e difficilmente comprensibili) del ricorso massiccio e frettoloso al lavoro da casa dovuto alla pandemia. Ed è uno dei motivi di maggior frizione tra aziende e dipendenti. Sia nel caso in cui il lavoratore richieda la dotazione di sedia, scrivania e strumenti di lavoro per poter lavorare da casa, sia nel caso in cui l’azienda imponga il rientro in ufficio perché non in grado di fornire quegli strumenti. Ma andiamo per ordine.

A causa della pandemia ci siamo ritrovati tutti a lavorare da casa, conseguenza immediata dei vari DPCM che abbiamo imparato a conoscere. Ma a casa c’erano sia i telelavoratori che gli smart workers. Oltre a un numero più o meno imprecisato di lavoratori in deroga, non inquadrati né nell’uno né nell’altro modo. Ma la differenza, in materia di tutela della salute sul posto di lavoro, non è banale. Anzi è sostanziale e dipende dall’’interpretazione della Legge 81/2018.

La legge specifica infatti che in caso di “telelavoro”, cioè di lavoro da casa come se si fosse in ufficio e con gli stessi orari, l’azienda deve garantire al lavoratore l’ergonomia del posto di lavoro anche al domicilio. Quindi anche la sedia e la scrivania, oltre alla dotazione informatica. Diverso è il caso per il personale in smartworking, che in teoria può lavorare in qualunque luogo e in qualunque momento, senza un controllo rigido da parte delle aziende e senza obblighi di dotazione strumentale.

Il problema è che in molti ci siamo trovati a sperimentare qualcosa che non è vero smart working, ma più spesso telelavoro benché in deroga, e tra le due cose ci sono come visto obblighi ben diversi, sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. In caso di telelavoro il datore ha la responsabilità di fornire/istallare/manutenere l’attrezzatura necessaria per l’attività lavorativa; in caso di smartworking il datore ha la sola responsabilità di consegnare un’informativa scritta con i rischi generali e quelli specifici connessi alla modalità di esecuzione del lavoro.

Idee
01/04/2021

Davanti a un’attività particolare da compiere per lavoro – soprattutto quelle per cui non nutriamo troppa simpatia – o di fronte a un nuovo obiettivo che ci siamo posti di raggiungere, spesso la dinamica che si propone è la seguente: andiamo a letto un giorno dichiarando a noi stessi che dalla mattina dopo porteremo subito a compimento quell’attività. Giuriamo davanti allo specchio e al gatto. Ci alziamo il giorno dopo ed eccoci ricaduti nella routine di posticipare a domani accampando mille scuse. E ci ritroviamo davanti all’ennesimo libro per imparare a districarci tra i meandri della procrastinazione. Come possiamo veramente dire basta e smettere di procrastinare? Quali rimedi o suggerimenti concreti possiamo adottare per perseguire i nostri obiettivi, siano essi specifiche attività in ufficio e in smart working o un traguardo più generale che vogliamo raggiungere?
Obiettivi fattibili

Il primo passo è comprendere come sia essenziale porsi degli obiettivi raggiungibili e soprattutto fattibili alla luce delle risorse, del tempo e di tutti gli altri elementi che entrano in causa. Voler condensare una settimana di lavoro in mezza giornata, vi lascerà solo con l’amaro in bocca quando vi troverete davanti all’impossibilità di un tale obiettivo. Gli obiettivi devono essere realistici. Tempo fa vi abbiamo proposto ad esempio la tecnica del pomodoro per imparare a definire i tempi di una determinata attività e a gestirli meglio in futuro. Distinguete gli obiettivi in macro e micro: il macro obiettivo è il fine ultimo che state perseguendo, mentre i micro obiettivi sono tutte quelle piccole azioni da implementare giorno dopo giorno per il raggiungimento del macro obiettivo. In tale ottica, è importante comprendere come sia necessario agire con progressione: è inutile pensare che per raggiungere una buona forma fisica, sia indispensabile andare in palestra 7 giorni su 7 se “TV, sdraiati e divano” sono le parole che associamo con maggiore frequenza al nostro passatempo preferito post-lavorativo. Quello rimarrà l’hobby a cui ci dedicheremo e la palestra non ci vedrà mai varcare la soglia di ingresso; perché anche chi si allena tutti i giorni o macina ore e ore di produttività al lavoro, ha visto la parola “inizio” dalla quale è partito volto al miglioramento progressivo nel tempo.
Assumetevi una responsabilità

Una tecnica per aiutarci con quell’obiettivo che ci sembra così irraggiungibile può essere di investire denaro o un oggetto a cui teniamo particolarmente. Una volta compreso che il traguardo è possibile così come il miglioramento nel tempo, assumetevi una responsabilità nel caso in cui non riusciate a compierlo. Ad esempio: è da tempo che desiderate chiedere una riunione al capo per parlare di un’ipotetica promozione, ma la paura di un possibile rifiuto vi spinge a rimandare sempre quella conversazione? Dopo aver preso coscienza dei motivi per i quali riteniate di meritare quella promozione, avvalorati da fatti ed esempi concreti, mettete da parte una somma di denaro da devolvere nel caso non riusciate a chiedere al capo di fissare quella riunione. La somma deve essere di entità tale da farvi temere la perdita o meglio, promettetevi di devolvere la somma a una causa che non sostenete.
Parlatene in pubblico

Parlate del vostro obiettivo con i vostri cari, con quelle persone per le quali nutrite stima e fiducia, le cui opinioni sono per voi importanti. Oltre ad essere quelli che probabilmente vi sosterranno maggiormente e vi chiederanno con interesse come procede il percorso, infondendovi quella giusta carica di energia e incoraggiamento, saranno anche le persone che non vorrete deludere; e anche questo si rileverà una grossa fonte di motivazione nel perseguimento dell’obiettivo fissato. Se l’obiettivo è un’attività condivisibile con altri, senza che la relativa comunicazione vada a infrangere copyright o dettami aziendali, potreste anche prendere in considerazione la possibilità di pubblicare l’avanzamento sull’intranet aziendale o in un’email rivolta ai colleghi interessati.
Rinforzo positivo e negativo

Come abbiamo detto poco fa, l’incoraggiamento – chiamato anche “rinforzo positivo” è uno dei modi più efficaci per favorire la motivazione. Oltre che dalle persone di cui vi fidate, tale rinforzo positivo può anche assumere la forma di un premio che vi concederete come ricompensa qualora riusciate a fissare, ad esempio, quella riunione con il capo: una cena al vostro ristorante preferito, la caramella nascosta nel cassetto, un abito nuovo o l’ultimo libro del vostro autore preferito possono essere alcuni esempi di rinforzi positivi. Con lo stesso intento ma da un’angolazione diversa, il “rinforzo negativo” rappresenta anch’esso un premio dove andrete a eliminare qualcosa che non desiderate fare in caso di esito positivo nel raggiungimento del vostro obiettivo. Un esempio? Se fissate quella fatidica riunione con il capo, vi concederete una bella cena da asporto (o una serata al cinema quando sarà possibile)  comerinforzo positivo o eviterete per quel giorno di fare le temutissime faccende domestiche (rinforzo negativo).
Divertitevi

Gli obiettivi – come le abitudini – soprattutto se prolungati nel tempo perché suddivisi in macro e micro come abbiamo visto poco fa, sono soggetti alla routine; e anche quelli che iniziamo animati dalle migliori intenzioni, vedranno la parabola scendere dopo l’iniziale entusiasmo. È lì che inizia il duro lavoro che, se superato, ci porterà a un nuovo e più soddisfacente incremento verso il traguardo finale. Se vi aspettate solo rose e fiori, vi ritroverete presto a fare i conti con tutte le spine. In quei momenti, provate a chiedervi “Cosa posso fare per rendere quest’attività più divertente?”. Magari potreste iniziare ad ascoltare musica lirica o elettronica quando vi dedicate a quella particolare attività. Oppure, quando sarà di nuovo possibile, potreste organizzare una serata divertente con il vostro collega preferito come rinforzo positivo nel raggiungimento dei rispettivi obiettivi. State lavorando allo sviluppo di nuove idee al lavoro? Potreste provare a farlo dal vostro bar preferito o davanti al caffè che adorate. Cambiate la conversazione che avviene all’interno della vostra testa: invece di concentrarvi sugli aspetti negativi, provate a chiedervi quali siano gli elementi positivi di quel progetto o attività. In fin dei conti, siamo noi i fautori del nostro destino.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi offerto alcune tecniche per smettere di procrastinare e portare a compimento quello che vi siete prefissati di ottenere in modo che domani, guardandovi allo specchio, possiate sorridere dicendovi “Posso farcela!”. Ora però tocca a voi! Condividete con noi tutti i vostri trucchi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
31/03/2021

Il World Backup Day, che cade il 31 marzo di ogni anno, è una buona occasione per fare mente locale al modo e alla sicurezza con cui si salvano i propri dati. Oggi, 2021, ancor più dato che il ricorso massiccio allo smart working e al lavoro da remoto ha complicato ancor più la gestione documentale delle aziende, dal salvataggio dei dati alla gestione della GDPR. Ma un buon backup non vale solo per il mondo del lavoro e per i documenti professionali: chi non si è mai ritrovato con una bellissima foto di un bellissimo ricordo irrimediabilmente persa? Ci sono ovviamente software e tool per fare il backup dei dati, ma soprattutto ci sono buone abitudini (quasi) quotidiane che possono aiutare a salvare i propri documenti. Come queste 5.

Parola d’ordine: costanza. Il backup non deve essere un’operazione straordinaria, di cui ci si ricorda solo occasionalmente: al contrario, andrebbe privilegiata la regolarità, facendo diventare l’attività un appuntamento fisso con i propri device. Non importa se una volta al mese o due volte l’anno, l’essenziale è farlo! Quanto alle tempistiche, si possono valutare in base alla mole di materiale da archiviare: se si maneggiano ogni giorno grandi quantità di dati o di foto, un backup mensile potrebbe risultare la scelta migliore, per evitare di perdere informazioni, magari in caso di smarrimento del device.

Come secondo passaggio, se la routine di salvataggio è ormai avviata con costanza, perché non valutare un doppio salvataggio? Lo smarrimento dei device è un’occasione purtroppo più comune di quanto si pensi, così come il loro danneggiamento accidentale: basta una tazza di caffè rovesciata in modo sbadato e si può dire addio alle foto di un viaggio esotico. Salvare fotografie e documenti su due dispositivi diversi potrebbe rivelarsi la scelta più adatta per conservare in sicurezza, e al riparo da incidenti di percorso, tutti i ricordi a cui si tiene di più.

Per aumentare al massimo la sicurezza dei propri salvataggi, oltre a conservarli in due dispositivi diversi, si può anche pensare come terzo passaggio di riporli in luoghi differenti, tenendo magari il primo dispositivo di backup a disposizione sulla propria scrivania o comunque insieme ai propri strumenti di lavoro, e un secondo dispositivo in una posizione meno accessibile o di passaggio, ma comunque sempre a disposizione per eventuali aggiornamenti.

Ogni dispositivo o file da conservare, inoltre, può essere maneggiato con maggiore comodità se associato al supporto adeguato: il quarto step da seguire per una routine di backup ottimale è conoscere quali supporti si ha a disposizione per conservare al meglio tutto ciò che conta. E oggi esiste una vasta gamma di memorie per conservare immagini e documenti nel migliore dei modi: le memorie MicroSD per smartphone, fotocamere e droni, perfette per iniziare a dividere e catalogare i propri file su un supporto esterno e proseguire poi da pc; gli SSD interni, che espandono le capacità del proprio laptop e risultano perfette quando si hanno in programma grandi backup; i dispositivi portatili, come gli SSD esterni che consentono di avere sempre a disposizione uno strumento pratico e affidabile per il back-up (e oggi ci sono anche quelli sbloccabili tramite impronta digitale o password, per maggior sicurezza); infine le classiche chiavette USB, sempre molto pratiche.

Infine, per rendere il momento del backup ancora più efficace e integrarlo davvero nella propria routine informatica, l’ultimo passaggio deve necessariamente essere la selezione: anche se tentati dall’ampia capacità dei dispositivi di supporto scelti per il backup, la pulizia e la selezione tra i propri documenti, file e fotografie è necessaria, così da poter archiviare ogni elemento in maniera ordinata, rendendolo più identificabile e facilmente raggiungibile in caso di necessità, senza incappare in fotografie sfocate o documenti che riportano dati non più aggiornati.

Credits photo: it.depositphotos.com

Notizie
28/03/2021

Siamo talmente abituati a utilizzarle come oggetto quotidiano che è come se fossero da sempre con noi. E invece solo nel 2015 sono stati festeggiati i 70 anni dalla loro invenzione e benché la penna Bic, o penna a sfera, sia senza dubbio il più venduto strumento di scrittura al mondo (oltre 100 miliardi di pezzi dal primo esemplare) in pochi ne conoscono la storia e il modo in cui è stata inventata. Eppure, esattamente come per altri prodotti di uso quotidiano come i fermagli, i Post-it e la colla stick, anche l’invenzione della penna Bic è avvenuta quasi per caso, e si deve a Lásló József Bíró, un giornalista argentino-ungherese a cui si deve il nome comune di questo diffusissimo strumento di scrittura.

Bíró ebbe infatti la prima intuizione della penna a sfera osservando un gruppo di ragazzini che giocavano a biglie in una pozzanghera: trascinando le biglie fuori dal fango, esse lasciavano comunque per strada una striscia uniforme, e su quell’intuizione sviluppò il primo prototipo di penna biro. Poi però Bíró non aveva i fondi per industrializzare la sua invenzione, e cedette i diritti a Marcel Bich, un barone francese di origine italiana che perfezionò il progetto e nel 1950, a 5 anni dalla creazione dell’azienda Bic, immise sul mercato la prima penna Bic Crystal.

Perché Bic e non Bich come il nome del barone francese? Perché sul mercato anglosassone quella h finale avrebbe potuto indurre una pronuncia sbagliata del nome, troppo simile al termine volgare inglese bitch che significa sgualdrina. Nel 2004, a dieci anni dalla morte, il comune di Torino ha posto una targa commemorativa sul muro della casa di Corso Re Umberto 60 in cui Marcel Bich nacque.

PS: Sì, tutti ci siamo chiesti almeno una volta come mai il tappino delle penne Bic abbiano un forellino. La risposta è semplice e illuminante: come chiarisce anche l’azienda, il foro è stato pensato per evitare il soffocamento di chi mai dovesse ingoiare inavvertitamente il tappo!

Idee
26/03/2021

Non si diventa Bill Gates, inventando un settore dal nulla – quello dei personal computer – e rivoluzionandolo più volte, per caso. Qualunque sia il giudizio su Microsoft e i suoi prodotti (c’è chi li ama e chi li odia, come per tutti i prodotti) è indubbio che Bill Gates abbia visto per primo, più in profondità e con più lungimiranza che i personal computer e i software che ce li fanno usare sarebbero stati lo strumento del futuro. Per fare questo, in un mondo veloce e che si rivoluziona spessissimo, serve una dote fondamentale: saper imparare. Non c’è scuola o Università che possa dare il toolkit necessario a muoversi, professionalmente, nel mondo di domani. E Bill Gates lo fa da oltre 40 anni. Segno che non ha mai smesso di imparare. Ma qual è il suo segreto per continuare a imparare anche ora che ha 65 anni?

Lo ha confessato durante un AskMeEverything di Reddit al quale ha partecipato. E se la prima parte della risposta è banale, la seconda è sorprendente.
Durante l’evento, alla domanda su come continuasse a imparare cose nuove, Gates ha detto che legge molti libri. Ma questo lo fanno molte persone, e leggere molti libri non è sinonimo di imparare. Il segreto di Bill Gates è prendere appunti a mano durante la lettura.
Non solo sottolineare ma proprio annotare degli appunti, riassumendo dei concetti, e farlo a mano. Cioè l’inventore di Word quando deve studiare o imparare scrive ancora a mano. Old style. E fa bene.
Vero che inevitabilmente si rallenta un ’bout la lettura, ma scrivere appunti e riassunti a mano è l’unica chiave per fissare le informazioni, farle proprie e continuare a imparare. Peraltro, è un metodo facile, ed economico.

Ci sono 3 buoni motivi per prendere appunti a mano: impone di selezionare, mantiene attivo il cervello e aiuta a farsi delle mappe mentali. Secondo uno studio dell’Association for Psychological Science prendere appunti manualmente mentre si legge favorisce la comprensione a lungo termine. Non solo: scrivere a mano stimola maggiormente il cervello, cioè richiede un livello più elevato di attività neuronale legata al processo cognitivo, e questo stimola la formazione delle sinapsi.

Credits photo: Kuhlmann /MSC, CC BY 3.0 DE

Notizie
24/03/2021

I lavoratori italiani sono soddisfatti o rassegnati? Se lo chiede il primo barometro della felicità della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro prodotto dall’Associazione Ricerca Felicità per stimolare istituzioni, organizzazioni profit e non profit, scuole, enti educativi e media al confronto sul tema della felicità in ambito lavorativo.

Da questo primo studio sul sentiment dei lavoratori italiani emerge in generale una popolazione soddisfatta del proprio lavoro, soprattutto se confrontata con le notizie di cronaca che aumentano la felicità relativa rispetto a chi il lavoro sta rischiando di perderlo, ma colpisce la mancanza di allineamento valoriale tra lavoratori e imprese e la mancanza di orientamento al futuro.

I primi dati sullo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale, fotografano sei obiettivi d’indagine: felicità in generale, solitudine e isolamento, felicità al lavoro, senso di appartenenza, riconoscimento e discriminazione e lavoro e suo significato. La survey ha coinvolto 1.314 persone, suddivise tra lavoratori dipendenti (72,3%) e liberi professionisti (27,7%), suddivisi per sesso con una media ponderata di 42.3% di donne e il 57,7% di uomini, appartenenti alle 4 generazioni (Baby Boomers, Generazione X, Millennials, Generazione Z) in rappresentanza della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro.

“Ci siamo focalizzati nell’ambito lavorativo ma di fatto il centro della nostra ricerca è sempre l’individuo. Con questa raccolta di dati non c’è nessuna pretesa di trovare una risposta ma un punto da cui partire per ampliare il dialogo e capire con quali strumenti agire per aumentare il benessere sul lavoro nel nostro Paese. Non consideriamo la felicità un sentimento fugace ma una meta-competenza scientificamente provata che può permettere, attraverso l’inclusività e le ricchezze dei singoli, un nuovo benessere organizzativo” afferma Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità. “I dati mostrano una popolazione mediamente soddisfatta, ma quello su cui va assolutamente puntata l’attenzione è la mancanza di allineamento valoriale tra lavoratori e imprese e la mancanza di orientamento al futuro. Siamo un Paese che dovrà fondare tutto sulla creatività e sulle potenzialità innovative di ripresa per consentire all’Italia, di uscire da questo grave periodo di rallentamento medio dell’Economia. Riteniamo quindi sia fondamentale ascoltare con attenzione i segnali deboli che provengono da questi dati, soprattutto in merito all’importanza di far leva sull’ascolto attivo e attento dei propri collaboratori. Ci sono opportunità incredibili, per la redditività delle imprese e per la loro crescita a livello competitivo in Italia e nel mondo, quando si valorizzano le aspirazioni individuali dei collaboratori e si aiutano a esprimere se stessi sul lavoro.”

Emerge che il 16% ritiene che l’affermazione “esprimo le mie emozioni senza essere giudicato” nell’ambiente di lavoro sia assolutamente falsa, mentre quasi il 30% si ritiene poco concorde con l’affermazione “i miei meriti vengono sempre riconosciuti”.
Tra i Baby Boomers è significativamente più elevato il peso di coloro che ritengono riconosciuti in modo assolutamente adeguato i loro meriti rispetto alle altre generazioni (31% contro una media di 20/21%).

Se si analizza la dimensione felicità in generale e la soddisfazione della vita, emerge che tra i rappresentanti della generazione Z solo il 19% si trova concorde a ritenere che la propria vita sia vicina al proprio ideale, contro il 28% dei Baby Boomers. Anche nella dimensione legata alla solitudine/isolamento si può notare come questi siano maggiormente sentiti dai giovani/giovanissimi rispetto agli adulti, si passa infatti dal 21% fino al 10% (dai più giovani ai più anziani) di coloro che sentono questi problemi e dal 42% al 57% di coloro che non si sentono particolarmente toccati dalla questione.

“I dati che riguardano la percezione che ha la generazione Z sulla felicità, ci devono far riflettere perché costituiscono una sorta di monito e di direzione importante da dare agli imprenditori italiani. Ci troviamo di fronte a una generazione che non accetterà di considerarsi “felice” solo per il fatto di avere un lavoro – come pare di leggere dai dati – ma chiede allineamento culturale e sceglierà di lavorare con le aziende che rispettano i propri valori. I disagi esposti devono fungere da monito e riteniamo fondamentale lavorare sulla componente emotiva e sul potenziale che talvolta sembra rimanere inespresso. Crediamo sia importante stimolare i giovani fin dalle scuole primarie alla scoperta dei propri talenti, del proprio purpose e nell’uso del capitale potentissimo che tutti noi abbiamo: l’Immaginazione” afferma Elga Corricelli co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità. “L’immaginazione stimola la curiosità e grazie ad essa si può attuare un gran cambiamento positivo che genera innovazione e oggi, le aziende, chiedono costantemente innovazione e talenti che possano contribuire al cambiamento. Crediamo possano esistere sacche incredibili di capitale creativo e innovativo inespresso da far circolare nelle nostre aziende italiane.”

Con la volontà di offrire strumenti al mondo del lavoro per allineare i propri valori con quelli dei propri collaboratori per una crescita corale, la dimensione del lavoro è stata analizzata da diversi punti di vista e si osserva come le frasi “mi fa capire le persone e il mondo che mi circonda” con il 27.9 % e “contribuisce alla mia crescita personale” con il 25,3% siano stati indicati in modo estremamente preponderante da chi ritiene questa affermazione “vera” nel contesto nel suo lavoro, mente le frasi “soddisfa tutti i miei bisogni” con il 27,1% e “ho una carriera piena di significato” con il 24% siano quelle scelte da chi le ritiene “false” ossia per nulla riscontrabili nel proprio ambito lavorativo. Il 15.3% ritiene che l’affermazione “ha un impatto positivo per il mondo” riferita all’azienda in cui lavora sia assolutamente falsa e alla domanda se il proprio lavoro “fa la differenza” solo il 7.6% crede sia assolutamente vero contro il 13.5% assolutamente falso.

“Crediamo sia fondamentale, per chi coordina persone, prendere in seria considerazione il soddisfacimento dei bisogni di collaboratori o dipendenti. In ogni azienda ci dovrebbe essere un piano di sviluppo dei bisogni perché il benessere aziendale si traduce in performance migliori. Questa è scienza e una ricerca di Ernst & Young realizzata assieme all’Università di Harvard, ha dimostrato che le aziende che lavorano perché tutti i propositi siano allineati, rendono agli investitori fino a dieci volte di più” commenta Sandro Formica, VicePresidente e Direttore scientifico dell’Associazione Ricerca Felicità. “Non sottovalutiamo quindi il potenziale inespresso che si otterrebbe aiutando i propri lavoratori ad esprimere emozioni e creatività. Non fermiamoci di fronte alla sensazione di soddisfazione generale che potrebbe essere dettata da rassegnazione piuttosto che da reale felicità. Non sottovalutiamo i segnali deboli che si evincono da lavoratori che si sentono meno soddisfatti, in generale, sul riconoscimento dei loro meriti (media 3,33) o soddisfazione sulle opportunità di carriera dove il 23,7%, la maggior parte dei lavoratori, indica che è soddisfatto pochissimo”.

Il primo barometro della Felicità segna, secondo il professore Sandro Formica, Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, il punto da cui partire per collaborare con istituzioni, organizzazioni profit, non profit, scuole ed enti educativi e invita a studiare assieme gli strumenti per far evolvere il benessere della società, partendo da aziende e luoghi di lavoro.

Credits photo: it.depositphotos.com

Notizie
19/03/2021

Smart working e DAD sono due delle conseguenze più diffuse sulla vita quotidiana di lavoratori e studenti dallo scoppio della pandemia. E smart working e DAD stanno significando soprattutto un drastico aumento del tempo trascorso online, davanti allo schermo di un computer o di un telefonino. Purtroppo in questo frangente computer, smartphone e console di gioco sono tra i pochi strumenti per continuare a rimanere in contatto con amici e parenti, per lavorare e per dare continuità alla scuola. Ma tutto questo può risultare dannoso per la vista, nell’immediato e a lungo termine. Secondo i risultati di uno studio condotto da Lenstore, in questo frangente pandemico le persone spendono una media di 9 ore e 45 al giorno di fronte a schermi digitali. Tre su quattro ottici dicono che vi sono più casi di patologie oculari oggi rispetto a 10 anni fa. Inoltre, il 19% dei medici afferma che l’utilizzo prolungato di strumenti digitali ne è la causa principale.
Quindi, che misure bisogna adottare per proteggere la vista? Gli occhi stanchi sono il sintomo più comune per identificare scarsa salute oculare e un altro studio ha determinato la prevalenza di sintomi relativi a problemi visivi in persone con un lavoro d’ufficio, esaminando la connessione tra i sintomi e la presenza di occhi secchi o altri fattori demografici. I risultati mostrano che i sintomi visivi associati all’utilizzo di computer si verificano spesso, e sono connessi a malattie della superficie oculare. Nello studio, il 38% dei lavoratori riporta occhi stanchi durante il lavoro d’ufficio. Un sintomo ora comune anche tra gli studenti in DAD. Tra i sintomi più comuni di scarsa salute oculare vi sono anche affaticamento agli occhi, sensibilità alle luci forti e mal di testa.
I 10 sintomi più comuni di scarsa salute oculare sono:

Sintomo

% di intervistati che hanno riportato sintomi almeno la metà delle volte

Occhi stanchi

39,8

Occhi secchi

31,5

Fastidio oculare

30,8

Affaticamento degli occhi

30,6

Irritazione o bruciore agli occhi

27,5

Sensibilità alle luci forti

26,3

Vista offuscata quando si guarda in lontananza

23,4

Mal di testa

22,3

Difficoltà nel ri-focalizzare l’occhio tra diverse distanze

21,6

Vista offuscata quando si guarda il computer

17,3

Sette modi per prendersi cura della vista mentre si utilizza un computer
Quando si lavora al computer, seguire questi step può aiutare a prevenire l’affaticamento degli occhi:
1: Posizionare il computer ad una distanza pari a 40 e 76 centimetri dagli occhi
2: Assicurarsi che l’altezza del computer sia allineata con gli occhi
3: Assicurarsi che l’inclinazione dello schermo formi un angolo tra i 10 e i 20 gradi, per facilitare la vista
4: Controllare che non ci siano riflessi sullo schermo (provenienti, ad esempio, da una finestra
5: Ingrandire od aggiustare le dimensioni del font sullo schermo in modo da facilitare la lettura di testi
6: Usare dei portadocumenti per fare riferimento al materiale. Posizionare il portadocumenti alla stessa distanza dello schermo. Questo permette agli occhi di rimanere focalizzati mentre si spostano tra schermo e documenti.
7: Usare dimensioni di carattere chiari e facili da vedere. Questo è particolarmente importante perché le dimensioni del carattere determinano la distanza che si prende dallo schermo.