Idee
22/04/2022

La pandemia ha comportato delle modificazioni strutturali al lavoro di molte persone. C’è chi proprio il lavoro l’ha perso, chi ha visto ridursi le proprie fonti di guadagno, e anche chi, con l’aumento dei costi, si è trovato davanti a uno stipendio che non basta più. E così c’è anche ci sta pensando di fare un secondo lavoro. Una pratica molto diffusa negli anni del Boom economico, quando c’era più lavoro che personale, e che sembra stia tornando in auge in anni in cui le possibilità di impiego sono decisamente meno e sicuramente anche più frammentate.
Ma se è sicuramente possibile fare 2 attività diverse per freelance e liberi professionisti – tanto che sono stati già ribattezzati slash worker – nonché per chi ha degli impieghi part-time, le cose cambiano decisamente per chi ha un contratto a tempo pieno. Non che non sia possibile trovare un secondo lavoro per arrotondare, ma ci sono sicuramente dei vincoli. E delle differenze tra dipendenti privati, pubblici o collaboratori in qualche forma.
Secondo lavoro per dipendenti pubblici
Partiamo dal secondo lavoro per dipendenti pubblici, che è il caso più semplice: per chi lavora nel settore pubblico è generalmente vietato avere un secondo lavoro. Il motivo è il potenziale conflitto di interessi, e la conseguenza può arrivare fino al licenziamento.
Tuttavia ci sono delle eccezioni: per esempio per incarichi saltuari oppure nel caso di opere di ingegno, collaborazioni a riviste e la partecipazione dietro compenso a convegni e seminari.
Secondo lavoro per dipendenti del settore privato
Per dipendenti del settore privato non c’è un divieto, ma ci sono dei limiti e dei vincoli. In primis quelli di orario: secondo la legislazione italiana un lavoratore dipendente non può lavorare più di 48 ore a settimana, calcolati come media, deve rispettare almeno 11 ore di riposo giornaliero e 24 consecutive di riposo settimanale. E poi ci sono limiti di “concorrenza” e “riservatezza” che regolano il potenziale conflitto di interessi.
Secondo lavoro per i collaboratori
Quando invece è in essere un contratto di collaborazione, il collaboratore non è sottoposto ad alcun vincolo e può avere un doppio se non un triplo lavoro. La cosa interessante da sapere è che un dipendente può avere un secondo lavoro come collaboratore, bypassando così i vincoli di orario e riposo (ma non quelli del potenziale conflitto di interessi e concorrenza, che sono sempre da rispettare).

Ufficio
21/04/2022

Il colloquio di lavoro è sicuramente essenziale per farci ottenere il posto che tanto desideriamo. Abbiamo visto in passato come prepararsi per affrontarlo al meglio; oggi vogliamo toccare un punto in particolare di un colloquio di lavoro in corso: le domande da chiedere. Ovviamente molte delle domande saranno poste dall’esaminatore ma, generalmente verso la fine, viene sempre riservato qualche minuto perché sia il candidato a porre le proprie. Il colloquio andrebbe infatti inteso come una conversazione a due vie dove l’esaminatore può comprendere se quel candidato è ideale per l’azienda ma è anche l’occasione per chi è oggetto del colloquio di capire se l’azienda fa al caso suo. Inoltre, riuscire a porre le domande giuste fa una buona impressione e dimostra interesse. Non aver paura di prendere appunti, magari anche su alcuni fogli di carta per fotocopie: anche questo è un aspetto a favore del tuo interesse. Ma quali sono le domande migliori da chiedere al nostro esaminatore? Vediamole insieme!
Quali sono le responsabilità giornaliere previste da questo ruolo?
Per prima cosa, consigliamo di evitare domande chiuse che prevedano solamente un Sì o un No di risposta. La domanda aperta favorisce infatti la conversazione ed è un buon modo per ricevere un’analisi più approfondita da parte dell’esaminatore. Sicuramente, una delle domande che dovresti porre è farti spiegare le tipiche mansioni previste dal ruolo che ipoteticamente andrai a ricoprire. Ciò denota un reale interesse nella posizione, oltre a offrirti l’occasione per carpire quante più informazioni possibili sul ruolo. In tal modo, potrai anche visualizzarti a copertura del posto e decidere se fa al caso tuo e se si abbina bene alle tue competenze e conoscenze. Apprenderai inoltre le caratteristiche fondamentali che deve possedere chi ricopre quel ruolo e sarai più propenso e pronto ad affrontare l’eventuale formazione che ti spetterà all’inizio dell’incarico. Potresti inoltre scoprire se vi è possibilità di progredire e come il ruolo si è evoluto nel corso del tempo per avere una panoramica più dettagliata della cultura aziendale.
Dal Suo punto di vista, come si trova a lavorare in questa azienda?
Una domanda un po’ più diretta per individuare punti in comune con l’esaminatore – aspetto anch’esso fondamentale per superare un colloquio di lavoro – riguarda il background e il parere personale su come l’esaminatore si trova all’interno dell’azienda. Oltre che per creare un maggior legame, sarà anche un’opportunità per ricevere un’opinione proveniente direttamente dall’interno dell’azienda. Una domanda semplice che può fare emergere moltissimi indicatori sulla cultura aziendale e sull’organizzazione stessa. Può inoltre essere un modo per comunicare il tuo desiderio di lavorare in un ambiente positivo dove poter tirare fuori il meglio di te stesso.

A chi dovrei riferire e com’è strutturato il mio team?
Con questa domanda mostrerai attenzione verso il lavoro di squadra e volontà nel capire come il team si inserisce nella cultura aziendale. Riceverai maggiori dettagli su quali saranno i principali reparti con cui ti interfaccerai, oltre ad avere una prima introduzione dei colleghi con i quali sarai a più stretto e diretto contatto. Rappresenta inoltre un’ottima occasione per comprendere come le mansioni siano distribuite all’interno del team e come venga valutato il rendimento individuale. Se il colloquio è andato bene, l’esaminatore potrebbe anche presentarti il team, offrendoti una panoramica dei principali reparti con un tour dell’azienda.
Quali sono le maggiori opportunità e sfide per l’azienda in questo momento?
Questa domanda ti consentirà di approfondire ciò che in teoria dovresti aver già letto sul sito dell’azienda in preparazione al colloquio. Un sito però è generalmente ideato per promuovere un’organizzazione e raramente potrà offrire un’idea a tutto tondo. Con questa domanda potrai invece scoprire gli ultimi successi aziendali e avere un’idea della vision e degli obiettivi strategici per il futuro; in tal modo, mostrerai di essere una persona attenta e desiderosa di cogliere le opportunità. Se hai letto qualche recente sviluppo come il lancio di un nuovo prodotto, questo è il momento ideale per dimostrare di aver svolto un’approfondita ricerca in vista del colloquio. Essere al corrente delle maggiori problematiche che l’azienda sta affrontando al momento, ti darà invece l’opportunità di individuare modi per risolverle e spiegare come le tue competenze possano essere di aiuto.

Quali sono le opportunità di formazione a disposizione dei dipendenti?
Questa è una domanda basilare ma molto importante, non solo per capire se in quell’azienda è possibile progredire ma anche per dimostrare il tuo interesse verso l’acquisizione di nuove competenze – aspetto che sarà a tuo vantaggio ma che si rifletterà ovviamente anche sull’azienda. Per la crescita professionale è essenziale avere accesso a un’adeguata formazione, indipendentemente dal ruolo o dalla fase in cui ti trovi a livello di carriera lavorativa. Per terminare il colloquio, puoi chiedere infine quali saranno le fasi successive della procedura di assunzione e quali passaggi devono essere completati perché l’azienda sia pronta a formulare un’offerta di lavoro.

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Speriamo che questo articolo ti possa aiutare a superare il tuo prossimo colloquio di lavoro offrendoti qualche spunto per formulare le domande migliori al tuo esaminatore. Ne hai già qualcuna che poni a ogni colloquio che affronti? Condividile con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
15/04/2022

Il tempo delle vacanze e dei pranzi con vista mare o sulla natura è ancora da venire, ma con l’arrivo della primavera ci sono comunque tanti buoni motivi per fare la pausa pranzo all’aperto. Veniamo tutti dai lunghi mesi invernali e delle limitazioni legate al Coronavisur, e in molti stiamo ancora lavorando prevalentemente in smart working, quindi senza neanche il tempo e lo spazio, fisico e mentale, del tragitto casa-lavoro. Ecco perché potrebbe essere una buona idea godere di qualche manciata di minuti per mangiare en plein air: la primavera è ormai inoltrata, le temperature si sono alzate, il sole splende (quasi sempre) in cielo e non c’è niente di meglio che abbandonare la triste abitudine della pausa pranzo alla scrivania davanti al computer o nella mensa aziendale (per chi ha ripreso ad andare in ufficio) o al tavolo in cucina, per chi lavora da remoto, e andare a mangiare all’aperto.

Certo, per chi ha ripreso con la vita da ufficio bisogna organizzarsi un po’, portando il pranzo da casa (qui le ricette per la schiscetta perfetta) oppure trovando un bar o negozietto di fiducia dove acquistare qualcosa di sano e leggero da portare al parco o ai giardinetti dietro l’ufficio. Chi invece è in smart a casa può preparare qualcosa di pratico, veloce e leggero e, se non si dispone di un giardino o un terrazzino, andare al parco, anche in compagnia di figli e/o partner.
3 sani motivi per fare la pausa pranzo all’aperto
Ma come che sia, basta anche mezzora di luce naturale, aria pulita e rumore di foglie per avere indubbi benefici.

Per esempio, stare all’aria aperta migliora l’assunzione di vitamina D, che fortifica il sistema immunitario (particolarmente importante in questo periodo ancora di contagi da COVID-19) e infonde benessere e salute a corpo e mente.

Passeggiare al parco, o sedersi su una panchina a consumare il proprio pranzo, riduce i livelli di stress e ansia e permette di tornare al lavoro con la mente sgombra: lo ha dimostrato uno studio olandese pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health.

Se poi si fa un lavoro creativo o intellettuale, stare per qualche manciata di minuti nella natura migliora la creatività: smartphone, computer, vetrine, negozi e traffico sono una continua fonte di distrazione, mentre la concentrazione e la creatività necessitano di isolamento e meno stimoli esterni. Lo ha dimostrato uno studio condotto nel 2012 da Ruth Ann Atchley secondo il quale stare a contatto con il verde migliora la creatività del 50%.

Idee
13/04/2022

Cosa mangiare in ufficio è sempre un grande dilemma per ogni lavoratore, la classica domanda da 1 milione di dollari che ogni giorno tutti si pongono.
La ricerca del piatto giusto non è facile: il requisito essenziale è che sia facile da portare in borsa e che, soprattutto, non appesantisca. Un pranzo pesante, infatti, spesso conduce a una lenta digestione, con un conseguente calo della concentrazione e della produttività.
Cosa mangiare in ufficio: 5 consigli per tenersi leggeri
Non solo il pasto principale, ma anche gli spuntini di metà mattina e pomeriggio sono importanti per mantenere l’equilibrio fisico e una mente reattiva.
Vediamo allora i 5 consigli su cosa mangiare in ufficio.
Frutta fresca
La frutta fresca è un ottimo spuntino da consumare durante la giornata. Riduce il senso di fame e lo stress. Secondo uno studio condotto dalla Sydney University, infatti, il consumo giornaliero di frutta, soprattutto nelle donne, riduce notevolmente i rischi di stress, fino al 23%.

Meglio optare per la frutta di stagione, sia perché di qualità superiore sia per assumerne tutti i principali nutrienti, che altrimenti andrebbero persi.

Inoltre è un valido antiossidante, soprattutto kiwi, ananas, mango e pompelmo. Questi frutti sono perfetti da portare con sé in vaschette salvafreschezza già lavate e tagliate. Più pratica da portare in ufficio, però, è quella di piccole dimensioni che non necessita di essere sbucciata: fragole, ciliegie, uva, lamponi, mirtilli.
Frutta secca
La frutta secca è una di quelle cose che chiunque in qualsiasi luogo di lavoro dovrebbe avere. Un alimento dalle molteplici sostanze nutritive, dalle vitamine B ed E, importanti antiossidanti, e ricco di fibre e sali minerali, come magnesio, potassio e ferro.

L’apporto energetico dato dalle proteine presenti nella frutta secca ti aiuteranno a dare un boost di energia al tuo organismo.

Comodissima da portare in borsa o lasciare direttamente sulla propria scrivania, la frutta secca ti aiuterà a mantenere alta la concentrazione. Meglio, però, se consumata lontana dai pasti per non appesantire la digestione.
Verdura cruda
La verdura cruda è una valida alternativa se non si ha il tempo di preparare dei piatti elaborati. Si avrà così un pranzo completo e nutriente con il minimo sforzo, ottimo per una dieta sana ed equilibrata, ricca di fibre e vitamine.

Alcuni tipi di verdura sono particolarmente consigliati da consumare crudi: in questo modo riescono a mantenere tutte le proprietà nutritive e i sali minerali. Parliamo di: finocchi, pomodori, sedano, carote, cetrioli, spinaci e tutti i tipi di insalata.
Insalata di pasta
L’insalata di pasta è un pranzo perfetto anche per chi non ha un microonde in ufficio. Un piatto per ogni stagione, anche se con le belle calde giornate d’estate diventa quasi d’obbligo.

L’insalata di pasta può essere preparata anche giorni prima e condita ogni volta con verdura fresca, mozzarella, tonno, mais.. Insomma, ci si può davvero sbizzarrire e ricreare un piatto sempre diverso.

In alternativa all’insalata di pasta, il cous cous (di verdure, di carne o di pesce) è un piatto pratico e leggero che ben si presta al pranzo in ufficio.
Poke
Il poke è facilissimo da preparare e buonissimo da mangiare. Leggero e ricco di proteine, grazie alla presenza di pesce, è un piatto hawaiano arrivato in Italia già da qualche anno ed ha avuto un successo tale da diventare un vero food trend destinato a durare ancora per molto tempo.

Il poke può essere preparato con il riso bianco, ma anche con il riso basmati o venere o, ancora, la quinoa. A questa base devono essere aggiunti diversi ingredienti, dalla verdura al pesce: salmone, tonno, polpo, crudi o cotti, possono essere abbinati con avocado, asparagi, zucchine, pomodorini, melanzane. Insomma, spazio alla fantasia! Il tuo pranzo sarà l’invidia di tutti i tuoi colleghi!

Segui il blog di Viking per scoprire tutte le tendenze del mondo del lavoro!

Ufficio
07/04/2022

Non è sempre facile instaurare un rapporto di fiducia con i colleghi, soprattutto quando si è appena arrivati in un nuovo ufficio. Per questo motivo, è importante avere delle linee guida che possono aiutare non poco ad evitare alcune criticità.
La fiducia dei propri colleghi sul posto di lavoro è fondamentale per poter svolgere i propri compiti: infatti, se il rapporto tra colleghi, superiori e subordinati non ha una base di fiducia, la collaborazione diventa impossibile e lo svolgimento di ogni compito è viziato da elementi di sospetto e competizione. Purtroppo, la fiducia è faticosa da acquisire e facile da perdere, a maggior ragione nell’ambiente lavorativo, in cui si passano molte ore al giorno con persone che non abbiamo scelto e che non ci hanno scelto.
Tutto ciò risulta amplificato quando si arriva in un nuovo ufficio, dove nessuno ci conosce e la prima impressione può essere determinante per il nostro futuro nell’azienda. Durante i primi giorni in una nuova posizione lavorativa, è inevitabile che i colleghi ci analizzino, cercando di capire se siamo delle persone di cui potranno fidarsi o se dovranno mantenere una posizione di guardia nei nostri confronti.
Vediamo, dunque, quali sono gli atteggiamenti da tenere ed i comportamenti da mettere in atto per conquistare la fiducia dei nuovi colleghi di ufficio.

Parla con le persone.

Quando arrivi in un nuovo ufficio e non conosci nessuno, è molto importante prendersi la responsabilità di fare il primo passo e parlare con i colleghi. Prova a fare domande, a farti raccontare storie sull’azienda, per comprenderne meglio la cultura ed i riti, dai il via a conversazioni di fronte alla macchinetta del caffè nella sala break, fai qualche battuta leggera, ma senza malizia e sempre sorridendo. In questo modo, i tuoi colleghi saranno felici di averti intorno e inizierete pian, piano a conoscervi meglio e stabilire un rapporto che potrebbe andare anche al di là della semplice collaborazione lavorativa.

Lavora sodo.

Magari all’inizio non avrai tutte le conoscenze e competenze necessarie o non potrai contare su un network molto esteso, ma proprio per questo sforzati di fare di più di ciò che ti viene richiesto. Così facendo, chi ti sta intorno sarà  disposto a perdonare le tue lacune e riconoscere che stai facendo di tutto per colmarle. Non aspettare che ti venga sempre richiesto cosa fare, ma prendi l’iniziativa e renditi indispensabile. Tutti inizierano a pensare che l’azienda ha fatto davvero bene ad assumerti e ti vedranno sotto una nuova luce.

Offri il tuo aiuto.

Si, è vero che sei appena arrivato/a, ma questo non significa che tu non possa essere di aiuto. Per questo motivo, offri di aiutare un/a collega che ti sembra in difficoltà o con un carico di lavoro eccessivo; oppure, offriti volontario per svolgere un compito riguardante un settore o un dipartimento sui quali vorresti approfondire le tue conoscenze. Nulla di trascendente, potrebbe trattarsi semplicemente di stilare un database o creare un contenuto di marketing. L’importante è rendersi utili, ma attenzione: non fare l’errore di offrirti volontario/a per il lavoro altrui e tralasciare il proprio!

Procedi per obiettivi.

Quando inizi un nuovo lavoro, è bene avere dei precisi obiettivi in mente e magari anche scriverli sul tuo taccuino, per poter tenere nota dei progressi e dei cambiamenti. Ciò ti aiuterà ad essere più inquadrato/a e focalizzato/a ed ottenere più facilmente il rispetto dei tuoi colleghi e superiori.

Non criticare

Se hai qualcosa da ridire o che non ti piace, sul lavoro o sulle persone, evita di andare in giro a sparlare con chiunque capiti: questo atteggiamente potrebbe attirarti molte antipatie, anche considerando che se sei nuovo/a in ufficio, non sei sicuro/a di chi poterti fidare e di che invece potrebbe usare le tue confessioni contro di te. A volte il posto di lavoro può essere un vero e proprio campo di battaglia! Se davvero c’è qualcosa che non ti sta bene, elabora una critica costruttiva e parlane con la persona indicata, che sia essa il/la tuo/a manager o un membro del team delle Risorse Umane. Questo atteggiamente maturo ti permetterà sicuramente di conquistare una reputazione positiva in ufficio, oltre a sevire davvero a risolvere l’eventuale situazione che non ti piace.

Cura l’apparenza.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che non è l’aspetto che conta nella vita, soprattutto poi sul posto di lavoro, ma un buon modo di iniziare e di presentarsi ai propri colleghi implica sicuramente anche una certa cura di sè stessi. Infatti, meglio evitare di presentarsi i primi giorni di lavoro con i jeans o le scarpe sporche di fango: magari in azienda non ci sono regole di abbigliamento rigide, ma almeno all’inizio è bene curare anche questi dettagli e dare un’immagine quanto più possibile affidabile e positiva di sè stessi. Lo stesso vale per la scrivania: cercare di tenerla curata e pulita è un ottimo modo di mostrare che sei una persona ordinata e che tiene cura delle cose che le vengono affidate, oltre a rispettare gli spazi comuni.

Sii onesto/a.

È vero che a volte viviamo delle situazioni, soprattutto quando ci troviamo sotto pressione, in cui ci sembra che fingere sia effettivamente la cosa migliore da fare e che una piccola bugia non faccia male a nessuno. Eppure molto spesso anche le piccole verità vengono a galla e, se fingere può risultare semplice per un periodo limitato, diventa sicuramente più difficile a lungo andare e può capitare di rimanere impigliati nella propria farsa. A quel punto non c’è giustificazione che tenga. Per questo motivo, in un nuovo ufficio, se speriamo di restarci per molto, meglio presentarsi per ciò che realmente siamo, senza dover necessariamente rivelare tutto di noi stessi, ma senza basare le nostre relazioni professionali sulla menzogna.
Non sempre risulta così semplice seguire queste raccomandazioni, che potrebbero sembrare a primo acchito scontate; eppure, compiendo questi primi passi ed applicando queste accortezze quando si arriva in un nuovo ufficio, il percorso sarà più semplice e sereno. Ulteriore e finale consiglio: state tranquilli, i primi giorni sono i più duri, ma passano in fretta e presto i colleghi smetteranno di guardarvi con quell’aria interrogativa!

Ufficio
04/04/2022

La scienza, fondamentalmente, ha accertato quanto prima o poi chiunque beva caffè arriva a capire da solo: il caffè è un piacere, ed è ottimo soprattutto se bevuto nero e senza zucchero, per stimolare l’attenzione, la concentrazione, le performance cognitive e il decision making, ma purtroppo, a grandi dosi, diventa fonte di stress. O per dirla in termini scientifici, il caffè stimola la produzione di cortisolo, che è quello che si produce nelle situazioni di pericolo e spavento, e quindi stimola l’attenzione e la capacità di prendere decisioni in poco tempo, ma parimenti è anche l’ormone dello stress che, se prodotto in grandi quantità, comporta aumento di peso, irritabilità, pressione alta. Appunto lo stress.

E quindi, quanto caffè bere per essere svegli ma non stressati? Più che quanto, la domanda dovrebbe contenere la parola “quando”: a che ora bere il caffè in ufficio per averne tutti i benefici e nessuna controindicazione?
Quando bere il caffè in ufficio
Per rispondere alla domanda su quando bere il caffè in ufficio bisogna sapere come funziona la produzione di cortisolo, che è massima al mattino, più o meno dall’alba e per le 3 ore successive, e poi fluttua durante il giorno fino a calare verso sera, con l’imbrunire e l’organismo che, fisiologicamente, dovrebbe prepararsi al riposo. Il picco di cortisolo al mattino serve ovviamente a mettersi in moto per cominciare la giornata ed è anche il motivo per cui in molti trovano utile e piacevole fare colazione con il caffè.

C’è anche chi ha l’abitudine di prendere un secondo caffè, spesso alla macchinetta automatica, non appena giunti in ufficio, e questo, dal punto di vista fisiologico, è un errore che andrebbe evitato: se il cortisolo è nella sua fase di picco, e già abbiamo preso un caffè, aggiungere caffeina su caffeina e cortisolo su cortisolo non fa altro che aumentare i livelli di stress: meglio sarebbe prendere il secondo caffè dopo le 10:00 e il più vicino a mezzogiorno, quando il cortisolo tende a calare notevolmente insieme ad attenzione e produttività.

Se non si è preso il caffè prima di pranzo, dalle 14:00 in poi è il momento migliore per berlo: la digestione tende ad affaticare l’attenzione e il cortisolo è in fase calante e c’è una finestra utile fino alle 17:00 per stimolarne la produzione e mantenere alta l’attività cerebrale. È dopo le 17:00 che invece bisognerebbe evitare di bere altro caffè, lasciando che l’organismo si adatti progressivamente al momento del riposo notturno senza forzature: per il suo ciclo di produzione e calo, sarebbe bene evitare di bere caffè entro le 6 ore di prima di andare a dormire, per non disturbare l’attività cerebrale durante il sonno notturno.

Notizie
28/03/2022

Con così tanti clienti e dipendenti provenienti da ogni angolo del pianeta, amiamo celebrare le differenze culturali che notiamo ogni giorno. Abbiamo già preso in esame alcune delle espressioni idiomatiche utilizzate dai nostri colleghi internazionali, ma sappiamo anche come alcune lingue si distinguano per segni di punteggiatura e simboli particolari. Pensate, ad esempio, alle domande che in spagnolo iniziano sempre con un punto interrogativo al contrario (¿), in aggiunta a quello al termine della frase o alle parole tedesche che utilizzano la scharfes S (ß) per i suoni “s” prolungati.

Dalle e-mail ai social, il simbolo @ ha raggiunto una portata veramente internazionale. Quello che in inglese si chiama semplicemente “at” e che in italiano chiamiamo “chiocciola”, in altre parti del mondo, ha assunto nomi decisamente creativi. Curiosi di sapere quali? Li abbiamo chiesti al nostro team internazionale!

Per l’occasione abbiamo rispolverato la nostra lavagna, ma non senza il prezioso aiuto del talentuoso Andrés Lozano che, con le sue straordinarie doti di illustratore, ha saputo dare un volto a questi strani nomi. E guardate con quali ottimi risultati!
Paesi Bassi

Apenstaartje – Coda di scimmia

Anche se spesso in olandese si utilizza il semplice “at”, il simbolo viene anche associato a una coda arricciata di una scimmia che si aggrappa a un ramo.
Danimarca

Snabel-a – Proboscide

In Danimarca, chiamano in causa un membro un po’ più grande del mondo animale e in questo caso, la chiocciola viene associata alla proboscide di un elefante.
Grecia

παπάκι – Papera

Questa è sicuramente una delle espressioni più carine del nostro elenco: in greco il simbolo @ si chiama “papera”, per la somiglianza con il modo in cui vengono ritratte le papere nei fumetti (in particolare le ali).
Israele

שטרודל – Strudel

Qui iniziamo ad avere l’acquolina in bocca! In Israele, la chiocciola è chiamata “strudel”. Probabilmente, per il cerchio esterno che circonda la “a”; esattamente come la sfoglia dello strudel racchiude la farcitura di frutta.
Svezia

Kanelbulle – Panino dolce alla cannella

Anche in Svezia, restano sul tema culinario riferendosi al simbolo @ con l’espressione “panino dolce alla cannella”. Basta dare un’occhiata a queste morbide delizie alla cannella per capire il perché!
Giappone

Naruto – Vortice di Naruto

In Giappone, approfondiscono il tema circolare, prendendo in prestito un termine per i vortici identificati in un canale tra la città di Naruto e l’isola Awaji.
Cina

花A – Stringa a forma di A

In Cina, il simbolo @ ha un nome più letterale. I primi modi in cui veniva chiamato possono infatti tradursi con “a cerchiata” o “a chiusa”. A noi, però, piace un’altra variazione: “stringa a forma di A” grazie all’arricciatura alla fine del simbolo.
Kazakistan

айқұлақ – Orecchio della luna

Traendo ispirazione dalle stelle, la chiocciola è chiamata “orecchio della luna” in Kazakistan. In realtà, siamo così abituati a vederla come una “a” cerchiata, da non aver mai pensato a quanto assomigliasse a un orecchio!
Bulgaria

кльомба – Una lettera scritta male

Dopo le bellissime ispirazioni culinarie e al regno degli animali, la Bulgaria non sembra trattare il simbolo @ con altrettanta positività. Pronunciato “klyomba”, potete solo immaginarvi la confusione che creerebbe se qualcuno vi chiedesse di inserire “una lettera scritta male” ogni volta che volete taggare qualcuno in un commento.

Ci sono altri simboli o segni di punteggiatura che hanno nomi divertenti nella vostra lingua madre? Condivideteli con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
25/03/2022

La paura del cambiamento
Che cos’è il cambiamento? È il cambiare o il cambiarsi, è mutamento, trasformazione, modifica. Se pensiamo alla natura, il cambiamento fa parte di un processo naturale che ciclicamente si ripete e rigenera e rinnova il mondo. Ogni cambiamento porta ad una situazione diversa dalla precedente, in meglio o in peggio, ma in ogni caso contribuisce ad alimentare la vitalità delle esperienza quotidiana, a rompere la consuetudine.

Se pensiamo al cambiamento all’interno di un’organizzazione, o di un individuo, l’aspetto del mutamento si fa poliedrico ed entrano in causa una molteplicità di aspetti. L’essere umano si sa è complesso ed è quindi naturale che complessa sia ogni fase in cui avviene una trasformazione.
Rompere le abitudini

I cambiamenti portano in sé un moto di turbamento, di rivoluzione positiva o negativa. Ogni volta che dobbiamo affrontare una situazione diversa siamo preoccupati da cosa ci aspetterà da quel momento in avanti. È sempre una fase ricca di emozioni: pensiamo alla prima volta che abbiamo fatto un’esperienza lontano da casa, che spronava il nostro spirito di indipendenza, la prima volta che abbiamo dovuto salutare genitori ed amici perché diretti verso una nuova meta, la conclusione del primo amore, il cambiamento di lavoro, della casa, degli amici; insomma sono infiniti i momenti della vita in cui, in maniera più o meno evidente, stiamo lasciando una situazione preesistente per intraprendere un nuovo percorso. Il fattore comune di tutte queste esperienze di trasformazione è uno: rompere la routine, ciò che nella nostra mente è programmato e prevedibile, per affrontare qualcosa di nuovo.

Cercare di ritardare o respingere il cambiamento è controproducente. Potrebbe portarci a situazioni di “limbo” in cui procrastiniamo una situazione in cui non siamo veramente felici e soddisfatti. Semplicemente stiamo adottando la soluzione più comoda e vantaggiosa nel breve termine senza comprendere che il progresso, personale e collettivo, passa dal nuovo, dall’invenzione, da un’innovazione che spezza ciò che prima era la regola, la normalità.

Perché ogni cambiamento ci genera un senso di inquietudine e di paura? Una prima considerazione da fare è che la novità ci porta ad abbandonare una situazione in cui ci sentiamo protetti dalla nostra routine. Viene meno quel senso di sicurezza dato da i punti di riferimento quotidiani: lo stesso autobus che prendiamo per andare a lavoro, la stessa sedia dell’ufficio su cui ci sediamo quotidianamente, gli stessi colleghi che vediamo a lavoro, gli stessi amici che incontriamo la sera per una birra, gli stessi piccoli gesti che compiano ogni giorno. Inoltre, la paura è spesso frutto di un’insicurezza, del dubbio che potremmo non essere in grado di affrontare il cambiamento.
Da paura a stimolo
In realtà, come messo in luce dalla psicologia, affrontare una novità può essere un valido mezzo per rinforzare l’autostima, sviluppare una visione più ampia e maturare delle preziose competenze sia personali che professionali.

Ogni cambiamento andrebbe vissuto sotto questo punto di vista, trasformando la paura in un’energia stimolante, tenendo presente che stiamo affrontando una sfida per dimostrare a noi stessi fino a che punto possiamo arrivare, che siamo in grado di metterci alla prova e di superare la situazione ristagnante e limitante del momento per migliorarci e potenziare le nostre capacità.

Di sicuro non aiuta la realtà di oggi che, con il suo senso di instabilità e la mancanza di rassicurazioni, ci porta, a volte, a rifugiarci nella nostra bolla dove il micro-clima di affidabilità e sicurezza ci danno sollievo dalla realtà esterna.

Dobbiamo però prestare attenzione: rimanendo troppo tempo nello status quo il rischio è di inibire le nostre capacità di domare il nuovo, di finire con il ridurre la nostra autostima accettando la solita realtà, il lavoro di sempre, quell’ufficio, quella scrivania, pensando che in fin dei conti siamo obbligati a stare lì perché incapaci di far un salto di qualità.

Non dobbiamo per forza iniziare a fare salti nel vuoto per convincerci che possiamo cambiare. Non siamo tutti Jeff Bezos. Anche piccoli cambiamenti che possono portare un miglioramento nella nostra vista possono darci quella gratificazione che ci stimola poi a fare il passo successivo.

Se si vince la pura legata a false costruzioni che abbiamo messo in piedi nella nostra mente, come ad esempio che non siamo in grado di fare una cosa, che non siamo portati o che non potremo mai affrontare un cambiamento perché non lo abbiamo mai fatto prima, allora possiamo veramente ottenere degli stimoli incredibili per noi stessi.
Come accade in natura, anche per le persone il cambiamento è sinonimo di rigenerazione, di vitalità. Il cambiamento offre opportunità di muoversi sul seguente gradino evolutivo della nostra esperienza, acquisire nuove capacità, conoscere meglio noi stessi, stimolare il corpo e la mente a fare sempre meglio.
Cambiamenti organizzativi dal punto di vista del lavoratore

Dopo aver visto e sottolineato l’importanza di non lasciarsi scoraggiare dalle nuove sfide, ma accettare e vivere attivamente il cambiamento, affrontiamo di seguito il tema dei cambiamenti organizzativi sia dal punto di vista professionale del lavoratore che da quello dell’organizzazione o del datore di lavoro. Ecco alcuni punti chiave per affrontare il cambiamento sul posto di lavoro:

Riconoscere il cambiamento. Se non riconosciamo che un cambiamento sta avvenendo o che lo status-quo sta cambiando non potremo mai affrontarlo nel modo giusto. Il primo passo sta nel riconoscere il cambiamento in atto.

Affrontare le proprie paure. Come abbiamo detto bisogna cercare di affrontare la paura in modo razionale, realizzando che è in realtà frutto di un nostro schema mentale. Occorre invece ragionare su come affrontare il cambiamento. La comunicazione in questo caso aiuta. Dopo avere elaborato gli eventi nella nostra mente, è fondamentale confrontarsi con altre persone a noi vicine, sul lavoro o fuori dall’ufficio, per conoscere e ponderare anche la loro visione di ciò che dobbiamo affrontare.

Cerca di virare verso un atteggiamento positivo e propositivo. La prima volta sarà più difficile ma una volta innescato il processo di cambiamento, ogni volta che ci troveremo ad affrontare una nuova sfida potremmo contare sull’esperienza pregressa. Sapremo come affrontare le difficoltà e forti delle vicende già vissute potremo capire meglio noi stessi e come dobbiamo affrontare questo tipo di situazioni: che azioni intraprendere, come trovare supporto negli altri, come gestire le nostre paure, su quali aspetti personali fare leva per superare i momenti più difficili.

La flessibilità è un altro aspetto molto importante. Come abbiamo ricordato, essere rigidi e legati ad una particolare situazione contingente è un circolo vizioso per adagiarsi, da una parte, sulle nostre abitudini e, dall’altra, per inibire in se stessi la spinta verso il cambiamento. La parola chiave, in questo caso è resilienza, ovvero la capacità di affrontare un evento traumatico, come un cambiamento, con un approccio positivo e costruttivo. Dobbiamo essere resilienti ed adattarci al cambiamento traendo il massimo risultato da esso.

Nell’ambiente lavorativo è importante essere proattivi. Questo significa non solo non essere timorosi dei cambiamenti ma anche anticiparli. Le organizzazioni di successo sono quelle che si sanno meglio adattare all’ambiente circostante e il cambiamento può partire dall’interno. Se avrai un approccio proattivo e positivo verso i cambiamenti di sicuro ne beneficerà la tua carriera, l’intero team e tutta l’organizzazione.
La proattività vuol dire anche essere curiosi, informarsi. Non sempre i cambiamenti sono guidati da noi. A volte vengono imposti o sono frutto di scelte operate ai vertici aziendali. Se pensi che sul tuo luogo di lavoro sia in atto un cambiamento, non agire passivamente ma poni domande, chiedi ai colleghi al tuo capo, cerca sempre la via del dialogo, in modo rispettoso e con toni adeguati.

Ridurre lo stress sul posto di lavoro. Come abbiamo ricordato anche in un altro articolo, è importante mantenere uno spirito sereno e un’attitudine positiva nell’ambiente di lavoro. Infatti, solo così potremmo effettuare le scelte più sagge nei momenti più difficili, come quelli legati ad una trasformazione, e affrontare il cambiamento con razionalità e ottimismo.

Se pensi che i cambiamenti organizzativi vengano adottati con irriverenza nei tuoi confronti, che sei una vittima del processo di rinnovamento, allora fermati un momento, torna alla tua sedia, e rifletti sul tuo ruolo all’interno dell’azienda. Pensa alle tue qualità, alle tue competenze, al tuo apporto al team e all’intera organizzazione. La capacità di crescere professionalmente sta anche nel valutare i propri limiti e gli spazi di miglioramento. Riconosci se ci sono ambiti in cui puoi essere più efficiente o contribuire in modo più importante. Può anche darsi che il cambiamento sia indipendente dalle tue prestazioni, in tal caso affrontalo a testa alta e con positività e vedrai che rappresenterà un momento di crescita. Cerca di dare il meglio nel nuovo ruolo, nel nuovo team, o nella nuova situazione che si è venuta a creare. Un approccio di questo tipo è sempre premiante.
Cambiamenti Organizzativi dal punto di vista dell’azienda

Come gli individui, anche le organizzazioni sono soggette a cambiamenti. A volte le cause provengono dall’esterno: può essere il caso dell’innovazione tecnologica, del cambiamento demografico, di decisione prese a livello governativo da un paese.

Altre volte le spinte del cambiamento provengono dall’interno dell’organizzazione: può trattarsi di processi poco efficienti che vanno cambiati, perdita di competitività, cambiamenti a livello di organico, uscita di grossi clienti, una riorganizzazione interna nella struttura o nei team, per la valorizzazione di certe competenze o per concentrarsi sul core business della società.

Ci possono essere insomma una molteplicità di cause. Quello che il datore di lavoro e le funzioni manageriali devono cercare di mettere in atto durante una fase di cambiamento è riassumibile nei seguenti punti:

Si parla di un possibile cambiamento: in questa fase iniziale è importante che si cominci a introdurre la novità, spiegando quali sono i motivi e l’importanza di questo cambiamento per la compagnia.
Man mano che il cambiamento si fa più concreto anche nei contenuti, i dipendenti iniziano a chiedersi come questo impatterà nella loro sfera professionale personale: è importante discutere quali conseguenze si avranno e coinvolgere attivamente i dipendenti nelle decisioni chiave riguardanti il loro futuro cercando di valorizzarli.
Il cambiamento diventa tangibile anche attraverso azioni concrete prese a livello organizzativo: è importante, ancora una vota, coinvolgere attivamente gli interessati e pianificare incontri volti a illustrare l’evoluzione futura dell’organizzazione. Chiedere sempre delle opinioni e dei feedback che partano dal basso.
Una volta che il cambiamento è stato attuato: è fondamentale affiancare tutti i dipendenti, soprattutto chi si trova a gestire un nuovo ruolo e nuove responsabilità diverse da prima. Instaurare un processo di continuo supporto e feedback e assicurarsi che la nuova organizzazione sia efficace e che raggiunga gli obiettivi preposti. È necessario, talvolta, istituire percorsi formativi ad-hoc e piani mirati per ogni dipendente. È altrettanto importante riconoscere i meriti e il raggiungimento di obbiettivi, anche parziali, per stimolare continuamente a fare meglio.
Una volta che il cambiamento è effettivo già da un po’ di tempo occorre monitorarlo e trarre tutti gli insegnamenti maturati n modo da poterli valorizzare alla prossima occasione.

Che cos’è il cambiamento? Abbiamo provato a rispondere in questo articolo e, qui a Viking, ci auguriamo che i consigli riportati possano tornarvi utili a livello lavorativo oppure nella vostra sfera personale. Non vediamo l’ora di ascoltare anche il vostro punto di vista a riguardo. Qual è stato il cambiamento più grande che hi dovuto affrontare? Come hai superato il momento e cosa hai imparato? Scrivici sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
23/03/2022

Sappiamo quanto sia importante lavorare per tante ore in uno spazio che sia accogliente e ci dia benessere. Soprattutto di questi tempi post-pandemia dove sono necessarie ancora più attenzioni, sia sanitarie che relative al benessere a 360°. Gli uffici sono stati in passato tutt’altro che accoglienti: grigi, poco luminosi e deprimenti. Oggi la tendenza è invece quella opposta: creare delle condizioni più favorevoli per aumentare produttività e creatività. Molti imprenditori e capi d’azienda hanno cominciato a dare rilevanza anche all’ambiente in cui le persone lavorano, rendendo gli spazi più accoglienti, l’arredamento più confortevole e portando il verde dentro gli uffici. E non parliamo solo di piante ornamentali che tristemente arredano la reception ma c’è chi ha osato di più. La nuova tendenza è proprio quella di circondarsi di verde, creando – se le condizioni lo permettono – orti condivisi sul balcone o all’interno dell’ufficio.

Appassionarsi alle piante non dev’essere un’esclusiva dei “pollici Verdi” ma un’attività terapeutica per tutti. È infatti scientificamente provato che dedicarsi alla cura delle piante, anche con poche nozioni, ha dei benefici incredibili sia sull’umore, sia sulla salute. La presenza delle piante intorno a noi, non solo contribuisce a purificare l’aria che respiriamo in ufficio, ma aiuta a ridurre lo stress e ad aumentare l’autostima e l’interazione con I colleghi.

L’orto in ufficio è sicuramente l’ultima tendenza delle aziende d’oltreoceano e asiatiche che, dopo aver creato giardini pensili sui tetti di case e uffici, hanno introdotto gli orti anche all’interno, con impianti d’irrigazione, illuminazione e un microclima ideale perché zucchine e pomodori crescano floridi e vengano curati, raccolti e poi consumati dagli impiegati. Questo può sembrare ancora fantascienza in Italia, eppure ci sono sempre più associazioni che promuovono la sostenibilità in ufficio anche attraverso la creazione di orti condivisi. Se avete la fortuna di avere un giardino che circonda l’edificio o un grande terrazzo, potete sfruttare questi spazi per creare un mini orto e condividerne i frutti con i colleghi nella pausa pranzo. Se, invece, la struttura o la posizione dell’ufficio non lo consente, coltivare le piante all’interno è una soluzione alternativa altrettanto fattibile. Se l’ambiente è sufficientemente illuminato e avete la possibilità di aprire le finestre in estate, potete far crescere pomodori, zucchine e insalata in estate e accontentarvi di erbe aromatiche e qualche tubero nei periodi più freddi. Per realizzare tutto ciò, però, sarà fondamentale il coinvolgimento dei vostri colleghi. Condividere quest’attività con gli altri permetterà di raggiungere obbiettivi fondamentali che rafforzino lo spirito di gruppo – come la suddivisione dei compiti e i turni settimanali che potete, per esempio, stabilire in riunione e annotare poi su un kit planner nella cucina dell’ufficio. Proponetela al vostro capo come nuova strategia di team-building!
Coltivare sul balcone dell’ufficio

L’insalata è un ortaggio ‘facile’ da coltivare anche dentro l’ufficio. Ha bisogno di un terriccio morbido che dreni l’acqua in eccesso che, altrimenti, rischia di far marcire le radici. La lattuga è certamente una varietà resistente anche in autunno o a fine inverno. In primavera vi potete sbizzarrire con diverse varietà: dalle più delicate come la valeriana fino ad arrivare al radicchio, alla cicoria e alla rucola.

Ravanelli e zucchine

Nei mesi primaverili ed estivi, questi ortaggi non solo sono facili ma estremamente soddisfacenti da veder crescere. Con terriccio di buona qualità, l’aggiunta di compost per arricchire la pianta di sostanze nutritive e una buona illuminazione avrete splendide zucchine in primavera ed estate, nonché ravanelli fino all’autunno inoltrato.

Erbe aromatiche

Con prezzemolo, coriandolo, timo, maggiorana, rosmarino, erba cipollina e menta potete sbizzarrirvi tutto l’anno. Sono facili da coltivare, sia all’esterno, sia all’interno.
Piante ornamentali

Non tutti gli uffici e le aziende hanno spazio sufficiente all’interno o all’esterno per creare orti condivisi. Dedicarsi anche solo alla cura della piantina che avete sulla scrivania è un’abitudine, un benefico rituale, che ci fa staccare per qualche minuto dalla mole di lavoro che dobbiamo affrontare, dandoci nuova energia e stimolo per rimetterci all’opera. Trovate quindi una pianta che vi piaccia, che possa stare in spazi chiusi e che vi dia qualche soddisfazione, come per esempio regalarvi un bel fiore. Non escludete a priori le piante grasse che anzi possono sorprendervi con fiori stupendi… basta non innaffiarle troppo! Coinvolgete anche qualche collega in questo esercizio terapeutico. Invogliatelo/la a trovare una pianta che incontri i suoi gusti e date qualche dritta per prendersene cura. Se riuscirete a contagiarlo con il vostro nuovo hobby, sarete capaci di coinvolgere anche altri colleghi.

Per rallegrare l’ambiente circostante volete qualcosa di diverso da una pianta solo a foglie verdi?! La varietà di piante ornamentali da interno è enorme e ce ne sono moltissime a foglie e fiori coloratissimi come il Cimbidio, che ha ben 50 specie diverse e proviene dall’Asia e si trova anche in Australia e Africa. Che dire poi della Clivia miniata, appartenente alla famiglia delle Amarydillaceae? Fate una breve ricerca o fatevi consigliare da un fioraio esperto e portatevi in ufficio una fedele alleata sulla scrivania che vi dia ogni giorno la giusta energia per affrontare la giornata!

Sapevate quanto possono essere benefiche le piante? Dedicarsi, anche in ufficio, alla cura del cactus sulla scrivania o, meglio ancora, creare un piccolo orto sul balcone, contribuisce ad aumentare la produttività al lavoro, l’autostima e a migliorare le relazioni con i colleghi. E voi, ci siete già riusciti a ritagliarvi questo piccolo spazio in ufficio?