Notizie
28/10/2019

Se ti stai chiedendo se ti possono spiare al lavoro, la risposta è sì, il tuo datore di lavoro può controllarti, anche con mezzi elettronici come videocamere di sorveglianza, anche nascoste, anche senza avvisarti. A sancirlo è una sentenza della Grand Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che stabilisce anche che sono necessari un ragionevole sospetto di una ragionevole colpa, e una legittima proporzione tra il danno sospettato e il controllo in incognito.
I datori di lavoro possono spiare al lavoro i loro dipendenti
La sentenza della Grand Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo arriva al termine di un processo che ha coinvolto il direttore di un supermercato spagnolo e alcuni suoi collaboratori per fatti accaduti nel 2009. Il direttore infatti sospettava che i frequenti furti e mancanze di prodotti nel punto vendita, per un valore di circa 82mila euro in 5 mesi, fossero dovuti l comportamento di alcuni dipendenti. In virtù di questo sospetto aveva fatto installare delle telecamere di sorveglianza nascoste che avevano certificato il comportamento fraudolento dei suoi dipendenti. Acclarato questo, il direttore aveva licenziato i lavoratori, i quali si erano rivolti a un giudice del lavoro e poi alla Corte di Strasburgo appellandosi all’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sul diritto al rispetto della vita privata e familiare.
Per il tribunale di Strasburgo i datori di lavoro possono spiare i dipendenti
Sia il tribunale del lavoro spagnolo che la Corte di Strasburgo hanno però dato ragione al titolare del supermercato, ritenendo l’installazione delle videocamere in incognito non solo giustificata ma anche proporzionata al sospetto e al danno arrecato. Nel ribadire però che il principio di proporzionalità è il requisito essenziale per i controlli in ambito lavorativo, la Corte ha anche sottolineato come questo possa avvenire solo in circostanze eccezionali, per una durata di tempo e una ampiezza di spazio limitate e senza che questo diventi prassi ordinaria.

Notizie
25/10/2019

Italiani popolo di santi, poeti e fannulloni? Sembrerebbe proprio di no, almeno alcuni dati OCSE e una recente indagine di Jobrapido, un motore di ricerca lavoro. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, gli italiani lavorano in media 33 ore a settimana: meno solo di Grecia ed Estonia, più dell’Irlanda e decisamente molto di più delle 26 ore della Germania. Ma poi c’è anche l’indagine di Jobrapido, che disegna un panorama in cui gli italiani lavorano più del dovuto tanto da essere davvero a rischio workhaolism.
Gli italiani lavorano troppo
Secondo Jobrapido addirittura il 92% degli italiani lavora più delle ore stabilite dal contratto, con in più l’aggravante che il 50% di questi non viene retribuito per gli straordinari o le ore extra. Ci sarebbe di che lamentarsi, e invece no, è esattamente il contrario: nell’80% dei casi di chi lavora più di quanto dovrebbe, lavorare di più non significa lavorare troppo, e stare al lavoro più di quanto si dovrebbe non è un problema.
Operativi sempre
C’è di più. Sempre secondo l’indagine di Jobrapido gli italiani sono “operativi sempre”: controllano la posta elettronica aziendale anche fuori dall’orario di lavoro, la sera, nel weekend o anche in ferie, lavorano da casa anche in caso di malattia e 3 su 4 ammettono di aver rinunciato a un avvenimento personale importante per motivi di lavoro.
Stressati? Poco
Troppe ore lavorate, spesso non retribuite, lavoro anche la sera, nel weekend, in ferie o a casa in malattia, e rinunce per il lavoro: ci sarebbe di che essere stressati e anche di più. E invece no: più della metà di quanti si riconoscono in uno o più di questi comportamenti non si sente affatto stressato e solo 1 lavoratore su 6 ammette che sì, è divorato dallo stress da molto a moltissimo.

Idee
23/10/2019

Per non prendere l’influenza dai colleghi d’ufficio è inutile sperare: con l’autunno e i primi freddi cominciano a circolare anche le infezioni batteriche che provocano raffreddori e influenza, e spesso qualche giorno di malattia è da mettere nel conto. Però ci sono anche comportamenti e abitudini sbagliati che possono trasformare un ufficio in una specie di lazzaretto, con i dipendenti sopravvissuti che lavorano tra starnuti e medicinali e gli altri a casa, a letto, forzatamente improduttivi.
Come non prendere l’influenza dai colleghi d’ufficio
Che fare allora per evitare il dilagare delle infezioni virali e difendersi, per quanto possibile, dagli attacchi di influenza e raffreddore dei colleghi?
Rimanere a casa
Sì, bando agli eroismi: se colpiti dall’influenza, la cosa migliore da fare, per sé e per gli altri, è rimanere a casa ed evitare di portare in giro germi, virus e batteri in ambienti chiusi e promiscui come quelli dell’ufficio. E non è così scontato, se è vero che secondo un sondaggio di ORC International per conto di Kimberly-Clark Professional, 6 dipendenti su 10 si recano al lavoro benché ammalati e il 57% degli impiegati sarebbe disposto a dire ai colleghi malati di restare a casa
Lavarsi le mani
Anche a costo di apparire schizzinosi. Le mani sono l’arto che normalmente più entra a contatto con il mondo che ci circonda, e per limitare il proliferare delle infezioni il miglior consiglio è quello di lavarsi spesso le mani: dopo averle strette a qualcuno apparentemente malato, dopo essere stati in bagno, alla macchinetta del caffè, alla fotocopiatrice o presso qualunque altro oggetto promiscuo, e ovviamente dopo aver starnutito. Nel dubbio, vanno benissimo anche i fazzoletti o le tovagliette umidificate, perché il 36% di chi è malato non ha problemi a non farsi stringere la mano
Usare i fazzoletti una sola volta
Sì, i fazzoletti usati che permangono in bella vista sulla scrivania non sono solo un orrore, ma anche un veicolo di infezione. I fazzoletti usa e getta – come dice il nome – si usano e si gettano. E comunque non tenerli in tasca o nella manica del maglione.
Stare a distanza dai colleghi
Siete malati ma non potete stare a casa? Ok, però mantenete le distanze: cercate una saletta appartata, avvisate di non avvicinarsi troppo a voi, partecipate alle riunioni da remoto, fate quello che vi pare ma mantenete le distanze. I colleghi ringrazieranno: un colpo di tosse viaggia a 80 km all’ora e veicola fino a tremila particelle infette.
Disinfettare tastiere, telefoni e scrivanie
Germi, virus e batteri sostano su ogni superficie: se tastiere, computer, telefoni o scrivanie sono in condivisione, pulitele con una salviettina umida e/o disinfettante prima e dopo averli usati. Nel dubbio chiedete specificamente che venga fatto da chi si occupa delle pulizie in ufficio.
Mantenete una temperatura corretta in ufficio
Ovvero tra i 20°C e i 22°C massimo. Non di più. E i motivi sono spiegati qui.
Far prendere aria all’ufficio
Se potete, aprite le finestre, per esempio in pausa pranzo: germi, virus e batteri ristagnano dove l’aria non circola, e non è l’aria fredda a provocare l’influenza, anzi. Far circolare l’aria permette di diluire e allontanare la presenza degli agenti virali.

Idee
22/10/2019

Prendere appunti a mano è meglio che registrare, audio e video, e anche che prendere appunti scrivendo con il computer. Sì, il caro, vecchio (e per molti ormai obsoleto) sistema di scrivere a mano quando si segue una lezione o si partecipa a una riunione sarebbe più efficace di tutti gli strumenti che la tecnologia è in grado di metterci a disposizione oggi. A dirlo è una ricerca pubblicata su Psychological Science (dall’eloquente titolo The Pen Is Mightier Than the Keyboard) e per almeno 3 motivi.
Prendere appunti a mano impone di selezionare
Certo, registrare significa non perdere nulla di quanto viene detto, il che spesso calma l’ansia di molti, soprattutto studenti. E anche le famigerate minute of meeting, o verbali di riunioni, si lasciano sfuggire ben poco di quanto viene detto. Poi però tutta quella massa di informazioni è di nuovo da vagliare, ragionare, concettualizzare, cosa che invece avviene in automatico quando sei costretto a scrivere a mano, con la penna su un blocco note, e per forza devi selezionare le informazioni importanti e tralasciare quelle ininfluenti. Selezionare significa analizzare in modo critico, e analizzare in modo critico significa concettualizzare, cioè memorizzare.
Scrivere a mano mantiene attivo il cervello
È la prima conseguenza del punto precedente: registrare tutto significa operare in modo passivo, selezionare invece è un processo attivo, che accende il cervello e lo mantiene sveglio, giovane, performante. C’è anche una ragione neurocognitiva: digitare al computer significa semplicemente premere un tasto, ed è un gesto sempre uguale a se stesso scrivere a mano significa fare un segno grafico diverso per ogni lettera, e un insieme di segni grafici diversi per ogni parola, e questa variabilità di gesti della mano attiva diverse regioni del cervello correlate al pensiero, al linguaggio e alla memoria.
Scrivere aiuta a farsi delle mappe mentali
Quello delle mappe mentali è un metodo estremamente efficace per selezionare, organizzare, memorizzare e rielaborare le informazioni e non c’è nulla di più efficace per costruirsi, più o meno consapevolmente, le proprie mappe mentali che scrivere a mano. Vale per gli appunti durante una telefonata, vale per le lezioni scolastiche, vale per i punti salienti di una riunione, vale per elaborare un progetto più o meno grande.

Idee
16/10/2019

Usare LinkedIn per trovare un nuovo lavoro è ormai uno dei metodi più usati sia da chi è in cerca di un primo impiego che da chi sta cercando nuove opportunità professionali. Fare networking, utilizzando piattaforme social di tipo professionale, è infatti molto più efficace in termini di contatti utili e negoziazioni andate a buon fine di molti altri metodi di recruiting, in particolare in autunno, una stagione per molti aspetti favorevole a un cambio professionale.
Come usare Linkedin per trovare un nuovo lavoro
Proprio da LinkedIn Italia, e da un team di esperti delle dinamiche di lavoro che lavora al suo interno, arriva la lista di 7 consigli chiave che i professionisti italiani e gli oltre 13 milioni di utenti LinkedIn in Italia possono seguire con il fine di cogliere al meglio nuove opportunità di lavoro, tra gli oltre 20 milioni di annunci di lavoro disponibili sulla piattaforma LinkedIn, o in generale di business, diventando più rilevanti per i recruiter e facendo leva sulla propria comunità di contatti professionali.
Scegli con cura l’immagine del profilo
Una buona foto profilo aiuta a rendersi più riconoscibili sulla piattaforma, sia ai contatti già consolidati sia per attrarre nuovi possibili “peer” (contatti). La foto non deve essere perfetta, basta che risulti naturale. Se non si indossa un completo per il lavoro, è meglio non indossare un qualsiasi altro completo nella foto profilo. Nota statistica: dalle ricerche LinkedIn è dimostrato che una buona immagine profilo può portare fino a 9x richieste in più di connessione.
Aggiorna la posizione attuale
Man a mano che la propria carriera prosegue, è utile mantenere aggiornata la propria posizione lavorativa. È un elemento che aiuta a raccontare al meglio la propria storia professionale e, nota statistica, ad ottenere fino ad 8x visualizzazioni del proprio profilo.
Completa le informazioni su formazione e competenze
Secondo gli esperti di LinkedIn è fondamentale aggiungere informazioni sul proprio percorso formativo (scuola, università, master ecc.), così che i propri ex “compagni di classe” possano trovarci più facilmente (e quindi creare nuove e proficue collaborazioni professionali). Nota statistica: è dimostrato che aggiungere info sulla propria istruzione porta a ricevere 17x messaggi in più dai recruiter e responsabili della selezione in azienda.
Dettaglia le competenze
È, inoltre, importante inserire in maniera articolata l’elenco delle proprie competenze (hard skill e soft skill, come ad esempio la padronanza del pacchetto Microsoft Office, o spiccate capacità di vendita o relazionali etc.), per mostrare i propri punti di forza. È consigliabile inserire almeno 5 competenze di base. Se si desidera dimostrare la propria esperienza in merito a determinate competenze, è consigliato sottoporsi a un test utilizzando la nuova funzione di valutazione delle competenze di LinkedIn. Per ogni valutazione delle competenze superate, verrà rilasciato un certificato, che apparirà sul profilo LinkedIn, in modo che sia subito disponibile per i recruiter.
Specifica il settore professionale e industriale
Aggiungere il settore professionale e industriale di competenza, nonché quello di maggiore interesse, è utile per trovare più facilmente nuove offerte di lavoro, eventi, contenuti formativi su LinkedIn e articoli di settore. Nota statistica: più di 300,000 persone vengono trovate ogni settimana su LinkedIn in base al settore.
Indica la località
Può sembrare una banalità, ma molte aziende ricercano i talenti in base alla zona e si affidano alla località inserita nel profilo LinkedIn dei professionisti più interessanti. Nota statistica: basti pensare al fatto che aggiungere la località aumenta di 23 volte le possibilità di essere trovati nelle ricerche dei recruiter su LinkedIn.
Cura il network e partecipare ai gruppi di discussione
LinkedIn è in assoluto la piattaforma per il lavoro e il business network per eccellenza, che basa tutta la sua forza su una comunità eterogenea di professionisti, i quali forniscono ogni giorno il loro aiuto prezioso per migliorare ciò che facciamo, avvicinandoci sempre più al successo in ambito lavorativo. Per questo è sempre utile leggere i post dei propri contatti, per informarsi e aggiornarsi sugli ultimi trend del proprio settore professionale, trarre spunti creativi per nuove attività, e creare un dialogo costruttivo per la community, attraverso commenti ragionati e illuminanti per gli altri lettori. Su LinkedIn è possibile iscriversi a diversi gruppi di discussione, e parteciparvi attivamente può aiutare i professionisti a mettersi in luce con altri professionisti del proprio settore di competenza, creare nuove opportunità di business e trovare un nuovo lavoro.

Ufficio
15/10/2019

Quasi tutti si preoccupano molto dei possibili errori da non fare quando si sta cercando un lavoro, pochi si preoccupano degli errori da non fare quando si tratta di dare le dimissioni. Già, perché anche nei rapporti professionali si ricorda soprattutto di come ci si lascia e anche l’ultima impressione vale quanto la prima. Motivo per cui anche dare le dimissioni ha una etichetta da rispettare e alcune semplici regole da avere bene in mente quando si tratta di lasciare un lavoro per un altro.

Errore n° 1: non dirlo al capo

Non c’è niente di peggio di un capo che viene a sapere delle imminenti dimissioni di un collaboratore dopo che già tutti lo sanno. Nel momento in cui intimamente siete convinti di lasciare quel posto di lavoro, ditelo al vostro capo diretto. Poi lo direte ai colleghi, alle risorse umane e a ogni altra figura che sia interessata a saperlo. Ma prima di tutto ditelo al capo.

Errore n° 2: comunicarle via mail o messaggio

Le dimissioni non si annunciano al capo con un messaggino su WhatsApp e nemmeno con una mail. La cosa ideale sarebbe farlo di persona, guardandosi negli occhi, ma se questo non è possibile allora una telefonata o una videoconferenza, ma un messaggio scritto, e altamente fraintendibile, no, mai.

Errore n° 3: dare informazioni sul prossimo lavoro

Non si è tenuti a farlo per legge, si può declinare garbatamente la curiosità, più o meno insistente, di capo e colleghi, e comunque finché non avete “firmato” dall’altra parte è meglio non dire nulla. Una buona frase potrebbe essere “Preferisco non condividere ulteriori dettagli finché non c’è nulla di ufficiale”, che dice tutto e niente e funziona sempre.

Errore n° 4: non avere una strategia di uscita

La collaborazione dura fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, e di fatto ci si aspetta che si sia produttivi fino all’ultimo. Ma soprattutto è apprezzato il fatto di preparare un handover e avere una strategia di uscita che dal momento dell’annuncio al momento in cui si lascia l’azienda prepari il “dopo di voi”.

Errore n° 5: non calcolare i tempi

Anche per dare le dimissioni, come per un licenziamento, ci sono tempi stabiliti per legge. È bene tenerli a mente (normalmente sono nel proprio contratto di lavoro) e rispettarli, senza prendere impegni impossibili da mantenere con il prossimo datore di lavoro.

Errore n° 6: dare spiegazioni nella lettera di dimissioni

Le aziende richiedono sempre una lettera di dimissioni, più per questioni burocratiche e formali che per altro. Ma basta limitarsi all’essenziale, dichiarando che si rassegnano le dimissioni e segnalando quale sarà l’ultimo giorno di lavoro in azienda. Di sicuro sono da evitare commenti, ricordi di episodi spiacevoli o altre informazioni non richieste. Al massimo, se il rapporto di lavoro è stato buono e soddisfacente, si può trovare una forma neutra per ringraziare le persone e l’azienda per il tempo positivamente trascorso.

Errore n° 7: lasciare traccia di sé

Inevitabilmente qualcosa della vita privata si trasferisce al lavoro, vuoi qualche mail personale, vuoi qualche contatto, vuoi qualche messaggio o simile. Ecco, tutto questo è da cancellare prima ancora di comunicare le dimissioni al proprio capo. In molte aziende il rapporto si conclude serenamente, in altre il momento delle dimissioni è l’ultimo attimo di vita del rapporto lavorativo dopo il quale non si ha più accesso a computer, serve, smartphone e altro. Meglio non lasciare mai traccia di sé.

Ufficio
14/10/2019

Con la tecnologia che ci circonda, nel mondo digitalizzato in cui viviamo, ti sarai probabilmente chiesto se esistono delle app in grado di stimolare la tua produttività in ufficio. Forse avrai anche già scaricato e provato alcune delle app più comuni e diffuse. E forse ti è anche capitato di ritrovarti con così tante app da non avere più la sensazione che siano realmente delle alleate per la tua produttività. Alcune app possono anche essere fonte di distrazione, soprattutto in quei giorni in cui siamo più stressati e dove ci sembra di non riuscire a focalizzarci al meglio per portare a termine le attività previste. Il punto di partenza non è riempire cellulare e computer di app, ma trovare un modo personale per migliorare l’organizzazione della giornata lavorativa. Per farlo, è importante ridurre lo stress e le distrazioni, migliorando attenzione e focalizzazione. Ti proponiamo quindi 5 esempi che possono aiutarti in tal senso.
Monitorare il tempo
Durante la giornata lavorativa, capita spesso di essere interrotti da diverse attività non sempre pianificate o di terminare il giorno con la sensazione di non avere una chiara idea del tempo dedicato alle diverse mansioni. In questi casi, può esserti di aiuto un’app come Toggl, ad esempio. Semplice e intuitiva, quest’app ti permette di tenere traccia del tempo dedicato alle attività che hai svolto, fattore determinante per migliorare l’organizzazione futura. Potrai infatti farti un’idea di quanto tempo richiede, ad esempio, la stesura di una relazione per una migliore pianificazione laddove si ripresenti un’attività similare. Aiuta inoltre a ridurre le distrazioni in quanto, funzionando come un timer da attivare con un solo clic, ti permette di riflettere su ciò che stai facendo per assegnare alle attività la giusta priorità.
Migliorare la collaborazione
In un contesto come quello di un ufficio, composto da diversi team, è probabile che per migliorare la produttività correlata ai vari progetti sia necessario imparare a collaborare al meglio con le persone coinvolte sia nel caso in cui ricopri un ruolo di gestione di un team o qualora tu abbia bisogno dell’input di colleghi di altri reparti per un determinato progetto. Un’app come Slack può esserti di aiuto per favorire e migliorare la collaborazione: in un’unica app potrai infatti riunire tutte le persone coinvolte e tutte le informazioni che desideri condividere. Potrai inviare messaggi a tutti o solamente ai diretti interessati e creare diverse categorie in base ai vari aspetti che riguardano un progetto.
Note, appunti e promemoria
Alcune persone preferiscono il cartaceo di un bloc-notes e dei raccoglitori documenti o l’immediatezza di un post-it. Altre, invece, prediligono un’app che consenta loro di inserire in un unico “contenitore” tutto ciò che desiderano ricordarsi o di cui devono prendere nota. Un’app come Google Keep, utilizzabile su diverse piattaforme, dispone di un’interfaccia semplice e accessibile per organizzare tutte le tue note. Ti viene in mente un’idea da proporre potenzialmente in ufficio, vedi qualcosa che desideri fotografare perché correlata al progetto che stai svolgendo o vuoi semplicemente un elenco di cose da fare che ti garantisca la portabilità perché lavori in diverse sedi o reparti? Puoi fare tutto questo da una sola app che presenta inoltre un sistema di etichette per facilitare l’organizzazione e la possibilità di impostare dei promemoria.
Aumentare la concentrazione
Per migliorare la produttività, è indispensabile favorire la concentrazione. C’è chi preferisce lavorare in assoluto silenzio o chi si trova a proprio agio con determinati rumori di sottofondo. Un’app come Noisli consente di creare il sottofondo ideale per stimolare la focalizzazione, ridurre lo stress e aumentare la produttività. Si può scegliere tra diverse tipologie di suoni: da quelli della natura come vento, pioggia o foresta a quelli di un caminetto, di un treno o di un bar con clienti che chiacchierano. Sono diversi i suoni che ti piacciono? Non c’è problema perché con questa app puoi creare il tuo mix ideale – ad esempio un bar mentre fuori piove – e salvarlo per riprodurlo in futuro. L’app dispone anche di un timer che ti permette di gestire al meglio le varie sessioni di focalizzazione.

Mantenere la calma
L’ufficio può a volte apparire come un ambiente alquanto frettoloso e stressante. Inoltre, incollarsi alla sedia per portare a termine un lavoro a tutti i costi può risultare controproducente. Sappiamo infatti quanto siano importanti le pause come momento per ricaricare le energie. In un precedente articolo, abbiamo discusso della pausa caffè per migliorare produttività, creatività e relazioni con i colleghi. Per una pausa a livello mentale può invece essere utile un’app come Calm che offre brevi o moderate sessioni di meditazione guidata per ridurre lo stress, e che possiamo ascoltare in pausa pranzo o mentre ci dirigiamo al lavoro.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto qualche strumento per migliorare l’organizzazione, la collaborazione e la concentrazione riducendo lo stress e aumentando la produttività. Hai un’app che desideri consigliare? Comunicacela sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

 

Idee
10/10/2019

Mens sana in corpore sano, per dirla con un motto arcinoto, e in effetti di persone che fanno sport ritagliando del tempo alle proprie giornate ce ne sono sempre più. Il calcetto con gli amici, la corsetta prima di cena, il corso di fitness sono entrati tra le abitudini di molti, uomini e donne, e non solo per rimanere in forma fisicamente. Fare sport scatena le endorfine, le sostanze del buonumore prodotte dal nostro organismo quando sudiamo e ci impegniamo nello sport e che ci fanno sentire più rilassati, soddisfatti, di buonumore.
4 motivi per fare sport prima di andare al lavoro
Poi però, guardandosi in giro mentre al mattino presto ci si reca in ufficio, si vede un sacco di gente che riesce a fare sport prima di andare al lavoro. Eroi? Campioni di volontà? Un ’bout tutto questo, perché per puntare la sveglia un’ora prima o più per fare sport richiede una forte motivazione e organizzazione. Però basta parlare con questi fan del fitness al risveglio per scoprire che un ’bout di attività fisica di primo mattino ti cambia davvero la giornata, come sanno da sempre gli asiatici che cominciano le loro giornate con pratiche e rituali – come il Tai Chi – nei parchi e per le strade.

Fare sport al mattino assicura di farlo: se ci si sveglia con l’intenzione di fare un ’bout di attività fisica, l’unico rischio è quello di non alzarsi dal letto, ma di sicuro ci sono meno rischi di rimandare rispetto a quando si pensa di fare sport di sera (dagli orari di lavoro che si allungano agli impegni famigliari improvvisi).

Fare sport al mattino, soprattutto se prima di fare colazione, permette di migliorare il metabolismo, bruciare più grassi superflui, e mantenere più facilmente il corpo nel suo ideale peso forma.

Migliora le performance cognitive: è dimostrato con i bambini, che se fanno attività fisica prima delle ore di lezione poi hanno maggiori capacità di attenzione e rendimento scolastico migliore, ed è dimostrato anche per gli adulti, che sono più reattivi, performanti, efficienti sul lavoro.

Migliora il sonno e il riposo: certo, questo dipende anche dal fatto che alzandosi presto si finirà a dormire presto, ma in fondo è un modo per rispettare i cicli circadiani e regolarizzare il ritmo sonno-veglia.

Idee
09/10/2019

Ascoltare musica in ufficio potrebbe non essere una buona idea. Sì, vero, il mondo si divide tra chi trova la musica utile per isolarsi e ritiene che si sia anche più produttivi, e chi invece pensa che sia solo un motivo di distrazione. E secondo uno studio pubblicato sulla rivista Applied Cognitive Psychology avrebbero ragione questi ultimi: ascoltare musica in ufficio compromette la creatività e la produttività.
Perché ascoltare musica in ufficio è motivo di distrazione
Per appurare perché ascoltare musica in ufficio è motivo di distrazione gli scienziati autori dello studio hanno voluto anche capire se tutti i generi di musica sono uguali da questo punto di vista, e per farlo hanno sottoposto i lavoratori a una serie di puzzle e test lessicali per appurarne le capacità di problem solving mentre ascoltavano diversi generi musicali. Il risultato? Non c’è differenza: Mozart, Jimi Henrix e Gigi D’Alessio da questo punto di vista sono tutti top hit. Quindi sì, il silenzio è d’oro da questo punto di vista: quando si tratta di focalizzare la propri attenzione la musica altro non è che fonte di distrazione.
Quando può essere utile ascoltare musica in ufficio?
Se i detrattori stanno già esultando, non tutto è perduto per i musicofili da ufficio. Già, perché gli uffici – tranne rarissimi casi – non contemplano il concetto di silenzio assoluto. Trilli e squilli di cellulare, notifiche varie, gente che parla, gente che cammina, stampanti e chi più ne ha più ne metta producono una cacofonia che per alcuni è peggio della musica. Alcuni come un paio di ricerche precedenti – e citate anche dallo stesso studio – secondo le quali a queste condizioni la musica è in grado di ridurre lo stress, favorisce il team working e stimola il pensiero creativo.
Musica in ufficio sì o no?
Che fare quindi? Be’ intanto dipende dal tipo di ufficio in cui ci si trova (se molto silenzioso o perennemente caotico) e dal tipo di attività che si svolge (creativa, analitico, routinaria, etc) e infine sì, in qualche caso può essere concesso ascoltare musica in ufficio, magari meglio se non è di quelle che portano a ripetere il ritornello, mimare un riff o fare qualche movimento dance trascinati dal ritmo.

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