Idee
31/01/2019

Trovare lavoro a 20, 30 e 40 anni richiede strategie e competenze molto diverse tra loro, che devono essere ben esplicitate anche nel curriculum che si invia per candidarsi e farsi chiamare per almeno il primo colloquio di lavoro. È la vita stessa a dettare le condizioni in cui giocarsi la partita di un’assunzione in queste 3 diverse età della vita, e per le donne c’è in più l’aspetto della maternità da tenere in considerazione.
Come trovare lavoro a 20, 30 e 40 anni
A 20 anni molto probabilmente si ha una formazione media, intesa come diploma o anche meno, ed è utopico ambire subito a posizioni di responsabilità; a 30 anni si può essere nella condizione di avere già un decennio di esperienza oppure in quella di avere una laurea e pochi anni di lavoro, e per molte donne comincia a manifestarsi la prospettiva della maternità; a 40 anni infine è molto probabile che si abbia almeno un decennio, se non di più, di esperienze professionali consolidate e congruenti tra loro che rendono difficile cambiare settore o mansione e parimenti cominciano a imporre delle scelte professionali e di vita, in particolare per le donne che hanno già affrontato la maternità e che si trovano a conciliare lavoro e famiglia.
Come trovare lavoro a 20 anni
Trovare lavoro a 20 anni significa aprirsi alla possibilità di fare esperienze: molto probabilmente ci si troverà davanti a offerte di stage e, in una misura ragionevole, è giusto considerarle come occasioni di accumulare esperienze, fare networking, acquisire competenze e capire che cosa davvero si vuole fare nella propria vita professionale. Chi comincia a lavorare a 20 anni non è sicuramente in possesso di una formazione superiore come una laurea, ma questo non preclude la possibilità di trovare posizioni operative in numerosi settori: flessibilità, proattività, conoscenza delle lingue, capacità di lavorare in gruppo, ancor più della formazione scolastica, sono tra le qualità trasversali e i cosiddetti soft skill che possono far propendere un datore di lavoro verso un candidato o una candidata rispetto ad altri. Sono doti sicuramente da segnalare nel CV, anche facendo riferimento a esperienze extra professionali come lo sport, il volontariato o piccoli lavori svolti in età scolastica, e da dimostrare in fase di colloquio.
Come trovare lavoro a 30 anni
A 30 anni è finito il tempo degli errori e delle esperienze: che si abbia una laurea in tasca o meno, a 30 anni è ora di avere ben chiaro che cosa si vuol fare nella vita, in quale settore si intende operare o con quali mansioni. Trovare lavoro a 30 anni significa mettere ordine nel proprio CV, dare una immagine precisa, lineare e congruente delle proprie esperienze rispetto alla posizione per la quale ci si candida, prepararsi ad assumere responsabilità di gestione, dimostrare autonomia operativa e decisionale, e avere ben chiaro che si sta aprendo il decennio cruciale della propria vita professionale: molto probabilmente non è ancora il momento di fare downshifting, ma se si vuole puntare alla carriera non è questa l’età degli errori o della perdita di tempo. C’è un altro aspetto da tenere ben a mente, sia nella stesura del CV che nella scelta di nuove opportunità di lavoro: con una laurea o meno, sarà ormai qualche anno che si pensa più a lavorare che a formarsi, ma questo è un errore perché è proprio nel decennio dei 30 anni che si può ampliare fruttuosamente la propria formazione.
Come trovare lavoro a 40 anni
Trovare lavoro a 40 anni significa guardarsi onestamente allo specchio e decidere di fare delle scelte. Con almeno 10 anni o più di esperienze professionali è davvero difficile pensare di cambiare strada, a meno di non decidere di lasciare tutto e reinventarsi, con tutti i rischi, psicologici, pratici ed economici, che questo comporta. A 40 anni è ora di sapere esattamente se si punta alla carriera, e allora occorre un CV solido e congruente, e aver coltivato con precisione le proprie doti di networking, oppure se è già il momento del downshifting e di una maggior attenzione al bilanciamento vita-lavoro. Tema questo particolarmente acuto nel caso delle donne che, normalmente, a 40 anni hanno già alle spalle una maternità e devono fare i conti, psicologici e pratici, con il proprio ruolo di madre.

Idee
30/01/2019

Ammettiamolo: tutti almeno una volta ci siamo chiesti quanto costa lasciare il lavoro e viaggiare 1 anno. Sì certo, ci sono le vacanze, i weekend e i ponti, ma prima che la vita ci incastri con tutti i suoi doveri tutti abbiamo pensato almeno una volta di dedicare un periodo della nostra vita al cosiddetto anno sabbatico, per girare il mondo e vivere esperienze di cui far tesoro per sempre. Ma quanto costa, effettivamente, un anno senza lavorare in giro per il mondo?
Quanto costa un anno in viaggio senza lavorare?
La risposta su quanto costa un anno in viaggio senza lavorare è, ovviamente, dipende. Dipende innanzitutto dalla meta: Sudamerica, Asia, sud-est asiatico e Africa sono ovviamente le destinazioni più economiche, dove si può vivere e viaggiare anche con 500 euro al mese, o anche meno. Nordamerica ed Europa sono decisamente più costose e, facendo attenzione, scegliendo sistemazioni low budget, approfittando delle occasioni per visitare musei e altro nei giorni di apertura gratuita e facendo la spesa per i pasti al mercato o nei supermercati, sono continenti nei quali si può viaggiare spendendo 1000 euro al mese o poco più. Poi ci sono le destinazioni decisamente non economiche, alcune in Europa – UK, paesi scandinavi – e altre come il Giappone dove potrebbero non bastare 1500 euro al mese per riuscire a sopravvivere anche con molta oculatezza nelle spese.
Come lasciare il lavoro e viaggiare per un anno senza lavorare
Già, ma come lasciare il lavoro e viaggiare per un anno senza lavorare? Innanzitutto pianificando minuziosamente il tutto. Come prima cosa, banalmente, è il caso di risparmiare, e per risparmiare significa mettere da parte un budget di almeno 1200 / 1500 euro al mese. Un buon modo per farsi bastare questo budget è seguire il ciclo dell’estate: il caldo permette di abbattere sicuramente alcuni costi, da quelli per l’abbigliamento a quelli per il pernottamento (una tendina è sempre una buona soluzione per dormire a poco in un campeggio…).

Il networking è un’altra strategia utile e funzionante per abbattere i costi di un anno in viaggio senza lavoro: amici o parenti che possono ospitarvi per qualche notte sono la soluzione più immediata per ridurre i costi di pernottamento, ma anche in viaggio stringere relazioni può permettere di trovare sistemazioni in condivisione – come Airbnb o altre forme di home sharing – o couchsurfing.

Infine una buona soluzione per allungare il viaggio, o non rischiare di dover tornare prima rispetto ai piani, è quello di lavorare un ’bout nel frattempo. C’è chi ha la fortuna di potersi considerare un nomade digitale e lavorare con laptop e wifi da qualunque hotspot del mondo, e chi invece può sfruttare le proprie competenze o rimboccarsi le maniche: i corsi di lingua sono sempre un buon piano B per guadagnare qualche soldo all’estero, ma anche i lavori stagionali – per esempio nell’agricoltura – o i cosiddetti McJob – in particolare nella ristorazione – possono aiutare a guadagnare una cifra che rende l’anno sabbatico in viaggio decisamente meno ansioso e più appagante.

Idee
29/01/2019

Siamo sommersi da e-mail che non leggeremo mai. Basta guardare il numerino in grassetto nel proprio inbox per rendersi conto che abbiamo centinaia se non migliaia di messaggi di posta elettronica che non abbiamo letto e che non riusciremo mai a leggere. E che tuttavia non riusciamo nemmeno a cancellare. Anzi, è il buon proposito di ogni periodo dell’anno in cui si fanno i buoni propositi: dopo le vacanze di Natale, o quelle estive, quando ci troviamo la casella di posta elettronica invasa di messaggi da leggere, ci riproponiamo di riuscire a tenere il nostro Inbox pulito. ‘Inbox Zero’ è l’espressione coniata già nel 2007 da Merlin Mann, un blogger che teorizzava il diritto di non perdere tempo a leggere mail e quello di potersi concentrare sulle cose importanti per il proprio lavoro. Diritto negato a leggere una delle tante statistiche sulla ‘produzione mondiale di e-mail’: secondo una stima di Radicati Group – un’agenzia che si occupa di ricerche di mercato – nel 2017 la popolazione mondiale ha inviato qualcosa come 269 miliardi di e-mail ogni giorno. 269 miliardi di email ogni giorno! E la stima è che nel 2021 saranno 333 miliardi, nella migliore delle ipotesi, cioè la più conservativa.
Il diritto di non leggere le e-mail
Ci si è anche provato a raggiungere il cosiddetto ‘Inbox Zero’: guide, manuali e articoli su come gestire efficacemente la posta elettronica; consigli sul fatto di leggere e rispondere solo al mattino, o solo la sera, prima di lasciare il lavoro; client e software per filtrare la posta elettronica; addirittura sistemi alternativi alla e-mail. Ma nulla, siamo inondati di messaggi che non leggeremo: newsletter, marketing, messaggi personali, comunicazioni di lavoro: chiunque abbia un lavoro a tempo pieno deve finalmente prendere coscienza del fatto che non leggerà mai buona parte delle mail che riceve.

Basta fare una semplice prova: filtrare tutte le e-mail non lette, cancellarle e provare a tenere l’Inbox pulito. Tempo una settimana – nella migliore delle ipotesi – o un giorno – nella peggiore – e avremo di nuovo accumulato e-mail in grassetto da leggere. Possiamo darci le regole più ferree del mondo – leggo e non rispondo; se non rispondo è ok; cancello subito le mail che non mi interessano; etc – ma non c’è verso di gestire efficacemente la massa di messaggi di posta elettronica che ci invade ogni giorno.

Che fare allora?

Prendere atto che è ormai impossibile leggere tutte le e-mail e rispondere di conseguenza, prendere atto che l’idea che rispondere sempre e subito è un falso mito di produttività ed efficienza, convivere serenamente con il fatto che ci saranno mail che non avremo letto. Punto.

E poi?

E poi comincia una lunga opera di sensibilizzazione quantomeno dei contatti più vicini: amici, parenti, colleghi d’ufficio devono sapere chiaramente che se una cosa è importante e urgente possono e devono fare una telefonata o venire a parlarne di persona. Chiaramente non è il caso di mandare una mail per avvertirli, per non scatenare una quantità uguale e contraria di risposte che non farebbe che peggiorare la situazione. Si può dirlo di persona (miglior strategia), fare una telefonata (bene lo stesso), mandare un messaggio WhatsApp o Sms (per qualche motivo quelli si leggono sempre) o ancora impostare un autoreplay chiaro e inequivocabile: “Ciao. Leggo la posta elettronica saltuariamente per concentrarmi su altri aspetti del mio lavoro. Se è davvero importante contattami direttamente”.

Sembrerà strano, ma solo questo messaggio è in grado di ridurre la quantità di mail che ci vengono inviate. Molte infatti sono solo uno scrupolo per conoscenza; altre invece contengono richieste che la persona che scrive potrebbe risolvere autonomamente; altre ancora sono un modo per liberarsi di compiti e lavori da svolgere. In definitiva è un buon metodo per ridurre il caos e lo stress legato alla gestione delle e-mail.

Ok, questo non vale per le mail dei clienti, o se siete lo stagista dell’ufficio, ma in generale far sapere che non necessariamente leggerete tutte le mail finisce col rendere più preziose, concise ed efficaci quelle che vi vengono mandate (e le risposte che date).

Idee
25/01/2019

Con l’arrivo dell’anno nuovo, tendiamo a volgere lo sguardo verso quello appena conclusosi per tirare le somme dei risultati ottenuti per poi dedicarci alla stesura di un elenco di buoni propositi da iniziare a realizzare a gennaio. Solitamente il primo mese dell’anno ci vede intenti ad affrontare quella dieta che continuiamo a posticipare oppure, assecondando lo slancio salutista, a prometterci di andare in palestra più di frequente, a smettere di fumare, a iniziare a mangiare vegetariano o a evitare qualsiasi bevanda alcolica. E se invece provassimo a stilare un elenco di 5 buoni propositi per migliorare la nostra situazione lavorativa e rendere il 2019 un anno incentrato sul nostro sviluppo professionale? Abbiamo quindi pensato a 5 possibili idee per migliorare sotto questo aspetto, a volte un po’ sottovalutato nelle liste dei buoni propositi!
“Mi troverò un nuovo lavoro”
Quante volte ci è capitato di svolgere un lavoro che non ci soddisfa pienamente, ripromettendoci di provare a cambiarlo al più presto? Parte del nostro benessere psicofisico deriva anche dalla soddisfazione in ambito lavorativo. Fermiamoci un attimo a capire i motivi per i quali non siamo così soddisfatti dell’azienda per cui lavoriamo: magari non ci sentiamo sufficientemente valorizzati, non è il settore in cui vorremmo lavorare o desideriamo avviare un’attività tutta nostra. Individuata la motivazione alla base, possiamo pensare a un piano da adottare: come ad esempio l’invio di almeno 5 curriculum al giorno. Sarà difficile iniziare ma, con un buon metodo a portata di mano, potremmo avviare il percorso verso una maggiore soddisfazione lavorativa. In fondo, il segreto per avanzare è fare il primo passo.
“Quest’anno progredirò di ruolo”
Forse invece stai già lavorando in un’azienda che ti apprezza in un settore di tua competenza e che ti appaga. Senti però il bisogno di un cambiamento. Di progressione. Avanzamento. Perché non fissare una riunione con il capo entro la fine di gennaio per fare il punto della situazione e valutare eventuali nuove prospettive che potresti esplorare? Magari puoi iscriverti a un corso di formazione o individuare le competenze necessarie per ricoprire un ruolo diverso o di livello più elevato. Forse hai già tutte le carte che ti servono ma dovevi solo farle presenti al capo o forse te ne serve ancora qualcuna ma puoi capire con il tuo superiore come poter acquisire le abilità mancanti. In ogni caso, fissare una riunione è un ottimo modo per mostrare il tuo interesse nel ruolo ricoperto e nell’azienda per cui lavori; sarà un’occasione per dimostrare quanto vali, puntare i riflettori sul lavoro svolto finora e provare il tuo legame al settore in cui operi.

“Mi impegnerò per fare il lavoro dei miei sogni”
Tutti abbiamo un sogno nel cassetto e per molti di noi, ciò significa poter svolgere un determinato tipo di lavoro. Pensare di lasciare tutto per il lavoro dei nostri sogni, può sembrarci spesso una montagna inaffrontabile. D’altronde anche la più buona delle torte ci risulterà indigesta se la mangiamo tutta d’un fiato. È importante quindi tagliarla a fette e assaporarla pian piano. Tradotto in termini lavorativi: è essenziale individuare le diverse tappe richieste per svolgere il lavoro che tanto desideriamo. Forse è necessario seguire un corso oppure rivolgersi all’azienda giusta in cui maturare esperienza. Fai brainstorming e individua un piano d’attacco e la montagna non sembrerà più così inaffrontabile ma una sfida da scalare piano piano.
“Voglio imparare qualcosa di nuovo”
Come abbiamo visto in un recente articolo sullo sviluppo delle soft skill per progredire di ruolo, la flessibilità è una delle competenze trasversali più apprezzate e anche quella che ci consente di sviluppare anche le hard skill, ossia quelle abilità necessarie per lo svolgimento di una data professione. Magari sei assolutamente soddisfatto del ruolo che ricopri, eppure vorresti acquisire qualche nuova competenza che potrebbe tornarti utile in futuro o semplicemente per pura curiosità e passione personale. Ad esempio, potresti farti temporaneamente trasferire in un ruolo diverso in un altro reparto aziendale. Sarà un ottimo modo per dimostrare la tua versatilità al capo e acquisire nuove conoscenze che potranno poi servirti per chiedere un aumento o un passaggio di livello in azienda.

“È tempo di socializzare di più al lavoro”
Spesso siamo così focalizzati sulle attività quotidiane e sugli impegni lavorativi da svolgere nell’arco della giornata in ufficio, che ci dimentichiamo totalmente delle persone che ci circondano. A parte quelle due parole scambiate alla macchina del caffè o durante l’attesa a una stampante laser, passiamo il tempo incurvati sulle tastiere dei nostri computer. Sebbene questo stesso articolo sia incentrato sullo sviluppo individuale, è importante sottolineare quanto la coltivazione di sane e positive relazioni con i colleghi sia essenziale per il nostro benessere in ufficio. Oltre a organizzare eventi di team building per rendere il team più unito e coeso, oggi sono numerose le aziende che creano anche attività rivolte a tutta l’azienda in modo da conoscere anche i colleghi degli altri reparti. Che si tratti di una colazione di networking, un cenone di Natale o un corso per imparare a miscelare un cocktail, assicurati di prendervi parte in un’ottica di arricchimento dai colleghi d’ufficio. Dal confronto possono infatti nascere idee, condivisione di informazioni e la motivazione necessaria per fare quel passo essenziale verso la giusta direzione: l’avanzamento di ruolo!

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Speriamo che con questo articolo anche tu deciderai di iniziare a stilare l’elenco dei buoni propositi per un 2019 all’insegna della soddisfazione al lavoro. Hai già qualche idea su quali passi compiere per un avanzamento di carriera? Raccontacele sulla pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
23/01/2019

Leggere l’elenco dei lavori più ricercati dagli italiani dice molto delle aspirazioni professionali degli italiani, del mercato del lavoro, degli ambiti professionali più appetibili per i nostri connazionali e in generale del sentimento che c’è in Italia in questo momento. Tutte le classifiche di questo tipo inevitabilmente sono parziali, e lo è anche questa dei LinkedIn Most Viewed Jobs 2018, i lavori con il maggior numero di candidature nell’ultimo anno sul social network professionale: non si tratta di tipologie professionali in generale ma di funzioni ben specifiche all’interno di aziende ben specifiche che hanno ricevuto il maggior numero di candidature. Maggior numero di candidature arrivate da parte dei 12 milio di iscritti a LinkedIn, quindi un bacino potenziale di candidati abbastanza rappresentativo.
I 10 lavori più ricercati dagli italiani
La prima cosa che balza all’occhio è che agli italiani piace il Made in Italy anche quando si tratta di candidarsi per un posto di lavoro: Ferrari, con due posizioni aperte nella Top 10, e due altre posizioni nella Top 50, è l’azienda più ambita dove lavorare in Italia, e in generale, le grandi aziende italiane risultano i luoghi preferiti dai professionisti del nostro paese per una nuova esperienza lavorativa

Quindi, analizzando nel dettaglio la classifica dei LinkedIn Most Viewed Jobs 2018, al primo posto troviamo l’offerta di Ferrari, che nel 2018 era alla ricerca di un/a giovane ambizioso/a da formare come Ingegnere Meccanico (Mechanical Engineering Internship). Al secondo posto c’è la RAI, che nel periodo a cavallo tra maggio e giugno cercava aspiranti Impiegati e Assistenti ai Programmi. In terza posizione un altro annuncio per lavoratori alle prime armi, con BPER Banca alla ricerca di Profili Junior da inserire in organico (e rispetto al 2017 questo è l’unico annuncio del mondo banking /finance nella Top10). Appena fuori dal podio ancora la RAI, con la posizione per Internal Audit, seguita da Ferrovie dello Stato, ricercatissima per una posizione di Assistente direttore dei lavori. Fuori dalla Top5 ci sono una posizione per assistente in ambito Risorse Umane (HR Assistant) in Esselunga, al settimo posto GUCCI che ritorna in classifica con la ricerca di Events Assistant e all’ottavo ancora Ferrari, che dopo le vacanze estive era alla ricerca di un/a Retail Marketing Specialist. Gli ultimi due lavori con più candidati in Italia secondo LinkedIn sono stati nel 2018 un Architetto per lo Studio Fuksas e un Area Manager per BMW, unico brand non italiano nella Top 10.
I lavori più ricercati dagli italiani: posizioni “junior” in grandi aziende nazionali
Se l’insieme delle prime posizioni aperte in Italia nel 2018 dimostra chiaramente l’interesse dei giovani lavoratori italiani, considerando le posizioni “entry level” dei primi 8 posti della classifica, per le grandi aziende del nostro paese (a dispetto dei trend degli ultimi anni che hanno portato le preferenze verso brand internazionali consolidati) questa tendenza si consolida ancora di più prendendo in esame tante altre posizioni aperte allargando lo sguardo alla Top 50, con i ricercatissimi job post di altri marchi italiani di rilievo come Intesa Sanpaolo (alla ricerca di un Business Analyst, al 17mo posto), Campari (con il job post per Assistant Brand Manager al 19mo posto), Luxottica (con Creative Team: Editorial Strategist al 24mo posto), Eataly (con Event & Communication Manager al 27mo posto) e Ferrero (con una posizione aperta di Junior Brand Manager al 29mo posto).

Idee
21/01/2019

Organizzare il tempo può fare la differenza tra lavorare sempre in emergenza, sotto stress, rincorrendo le scadenze, con bassa produttività e poca progettualità ed essere invece sempre in pieno controllo delle cose da fare, avere il giusto tempo per farle al meglio e sapere quando staccare e dedicarsi ad altro, senza essere rincorsi dal pensiero del lavoro. Il che non è solo un vantaggio per l’azienda ma lo è soprattutto per se stessi.

Certo, per molti l’idea di pianificare ogni ora può sembrare eccessiva, e preferiscono lasciare che sia il lavoro a organizzare il proprio tempo. Eppure esempi come quelli dei grandi manager e imprenditori (per esempio Jeff Bezos di Amazon di cui abbiamo parlato qui) e il successo di App e strumenti per il time management (certificato per esempio dalla classifica delle Best of 2018 di Apple) dicono che probabilmente è quella la strada migliore per conquistare produttività e work-life balance.
Come organizzare il tempo al lavoro
Organizzare il tempo al lavoro significa vivere il tempo in prima persona e non subirlo involontariamente: è questa la prima grande differenza da capire e fare propria. Avere una agenda precisa non significa non avere tempo libero o flessibilità, significa decidere come trascorrere il tempo, di lavoro e fuori dal lavoro. Organizzare il tempo al lavoro significa partire dall’obiettivo che si vuole raggiungere (fare una presentazione, redigere un business plan, archiviare documenti), avere una idea chiara di quanto tempo ci vuole e, soprattutto, non farsi distrarre da altri stimoli. Quello è l’obiettivo, quella è la strada da percorrere, quello è il tempo che ci vuole, altre cose non sono contemplate in quello spazio del proprio lavoro.
Distinguere tra importante e urgente
Distinguere tra importante e urgente è cruciale: una cosa che è da fare subito non significa che sia anche importante. Per esempio leggere le email è un compito che si svolge subito al mattino, quando si accende il computer, che è giusto che sia prioritario ma non è detto che sia importante, in particolare rispondere subito. Come arrivare a capire cosa è importante e cosa urgente? Cominciando a tenere un diario di come si impiega il proprio tempo. Possono bastare pochi mesi per arrivare a capire le cose urgenti, quelle importanti, quelle da fare in prima persona, quelle da delegare e quelle da ignorare. Fare ordine permette di eliminare il superfluo e le perdite di tempo.
Stabilire delle priorità
Stabilire delle priorità non riguarda solo il lavoro. Una priorità può essere la famiglia, i figli, lo sport, un hobby, e a troppe persone, troppo spesso, capita di dimenticarlo: si torna a casa che i figli già dormono perché c’è stato un imprevisto; non si fa sport perché quel giorno c’era un urgenza in ufficio; si tralasciano gli hobby perché il lavoro assorbe tutto il tempo. Questa è una strada senza uscita che porta a stress, frustrazione, insoddisfazione, bassa produttività. Avere un programma rigoroso per il proprio calendario lavorativo non significa tralasciare il resto: famiglia, sport, hobby possono e devono essere delle proprità anche rispetto alla propria agenda.
Metti tutto nella lista
Nella propria agenda ci deve quindi essere spazio per tutto: le cose importanti di lavoro e le priorità, le cose di routine e lo spazio per quelle strategiche, e anche un ’bout di flessibilità per gestire le urgenze. Avere una agenda quotidiana, settimanale, mensile e annuale precisa, con margini di flessibilità, permette di non essere mai in affanno, di dominare il tempo, e di averne per sé.

Ufficio
16/01/2019

Qui alla Viking poniamo sempre molta attenzione a coltivare gli aspetti ludici e creativi, coscienti che il benessere del lavoratore è un aspetto fondamentale per migliorare gli aspetti relazionali, la qualità del lavoro e anche le performance. Tra le opere d’arte più recenti realizzate nei nostri uffici merita una menzione particolare il murale dedicato al mitico personaggio dei videogiochi Super Mario creato utilizzando solamente post-it. 

Secondo una nuova ricerca ben il 75% degli italiani può godere di opere d’arte in ufficio. L’arte offre una serie di vantaggi legati, ad esempio, al miglioramento della creatività e alla riduzione dello stress. Abbiamo voluto esplorare quali forme d’arte le aziende in Italia utilizzano per arricchire i propri ambienti di lavoro e quali sono quelle che i lavoratori vorrebbero vedere maggiormente. 

Per fare luce su questi aspetti abbiamo svolto un sondaggio in diversi paesi europei utilizzando per la precisione dei campioni di lavoratori così suddivisi: 1.500 in Gran Bretagna, 500 in Italia, 500 in Austria, 1000 nei Paesi Bassi e 1000 in Germania, per un totale di 4500 lavoratori Europei.  

Obbiettivo dell’iniziativa, oltre ad analizzare la situazione attuale sulla presenza di opere d’arte negli uffici attraverso il sondaggio, era anche quello di commissionare, collaborando con accademie e artisti, la realizzazione di creazioni artistiche utilizzando prevalentemente materiale da ufficio come carta per fotocopie, penne, graffette, cartucce per stampanti e tutto ciò che si può comunemente trovare su una scrivania. 

Vediamo di seguito i risultati emersi per l’Italia e l’interessante confronto di alcuni dati tra Italia e altri Paesi.

IL VALORE DELL’ARTE PER L’AZIENDA 
L’arte, in variegate espressioni artistiche, ha preso piede in tempi recenti anche nelle imprese italiane e i primi studi effettuati a riguardo mostrano che l’arte fa bene al business contribuendo a migliorare le performance degli indicatori economico-finanziari e a dare un’immagine positiva di un’azienda ai potenziali clienti e futuri dipendenti. 

I benefici dell’arte in azienda non si limitano tuttavia al solo aspetto economico e finanziario ma sono ascrivibili anche all’ambito psicologico e al benessere della persona contribuendo a motivare e coltivare la creatività e la socialità. 

In Italia, il 90% degli intervistati ritiene che l’arte debba essere rappresentata in tutti i posti di lavoro. Questo dato si mostra consistente anche negli altri Paesi tra cui la Gran Bretagna dove il 54% ritiene importante che ogni luogo di lavoro disponga di rappresentazioni artistiche per i propri dipendenti. Anche nei Paesi bassi, dove questa percentuale è tra le più basse, il dato indica che circa metà dei lavoratori (47,6%) è d’accordo con i colleghi europei.  

Il motivo per cui i lavoratori tengono molto ad avere delle forme d’arte in ufficio risiede negli effetti a queste attribuiti. L’83% pensa che l’arte riduca lo stress sul luogo di lavoro (contro il 47% dei Paesi Bassi) e il 79% ritiene che l’arte aumenti il livello di felicità (rispetto alla percentuale più bassa segnata anche in questo caso nei Paesi Bassi,46,8%) e infine ben l’81% è d’accordo che l’arte stimoli la produttività e creatività.  

Il legame con la riduzione dello stress è molto importante considerando che questo influisce pesantemente sulle performance lavorative. Uno studio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro dal titolo “Healthy Workplaces Manage Stress” pubblicato nel 2014 parla di un lavoratore europeo su quattro affetto da stress, elemento che influisce negativamente sulla salute e che rappresenta quindi un problema rilevante anche per l’azienda stessa. 
GLI ITALIANI SANNO RICONOSCERE LE OPERE D’ARTE? 
In Italia l’arte è particolarmente apprezzata e ciò è sicuramente dovuto alla grande tradizione artistica del nostro Paese. Abbiamo chiesto agli intervistati di abbinare un’immagine al relativo artista e i risultati mostrano che i lavoratori italiani e quelli olandesi sono i più virtuosi. In Italia, un dipinto di Kandinskij è stato abbinato correttamente da circa il 25,8% dei rispondenti (contro il 12,7% della Gran Bretagna), Cezanne dal 24,4% e Munch dal 55,4%.  

In generale i lavoratori italiani riconoscono i benefici dell’arte molto più dei lavoratori dei restanti Paesi presi in considerazione. Infatti, le percentuali di rispondenti che concordano sulle ricadute benefiche delle forme d’arte sul luogo di lavoro sono sempre le più alte in Italia mentre toccano il minimo nei Paesi Bassi.  

LA SITUAZIONE ATTUALE IN EUROPA 
Nonostante questo chiaro segnale dell’importanza che l’arte in ufficio ha per i lavoratori, vi sono degli ostacoli da parte dell’azienda ad investire maggiormente in opere d’arte. 

IL 37% dei rispondenti ritiene che il proprio datore di lavoro non dia la giusta importanza alle forme d’arte in ufficio e secondo il 48,6% le limitazioni ad investire in forme d’arte provengono da restrizioni di budget.  

Le piccole aziende (meno di 50 dipendenti) fanno più fatica ad investire in questa direzione, mentre le aziende più grandi sono più virtuose nonostante una su 4, tra quelle con più di 250 dipendenti, non disponga di nessuna forma d’arte.  

Considerando tutti i Paesi, l’Italia si piazza al primo posto come percentuale di lavoratori che dispongono di almeno una forma d’arte in ufficio dato che solo il 24,8% dei rispondenti dichiara di non averne alcuna sul proprio luogo di lavoro. In questo senso, la Gran Bretagna si ferma a circa due terzi degli intervistati e l’Austria si piazza sul gradino più basso con il 43% dei rispondenti che dichiara di non avere forme d’arte sul lavoro. 
CHE TIPO DI ARTE È LA PREFERITA? 
Dalla nostra indagine emerge che le forme d’arte che vanno per la maggiore negli uffici italiani sono quelle considerate classiche come la fotografia (presente per il 49% degli intervistati), la pittura (36,20%) e le stampe (41,80%). 

Queste forme d’arte ottengono le percentuali più elevate anche negli altri Paesi in cui è stata eseguita l’indagine. Il risultato è particolarmente incoraggiante per quelle aziende che volessero incrementare o iniziare ad utilizzare delle forme d’arte per arricchire l’ambiente di lavoro. L’utilizzo di stampe, dipinti o fotografie è infatti più immediato e meno dispendioso rispetto all’utilizzo di atre tipologie come ad esempio scultura o arte murale.  

Rispetto alle tipologie e stili che i lavoratori vorrebbero vedere maggiormente in ufficio, la pittura e la fotografia ottengono le percentuali più alte nonostante siano già largamente impiegate. Mentre lo stile d’arte più richiesto è quello contemporaneo (45,6%). 

Negli altri Paesi la fotografia è il tipo di arte più richiesto (Austria 44%, Germania 49,3% e Paesi Bassi 34,5%) mentre per gli stili abbiamo una prevalenza dello stile umoristico in Austria, classico in Germania, contemporaneo in Austria e Gran Bretagna. 

In Italia i soggetti favoriti sono i giardini (33%), i paesaggi costieri (35%) e quelli alpini (31,2%). Il nostro Paese è, per altro, quello con più varietà per quanto riguarda gli interessi artistici facendo segnare le percentuali di preferenze più elevate su una grande varietà di stili. 
L’OPERA D’ARTE DI VIKING ITALIA
Sulla base dei risultati emersi Viking ha commissionato un’opera d’arte da poter appendere in ufficio. L’idea è nata come un pezzo che può effettivamente essere utilizzato dai lavoratori, oltre che ammirato nella sua bellezza. Essendo l’opera studiata per un ufficio italiano, ci siamo attenuti ai risultati del sondaggio e perciò abbiamo scelto di creare un paesaggio marittimo di un tipico paesino costiero italiano. L’artista italo-spagnola Patrizia Perera ha reso il tutto possibile grazie alla sua creatività e al suo occhio esperto.  

Patrizia, nata in Spagna, la sua educazione artistica e la sua vita si sono alternate tra spagna e Italia. Laureata in belle arti, specializzata in pittura, attualmente Patrizia alterna tra la sua casa in Italia e in Portogallo dove crea progetti artistici di pittura e disegno in entrambi i paesi. 

Il quadro chiamato “Costa del Castello” è un progetto ispirato alla tipica costa italiana. Le strade costiere in Italia sono famose per una ricca gamma cromatica e conosciute tra le coste più belle d’Europa. L’artista ha tratto ispirazione dagli innumerevoli viaggi estivi al mare e dai colori, ricreando con la sua memoria un paesaggio estivo, caldo e accogliente.  

Patrizia ha utilizzato soltanto articoli di cancelleria disponibili sul sito Viking e ha voluto lasciare libera la metà superiore della “tela” – o meglio “bacheca” – così da rendere l’opera non solo esteticamente bella ma anche realmente utilizzabile. Il risultato è un bellissimo quadro in 3D composto da carta, bacheca di sughero, colori di evidenziatori e luci fatte con correttori a nastro. Di seguito le immagini step by step del quadro.

 
UNO SGUARDO AGLI ALTRI PAESI EUROPEI
Come già citato questa indagine è stata svolta in altri 5 paesi Europei ed altrettante opere d’arte sono state effettuate da artisti locali. Tutte rigorosamente create utilizzando cancelleria d’ufficio ecco di seguito i pezzi finiti delle altre nazioni.  
INGHILTERRA 
I risultati inglesi hanno evidenziato una preferenza per opere rappresentanti animali e in forma di pittura. Di seguito il risultato finale. 

AUSTRIA 
Gli austriaci prediligono un quadro umoristico e leggero, con forme geometriche e animali. Ecco cosa è venuto fuori. 

OLANDA 
Gli olandesi invece preferiscono un’opera più astratta, composta da materiali riciclati. Il risultato è una futuristica spiaggia. 

GERMANIA  
Infine, la Germania sogna il mare. Un mare blu, bagnanti sotto il sole ed un aereo all’orizzonte sono gli elementi principali di questo pezzo.  

Vuoi raccontarci della tua esperienza? Hai un esempio virtuoso di valorizzazione di forme d’arte in ufficio che conosci e che vuoi portare alla nostra attenzione? Scrivici sulla pagina Facebook Viking Italia. 

 

Notizie
15/01/2019

Se state cercando il miglior Paese dove andare a lavorare nel 2019 c’è una classifica ad hoc stilata da una indagine della banca internazionale HSBC intervistando 22mila persone intenzionate a migliorare le proprie condizioni di lavoro (e non solo lo stipendio).
Il miglior Paese dove andare a lavorare
Quindi, se si tratta di condizioni di lavoro in generale, che riguardano produttività ed efficienza, ma anche equilibrio vita-lavoro, un fattore sempre più importante in particolare per i Millenials, e ancora un miglioramento salarialee, per il 70% degli intervistati il miglior Paese dove andare a lavorare è la Germania. Già, la Germania ha superato sia Svizzera che Svezia, ai primi posti nella classifica 2017, con la Svezia che rimane prima per quanto riguarda la miglior cultura del lavoro (cose come non leggere le mail di lavoro nel weekend, riduzione e abolizione del divario di genere, etc). Un aspetto che ha fatto premiare la Germania? La forte regolamentazione del mercato del lavoro e la sensazione di sicurezza del posto di lavoro dichiarata dal 73% dei lavoratori tedeschi intervistati.
Il miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più
Se invece siete alla ricerca del miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più bisogna guardare fuori dall’Europa, al Paese secondo classificato che è il Bahrain dove il 77% dei lavoratori interpellati ha dichiarato di aver sensibilmente e notevolmente migliorato le proprie condizioni salariali. Un’alternativa? Il Regno Unito, anche se ora con le incertezze legate alla Brexit non è detto che continuerà a essere una meta accessibile.

Idee
15/01/2019

Quali sono le 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro? Si tenderebbe a pensare in termini di competenze specifiche per il ruolo che di potrebbe ricoprire, oppure l’esperienza, o ancora qualcosa che riguarda il momento del colloquio con i responsabili delle risorse umane. E invece da un vademecum messo a punto da Linkedin, il social network professionale che mette in contatto chi cerca e chi offre lavoro, le 5 abilità più ricercate da chi offre lavoro sono tutte soft skill. Niente a che vedere quindi con le competenze tecniche specifiche, in particolare quelle dei lavori che saranno più disponibili nei prossimi anni, ma abilità personali trasversali, che non riguardano il percorso di studi e formazione ma che si hanno oppure si possono acquisire con esperienza e formazione specifica.
Le 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro
Vediamo allora queste 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro tali da farsi notare, e preferire, in sede di colloquio di lavoro a parità o meno di esperienza e competenze specifiche.
Creatività
Non solo e non tanto nei lavori che con la creatività per forza di cose hanno a che fare, ma anche in quelli più tecnici la creatività, intesa come capacità di trovare soluzioni efficaci, è una caratteristica sempre più ricercata. Soprattutto in un mondo lavorativo e professionale sempre più indirizzato verso l’automazione.
Capacità di persuasione
Vale per i venditori, vale per i responsabili marketing, ma vale anche per i manager e i team leader: non basta più avere un buon prodotto, un’ottimo sistema, una organizzazione impeccabile ma occorre anche saper convincere clienti, fornitori, collaboratori, capi e stakeholder della bontà di quanto si propone.
Collaborazione
In un mondo sempre più interconnesso, complicato e stratificato, saper collaborare anche al di fuori delle proprie strette competenze è una virtù molto apprezzata. Le aziende non ragionano più a compartimenti stagni e il networking (appunto: Linkedin) e il lavoro collaborativo sono qualità imprescindibili.
Adattabilità
Il mondo, e il lavoro, cambiano a grande velocità. Ciò che funziona oggi non funziona più domani, e la storia del business è piena di esempi di aziende leader che sono cadute in disgrazia nel giro di pochi anni. I datori di lavoro, i responsabili HR, cercano gente adattabile, veloce di pensiero, capace di rispondere in modo efficace e positivo ai repentini cambiamenti.
Gestione del tempo
Non è una novità ma una conferma: il time management, o il saper utilizzare al meglio il proprio tempo, rispettando le scadenze ed evitando i lavori dell’ultimo momento, sono una qualità sempre valida e che, nel caso, si può anche apprendere tramite corsi specifici.