Idee
05/02/2020

Staccare la spina nel weekend non è né semplice né scontato. Anzi, c’è tutta una narrazione (dal celeberrimo “in ferie da cosa?” di Sergio Marchionne alle 100 ore di lavoro a settimana di Elon Musk, patron di Tesla) secondo la quale lavorare tanto, lavorare sempre, non staccare mai è cosa buona e giusta. Forse lo è per il patrimonio (ma sulla bilancia bisogna sempre mettere pro e contro) ma di sicuro non lo è per la salute, fisica e mentale. E se la salute fisica è quella che manda i segnali più inequivocabili, quella mentale è invece più subdola: l’ansia da lavoro nasce come senso del dovere, si trasforma in abitudine che riempie i vuoti e finisce per diventare un surrogato di altri aspetti della vita di una persona, dagli affetti alle passioni. Il risultato? Un tracollo psicofisico fatto a vari livelli di ansia, depressione, senso di colpa e inadeguatezza, umore instabile, aggressività oltre a seri rischi di ipertensione e altre malattie correlate (secondo l’American Heart Association chi lavora oltre 49 ore a settimana ha il 70% in più di probabilità di sviluppare malattie correlate al lavoro). Che fare quindi per staccare la spina nel weekend e riuscire davvero a rilassarsi?
Come staccare la spina nel weekend e riuscire davvero a rilassarsi?
A staccare la spina nel weekend si può (re)imparare. Tutto sta nel non aver paura di dover per forza di cose riempire il vuoto. E ci si può arrivare con un vero e proprio allenamento. È un ’bout come le tabelle di allenamento di chi va in palestra o corre: si fissano dei momenti e degli obiettivi inderogabili, e si comincia da quello e dalla (ri)scoperta di alcune passioni e/o buone abitudini. Può essere la passeggiata con il cane il sabato mattina, all’inizio del weekend. Può essere un momento di gioco con i figli. Può essere programmare 1 weekend a intervalli regolari (1 al mese?) fuori porta, alla scoperta di qualcosa che stimola corpo e mente (turismo del vino, turismo termale, mostre d’arte, eventi sportivi). Dal breve/vicino al lungo/lontano la scelta è soggettiva, ed è il segnale ciò che conta davvero: mi prendo del tempo per me e quel tempo è esclusivo. Per riuscirci occorre però essere non solo rigorosi ma anche tassativi: smartphone, email, telefonate di lavoro, chat e tutto quanto ci tiene agganciati al lavoro vanno in stand by, per qualche ora o per tutto il weekend. È una questione di igiene ed ecologia mentale: a meno che non si salvino vite umane, bisogna imparare che il mondo non dipende esclusivamente da noi, e se anche spegniamo il telefono per tutto il sabato mattina sono più i benefici – per noi e per chi lavora con noi – che le conseguenze negative. E come il lavoro chiama lavoro, così anche il relax chiama il relax e pian piano si imparerà di nuovo a dedicare tempo di qualità tanto al business quanto a se stessi.

Idee
31/01/2020

Ci si preoccupa sempre molto dell’inquinamento fuori dalla porta di casa e dell’ufficio, e spesso si finisce a dimenticare che anche tra le quattro mura di un edificio si possono nascondere degli agenti in grado di provocare allergie e infiammazioni.
L’inquinamento in ufficio
Per esempio gli uffici, con tutti i Pc, le stampanti, gli smartphone e i dispositivi elettronici sempre accesi sono un concentrato di onde elettromagnetiche. Oppure di agenti chimici, come quelli usati per l’igiene e la disinfezione, o quelli utilizzati per il funzionamento di alcuni macchinari.
I rimedi delle piante
Per fortuna ancora una volta bastano pochi semplici gesti naturali per rendere l’ufficio più gradevole e anche un ’bout più sano. Per esempio la tillandsia è una piccola pianta da appartamento in grado di assorbire le radiazioni elettromagnetiche degli apparecchi elettronici, e non necessità di particolari attenzioni. L’aloe vera invece, quella che si trova in numerose creme di bellezza, ha invece la capacità di assorbire alcune sostanze chimiche che si trovano comunemente nei detergenti, lasciandone quindi intatto il potere pulente ma limitandone il potere allergenico verso le persone. E se c’è bisogno di filtrare e ossigenare l’aria l’azalea è quello che ci vuole, purché sia posizionata in un ambiente molto luminoso: basta un piccolo vaso che permette anche di rendere più gradevole l’ufficio.

Ufficio
29/01/2020

Prendere l’influenza in ufficio è quasi inevitabile: molte persone che frequentano lo stesso ambiente per molte ore al giorno, spesso senza ricircolo di aria dall’esterno, venendo a contatto con gli stessi oggetti come stampanti, scrivanie, maniglie e macchinette del caffè, sono le condizioni ideali per il proliferare dei virus influenzali. Con in più un’aggravante; che spesso, per la pressione indotta dal dover essere presenti anche se malati, si viene in ufficio comunque e si moltiplicano le probabilità che altri siano contagiati dall’influenza.
Come non prendere l’influenza in ufficio
Ci sono alcuni comportamenti che si possono mettere in atto dall’autunno alla primavera per cercare di non ammalarsi in ufficio.
Stare a casa con i primi sintomi dell’influenza
Se il capo non capisce, lo capirà e apprezzerà: stare a casa con i primi sintomi dell’influenza e lavorare da remoto, in modalità smart working, è la miglior cosa che si possa fare per evitare il proliferare dell’influenza in ufficio. Evitare di essere la fonte del contagio riduce il rischio di trasmissione agli altri ed è un vantaggio, e non un costo, per l’azienda.
Come non prendere l’influenza in ufficio: lavare spesso le mani
Le mani sono la primaria fonte di diffusione di germi, batteri e virus: durante il giorno toccano di tutto, dai copriwater a tastiere e mouse, dalle scrivanie alle mani di altre persone e innumerevoli oggetti che passano di mano in mano. Per evitare di prendere l’influenza o di contagiare i colleghi è bene lavarsi spesso le mani: si può andare in bagno, oppure utilizzare igienizzanti in flacone, pratici da tenere accanto a sé sulla scrivania.
Influenza in ufficio: evitare la promiscuità
Evitare la promiscuità è il miglior modo per abbassare il rischio di prendere l’influenza in ufficio: usare sempre e solo la propria penna per scrivere (ed evitare di metterla in bocca…), non utilizzare tazze o bicchieri comuni dell’area ristoro, pulirsi le mani dopo aver utilizzato strumenti di uso comune come le stampanti, portarsi eventualmente la propria bottiglia di acqua se non c’è un distributore comune sono tutti piccoli accorgimenti che evitano la promiscuità e abbassano il rischio di prendere l’influenza.
Curare l’igiene e mantenere pulito
Curare l’igiene e mantenere pulito il posto di lavoro è un altro prerequisito per evitare la diffusione di germi, batteri e virus ed evitare di prendere l’influenza in ufficio. Se la pulizia è effettuata giornalmente si può stare relativamente tranquilli, ma se questo non avviene dotarsi di prodotti per una rapida pulizia della propria scrivania e di computer, tastiere, mouse ed eventualmente delle parti comuni (in molti uffici esiste una zona ristoro con tavolo e suppellettili di uso comune) può essere un piccolo impegno che preserva dal rischio influenza.

Idee
27/01/2020

Il mal di testa, o cefalea, colpisce ben 1 italiano su 4 sul posto di lavoro: lo dicono i dati di una ricerca dell’Unità di Medicina del Lavoro dell’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia, pubblicata sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia.

Il mal di testa colpisce infatti il 25 percento della popolazione in età lavorativa, tra i 25 e i 55 anni, in particolare le donne (1 su 5 contro il 6 percento degli uomini) spesso con conseguenze pesanti sull’attività professionale e sulla qualità della vita: al 15% dei lavoratori capita infatti di dover tornare a casa e assentarsi dal lavoro, il calo della produttività è calcolato in circa il 35%, con un impatto di circa 420 euro a testa di perdite economiche da mal di testa (la sola emicrania in Europa costa ogni anno ben 27 bilioni di euro).

Ora, se spesso “per le donne i motivi sono legati alle variabili fisiologiche dovute al ciclo mestruale” (Giuseppe Taino dell’Unità di Medicina del Lavoro dell’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia, autore dello studio), ci sono anche numerosi fattori ambientali legati al luogo di lavoro che possono influire in modo negativo sull’insorgenza del mal di testa: per esempio la postazione di lavoro, la posizione di testa, collo e schiena, la luce e i rumori eccessivi, gli sbalzi di temperatura e non ultimo il benessere psicologico generale messo a dura prova dallo stress correlato al lavoro.

Idee
24/01/2020

Sono bastati pochi secondi del primo episodio della nuova serie targata Disney, The Mandalorian, per fare impazzire tutto il web per gli occhioni di Baby Yoda. Nel giro di poche ore dall’uscita della serie negli Stati Uniti, il piccolo (letteralmente, The Child), è diventato infatti un fenomeno pop.

Nessuno sa ancora molto su di lui (è il figlio di Yoda? Sarà forse un clone?) ma, di sicuro, è impossibile resistergli.

Nemmeno noi di Viking siamo rimasti immuni al suo fascino. In attesa del lancio di Disney+ per vederlo in azione sugli schermi, abbiamo deciso di celebrare a modo nostro l’adorabile esserino verde. Armati di scala e Post-it, abbiamo ricreato il piccolo Yoda avvolto nel suo cappottino, in versione gigante su una delle pareti dell’ufficio.
Fase 1: progetto
Qui alla Viking vantiamo un nutrito gruppo di fan di Guerre Stellari, che non aspetta altro che l’occasione per celebrare la propria saga preferita in maniera creativa.
Infatti, in passato, abbiamo già realizzato una serie di murales ispirati ai personaggi di Star Wars e uno Stormtrooper composto da 30.000 puntine. Questa volta, per rendere le cose un po’ più interessanti, abbiamo deciso di dare vita al nostro murale e renderlo animato. Come? Muovendo qualche Post-it qua e là e fotografando ogni step, siamo riusciti a creare una GIF del piccolo Yoda che beve dalla sua tazza!
La fase di preparazione è sempre cruciale. Ovviamente, non potevamo che rappresentare Baby Yoda avvolto nel suo cappottino marrone mentre sorseggia dalla tazza, così com’è diventato famoso sul web.

Innanzitutto, la parete prescelta è stata accuratamente misurata per calcolare il numero di Post-it necessari per la realizzazione dell’opera d’arte. In seguito, attenendoci al progetto grafico (riportato di seguito), abbiamo dato inizio ai lavori, assicurandoci che ogni pixel sullo schermo corrispondesse a un Post-it nella realtà.

Fase 2: Creazione
Il ritratto di Baby Yoda è stato realizzato attaccando alla parete un totale di 1317 Post-it, lavoro svolto da 12 colleghi che si sono alternati per un totale di 7.5 ore. I Post-it sono stati posizionati partendo dalla fila inferiore e progredendo verso l’alto, fino a completare l’adorabile testolina di Baby Yoda con le sue lunghe orecchie. Un po’ come tutti, ci siamo subito innamorati degli adorabili occhioni del piccolo; abbiamo quindi deciso di renderli il centro del nostro ritratto. D’altronde, è proprio il suo dolcissimo sguardo ad averlo reso un fenomeno virale online.Il processo creativo non è stato però privo di insidie. I Post-it neri, in particolare, ci hanno dato parecchio filo da torcere. Forse a causa dell’elevata temperatura nella stanza, abbiamo faticato un bel po’ per farli rimanere attaccati alla parete. Ma con la Forza dalla nostra parte, siamo riusciti a completare il progetto in tempi record. Potete vedere Baby Yoda prendere vita (letteralmente!) qui sotto.

Ovviamente, dopo aver ammirato per un po’ la nostra creazione, abbiamo rimosso i Post-it dalla parete e li abbiamo riutilizzati al loro scopo originale. Nulla sprecato andare deve!

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Anche voi siete impazziti per l’adorabile Baby Yoda? Fatecelo sapere sulla nostra pagina Facebook Viking Italia #VikingBabyYoda.

Idee
22/01/2020

Sedersi correttamente alla scrivania può davvero fare la differenza in fatto di comfort e salute. Ore e ore passate alla scrivania, davanti al monitor di un computer, e poi la sera, o col tempo, si comincia a soffrire di mal di schiena e cervicale. Sono le moderne malattie professionali, che costano dolori a chi ne soffre e perdite economiche ai datori di lavoro. Con l’inquietante prospettiva di modificare per sempre la nostra postura. Ma starne alla larga è tutto sommato semplice: basta sedersi nel modo corretto, rispettando alcune indicazioni circa la postura sulla poltrona da ufficio, e le distanze e altezze degli strumenti informatici.

Ecco le principali raccomandazioni:

Appoggiare l’osso sacro allo schienale della sedia, mantenere il rachide ben allineato con la testa allineata al collo – in pratica mantenere la schiena dritta – e appoggiare i piedi a terra con le ginocchia che formano un angolo a 90°.
Appoggiare i gomiti alla scrivania, la cui altezza dovrebbe essere regolabile in un range tra i 65 e gli 80 cm per permettere il posizionamento degli avambracci e dei polsi tale da mantenere le spalle rilassate.
Secondo le indicazioni normative tecniche lo spazio per le gambe sotto il tavolo deve essere almeno di 70 cm in larghezza e 60 in profondità all’altezza delle ginocchia e 80 cm per i piedi.
Anche le dimensioni della sedia contano: il piano di seduta deve essere compreso tra i 40 e i 50 cm di larghezza e dai 38 ai 42 cm di profondità, e l’altezza regolabile dai 38 ai 50 cm. Anche lo schienale deve essere regolabile, in altezza (tar i 20 e i 40 cm) e in inclinazione (tra i 90° e i 110°).
Per evitare torsioni del busto la sedia deve essere girevole, con un basamento a 5 razze più ampio del sedile, per questioni di sicurezza.
Lo schermo o monitor del computer deve essere posizionato a una distanza tra i 35 e i 60 cm dagli occhi dell’operatore, e il raggio visivo che parte dall’occhio dell’operatore e si dirige verso il basso e verso lo schermo deve formare un angolo con l’orizzonte di 15°/20°.

Ufficio
20/01/2020

Mettere in ordine l’ufficio è un ’bout come la tela di Penelope: ciò che si riesce a fare di giorno sembra disfarsi la notte, e la scrivania non è mai davvero in ordine come vorremmo. Siamo da poco tornati dalle vacanze, l’ufficio era perfetto, pulito, con tutti i documenti in ordine e le scrivanie sgombre, come è giusto lasciarlo prima di assentarsi per qualche giorno, ma poi dopo una settimana è di nuovo tornato il solito caos. Caos che diminuisce la produttività (quanto tempo si perde a cercare fogli, faldoni e cartellette finite chissà dove?) e rende meno gradevoli le ore passate sul luogo di lavoro.

Certo, ci sarà sempre qualcuno che sostiene che il caos e il disordine sono creativi, ma a meno che non si lavori in un ambito davvero creativo, un ’bout di ordine aiuta a vivere meglio le giornate in ufficio (e poi c’è sempre chi sostiene che i disordinati sono inaffidabili…).

Ma come fare a mentenere in ordine l’ufficio? Si può provare il metodo (infallibile) di Marie Kondo, quello giapponese delle 5S, o più semplicemente provare a rendere il nostro spazio di lavoro bello, gradevole e famigliare ai propri occhi.

Dal punto di vista pratico i consigli si sprecano, come questi. Ma poi si può acquistare qualche quadro o pannello decorativo, sostituendo la vecchia scomoda sedia con una ergonomica e dai colori che mettono il buon umore, procurandosi un deodorante per ambiente o allestendo un piccolo corner per le brevi pause tra un impegno e l’altro.

Detto dell’hardware, si può fare qualcosa anche per il software: per esempio isolandosi dal rumore ascoltando della musica direttamente dal computer, oppure prendendo piccole pause per fare qualche facile esercizio di allungamento che migliora la postura e scaccia lo stress.

Insomma, prendersi cura di sé e dell’ambiente di lavoro è il modo migliore per evitare che il caos abbia il sopravvento e trasformare l’ufficio in un posto gradevole, ordinato ed efficiente.

Notizie
17/01/2020

Fare impresa, ed essere protagonisti nel mercato del lavoro in modo indipendente, è già difficile per sé. Se poi ci si mette anche il gender gap, che esiste de è concreto in fatto di differenze per quanto riguarda retribuzioni, ruoli apicali e possibilità di carriera, le cose si complicano ancor più per le donne che vogliono fare impresa. Ma non tutto il mondo è uguale e ci sono Paesi più favorevoli di altri per l’imprenditoria femminile. A stabilirlo, su basi oggettive, è il terzo Index of Women Entrepreneurs di Mastercard.
Index of Women Entrepreneurs di Mastercard: dove ci sono le condizioni migliori per le donne imprenditrici
L’Index of Women Entrepreneurs di Mastercard stabilisce dove ci sono le condizioni migliori per le donne imprenditrici sulla base di dati e criteri oggettivi di organizzazioni come l’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite, l’Unesco e il Global Entrepreneurship Monitor, che riguardano la presenza di imprenditrici in 58 mercati (e che rappresentano l80% della forza lavoro femminile mondiale)

Sono stati considerati:

i risultati sull’avanzamento di carriera delle donne;
il patrimonio di conoscenze e l’accesso finanziario, inclusa dunque la capacità di garantire finanziamenti;
i fattori a sostegno dell’imprenditoria femminile.

“Ciò che è chiaro attraverso questa ricerca è che la disuguaglianza di genere continua a persistere in tutto il mondo, sebbene si manifesti in modi diversi. Anche nei mercati con le condizioni imprenditoriali più promettenti, l’imprenditoria femminile non ha raggiunto il suo pieno potenziale. Questa emarginazione ostacola l’empowerment delle donne socialmente, professionalmente, economicamente e politicamente – a scapito della società nel suo insieme.” ha dichiarato Julienne Loh, Executive Vice President, Enterprise Partnerships, Asia Pacific, Mastercard
I Paesi per donne che vogliono fare impresa
Ciò che emerge è che le donne hanno livelli di partecipazione imprenditoriale più alti nei mercati aperti e vivaci caratterizzati da sostegno alle PMI e facilità di fare affari. In particolare nei primi 20 Paesi per donne che vogliono fare impresa, per l’80% si tratta di economie ad alto reddito con condizioni imprenditoriali fortemente favorevoli: Stati Uniti in primis (70,3 su un totale di 100 punti), seguiti da Nuova Zelanda (70,2), Canada (69), Israele (68,4), Irlanda (67,7), Taiwan (66,2), Svizzera (65,8), Singapore (65,6), Regno Unito (65,6), Polonia (65,1) e Filippine (65.1).

Se tra i Pesi che hanno avuto i miglioramenti più marcai c’è in testa la Francia (+ 22 punti rispetto all’edizione precedente) e se in fondo alla classifica ci sono Paesi come Egitto, Bangladesh, Algeria e Arabia Saudita, dove le donne non trovano le condizioni favorevoli per fare impresa, l’Italia si trova purtroppo quasi sul fondo della classifica, al 45° posto del Mastercard Index of Women Entrepreneurs.

Notizie
14/01/2020

C’è un post diventato enormemente virale su LInkedin negli ultimi mesi e che parla delle stupide regole della selezione del personale: l’ha scritto Natasha Bowman, fondatrice di una società di recruiting a New York, e ha ottenuto oltre 250mila condivisioni e più di 8mila commenti, anche da utenti italiani.

Il succo del post di Bowman? Eccolo:

“Possiamo per favore buttare tutte quelle stupide supposizioni e regole che abbiamo creato nella nostra testa su ciò che una persona deve essere, sembrare, avere fatto, e fare, per avere successo?”,

“Ho assunto un candidato con quattro figli. Era il più dedito alla carriera. Uno che non mi ha stretto la mano in modo deciso. Era il migliore impiegato. Uno che non aveva la laurea ma era intelligente, creativo, innovativo. Un candidato che da giovane ha avuto precedenti penali, uno con più di 60 anni, che mi ha insegnato alcuni trucchi su Excel che uso ancora oggi”

Insomma, quelle che tutti dicono essere le regole infallibili da osservare quando si affronta una candidatura e/o un colloquio per un posto di lavoro – scrivere un CV impeccabile, gestire il proprio linguaggio del corpo, avere un passato immacolato e un futuro radioso – non sarebbero poi così infallibili. Anzi, forse nemmeno importanti. O meglio: secondo Bowman sarebbero proprio da rivedere. E voi cosa ne pensate?