Idee
31/12/2019

In un precedente articolo, ti abbiamo fornito qualche consiglio su cosa fare per ritrovare lo slancio al lavoro e affrontare le giornate lavorative con maggiore energia in quei periodi in cui ci sentiamo più stanchi e demotivati. Come abbiamo visto, le cause possono essere molteplici: dai troppi straordinari a difficoltà inerenti al progetto specifico che stiamo gestendo. A volte però, può essere arrivato il momento di prendere una decisione netta e provare a cambiare lavoro, magari anche settore. Uno degli aspetti che forse può incutere maggior timore in tal senso è l’assenza di esperienza in un ambito del tutto nuovo, oppure come mettere in risalto determinate qualità quando non ci manca l’esperienza lavorativa ma nemmeno agli altri candidati. È qui che entrano in gioco le competenze trasferibili!
Cosa sono le competenze trasferibili?
Le competenze trasferibili sono una serie di qualità e abilità che possono essere applicate a diversi ruoli e settori. Non sono specifiche di una sola posizione, ma vengono generalmente acquisite attraverso l’esperienza nella copertura di diversi ruoli o con formazione mirata. Si tratta, ad esempio, di capacità di leadership, competenze comunicative o di gestione del tempo. Molto spesso derivano anche dal carattere e dalle esperienze personali che abbiamo vissuto. Non sono però normalmente il frutto di percorsi educativi o istruzione: nessuno ha mai ricevuto un diploma in organizzazione! A volte sottovalutate, rappresentano però un’arma potentissima che, se sfruttata al meglio, può tornarci molto utile se cambiamo lavoro, e soprattutto se desideriamo inserirci in un settore nuovo.
Come mettere in risalto le competenze trasferibili nel CV
Se desideri candidarti per un annuncio di lavoro specifico, leggendo con attenzione la descrizione lavorativa, riuscirai a identificare le competenze trasferibili più pertinenti per la posizione in questione. Anche qualora tu ti candidassi spontaneamente, dovrai metterle in risalto sul curriculum da inviare al potenziale datore di lavoro. Nel CV, vi sono diverse sezioni in cui puoi decidere di inserire le competenze trasferibili: nell’obiettivo lavorativo, nell’esperienza maturata o come elenco a parte. Nell’obiettivo lavorativo – la sezione riepilogativa generalmente presente nella parte iniziale del CV – potrai inserire la tua competenza trasferibile principale: ad esempio, “project manager con 10 anni di esperienza, dotato di solide capacità comunicative sviluppate grazie al completamento di progetti con il coinvolgimento di diversi team”. Nella parte riservata all’esperienza maturata, è importante includere non solo le mansioni lavorative di cui eri responsabile ma anche le competenze in cui spiccavi maggiormente, sottolineate da esempi concreti e risultati ottenuti. Anche un elenco a parte, all’inizio o al termine del curriculum, può essere un modo efficace per mettere in risalto le tue competenze trasferibili più solide. L’importante è che siano sostenute da esempi e in linea con la descrizione dell’eventuale annuncio di lavoro per un CV a prova di distruggi documenti.

Le competenze trasferibili nella lettera di candidatura
Anche qui, è bene tenere a mente la descrizione lavorativa del ruolo per cui stai facendo domanda o se è una candidatura spontanea quella che stai inviando, rifletti attentamente sulle competenze trasferibili da te maturate e utilizzane due o tre tra quelle più versatili – come la comunicazione, le capacità interpersonali, di gestione, di organizzazione o di risoluzione dei problemi. Ricordati sempre di fornire esempi concreti di risultati raggiunti: ad esempio, “grazie a un’attenta organizzazione e gestione del team, il progetto è stato correttamente consegnato nonostante le tempistiche ristrette richieste dal cliente”. Rispetto al CV infatti, la lettera di candidatura offre la possibilità di scendere maggiormente nel dettaglio e raccontare in modo più diretto e personale alcune delle esperienze maturate.
Le competenze trasferibili durante un colloquio
I colloqui rappresentano una reale opportunità per mostrare le nostre competenze trasferibili e spesso sono proprio la sede in cui ci vengono richieste sotto forma di “domande trabocchetto” per sapere come ci comporteremmo in determinati scenari ipotetici. In vista del colloquio, sempre facendo attenzione alla descrizione del ruolo in questione, è bene prepararsi con esempi di competenze trasferibili da fornire all’intervistatore in risposta ad alcune domande specifiche: ad esempio, se nel curriculum che ha sotto mano abbiamo optato per un elenco, avremo l’occasione per spiegare in quali circostanze le abbiamo sviluppate e come le abbiamo sfruttate per raggiungere un determinato obiettivo.

Esempi di competenze trasferibili quando si cambia lavoro
Come abbiamo visto, queste competenze rappresentano un potenziale asso nella manica per cambiare settore nel caso in cui ci manchi una solida esperienza lavorativa nel campo. La comunicazione, ad esempio, può essere sviluppata in lavori d’ufficio in cui vi è un alto scambio di email, ma anche in lavori di redazione testi o nel settore dell’istruzione per comunicare con studenti e genitori. Anche nel campo del marketing, la comunicazione è essenziale con tutte le parti chiamate in causa nella realizzazione di campagne efficaci.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto qualche consiglio per utilizzare al meglio le competenze trasferibili. Ne hai altri che vorresti condividere? Comunicaceli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

 

Idee
23/12/2019

Altro che demodé, lo scrapbooking è ancora e sempre più diffuso, alla faccia delle foto fatte con gli smartphone, degli e-ticket e delle condivisioni social. Scrapbooking, o scrapbook, non è altro che l’arte, o l’hobby, di ritagliare e conservare ricordi – di viaggio, di vita, dei figli, del proprio lavoro – all’interno di un vero e proprio diario. In fondo non serve poi molto, basta un quaderno, magari di quelli con copertina rigida, e poi la fantasia e la voglia di incollare o appiccicare biglietti aerei, ritagli di giornale, foto stampate, frasi, citazioni, ricordi e memorabilia della propria vita. La versione originale degli scrapbook risale all’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento, quando nobili, borghesi e anche la nascente classe operaia cominciò a conservare i ricordi di una vita, sulla falsariga dei libri degli ospiti medievali, dove i viandanti scrivevano il proprio nome, la data e il motivo della visita nelle locande lungo il cammino.

Lo scrapbboking non è altro che una raccolta di ephemera, frammenti di un discorso di vita che non avrebbero alcun valore reale se non per se stessi, e ha una lunga e alta tradizione dietro di sé: il primo scrapbooker davvero famoso fu Thomas Jefferson, terzo Presidente degli Stati Uniti, ma anche Mark Twain e Grace Kelly dedicavano tempo e attenzioni ai loro quaderni di vita.

Dedicarsi allo scrapboking e scrivere a mano è anche un ottimo modo per dimenticare lo stress, tenere allenata la mente, dedicarsi a un’attività manuale e in qualche modo meditare: la ricetta perfetta contro il logorio della vita moderna che vuole tutto e subito.

Ufficio
18/12/2019

Una tradizione irrinunciabile: la festa di Natale in ufficio, con i colleghi o presso clienti e fornitori, è un passaggio obbligato di ogni periodo natalizio. Ma per fare in modo che gli auguri siano un momento piacevole e senza imbarazzi è bene osservare alcune regole di bon ton.
4 regole di galateo per le feste di Natale in ufficio
Organizzate una festa veloce. Nonostante la frequentazione quotidiana, non sempre negli uffici c’è confidenza e vera amicizia tra colleghi. E lo stesso può dirsi con collaboratori e clienti. Quindi per evitare momenti di imbarazzo è bene organizzare solo un veloce rinfresco, tra la mezz’ora e l’ora: il tempo di scambiarsi gli auguri e tornare ai propri impegni.

Meglio verso il tardo pomeriggio. L’approssimarsi delle feste rende le attività lavorative sempre più concitate, ed è bene evitare che gli auguri si dilunghino troppo. Un breve rinfresco verso la metà del pomeriggio, in tempo utile per non spezzare la giornata lavorativa e lasciare il tempo a tutti di finire i propri compiti e ‘timbrare il cartellino’ senza dare l’impressione di scappare dalla festa è il momento ideale per il party di Natale in ufficio.

Niente discorsi. No, quelli si lasciano per la convention aziendale: bastano due parole sincere di buon Natale e felice anno nuovo, e i discorsi sugli obiettivi di fatturato dell’anno a venire si lasciano nel cassetto della scrivania fino al rientro dalle vacanze.

Niente regali personali o costosi. A Natale un pacchettino è d’obbligo, ma è bene rimanere neutri, senza scatenare pettegolezzi o dietrologie. La strategia migliore è quella di chiedere, nell’invito alla festa, di prevedere un piccolo dono da estrarre a sorte: niente di troppo personale, vanno benissimo cioccolatini, biscotti artigianali oppure piccoli presenti il cui ricavato va in beneficenza.

Uncategorised
17/12/2019

È lunedì mattina, suona la sveglia e all’idea che il weekend sia ufficialmente terminato per iniziare un’altra settimana lavorativa, vorresti spegnere la sveglia e girarti dall’altra parte. Prima o poi, a tutti è capitato di sentirsi così, di attraversare momenti di stallo, di scarsa motivazione dove per eseguire le stesse attività lavorative ci impieghiamo molto di più, con la sensazione di un prosciugamento progressivo dell’energia. Ti sarà anche capitato, invece, di trascorrere intere giornate, se non mesi, a svolgere compiti in assoluta semplicità passando da un progetto all’altro senza fatica con un’elevata produttività, in armonia e con quel pizzico di divertimento. Quando cadiamo nel primo esempio, cosa possiamo fare per ritornare al secondo e, come una stampante laser con un toner del tutto nuovo, ritrovare quello slancio necessario per le nostre giornate in ufficio?
Scopri il motivo
Innanzitutto, è essenziale ricordarsi che sentirsi così è un pensiero normalissimo che succede a tutti. L’importante è capirne il motivo. Magari, hai lavorato sodo facendo molti straordinari o c’è un aspetto del progetto che stai gestendo che ti turba particolarmente: alcune persone hanno infatti una naturale predisposizione per le presentazioni, mentre altre adorano i dettagli di un foglio di calcolo. Può essere che il problema risieda nella vita privata e che si rifletta sul lavoro oppure si è verificato un cambiamento in azienda a cui ti devi ancora abituare. Qualsiasi sia la causa, è fondamentale individuarla per poter intraprendere le giuste azioni per gestirla al meglio e ritrovare quella scintilla che ti fa essere soddisfatto e produttivo al lavoro. Parlane anche con persone fidate o con il capo, se necessario: osserverai la situazione da un punto di vista diverso, con il distacco necessario per riacquistare la visione del quadro d’insieme. A volte, siamo come giocattoli a carica: continuiamo a sbattere contro lo stesso muro senza renderci conto che la porta aperta è di fianco a noi!
Pianifica il tempo come se fosse un budget finanziario
Come per le risorse finanziarie, è importante pianificare anche il tempo a nostra disposizione. Se questo aspetto è essenziale per portare a compimento i progetti lavorativi, lo è altrettanto per la gestione del nostro tempo – e benessere – personale. Pensiamo, ad esempio, a quando ci troviamo a fare parecchie ore di straordinario: se la situazione si protrae per un certo periodo, non è facile mantenere la giusta motivazione e livelli alti di energia. Può capitare infatti di sentirci esausti con il solo desiderio di tornare a casa per buttarci sul divano. Stabilendo un piano per le ore da dedicare al lavoro, a se stessi, al riposo e a qualunque altra attività a cui vogliamo dedicarci, avremo una guida che potremo seguire nei momenti più lenti e di stallo.

L’importanza degli hobby
Dopo un periodo piuttosto stressante, è fondamentale ricaricarsi magari prendendo qualche giorno di ferie, cogliendo l’occasione per un weekend fuori porta ad esempio che, oltre a rompere la routine, ci permetterà di distrarre la mente e riacquistare le giuste energie per rifocalizzarci a dovere. Anche dedicarci a un’attività che ci appassiona o intraprendere un hobby del tutto nuovo può sprigionare la carica e l’entusiasmo che ci ridoneranno produttività in ufficio. Distraendo infatti la mente con qualcosa di nuovo da fare dopo il lavoro, ci consentirà di riesaminare ciò per cui nutriamo stanchezza rinnovandone la passione iniziale. In un precedente articolo, abbiamo visto come un hobby può stimolare il lavoro in ufficio e diventare un modo per sviluppare una competenza da applicare quindi in ambito professionale. Nel caso dello sport, potrà inoltre mantenerci in forma evitando le brutte abitudini associate ai momenti di blocco ed essere un valido alleato nel promuovere il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Al bando la negatività
Nei momenti di maggiore stanchezza, è facile credere a quella vocina che abbiamo dentro e che si rivolge a noi in un modo che mai adotteremmo con il nostro migliore amico. È importantissimo mantenere un dialogo interno positivo, analizzando la situazione dall’esterno come se ce la raccontasse una persona a noi cara. In questo modo, avremo una prospettiva più realistica, una visione migliore del percorso che vogliamo intraprendere e dei passi concreti da realizzare per riacquistare la giusta energia. Se ad esempio ci capita di confrontarci con gli altri in maniera negativa, è giusto ricordarsi che ogni persona ha le proprie qualità e punti di forza – sul lavoro come nella vita personale. Se è la paura a fermarci, è giusto dare spazio al coraggio di provare. Per mantenerci produttivi in ufficio, è sempre fondamentale ascoltare il dialogo interno, lasciando affiorare quello positivo.

Flusso naturale
Concludiamo l’articolo proponendoti una tecnica per ritrovare quello slancio necessario a garantirti produttività al lavoro. Come suggerito in uno dei precedenti paragrafi, è possibile che il momento di stallo sia dovuto ad attività lavorative che non rientrano nel tuo flusso naturale, ossia in quei compiti per cui nutri una reale passione e predisposizione. Crea due elenchi: uno per le attività che ti rallentano e bloccano; uno per le mansioni che ti infondono più energia. Focalizzati sulla seconda lista e dedica il maggior tempo possibile a questi compiti; mentre per la prima, cerca di esternalizzare o riassegnare l’attività.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto interessanti spunti di riflessione per recuperare la produttività nei momenti di blocco sul lavoro. Hai altri consigli che vorresti condividere? Comunicaceli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
16/12/2019

Si fa ma non si dice. Oppure non si può ma si fa. Il tema è l’amore (o il sesso) ai tempi del lavoro, cioè con colleghi e colleghe. Si è sempre fatto, e stando a un’inchiesta di Career Builder addirittura il 41% dei lavoratori ha avuto una storia con un collega / una collega, e non necessariamente una storia clandestina dato che in un caso su 3 queste relazioni sarebbero finite in matrimonio. Ma oggi sono tempi diversi, tempi di #metoo e gender equity e quello che una volta era un semplice divieto per lo più aggirato oggi sta diventando una vera e propria politica di gestione delle relazioni al lavoro. Per esempio Facebook e Alphabet di Google che, come spiegano al Wall Street Journal hanno implementato delle vere e proprie “dating policy”. Vuoi chiedere a una collega un collega di uscire? Prego, non c’è problema, ma se la risposta è no rassegnati e non insistere. È la politica del «one strike and you’re out», un tentativo e sei fuori, perché se ci riprovi sei già nell’area della molestia, con tutto quello che ne consegue.

In Italia le cose sono un ’bout diverse, e solo il 5% delle aziende vieta espressamente le relazioni tra colleghi (anche se poi c’è l’invidia, il pettegolezzo, la riprovazione e tutto quanto rende una relazione tra colleghi, ufficiale o meno, inappropriata). Di fatto anche per l’amore ai tempi del lavoro sarebbe il caso di seguire qualche regola di bon ton, galateo e buonsenso come queste, anche nel caso di fantasie irrefrenabili e di istinti implacabili. In Italia (e in Europa in generale, dove le regole della privacy sono comuni) probabilmente non si arriverà mai a codificazioni così stringenti come quelle di McDonald’s USA (dove sono considerate cattiva condotta le barzellette con riferimenti erotici) ma è indubbio che dagli ambienti più internazionali in giù la sensibilità sta cambiando e con essa anche l’amore ai tempi del lavoro.

Ufficio
12/12/2019

Dicembre, inevitabilmente e invariabilmente, è il mese delle feste di Natale: prima della grande festa in famiglia ci sono quelle con gli amici, con quelli che frequentano il centro fitness, quelle della scuola dei figli, quelle delle attività sportive dei figli, quelle dell’associazione di volontariato e chissà quanti altri incontri per scambiarsi gli auguri. Ma soprattutto c’è lei, la festa di Natale con i colleghi d’ufficio.

Un momento di festa che può diventare una buona occasione per rinsaldare legami e allargare il network delle conoscenze in azienda, oppure un boomerang di gaffe e imbarazzi dal quale voler fuggire il prima possibile. E allora ecco le regole per sopravvivere al party di Natale con i colleghi (e qualche buon consiglio per rendere la serata almeno utile).

> Leggi anche: Il galateo della festa di Natale in ufficio
Cogliere l’occasione per fare nuove conoscenze
Fondamentale: non c’è situazione più o meno informale migliore del party aziendale per entrare in contatto con persone di altri dipartimenti che potrebbero allargare il network di contatti in azienda e aiutare negli sviluppi di carriera. Quindi meglio uscire dal solito cerchio di conoscenze e – senza aggressività – fare nuove conoscenze. Per esempio al buffet, oppure al bar se la festa è in un locale affittato, o in ogni situazione si possa attaccare bottone in tutto relax.

> Leggi anche: Facebook entra in ufficio dalla porta principale
Mantenere la calma quando la situazione diventa grottesca
Sì, alla fine il direttore marketing vorrà sicuramente replicare la sua esibizione a cappella di qualche grande classico. La situazione è senza dubbio imbarazzante, ma prima di fare commenti o lasciarsi andare a manifestazioni pubbliche di disapprovazione meglio mantenere la calma: son solo pochi minuti e prima o poi tutto passa.

> Leggi anche: Le frasi da non dire mai al capo (per non farlo arrabbiare)
Non essere monomaniacali
OK son colleghi di lavoro, ok è il party aziendale, ma insomma per una volta i problemi e le cose da fare in ufficio possono anche rimanere sullo sfondo. Il party aziendale di Natale non è l’occasione per lavorare ancora qualche ora ma per rilassarsi, divertirsi e fare team building.
Vestirsi a festa
Se lo scambio degli auguri avviene in azienda al termine di un giorno lavorativo c’è poco da fare, ma se il boss ha prenotato il ristorante o un locale meglio, molto meglio vestirsi in ghingheri per l’occasione. Basta poco per essere diversi da quelli che i colleghi vedono tutti i giorni, e anche il capo apprezzerà il vostro impegno. Basta non esagerare con cappelli da Babbo Natale o barbe finte.
Fare i complimenti
Sì, soprattutto le colleghe sfrutteranno l’occasione per sfoderare qualche abito particolarmente accattivante. Fare finta di niente è un boomerang, meglio concedersi a qualche complimento pacato. Son tutti punti bonus guadagnati.

> Leggi anche: Pro e contro dei pettegolezzi in ufficio
Fare dei regalini
Sì, perché no? Basta un piccolo gesto, purché non sia anonimo: in fondo con i colleghi si passano 8 (o più) ore al giorno a stretto contatto di gomito, e dimostrare di conoscerli abbastanza bene da fare un regalo mirato è senza dubbio un punto a proprio favore.

> Leggi anche: Come scrivere un biglietto d’auguri davvero emozionante

Ufficio
12/12/2019

ABBIAMO CREATO UN LABIRINTO FESTIVO IN UFFICIO 
Noi di Viking crediamo che il posto di lavoro debba essere un luogo divertente e stimolante. Ecco perché abbiamo precedentemente installato un gigantesco drago di carta per celebrare l’uscita della nuova stagione di Game of Thrones. Per la nostra ultima creazione, abbiamo voluto portare le cose al livello successivo e fare qualcosa di veramente strabiliante: abbiamo trasformato il nostro ufficio in un labirinto di scatole di cartone giganti! Per la nostra ultima creazione, abbiamo voluto portare le cose al livello successivo e fare qualcosa di veramente strabiliante: abbiamo trasformato il nostro ufficio in un labirinto di scatole di cartone giganti! Abbiamo pensato che fosse il modo ideale per mantgenere alto il morale dei colleghi durante il lungo e buio inverno. 

Come con il drago, abbiamo deciso di mantenere questo progetto completamente segreto per dare al nostro staff una bella sorpresa quando sono arrivati per il lavoro il lunedì mattina. La sfida? Basta organizzare 1152 scatole di cartone in ufficio e costruire un labirinto gigante nel corso di un fine settimana! 

  
LA PIANIFICAZIONE  
Abbiamo deciso di dare al nostro labirinto il tema di Winter Wonderland, contribuendo allo spirito di festa. Nelle settimane precedenti l’inizio della costruzione, ci siamo messi al lavoro per misurare il nostro ufficio di 247 metri quadrati e pianificare il layout perfetto per il labirinto. Una volta che il nostro designer è riuscito sapientemente a creare una planimetria per il labirinto, abbiamo iniziato a scegliere le decorazioni. 

Non volevamo che il nostro labirinto assomigliasse semplicemente a un magazzino di cartone, quindi questo significava che le decorazioni erano la parte più importante! Il tutto ha richiesto un’attenta pianificazione e molta creatività. Alla fine, abbiamo addirittura trasformato una delle nostre sale riunioni in una gigante piscina di palline, costruendo capanne di tronchi bavaresi sopra le scrivanie, trasformando un’area in una foresta incantata e una grotta di ghiaccio, oltre a trasformare una delle scrivanie del nostro team in un laboratorio di elfi.  

  
LA COSTRUZIONE 
Costruire il nostro labirinto Winter Wonderland in scatole di cartone è stato un compito impegnativo! Ci sono volute 12 persone oltre 10 ore durante il fine settimana per preparare e impilare le scatole nella posizione perfetta per dare vita al nostro labirinto. Per la nostra sala riunioni con le palline, abbiamo portato in 31.000 palline bianche e d’argento per creare l’illusione di un’enorme vallata di neve, con uno sfondo alpino per creare davvero la scena. Le nostre cabine di tronchi bavaresi sono state costruite con ancora più scatole di cartone, complete di camini e neve finta sul tetto per quell’atmosfera invernale accogliente. 

I membri del nostro team in segreto hanno speso ore di duro lavoro per la costruzione di alberi giganti di cartone, facendo pupazzi di neve con scatole, caminetti falsi da istallare accanto ai faldoni sulle scrivanie e un gigantesco polo nord per il labirinto. I piccoli dettagli erano tutti molto importanti, così abbiamo fatto in modo che ci fossero un sacco di luci fiabesche appese, palle di neve sparse in giro e dolcetti e bastoncini di zucchero. Il risultato è stato un labirinto in tema Natalizio veramente incredibile! E i nostri colleghi ancora non sapevano nulla… 

  
LA GRANDE RIVELAZIONE 
Arrivati a lavoro il lunedì mattina, i nostri colleghi non potevano credere ai loro occhi! Seguendo il cartello “Entry” fuori dal labirinto, la loro avventura nel Paese delle Meraviglie Invernali è iniziata e hanno avuto il compito di cercare di arrivare verso le loro scrivanie senza perdersi tra le intricate strade natalizie – accompagnati da alcune delle nostre canzoni festive preferite, ovviamente! Si sono divertiti un sacco, hanno sbagliato strada e molti si sono lanciati nella piscina di palline per giocare.  

Abbiamo avuto dei meeting nella piscina e sono tutti finiti con una battaglia a palle di neve!  Nonostante l’ilarità, il nostro team ha scoperto che la loro creatività era davvero aiutata dall’ambiente circostante, aiutandoli ad aggiungere un ulteriore scintillio invernale nel loro lavoro quotidiano. Eventi come questi sono sempre fantastici per accendere la creatività e far interagire le persone e i diversi team! 

Il nostro labirinto di uffici è stato un grande successo e il nostro staff si è divertito un sacco! E non temete, le scatole sono state correttamente rimosse e donate per essere riutilizzate. Niente sprechi! 

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Speriamo che il nostro labirinto delle feste ti sia piaciuto! Cosa ne pensi? Raccontacelo sulla pagina Facebook Viking Italia e segui #VikingWonderland

Notizie
11/12/2019

La tecnologia sta cambiando l’orizzonte del lavoro, e in un futuro anche molto vicino saranno necessarie competenze e professioni che oggi possono anche non essere ancora immaginabili. A delineare i profili dei professionisti che serviranno nel futuro è ormai da qualche anno il rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal, che prende l’avvio da un doppio scenario. Il primo riguarda il naturale turnover della forza lavoro in Italia che, nonostante la bassa crescita economica, richiederà tra 5 anni oltre 3 milioni di nuovi professionisti. Il secondo riguarda invece la creazione di nuovi settori, come quelli della digital transformation e dell’ecosostenibilità, il cui fabbisogno professionale è oggi solo ipotizzabile ma sicuramente in crescita.
In quali settori serviranno i professionisti del futuro
Secondo il rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal laureati di alto profilo saranno richiesti soprattutto nei settori medico-sanitario, economico, ingegneria-architettura, giuridico e statistico mentre si tenderà a ricercare diplomati soprattutto nell’ambito dell’amministrazione, finanza e marketing, nell’industria e artigianato, e nel turismo. Laureati e diplomati si spartiranno il 60% delle nuove posizioni vacanti mentre il 30% sarà riservato alle professioni tecniche a diverso livello di specializzazione.
I professionisti del futuro dovranno avere competenze digitali
Discorso trasversale a tutte le professioni richieste da qui a 5 anni e oltre è quello delle competenze digitali, che saranno il tema ricorrente in tutte le ricerche di candidati nei prossimi anni. Accanto alle competenze digitali saranno valutate ancor più importanti le competenze relazionali.

Perché, come si legge nel rapporto:
lo sviluppo tech rende rapidamente obsolete le competenze tecniche apprese a scuola o durante l’università e richiede una forte integrazione con competenze trasversali (relazionali-cognitive-comunicative) quali il pensiero critico, la condivisione, la capacità di negoziazione, l’empatia e la cooperazione
I settori in cui saranno ricercati maggiormente i professionisti del futuro
Volendo quantificare le prospettive occupazionali nei settori in cui saranno ricercati maggiormente i professionisti del futuro, la digital transformation e l’ecosostenibilità saranno i grandi player del mercato del lavoro: serviranno tra i 275 mila e i 325 mila lavoratori con specifiche competenze matematiche e informatiche, digitali e social o relative agli sviluppi nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale o dei big data e delle tecnologie 4.0 e oltre mezzo milione di professionisti di business e tecnologia green.

Altre interessanti filiere dove si concentrerà la domanda futura di lavoro saranno il settore della “Salute e Benessere“, che cercherà tra i 361 mila e 407 mila lavoratori, prevalentemente in ambito medico-sanitario e assistenziale, dell’“Education e cultura”, che avrà bisogno di oltre 140 mila professionisti, e della “Meccatronica e robotica“, che potrebbe assumere fino a 86 mila lavoratori entro il 2023.
I profili professionali più richiesti tra laureati e diplomati
Nei prossimi cinque anni le Università italiane sforneranno meno laureati (circa 893.600 unità) di quanti ne serviranno effettivamente (tra le 959 mila e il milione). Poi però per per alcuni indirizzi di laurea ci sarà una maggiore richiesta di profili rispetto a quanti si attende usciranno dalle Università (per esempio nei settori medico-sanitario, economico, ingegneria-architettura, giuridico e statistico) mentre per i diplomati ci sarà un surplus di offerta, a esclusione di indirizzi come amministrazione-marketing, costruzioni, elettronica ed elettrotecnica.

Idee
10/12/2019

Lo smart working è una modalità di lavoro in forte crescita: secondo i dati del Global Workplace Analytics, dal 2005 a oggi la forza lavoro da remoto è aumentata del 140%, che è un numero notevole sia in termini percentuali che di conseguenza in numeri puri. Tuttavia lo smart working non è semplicemente lavorare da casa ed è sempre più una lavoro “agile” che riguarda molti aspetti, da quelli pratici e organizzativi a quelli di predisposizione personale dello smart worker, dei suoi colleghi, dei suoi capi e dell’azienda tutta. Certo ci sono vantaggi indubbi (banalmente risparmiare un giorno a settimana di pendolarismo, con spese di carburante, usura dell’auto, spese per i mezzi pubblici, pasti fuori casa, caffé compreso è un bel risparmio economico) e vantaggi indotti (un paio d’ore in meno al giorno per andare e tornare dal lavoro sono un paio d’ore in più da dedicare a se stessi o alla famiglia) ma nello smart working ci sono pro e contro da valutare attentamente. Per non trasformare il sogno di lavorare dalla spiaggia nell’incubo di non riuscire a lavorare o quello di lavorare continuamente.
Smart working: i Pro e Contro del lavoro agile
Risparmio economico individuale ma anche riduzione dei consumi, maggior produttività ma anche lavoro senza limiti, maggior indipendenza ma anche solitudine: lo smart working ha numerosi pro e contro, e molti aspetti hanno anche un rovescio della medaglia.
Smart working: un bel risparmio economico
Certo evitarsi almeno un giorno a settimana il viaggio di andata e ritorno verso l’ufficio, i pasti fuori e tutto quanto rappresenta un costo per lavorare è un bel risparmio individuale, che in alcuni casi può diventare anche di qualche migliaia di euro l’anno. Però è anche vero che quelli, a livello macroeconomico, diventano anche una riduzione dei consumi, perché per ogni caffè che non beviamo al bar c’è un barista che non emette uno scontrino corrispondente.
Smart working: meno inquinamento e intasamento
È evidente: meno persone che si spostano da casa al luogo di lavoro, e viceversa, significano anche minor intasamento di strade e mezzi pubblici e minor inquinamento. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: lavorare da casa significa consumare elettricità, tenere acceso il riscaldamento in inverno o l’aria condizionata in estate, e a livello di macro dimensioni anche questo è da soppesare con attenzione.
Smart working: non basta un bel computer
La visione più ingenua dello smart working è quella secondo la quale basta un bel computer e il gioco è fatto. Non è così: un bel computer senza una connessione stabile e potente è come un motore senza benzina, e nel nostro Paese sono ancora molti i centri non raggiunti dalla fibra ottica o almeno dalla banda larga, senza le quali lavorare da casa può diventare un calvario.
Smart working: solitudine vs team work
C’è chi, alle prime esperienze di smart working, si sente inevitabilmente solo e abbandonato, abituato com’è a stare in mezzo ai colleghi, magari in un open space. È un salto mentale non da poco e non banale, per il quale serve anche opportuna formazione oltre che gli strumenti di comunicazione adeguati, come App di condivisione documenti e chat professionale.
Smart working: tempo libero vs over working
Il sogno è poter lavorare dalla spiaggia, o dalla casa di vacanza, potendo godere di un sacco di tempo libero. L’incubo di ritrovarsi a lavorare sempre, anche nelle ore che prima erano destinate al tragitto casa-lavoro o alla pausa pranzo, senza riuscire a organizzare il proprio tempo in funzione degli impegni professionali e dell’equilibrio vita-lavoro: non sono poche le storie di chi ha impiegato tempo prima di trovare la giusta routine per un soddisfacente smart working (secondo uno studio dell’Università di Cardiff, il 44% degli smart worker fatica a staccare dopo il lavoro rispetto al 38% del personale che lavora in luoghi fissi.)
Smart working o multitasking eccessivo?
Una cattiva gestione del tempo, degli spazi e dei limiti può trasformare i pro dello smart working nei contro di un multi tasking eccessivo: pensare che lavorare da casa sia il modo anche per fare la lavatrice, sistemare l’armadio, montare la libreria o portare la bici dal ciclista è il viatico più breve e diretto per non riuscire a fare bene praticamente nulla, saltellando continuamente da una cosa all’altra senza mai essere davvero concentrati in nulla.
Lo smart working non è lavorare in pigiama dal divano di casa
È la visione più banale e banalizzata dello smart working: lavorare in pigiama dal divano di casa. Certo magari non è necessario indossare l’abito da ufficio e mettere la cravatta, ma anche la forma è sostanza e sapersi ritagliare uno spazio fisico ben definito da riservare al tempo del lavoro, e darsi una routine come se si andasse in ufficio, sono i paletti necessari per non dimenticare che si sta lavorando davvero.