Notizie
04/09/2020

1 italiano su 2 teme che al lavoro non si rispettino le regole contro il Coronavirus: è la fotografia istantanea che emerge dal programma Workforce Confidence Index di Linkedin. IL WCI punta a raccogliere e raggruppare le preoccupazioni principali dei professionisti italiani durante la pandemia e le aspettative rispetto al dopo pandemia. E l’indagine quantitativa svolta tra il 13 e 26 luglio 2020 su un campione di 1000 professionisti tra i membri italiani restituisce una fotografia in bianco e nero.
Tre sono gli argomenti sondati dal Workforce Confidence Index di Linkedin: il ritorno in ufficio, la situazione finanziaria in termini di risparmi e reddito personale nel prossimo semestre e le prospettive di carriera. E se i professionisti italiani sono moderatamente fiduciosi in merito all’ottenere una nuova occupazione o mantenere quella attuale, ben diverso è il sentiment riguardo alle misure di sicurezza contro il Coronavirus al ritorno in ufficio o comunque a una modalità di lavoro non esclusivamente smart.

“Il Workforce Confidence Index è un’istantanea basata su un’indagine che coinvolge i membri di LinkedIn in tutta Italia, ai quali viene chiesto di condividere i loro sentimenti riguardo a lavoro, carriera e risorse finanziarie” afferma Marco Valsecchi – editor di LinkedIn – e continua “Sulla base dei risultati, possiamo osservare ancora una certa preoccupazione riguardo al rientro in ufficio, in quanto i professionisti temono che i loro colleghi non seguano le misure di sicurezza e le linee guida in vigore al loro ritorno. Inoltre, sulla base di questi risultati, notiamo che i professionisti italiani sono ancora moderatamente fiduciosi nella loro capacità di ottenere o mantenere un lavoro”.

Il 51% dei lavoratori italiani teme infatti che colleghi e clienti non rispettino rigorosamente le giuste misure di sicurezza e prevenzione del contagio, mentre il 26% prevede di dover attingere ai risparmi personali nei prossimi sei mesi. Durante lo stesso arco temporale, invece, circa 1 persona su 5 – il 19% degli intervistati – sostiene di andare incontro a una riduzione del reddito personale.

Notizie
01/09/2020

E così, faticosamente, è arrivato anche l’agognato momento del rientro a scuola. Dopo il lockdown, dopo le vacanze, con il 1° di settembre i primi studenti, insieme a insegnanti e personale non docente, hanno riaperto le scuole per i corsi di recupero. Un test parziale su misure igienico-sanitarie e comportamenti da tenere in vista del 14 settembre, giorno in cui avverrà il vero via alle lezioni (per buona parte delle Regioni, alcune stanno valutando o hanno già pensato a un posticipo).
Ovviamente non è un nuovo anno scolastico come tutti gli altri, perché tra distanziamento, mascherine, igiene personale e protocolli i dubbi e le incertezze regnano ancora sovrani. Ma per il momento – come emergenze dalle Q&A del Ministero dell’Istruzione, ci sono almeno 5 cose da sapere per il rientro a scuola ai tempi del COVID.

1. Mascherina sì o no?

No, in classe niente mascherina, a meno che non sia impossibile garantire il distanziamento fisico tra gli studenti (e questo lo decidono i dirigenti scolastici caso per caso). Diverso il discorso negli spazi comuni (corridoi, mense, etc) per i quali si attende una valutazione da parte del CTS. Secondo il Ministero mascherine e gel igienizzante dovrebbero essere forniti giornalmente a ogni studente e a tutto il personale.

2. Misurare la febbre?

Sì, a casa. Nel caso di temperatura corporea oltre i 37,5° si resta a casa (e i genitori informano prontamente pediatra o medico curante, che può richiedere il test diagnostico e informazione il dipartimento di prevenzione). Per il CTS misurare la temperatura a scuola (dentro o fuori) non è necessario.

3. Se c’è uno studente positivo (o sospetto?)

Si allerta il COVID manager d’istituto, che chiama i genitori, l’alunno indossa la mascherina e viene ospitato in una stanza dedicata, non da solo ma in compagnia di un adulto, rispettando le distanze di sicurezza. I genitori hanno ‘obbligo di avvisare il pediatra o medico curante e seguire la procedura di accertamento della positività. Nel caso l’alunno risultasse positivo si avvia la ricerca dei contatti e si sanifica la struttura scolastico nelle sole parti interessate.

4. Gli studenti positivi quando rientrano?

Dopo la guarigione clinica, cioè quando scompaiono i sintomi e ci sono due tamponi negativi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. In ogni caso i contatti stretti e a rischio contagio saranno posti in quarantena per 14 giorni. Quindi anche i compagni di classe e il personale scolastico? Dipende: sarà il Dipartimento di prevenzione a valutare se è il caso.

5. Con un alunno positivo si chiude la scuola?

Dipende. Anche in questo caso è il Dipartimento di prevenzione della Asl a decidere di volta in volta.

Notizie
27/08/2020

Non è quanto pesano le tasse in Italia per i contribuenti. È che ci vogliono 10 giorni per pagarle, 238 ore all’anno per espletare tutti gli adempimenti fiscali. E in questa classifica, che esce dell’ultimo rapporto Paying Taxes realizzato da PwC e riferito al 2018, l’Italia è sì prima in classifica. Ed è un primato che non piace, senza ombra di dubbio.
Riferendosi appunto al 2018, e considerando numero e tipologia di tasse da pagare, il rapporto Paying Taxes di PwC dice che: in Italia abbiamo 14 adempimenti fiscali da ottemperare, contro i 9 di Francia, Germania e UK (ma la media mondiale è 23), e questo comporta un impegno di 238 ore all’anno per i contribuenti italiani, appena sopra la media mondiale (237) e di molto sopra a quella europea (161) e comunque più che in Germania (218 ore), Francia (139) e UK (114, meno della metà di noi).
Se poi si devono correggere errori o ottenere rimborsi, apriti cielo: la cosiddetta post-compliance per le imprese italiane significa altre 42 ore di “lavoro” a favore del fisco, sopra la media mondiale (19,2) ed europea (7…). In Francia? 10 ore e mezza. Per dire. E se la media mondiale per ottenere un rimborso è di 27 settimane, in Italia ce ne vogliono 62!

Ufficio
25/08/2020

Il gel lavamani, insieme all’uso della mascherina e al distanziamento fisico, è tra le più efficaci misure di protezione dal Coronavirus e di contenimento del contagio da COVID-19. Ormai i dispenser di gel igienizzante si trovano praticamente ovunque: all’ingresso dei negozi e dei locali pubblici, negli uffici che hanno già riaperto a partire dalla Fase 2, negli ambienti di lavoro in generale e, da settembre, si troveranno anche nelle scuole, con il Ministero dell’Istruzione che ha garantito un rifornimento continuo a ogni istituto scolastico d’Italia. Tuttavia, benché ormai l’uso di gel per le mani e altri prodotti disinfettanti e antibatterici sia ormai diffuso, ci sono almeno 7 cose da sapere sulla loro composizione, sulla loro efficacia, sul modo corretto di utilizzarli e su come sceglierli.

1. Acqua e sapone sono comunque efficaci

Non perché acqua e sapone non hanno la dicitura “igienizzante” allora sono meno efficaci di un gel lavamani. Anzi: qualora possibile, lavare bene le mani, in modo approfondito e prolungato, con acqua e sapone, rimane ancora il miglior modo per eliminare germi e batteri e ridurre il rischio di contagio da Coronavirus.

2. Attenzione alla percentuale di alcol

Un gel igienizzante, per essere considerato davvero tale, deve avere una concentrazione di alcol tra il 60% e il 95%. Solo in questo caso, e solo se specificato in etichetta, il gel lavamani è in grado di eliminare germi, batteri e virus dalla pelle delle mani. L’alcol infatti, evaporando a contatto con l’aria, uccide gli agenti patogeni e li elimina dalla pelle.

3. La differenza tra gel igienizzante e presidi medici

Ci sono anche dei gel igienizzanti che sono però dei presidi medici chirurgici. Normalmente hanno percentuali di alcol superiori all’85% e contengono anche altri disinfettanti con funzione antisettica (germicidi e battericidi). Sono più costosi, si acquistano principalmente in farmacia, sono normalmente riservati all’uso medico ma non sono strettamente necessari. Un buon gel disinfettante con la giusta percentuale di alcool è già sufficiente.

4. Che tipo di alcol?

La dicitura standard dovrebbe essere alcol etilico denaturato, ma talvolta si trovano anche diciture come alcohol denat, isopropanolo, etanolo, 1-propanolo. Se la percentuale è superiore al 65% non cambia nulla, e l’efficacia è comunque assicurata.

5. Non usare il gel lavamani con le mani bagnate

Il gel lavamani igienizzante non è efficace con le mani bagnate. Quindi o si lavano le mani con acqua e sapone e poi si asciugano bene, oppure si usa il gel lavamani igienizzante con le mani asciutte. Il gel igienizzante non serve nemmeno per pulire le mani sporche (anche in questo caso nulla batte l’acqua e sapone) e soprattutto la sua efficacia decade se, dopo averlo applicato, si bagnano le mani.

6. Occhio ai prodotti “semplicemente” cosmetici

Prodotti con percentuale di alcol inferiore al 60% o con altri componenti dichiarati “igienizzanti”, anche di origine naturale, non sono veramente igienizzanti. Si tratta di preparati cosmetici, che possono pulire la pelle ma non igienizzarla, cioè non in grado di uccidere ed eliminare germi, batteri e virus, compreso il Coronavirus.

7. Serve solo per le mani

Il gel igienizzante è specifico per la pulizia delle mani. Quindi non è da usare su altre parti del corpo (viso, parti intime) né su superfici come la scrivania, la tastiera del computer, le maniglie delle porte.

Notizie
20/08/2020

Tra mascherine, gel e distanziamento come avverrà il ritorno a scuola? È la domanda che ormai si stanno facendo tutti i genitori con figli che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado al pensiero del 14 settembre, il D-Day per il back-to-school dopo oltre 6 mesi di didattica a distanza e vacanze.
Che il ritorno a scuola sia una priorità assoluta per il Paese lo stanno ormai ripetendo tutti, ma quello che non è ancora ben chiaro a genitori, insegnanti e personale non docente è come bisognerà comportarsi con mascherine, gel e distanziamento.

Il Comitato Tecnico Scientifico si è già espresso, per bocca del suo coordinatore Agostino Miozzo:
“Questa malattia ha imposto tre pilastri: il distanziamento, l’uso della mascherina e l’igiene. Sono indiscutibili e saranno validi per il mondo scolastico. Sopra i sei anni sarà richiesto, in Italia come in altri Paesi, che ci imponiamo l’uso della mascherina e il distanziamento. Poi ci saranno condizioni particolari, come l’uso se c’è un ragazzo non udente in classe, l’interrogazione, momenti del contesto locale che saranno valutati. L’indicazione però sarà: utilizziamo la mascherina perché è un importante strumento contro il virus”.
Poi sono uscite le linee guida del Ministero dell’Istruzione, in una apposita sezione del sito dove si trovano molte risposte alle molte domande che i genitori si pongono in questo periodo. Per esempio sulla didattica a distanza (opzione solo per le scuole secondarie di secondo grado e solo come didattica complementare e non esclusiva), sulla misurazione della febbre (da fare a casa, ogni mattina, e in caso di sintomi influenzali c’è l’obbligo di stare a casa), sugli ingressi scaglionati per evitare assembramenti (ogni scuola decide in autonomia, in base alle proprie condizioni), sui banchi monoposto (è una delle misure suggerite dal CTS, ma non è obbligatori comprare i banchi con le rotelle), sulla gestione delle mense (rimane, e ogni scuola dovrà organizzarla garantendo le condizioni di sicurezza in base alle proprie strutture) e sulla pulizia e igienizzazione degli ambienti.

Tuttavia alcune cose non sono ancora ben chiare: è notizia di ieri per esempio che le mascherine saranno distribuite gratis e quotidianamente così come il gel disinfettante sarà messo a disposizione dalle scuole ma a meno di un mese dal rientro a scuola la situazione non è ancora ufficialmente chiara.

Idee
07/08/2020

Lavorare ad agosto è sempre più un’opzione, e non solo in questo 2020 post lockdown e ancora prigioniero del Coronavirus. In effetti c’è chi ad Agosto non rinuncerebbe alle ferie per nulla al mondo, nonostante l’affollamento e i prezzi alti, e non ci ha rinunciato nemmeno quest’estate. Ma c’è anche chi invece le vacanze preferisce farle prima o dopo e passare agosto in ufficio. Oppure a casa a lavorare in smartworking. Anche perché ci sono degli indubbi vantaggi nel lavorare ad Agosto.

1. Ufficio (quasi) vuoto

Per qualcuno è una tristezza ma, dopo l’esplosione del COVID-19, per molti ha l’indubbio vantaggio di garantire il distanziamento sociale ed evitare gli assembramenti con tutte le conseguenze del caso, dalla mensa agli spazi comuni. E comunque per molti lavorare la settimana di ferragosto ha il vantaggio di favorire la concentrazione e ridurre il tempo perso.

2. Tutti in ferie

Potrebbe far scattare l’invidia, oppure dare il vantaggio di non essere tempestati di telefonate e mail con richieste che interrompono continuamente i propri compiti. Certo, bisogna avere i nervi saldi e non pensare che mentre si è davanti al computer c’è chi è sotto l’ombrellone o in montagna al fresco.

3. Maggior concentrazione

È la conseguenza dei due punti precedenti, ed è il motivo per cui molti manager cominciano a lavorare molto presto la mattina: potersi concentrare sui compiti strategici, concettuali e che richiedono maggior focalizzazione. E i mese in cui molti (se non quasi tutti) sono in vacanza è perfetto per togliersi un ’bout dalle incombenze quotidiane e pensare alle strategie. A maggior ragione in questo 2020, in cui sarà prima o poi necessaria una vera ripartenza.

4. Meno traffico

Già il traffico era calato per via dello smartworking, ma è indubbio che ad agosto c’è meno traffico nelle città. Il che si traduce in tempi ridotti per il tragitto casa – lavoro, meno stress, e più tempo a disposizione per sé, i propri hobby, lo sport e la famiglia.

5. Smart working

Lo smart working e il lavoro da remoto lo abbiamo imparato obtorto collo con il lockdown e l’esplosione dell’epidemia. Ma ora, se l’azienda lo prevede, vi si può ricorrere anche per lavorare ad agosto dalla villeggiatura, magari mentre la famiglia si gode la vacanza e in attesa di darsi il cambio nell’accudire i figli. E da questo punto di vista ha numerosi, indubbi vantaggi come si può leggere qui.

6. Più produttività

Se i colleghi sono diligenti e hanno lasciato tutto in ordine la produttività si impenna e si riuscirà a fare di più in meno tempo. Insomma, si innesca un circolo virtuoso, che può migliorare anche l’autostima.

7. Godersi la città

In agosto le città si svuotano, anche se questo da anni non significa più il cartello “Chiuso per Ferie” appeso ovunque. Ma questo è un agosto particolare, sono le vacanze del turismo di prossimità, e lavorare anche ad agosto può essere anche l’occasione per (ri)scoprire la propria città con occhi diversi o dedicarsi a piccole gite serali o nel weekend alla scoperta del proprio territorio.

Notizie
04/08/2020

Che il ritorno a scuola, in aula, ci sarà, l’hanno promesso tutti: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina. Quello che ancora non si è capito, che le famiglie e i genitori non hanno capito, è come sarà il ritorno a scuola. Cosa succederà il 14 settembre? Al netto di studi nuovi o vecchi sulla diffusione del Coronavirus tra i bambini e i giovani, Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi, dal Sole 24 Ore ha chiesto un «documento snello e prescrittivo sugli aspetti meramente sanitari», ma poi c’è l’autonomia scolastica, e molti presidi e dirigenti scolastici si sono già mossi, emanando circolari e informative alle famiglie con le prime, probabili e presumibili linee guida. Che riguardano la vita in aula ma anche fuori dalle aule, l’ingresso e l’uscita da scuola, i momenti che un tempo erano di condivisione – mensa, palestre, laboratori – e ciò che avviene anche prima dell’ingresso a scuola. E alcune cose si possono già prevedere.

1. Ingressi scaglionati

È il primo, prevedibile provvedimento per evitare gli assembramenti e gli affollamenti. Quell’aria di festa ma anche trafelata tipica di ogni ingresso di ogni scuola del mondo potrebbe diventare un ricordo: ingressi rigidamente scaglionati, ingressi separati laddove possibile, magari qualcuno a misurare la temperatura corporea (ma i sindacati dei collaboratori scolastici nicchiano e lo stesso CTS lo sconsiglia).

2. Distanza di 1 metro da bocca a bocca

Questa è l’indicazione per il tempo in aula e da qui è nato tutto il dibattito sui banchi monoposto, con le rotelle. Ma non è detto che i “banchi rotanti” basteranno, perché ci sono aule che consentono il distanziamento sociale anche con i banchi tradizionali e aule che non lo consentono nemmeno con i banchi ergonomici. E allora il dirigente scolastico potrebbe optare per i turni: difficile alla primaria, possibile alle medie, probabile alle superiori. L’alternativa? La DAD, didattica a distanza, che però con il ritorno a una pseudo normalità anche dei genitori in pochi vogliono.

3. Mascherina?

Sì, no, vediamo. Sì in ogni spazio comune e ogni momento “collettivo” (come l’ingresso e l’uscita, gli spostamenti dalle aule e così via); no in aula, al proprio posto, durante la didattica. Però il CTS ha detto “vediamo a fine agosto” e già molte scuole si sono premurate di comunicare che la mascherina bisognerà averla, e averne anche una di scorta.

4. Prof, posso andare in bagno?

Sarà una delle domande più temute dai docenti. Perché in bagno si potrà andare uno per volta (ma chi controlla?), perché bisognerà tenere la mascherina (ma chi controlla?), perché le finestre dovranno rimanere aperte per il ricircolo dell’aria (ma chi controlla?) e perché in teoria dovrebbero esserci bagni separati per chi viene dall’esterno (per esempio i genitori per i colloqui). Insomma, andare in bagno più che una scusa potrebbe essere un bel problema.

5. Igiene il più possibile

Dispenser, liquidi igienizzanti, gel sanificante, saponi e tutto quello che significa igiene e sicurezza: dovranno essere ovunque, nei bagni, nei corridoi, in aula, in mensa, in palestra, negli uffici amministrativi. L’igiene, insieme al distanziamento e alla protezione delle vie respiratorie, sembra essere una delle poche cose che funzionano per contenere il COVID-19.

6. E l’intervallo?

Potrebbe trasformarsi in una specie di “ora d’aria”, altro che nascondino, giochi con la palla, ce l’hai e altro. Permanendo la necessità di distanziamento sociale, di separazione dei gruppi e il divieto di assembramento, ciò che è plausibile è che l’intervallo diventi una passeggiata all’aperto mantenendo le distanze e indossando le mascherine. E sperando ovviamente nel bel tempo il più possibile.

7. E la mensa?

Altro problema enorme che dovranno affrontare le scuole (dopo che l’han già affrontato le aziende). C’è chi ha già detto che non sarà garantita, chi pensa a dilatare l’orario (ma rimane il problema di pulire e igienizzare i tavoli oltre a quello del cibo che si raffredda), e chi farà mangiare gli alunni in aula, con la distribuzione di lunch box. Di sicuro anche l’allegria confusionaria di ogni mensa scolastica che si rispetti sarà un lontano ricordo.

Notizie
31/07/2020

I bambini possono tornare a scuola? È la domanda che si fanno tutti, ma proprio tutti, i genitori. E se normalmente agosto era già periodo per pensare al back to school, con la corsa agli acquisti di ciò che serve per tornare in classe, in questo 2020 c’è una preoccupazione in più, quella legata al Coronavirus. Ma dopo i lunghi mesi di lockdown e didattica a distanza sembra che finalmente i ragazzi potranno tornare a scuola, nel senso di tornare in aula. E a dire che si può fare è una ricerca condotta da Science, tra le più autorevoli pubblicazioni scientifiche al mondo, che dice chiaramente che “i benefici della frequenza scolastica sembrano superare i rischi, almeno dove i tassi di infezione della comunità sono bassi”. Ora, in questo tragico frangente della pandemia da COVID-19 ogni Paese ha fatto i conti con la propria situazione: c’è chi ha chiuso tutto e subito come noi, c’è chi non ha mai chiuso – a Svezia per esempio – e chi ha chiuso e poi riaperto. Ed è proprio su quest’ultimi che si sono concentrati gli scienziati di Science, in particolare studiando le riaperture di Sud Africa, Finlandia e Israele. Il risultato? Che “con alcune modifiche alla routine quotidiana e nonostante qualche inevitabile focolaio” (parole di Otto Helve, specialista in malattie infettive pediatriche dell’Istituto finlandese per la salute e il benessere) “tutti quelli che hanno riaperto hanno potuto constatare che i benefici sono molto maggiori dei rischi”.

Ma quali sono i punti a favore della riapertura nella ricerca di Science?

1. I minori hanno una possibilità di contagio estremamente bassa (tra 1/3 e la metà rispetto agli adulti) e i bambini piccoli, di elementari e asili, anche meno.

2. I bambini di età inferiore ai 10 anni sembrano non essere contagiosi, né nei confronti dei loro pari età né nei confronti degli adulti con cui venissero in contatto

3. Diverso il caso degli studenti medi e superiori che – come spiega Arnaud Fontanet, epidemiologo dell’Istituto Pasteur – pur avendo sintomi lievi sono comunque contagiosi.

4. I bambini quindi possono tornare in aula e a giocare assieme, purché non ci siano aule troppo affollate. Si raccomanda inoltre di favorire i momenti di lezione e attività all’aperto.

5. Le mascherine, soprattutto nel caso di lezioni in aula e aule affollate, rimangono un efficace barriera per il contenimento del contagio, come sottolineato da Susan Coffin, medico di malattie infettive all’ospedale pediatrico di Filadelfia.

6. Laddove è stata attuata, la riapertura delle scuole non ha rappresentato un incremento dei casi nelle comunità di riferimento. Secondo i dati degli epidemiologi della London School of Hygiene &Tropical Medicine in Danimarca, Olanda, Finlandia, Belgio e Austria alla riapertura delle scuole non ci sono stati incrementi di nuovi casi e anzi, in molte situazioni il trend ha continuato la sua discesa.

Idee
30/07/2020

Le vacanze sono finalmente alle porte, e con esse il tanto sospirato relax. Tanto più sospirato dopo questi lunghi mesi di lockdown, misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19, smart working e incertezze. Insomma, che si parta per qualche località di villeggiatura o che si resti a casa, ci vorrebbe proprio di riuscire a dimenticare il lavoro, almeno per qualche giorno. Cosa difficile perché il lavoro, l’ufficio, le incombenze e tutti i problemi rimangono lì, in un angolo della nostra attenzione. E questo non è bene, perché una vacanza deve davvero servire per ricaricare le pile e tornare a lavorare (in ufficio o a casa) carichi e desiderosi di ricominciare. Ma come fare allora a staccare davvero con il proprio lavoro, almeno per qualche giorno, e vivere completamente la vacanza anche dal punto di vista mentale? Con almeno 5 semplici stratagemmi.

1. Cambiare abitudini. Completamente.

La vacanza è tale perché è libertà, e stravolgere le consuetudini è il primo passo per sentirsi liberi. Può significare prendersi tutto il tempo per fare colazione anziché prendere un caffè al volo come quando si deve correre in ufficio. Può significare un riposino a metà pomeriggio, o il piacere di leggere il giornale cartaceo sotto l’ombrellone anziché la solita versione digitale da sfogliare rapidamente. Oppure tenere spento lo smartphone fino a tardi, anziché accenderlo appena svegli. Insomma: stravolgere i gesti ormai automatici è il primo passo per capire che la vacanza è cominciata davvero.

2. Riservare pochi minuti al giorno alla mail.

Ok, magari non tutti possono dimenticare completamente la posta elettronica e i messaggi, compresi quelli di lavoro. Ma se proprio non è possibile, almeno che siano limitati a pochi minuti al giorno: un quarto d’ora, magari dopo pranzo, e rispondendo solo e soltanto alle cose importanti. Per il resto del tempo connessione dati disattivata e libertà di essere n vacanza.

3. Andare offline.

Certo, smartphone e tablet ci risolvono un sacco di problemi, compresi quelli di trovare la strada, scegliere il ristorante, prenotare l’albergo e così via. Ma insomma, anche un po’ di spirito analogico non guasta.

4. Non parlare di lavoro.

Sì, capita, e pure spesso: si è in vacanza ma si parla di lavoro, con il partner, con i vicini di ombrellone, con gli amici di sempre. Ecco, un bel divieto al parlare di lavoro aiuta a dimenticare, almeno per qualche giorno, quello che ci aspetta al nostro rientro.

5. Staccare completamente.

I più temerari riescono a spegnere completamente smartphone e tablet per giorni interi o per più giorni. Ma se non potete concedervi questo lusso può bastare anche qualche ora, per esempio per il tempo necessario a fare una escursione nella natura, o una gita in barca, o una visita a un museo o un acquario in compagnia della famiglia senza dover rispondere a chiamate e messaggi ma concedendosi il piacere di avere tutte le attenzioni per sé e per i propri cari.