Notizie
27/03/2019

Il tempo è denaro scrisse Benjamin Franklin nel suo Advice to a Young Tradesman (Consiglio a un giovane imprenditore) ed è una frase ormai talmente nota e usata che quasi se n’è perso il suo profondo significato. Per esempio quando il tempo di cui si parla è il proprio tempo lavorativo: è qui, nel monetizzare il proprio tempo come fanno i freelance, che si nasconda una perniciosa trappola psicologica del lavorare da soli e in proprio.

Se hai un lavoro come dipendente probabilmente non percepisci esattamente la correlazione tra il tempo lavoro e il denaro che ne deriva. Il salario è sostanzialmente la conseguenza del recarsi al lavoro ogni giorno e, anche nella ipotesi di straordinari non pagati, sono le ore sottratte al tempo libero a essere importanti, non quelle lavorate in più rispetto allo stipendio. Le cose cambiano radicalmente quando devi monetizzare in prima persona il tuo tempo, come appunto capita ai freelance. A quel punto diventi perfettamente cosciente del valore economico del tuo risultato in relazione al tempo che ci metti a realizzarlo, e questo comporta alcune sgradevoli implicazioni.

La prima è la frustrazione nel momento in cui un intoppo aumenta le ore necessarie a realizzare quanto pattuito: un’ora persa in coda per andare da un cliente è un’ora di non guadagno causato da fattori fuori dal proprio controllo, con conseguente stress e nervosismo. La seconda è quasi peggio: ogni ora non lavorata è un’ora non guadagnata, con l’aggravante del fattore spesa: lo diceva già Benjamin Franklin e nei casi più patologici può portare a conseguenze anche gravi, come l’incapacità di prendere pause e vacanze dal lavoro. In una parola workaholism, dipendenza da lavoro.

Una ricerca di Alice Lee-Yoon e Ashley V. Whillans, del dipartimento di psicologia della University of British Columbia di Vancouver in Canada ha appena dimostrato come le persone che monetizzano il proprio tempo sono decisamente meno felici di quelle che non lo fanno. La spiegazione sarebbe che si finisce a dare minor valore alle ore non lavorate, contaminando il tempo libero con un senso di colpa dato dalla somma del mancato guadagno e dei costi a esso associati. La cosa preoccupante è che su questa infelicità non influisce nemmeno la disponibilità di reddito: essere lautamente pagati e ricchi, o sottopagati e poveri, non fa differenza in termini di infelicità rispetto al tempo e al lavoro.

C’è un altro aspetto relativo a questo rapporto ansiogeno con il tempo e con il denaro, ed è stato messo in luce da una ricerca di Ashley Whillans, professore di psicologia alla Harvard Business School: la sensazione di essere sempre in ritardo rispetto alle scadenze è una forma di ansia che nasce dalla insicurezza professionale. E qui non c’è distinzione tra liberi professionisti e dipendenti: non è una questione di contratto o tutele. E non è nemmeno una questione di condizione socio-economica: in un panorama lavorativo sempre più precario e instabile, l’insicurezza finanziaria è trasversale e genera ansia rispetto al modo in cui si impiega il proprio tempo.

Come si esce da questa spirale? Sicuramente è difficile uscirne, e già prenderne atto è un primo passo. Una soluzione potrebbe essere quella di sgravarsi di alcuni compiti che, esternalizzati, costano meno di quanto costerebbero se fossero svolti in prima persona. Ma è chiaramente una soluzione accessibile solo a chi se lo può permettere economicamente. La più pratica è probabilmente quella di dare un valore anche “economico” in senso lato al tempo libero: se passeggiare con il cane, andare a correre, fare bricolage o cucinare possono “insegnare” qualcosa di utile anche sul lavoro, allora ci si sente meno in colpa a godere del proprio tempo libero e a dedicarsi ai propri passatempi. E non è necessariamente questione di “far fruttare” il tempo libero: anche rilassarsi e sgombrare la mente può avere un positivo valore economico rispetto al proprio lavoro.

Notizie
25/03/2019

Il Congedo di Paternità, per legge, prevede 5 giorni di assenza retribuita dal lavoro e obbligatoria, e la possibilità di chiedere un giorno in più facoltativo a condizione che il sesto giorno ne sostituisca uno di congedo destinato alla mamma e che venga goduto entro 5 mesi dalla nascita. È la novità dell’ultima legge di Bilancio, come si legge anche sul sito dell’Inps, ma c’è anche chi, in un’ottica di allargamento dei diritti tanto dei padri quanto delle madri, ha fatto un notevole scatto in avanti: è il caso di Procter & Gamble Italia che dal 1 marzo 2019 concede ai papà un permesso di 8 settimane retribuito al 100%.
Congedo di paternità di 8 settimane retribuito al 100%
Il congedo di paternità di 8 settimane retribuito al 100% previsto da Procter & Gamble è probabilmente un unicum in Italia, e tuttavia rientra in diverse logiche. La prima è tutta interna alla multinazionale, che da tempo ormai attua una politica di apertura e allargamento dei diritti dei suoi lavoratori (tanto che questo permesso è concesso anche ai padri omogenitoriali, in caso di adozione e in contemporanea con il congendo previsto per legge.

La seconda è in ottica di riduzione del gender gap, a tutto vantaggio anche delle donne. Che infatti la maternità finisca inevitabilmente per influire sulla carriera professionale delle donne è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che la riduzione del gender gap a favore delle donne avrebbe positive ripercussioni sul Pil, come da tempo dicono ricerche, economisti e anche il Fondo Monetario Internazionale.
“Aumentare il numero di papà che usufruiscono di un congedo parentale – ha dichiarato Francesca Sagramora, direttore risorse umane di Procter & Gamble Italia – contribuirà a rompere gli stereotipi esistenti sul ruolo della donna e dell’uomo in ambito familiare e professionale, restituendo ad entrambi la libertá di scegliere come organizzarsi in modo più equilibrato Siamo molto felici di poter annunciare questa iniziativa e ci auguriamo di poter essere d’ispirazione per molte altre aziende e perché no, anche per il legislatore”
Infine c’è la logica a favore dei padri e dei figli: un papà che si occupa in prima persona dei propri figli piccoli fa del bene a sé, alla mamma che pu contare sul fatto che il carico famigliare verrà ripartito in modo più equo, e anche sui bambini, che possono beneficiare anche della figura paterna nel loro percorso di crescita e apprendimento.
Il congedo di paternità negli altri Paesi
Anche in altri Paesi il congedo di paternità si sta modificando verso un progressivo aumento dei diritti e delle possibilità dei padri. Per esempio in Spagna, dove un iter di legge prevede entro il 2021 l’equiparazione dei diritti-doveri dei padri e delle madri: la legge prevede che dal momento della nascita entrambi i genitori avranno 16 settimane di congedo, con le prime 6 obbligatorie, retribuite al 100%, e le restanti da usare in alternanza fino al compimento dell’anno di età del bambino.

Idee
22/03/2019

Proteggere i dati dello smartphone significa proteggere la propria vita e il proprio lavoro. Pensiamoci un attimo: una volta al massimo sul telefonino avevamo la rubrica; oggi in uno smartphone ci sono foto personali e private, con la relativa enorme quantità di informazioni sensibili. c’è l’accesso alle mail personali e di lavoro, ci sono spesso le applicazioni per il mobile banking, ci sono documenti personali o riservati. In pratica: negli smartphone oggi è custodita buona parte della nostra esistenza. Per questo motivo è fondamentale proteggere e difendere i telefonini dagli attacchi degli hacker: lo facciamo con i computer, ormai lo facciamo anche per stampanti e altri dispositivi professionali, ma sicuramente non lo facciamo abbastanza per gli smartphone.
Come proteggere i dati dello smartphone
Se vogliamo tutelare la nostra privacy, il nostro lavoro, i nostri risparmi e quelli di tutte le persone che vivono con noi o sono in contatto con noi, è fondamentale proteggere i dati dello smartphone con cura, costanza, metodo e attenzione. Per farlo ci sono buone pratiche e ottimi consigli, ma anche strumenti tecnologici che è bene imparare a usare.
Installare un password manager
Un password manager è uno strumento che, sugli smartphone ma anche per i PC, aiuta a creare e gestire password sicure. Vero è che l’epoca delle impronte digitali ha in parte ridotto il rischio di accessi indesiderati, ma superata quella barriera c’è un mondo di App davanti al quale mettere il filtro di una password per evitare accessi sgraditi.
Fare attenzione alle reti Wi-Fi aperte e pubbliche
Le reti Wi-Fi aperte e pubbliche sono quelle di aeroporti, hotel, stazioni, centri commerciali, ristoranti: ormai è prassi chiedere la password e navigare con esse, e tuttavia il rischio di hackeraggio proprio su queste reti è più alto che al solito. Se capita davvero spesso di usare le reti Wi-Fi aperte è meglio proteggere lo smartphone e i suoi dati con programmi di crittografia, come le App VPN.
Fare attenzione ai consensi delle App
Questo è un consiglio verso una buona pratica: spesso si tende ad accettare tutto, soprattutto quando si installano le App, senza accorgersi che si concede il permesso di accedere a numerose informazioni e aree del proprio dispositivo come la Gallery, la rubrica, la lista delle chiamate, la posizione e molte altre. Meglio tenerlo sempre presente e nel dubbio essere molto conservativi, autorizzando l’App di volta in volta nel caso di necessità.
Scaricare App solo dagli store ufficiali
Sembra banale e superfluo, ma forse non lo è: le app presenti su App Store o Google Play Store vengono controllate da Google ed Apple, garantendoti così alti livelli di sicurezza, quelle che si trovano su altri siti (se non quelli ufficiali degli sviluppatori) sono spesso delle vere e proprie trappole, nelle quali un malintenzionato può intrufolarsi per capire informazioni riservate.
Aggiornare il software e il sistema operativo
Sono quelle noiose notifiche che arrivano quasi ogni giorno chiedendo di fare chissà quali aggiornamenti: nella stragrande maggioranza dei casi si tratta proprio di aggiornamenti di sicurezza, che gli sviluppatori fanno nella quotidiana gara contro chi vuole sfruttare le loro App per fini fraudolenti. Quindi sì, è bene aggiornare il software e il sistema operativo ogni volta che lo smartphone lo richiede: è un ’bout come il tagliando dell’auto prima di un lungo viaggio, ci fa partire più tranquilli.

Idee
21/03/2019

Dal momento che la Giornata Mondiale della Poesia si avvicina, stiamo lavorando con dei fantastici blogger per celebrare questa vivace forma d’arte. Stiamo fornendo loro tutti gli strumenti  di scrittura di cui avranno bisogno per creare una loro personale poesia, incluso un set di calligrafia, carta pergamena, carta colorata e penne. Come parte della nostra celebrazione, vogliamo condividere tutto ciò che c’è di fantastico sulla parola scritta. A partire dalle sue origini storiche fino all’uso continuato da parte di alcuni dei più grandi autori del mondo, cos’è che fa sì che prendere carta e penna sia il metodo ideale per la creazione artistica?

L’invenzione della scrittura
La scrittura così come la conosciamo ha le sue origini nella Mesopotamia del Sud (l’attuale Iraq). Gli studiosi del tempo intagliavano il legno e l’argilla con un processo conosciuto come scrittura cuneiforme, di cui esistono esempi che risalgono all’8.000 a.C. Ci vollero quasi altri 5.000 anni perché l’inchiostro fosse introdotto in Cina e nell’antico Egitto, inventato da entrambe queste civiltà in maniera indipendente l’una dall’altra. A quel punto, gli Egiziani avevano anche inventato il papiro, il precursore della moderna carta. Da allora, inchiostro, penne e carta si sono sviluppati tantissimo, ma dai calami del Medioevo alle moderne penne a sfera, il processo di scrittura è rimasto in linea di massima lo stesso. Dunque, cos’è che ha attirato l’umanità al mondo della scrittura?

I benefici della scrittura
Da un punto di vista puramente fisiologico, scrivere fa bene al cervello. É stato dimostrato che i movimenti sequenziali che avvengono quando si scrive migliorano l’attività nella materia grigia del cervello, rafforzando la memoria e le funzioni emotive. Entrambe funzionano come parte della nostra mente creativa per cui, scrivere su un pezzo di carta, può essere un modo più efficace di esprimere idee piuttosto che semplicemente digitare sulla tastiera.

Molti vedono la scrittura anche come un’esperienza catartica, un modo di cacciare fuori ciò che si ha dentro in un senso nettamente fisico. Si dice che il tempo curi le ferite, ma è stato accertato che scrivere può letteralmente aiutare a guarire anche le ferite fisiche. Uno studio condotto in Nuova Zelanda ha portato alla luce che quando un gruppo di persone venivano sottoposte a biopsia cutanea con conseguenti piccole ferite, metà dei partecipanti alla ricerca che compilavano diari nelle settimane successive alla procedura effettivamente guarivano prima di quelli che invece non lo facevano.

L’eredità della scrittura
Con l’avvento del computer, questo si è imposto come principale strumento di scrittura per molte persone, anche se vari scrittori professionisti credono ancora ciecamente nelle classiche carta e penna. Molti di loro ancora scrivono libri interi a mano, come ad esempio JK Rowling e Graham Greene. Greene una volta ha detto: “Le mie due dita su una tastiera non si sono mai connesse col mio cervello. La mia mano su una penna sì”. C’è qualcosa di viscerale nell’uso della penna che molti scrittori non riescono a ricreare con una tastiera.
Uno dei molti benefici dello scrivere vs. il digitare è l’abilità di vedere i propri processi mentali messi sulla pagina. Quando si digita qualcosa, si può cancellare e riformulare una frase, ma una volta cancellata, si perde il percorso del pensiero che aveva condotto a quel punto all’inizio. Con carta e penna, si può cancellare con un segno, ma la sequenza è sempre lì sulla pagina per essere rivista in seguito. Mentre le Revisioni in programmi come Word sono usate più comunemente oggi e possono aiutare ad affrontare la questione, non si tratta comunque dello stesso percorso visivo che avviene con la parola scritta.

Perciò, nella prossima Giornata Mondiale della Poesia, ritagliatevi un po’ di tempo per prendere carta e penna ed esprimervi. Fateci sapere quali sono stati i risultati sulla nostra pagina Facebook Viking IIT usando l’hashtag #VikingWorldPoetryDay.

Ufficio
19/03/2019

Sono numerose le aziende odierne che decidono di organizzare attività volte a rafforzare il team building e a stimolare la produttività. Aziende del calibro di Google, ad esempio, organizzano regolarmente viaggi e altre attività per consentire ai propri team di conoscersi meglio e quindi di lavorare in maniera più coesa, con maggior slancio e positività. In fondo, queste attività possono rappresentare un momento per rompere il ghiaccio, sia che tu sia nuovo in azienda o meno, un po’ più divertente e profondo della classica chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè o alla stampante laser. Ma vediamo più nel dettaglio perché sono importanti, cosa comportano e quali sono alcune delle attività più gettonate!
Che cos’è il team building?
Quando diverse persone lavorano nello stesso team o sullo stesso progetto, è indispensabile instaurare una buona collaborazione con un lavoro di squadra dagli ingranaggi ben oliati. È la chiave per portare a compimento i progetti in maniera fluida, senza intoppi e con efficienza. È il segreto per stimolare la produttività in ufficio grazie alla presenza di un personale che si conosce meglio e che lavora quindi con maggiore intesa, rapidità ed efficacia. Perché un team funzioni al meglio, è essenziale che il rapporto tra i vari collaboratori venga ottimizzato ed è qui che si inseriscono le attività di team building – volte a rafforzare il legame tra i vari componenti di un gruppo di lavoro. Sono numerose le attività che si possono organizzare a tale scopo: da quelle a tema fino a un vero e proprio viaggio. Esaminiamole più nel dettaglio.
Quali attività possono essere organizzate per stimolare il team building?
Le attività da svolgere per rafforzare il team non devono essere necessariamente complicate. Ad esempio, si può iniziare con una semplice cena in un ristorante tipico della città: un evento conviviale in grado di animare la conversazione tra i diversi partecipanti. Essendo il lavoro d’ufficio principalmente svolto in ambienti interni, una giornata in campagna o una passeggiata all’aria aperta possono essere un ottimo modo per spezzare la sedentarietà lavorativa, stimolando una cultura aziendale improntata sul benessere psicofisico. Ricordiamo infatti che immergersi regolarmente nella natura aiuta a combattere lo stress e a favorire il rilassamento. Parlando di benessere fisico, non ci sono attività migliori di quelle sportive per alzarsi dalla sedia a cui siamo destinati in ufficio: attività quali corsa, ciclismo o yoga sono ideali in tal senso e contribuiranno a migliorare resistenza, ritmo e flessibilità. Se poi alla corsa si desidera unire anche un obiettivo di responsabilità sociale d’impresa, si può spronare i dipendenti a partecipare a una mini-maratona nell’intento di raccogliere fondi da devolvere in beneficienza.

Quali abilità vengono stimolate con le attività di team building?
Qualche tempo fa, abbiamo visto quanto siano importanti e come sfruttare le soft skill per favorire la crescita al lavoro. Si tratta infatti di quelle competenze trasversali essenziali in ambito lavorativo, al pari delle conoscenze acquisite per svolgere a dovere una data professione. Le attività di team building sono un ottimo modo per sviluppare e rafforzare tali soft skill. Ad esempio, le attività più energetiche come un centro di addestramento – oltre a rafforzare il corpo – stimoleranno anche aspetti quali la resilienza, la fiducia e la comunicazione. Più estremi ancora, i weekend in campeggio in stile “sopravvivenza” – ossia con limitati mezzi a disposizione – stimolano le relazioni, l’ottimizzazione delle risorse e un’atmosfera di collaborazione, motivazione e soddisfazione. Mentre attività quali una caccia al tesoro possono stimolare il ragionamento, la deduzione logica e il pensiero analitico.
Quali sono gli aspetti da considerare nell’organizzazione di queste attività?
Sicuramente è importante coinvolgere tutto il team. È quindi essenziale comprendere quali siano le attività preferite da ciascun membro e quali quelle da evitare assolutamente. È consigliabile creare un sondaggio con alcune idee da proporre in modo da avere un riscontro da tutti i possibili partecipanti. L’attività deve essere creativa, stimolante e divertente con il preciso intento di centrare un dato obiettivo. Non deve essere necessariamente un’attività ricreativa, ma può anche trattarsi di un evento di formazione. In tal caso, è consigliabile comunque organizzarlo in un luogo diverso dall’azienda con relatori esterni per dare la possibilità al team di staccare dall’ambiente lavorativo e rigenerarsi in un nuovo contesto. In questo modo, sarà più semplice rilassarsi, generare idee e stimolare la creatività.

Considerazioni finali
Sul lavoro, a volte, ci dimentichiamo l’importanza del divertimento; allontanarsi dall’ufficio per dedicarsi a un’attività di team building favorisce la generazione di nuove idee, aiuta i team a ricaricarsi individuando punti in comune e rafforzando le relazioni interne. E questo è spesso l’anello mancante della catena volta a creare un ambiente di lavoro più efficiente e produttivo. Con queste attività, i dipendenti possono ritrovare il proprio equilibrio e acquisire nuove prospettive. Va anche ricordato che, come nel caso dei team di vendita in aziende con diverse succursali, queste attività rappresentano un’opportunità di incontro, scambio e confronto al di là delle conferenze a cui partecipano.

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Speriamo che questo articolo ti abbia fornito le giuste motivazioni per considerare le attività di team building come benzina per il tuo ruolo al lavoro. E tu, hai già partecipato ad alcune di queste attività con la tua azienda? Raccontacele sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
19/03/2019

Ristrutturare l’ufficio è una decisione che presto o tardi, nella vita di un’attività, bisogna prendere: dalla riorganizzazione degli spazi all’arredo, dal sistema elettrico ai cablaggi hi-tech, e fino alla tinteggiatura, alla disposizione di scrivanie e mobili e all’illuminazione sono molti gli aspetti di un ufficio che nel corso del tempo finiscono per essere inadeguati rispetto alle mutate esigenze. Ristrutturare l’ufficio tuttavia è una decisione sofferta, e non bastano gli incentivi fiscali, che mitigano l’impatto economico, a far decidere: dalla burocrazia agli inevitabili disagi dovuti ai lavori, che possono anche portare alla necessità di trovare una sede alterrnativa temporanea, sono molti gli aspetti che la frenano. È anche vero però che un ufficio ammodernato può rendere più efficiente il lavoro, motivare i dipendenti, influenzare in modo positivo clienti e fornitori e, nel medio e lungo periodo, portare anche a risparmi energetici.
Ristrutturare l’ufficio: le detrazioni fiscali
Un buon motivo per decidere adesso di ristrutturare l’ufficio sono sicuramente le detrazioni fiscali relative ai lavori di ristrutturazione. La disciplina fiscale distingue tra immobili a uso esclusivo e a uso promiscuo ma in ogni caso anche le opere di ristrutturazione degli uffici possono essere detratte fiscalmente.

Come scrive infatti l’Agenzia delle Entrate:
Dal 1° gennaio 2018, con riferimento a tali interventi, troverà applicazione la detrazione prevista, nell’ordinaria misura del 36 per cento, dall’art. 16-bis del TUIR.Per fruire della detrazione, gli interventi devono essere effettuati su unità immobiliari e su edifici, o su parti di edifici, esistenti, compresi quelli strumentali per l’attività d’impresa o professionale.
Incentivi non da poco, che vanno in supporto a quanti decidano di iniziare delle opere di ristrutturazione.
Ristrutturare l’ufficio: ripensare gli spazi
Uno dei primi aspetti da valutare quando si decide di ristrutturare l’ufficio è quello di ripensare gli spazi. Le esigenze e le modalità di lavoro cambiano rapidamente e non è detto che una disposizione delle postazioni di lavoro che era funzionare 10 anni fa lo sia ancora adesso: la scelta oscilla sempre tra i due estremi degli open space e degli uffici individuali, ma in entrambi i casi c’è da tener presente il livello di interazione richiesto ai dipendenti, la necessità di spazi protetti in cui svolgere riunioni o effettuare videoconferenze, la facilità di accesso ad archivi e documentazioni e ogni altro aspetto della quotidianità professionale.
Ristrutturare l’ufficio: il risparmio energetico
Sono molti gli aspetti sui quali ristrutturare l’ufficio può aumentare il risparmio energetico dell’azienda. Sicuramente il sistema di illuminazione, con la scelta di lampadine a Led a risparmio energetico e la loro disposizione razionale e a norma di legge. Nuovi infissi e una coibentazione a regola d’arte possono aiutare a risparmiare sulle spese sia del riscaldamento, in inverno, che del raffrescamento tramite aria condizionata in estate. Il tutto considerando che, a differenza di un’abitazione, negli uffici sono in funzione numerose apparecchiature elettroniche che consumano energia e producono calore. E poi il risparmio energetico e la riduzione dell’impatto ambientale della propria attività professionale passa anche da piccoli dettagli, come la scelta di un asciugamani ad aria elettrico che, in alcune situazioni, può essere più economico degli asciugamani di carta.
Ristrutturare l’ufficio: ambienti più sani
Ristrutturare l’ufficio può anche essere l’occasione di predisporre ambienti più sani, per esempio ammodernando il sistema di ricircolo dell’aria calda e fredda, o i caloriferi, o il sistema di aria condizionata. Anche la tinteggiatura può rendere più sano un ambiente di lavoro, oltre che rendere più gradevoli gli ambienti e migliorarne la luminosità.

Idee
11/03/2019

Cosa penseresti se ti dicessero che è obbligatorio fare sport in orario d’ufficio? Be’, in Svezia succede e, secondo uno studio dell’Università di Stoccolma, non solo i dipendenti sono felici di farlo (ma questo forse dipende anche dal fatto che il 70% degli svedesi pratica attività sportiva almeno 1 volta a settimana) ma ne traggono anche parecchi benefici, personali e per l’azienda.
Fare sport in orario d’ufficio: cosa succede in Svezia
In Svezia succede che aziende come la Bjorn Borg, proprio quella fondata dal campione di tennis, una volta a settimana fermano ogni attività e consentono – o invitano – i propri dipendenti a fare sport: yoga, fitness, una corsetta, purché si faccia sport: “Se vuoi che tutti si sentano bene, diano il meglio, se vuoi ottenere risultati nel lungo termine, c’è bisogno che tutti facciano attività sportiva” ha dichiarato alla stampa Henrik Bunge, CEO dell’azienda.

Ora, la Svezia da questo punto di vista è un posto molto particolare, non solo perché la maggior parte degli svedesi è sportiva praticante convinta ma anche perché in Svezia mantenersi in forma e prendersi cura attivamente del proprio stato fisico è considerato come una responsabilità sociale, tanto che la pratica di uno sport è diventata argomento dei colloqui di lavoro, sia per interesse delle aziende che dei lavoratori. Tuttavia i benefici sono indubbi, come evidenziato per esempio da una ricerca britannica che ha dimostrato come fare sport nel mezzo delle ore di lavoro aumenti la produttività, migliori la coesione del team e renda più piacevole andare al lavoro ogni mattina, e come hanno capito anche aziende lontane dal mondo dello sport come Hootsuite, che incentiva a fare sport nell’orario di lavoro, oppure Apple e Google, che offrono ai dipendenti lezioni di yoga, meditazione e pilates al fine di aiutarli anche a focalizzare maggiormente i loro pensieri.
I benefici del fare sport in orario d’ufficio
Sicuramente il primo beneficio e il più immediato del fare sport in orario d’ufficio riguarda i livelli di stress: fare sport, anche in modo blando o per un tempo relativamente breve come 30′, stimola la produzione di endorfine, gli ormoni della felicità, e le endorfine sono le nemiche giurate dello stress.

Fare sport con i colleghi è poi anche un buon modo per stringere rapporti più saldi e più forti, e questo genera un feeling migliore all’interno dell’ufficio, con la conseguenza che si lavora meglio perché ci si sente meglio con i propri colleghi.

Fare sport rinforza anche il sistema immunitario, il che si traduce in un minor numero di giornate di lavoro perse a causa di malattia, e questo è senza dubbio un buon motivo per le aziende per incentivare la pratica sportiva tra i propri dipendenti.

Notizie
08/03/2019

Abito scuro, camicia chiara, cravatta e scarpe nere con i lacci: non c’è film o immagine di cronaca su Wall Street in cui l’immagine del broker maschio non sia questa, ingessata e formale. Ma ora l’abito non fa più il monaco e ad aver rotto una delle regole formali che più sembravano inviolabili nel tempio della finanza mondiale è nientemeno che Goldman Sachs, la più blasonata banca d’affari d’America se non del mondo. Goldman Sachs è dove hanno lavorato Mario Monti e Mario Draghi e immaginarli in jeans e t-shirt è francamente difficile, ma martedì scorso è partita una mail dal nuovo capo, David Solomon, che autorizza i dipendenti all’abbigliamento casual: jeans, t-shirt, felpa e sneakers.

Le spiegazioni possono essere due: una personale e una legata ai tempi che cambiano. La prima riguarda il profilo di Salomon, che è sì un manager di altissimo profilo ma è anche un dj abbastanza rinomato e si diletta in serate musicali nei locali di New York e Miami (difficile a credersi, ma il suo nome è dj D-Sol e Youtube è piena di suoi video).

La seconda è invece legata ai tempi che cambiano e all’affacciarsi dei Millenials nelle stanze dei bottoni: negli States, e nel resto del mondo, la finanza ormai si contende i migliori talenti con le aziende hi-tech. Per sintetizzare la lotta è tra Wall Street e la Silicon Valley, e quindi tra due modi molto diversi di vedere il business e la vita. L’accesso dei Millenials al mondo del lavoro e alle posizioni di vertice sta scardinando molte abitudini consolidate, dal ricorso allo smart working al maggior interesse per il work-life balance rispetto ai premi materiali tanto cari ai Baby Boomers, e negli States è ormai normale che i migliori cervelli del Paese preferiscano prendere la strada della West Coast rispetto a quella verso la East Coast. Non a caso già da tempo in Goldman Sachs chi si occupa di sistemi tecnologici era stato autorizzato ad andare in ufficio vestito casual ma, ora che i Millenials sono il 75% dei dipendenti della banca, il via libera è arrivato per tutti.

Il tutto, chiaramente, cum grano salis: perché se per andare a incontrare Zuckerberg o un qualsiasi startupparo di San Francisco va benissimo la felpa grigia con il cappuccio, quando si tratta di trattare con i facoltosi investitori di Manhattan l’abito continua a fare il monaco, e il Wall Street Style alla Gordon Gekko è sempre quello giusto da sfoggiare.

Idee
05/03/2019

La pubblicità tramite oggetto, detta anche PTO, è un’attività di marketing diretto che sfrutta accessori e gadget come supporto al messaggio pubblicitario. Nata negli anni Ottanta, la pubblicità tramite oggetti è ancora oggi un mezzo di comunicazione efficace tanto nel veicolare un messaggio preciso attraverso una risorsa tangibile quanto nel targettizzare con precisione il pubblico di utenti al quale ci si rivolge: i gadget aziendali personalizzati sono infatti un veicolo di promozione del messaggio pubblicitario tanto forte quanto duraturo. Secondo uno studio pubblicato della PPAI (Promozional Products Association international) l’81% dei responsabili marketing aziendali si affida ai gadget personalizzati per migliorare la brand equity (il valore del marchio percepito dal pubblico target) e l’86% di chi riceve questi oggetti personalizzati afferma di ricordare il nome dell’azienda e identificarne il brand e i prodotti e servizi.
I vantaggi della pubblicità tramite oggetto
Sono numerosi i vantaggi della pubblicità tramite oggetto, principalmente perché i regali aziendali sono oggetti utili e graditi, con una elevata probabilità di essere utilizzati con continuità e quindi performance di promozione del marchio che durano nel tempo come nessun’altro mezzo pubblicitario.

Sintetizzando, un oggetto promozionale può:

Richiamare l’attenzione
Ringraziare
Incentivare
Promuovere
Creare contatti
Veicolare un messaggio
Instaurare relazioni

Oltre a ciò, affidare il proprio messaggio di comunicazione alla pubblicità tramite oggetti garantisce numerosi vantaggi, tra i quali:

Fidelizzare clienti, dipendenti e fornitori
Promuovere direttamente servizi e prodotti
Fidelizzare al marchio aziendale (Brand Awarness)
Massimizzare il ROI attraverso una strategia di marketing a basso costo e con alto ritorno
Generare gratitudine

I gadget di maggior successo da usare nella Pubblicità Tramite Oggetto
I gadget di maggior successo da usare nella Pubblicità Tramite Oggetto sono tutti quei prodotti di facile uso, pratici, che durano nel tempo e che permettono una personalizzazione efficace ed evidente.
Penne
Le penne personalizzate sono tra gli oggetti più comuni per le campagne di PTO: sono oggetti di uso quotidiano e ricorrente, a basso costo, funzionali ed efficacemente personalizzabili.
Adesivi
Gli adesivi possono essere un efficace strumento di branding: le etichette adesive con il logo dell’azienda sono visibili a un gran numero di persone (in particolare se applicate a veicoli o in luoghi pubblici come vetrine di negozi) e, se ben fatti con una immagine e un copy di effetto, rimangono senza dubbio in mente.
Spille
Le spille portano con sé il valore dell’appartenenza (per esempio in ambito politico) ed è per questo che possono essere un efficace strumento di marketing all’interno di una strategia di PTO.
Magliette
Le magliette possono essere una soluzione davvero efficace perché oltre che Pubblicità Tramite Oggetto diventano anche pubblicità in movimento. Come per gli adesivi anche le magliette devono essere ben fatte, sia dal punto di vista della confezionatura che nella scelta di colori, loghi, scritte e grafiche.
Calendari
I calendari sono un altro gadget di uso frequente, hanno il vantaggio di durare per 1 anno, sono utili, a basso costo e, se ben fatti con immagini di impatto, possono risultare anche gradevoli come oggetto di arredo sulla scrivania.
Memorie USB
Anche nell’epoca del cloud le memorie USB continuano a essere un ottimo strumento di pubblicità tramite oggetto: in occasione di eventi, fiere e convention, ma anche come cadeau natalizio, o per trasmettere informazioni e materiali informativi, le memorie USB risultano di impatto, facilmente personalizzabili, a relativo basso costo e sicuramente molto utili in numerose occasioni.