Idee
05/11/2019

Amici sul lavoro, sì o no? Chiunque lavori in un ufficio di più persone può aver considerato almeno una volta, e almeno un/a collega, come amici: si passano molte ore al giorno fianco a fianco, per buona parte dei giorni dell’anno, si condividono esperienze professionali, positive o negative che siano, ci sono dei momenti di relax da passare assieme, dal pranzo alla pausa caffè, e inevitabilmente esce anche qualcosa di personale, dai problemi di salute ai figli. E però, le relazioni che si instaurano in ufficio possono davvero essere di amicizia? E nel caso in cui lo fossero, è positivo o negativo?
Amici sul lavoro: il lato oscuro delle relazioni professionali
Sul fatto di poter essere o meno amici sul lavoro anche i ricercatori che si occupano professionalmente di indagare queste dinamiche sono discordanti. Uno degli ultimi studi è stato pubblicato dall’Academy of Management Review e ha un titolo che non lascia spazio a dubbi: Friends Without Benefits: Understanding the Dark Sides of Workplace Friendship. La ricerca parte dalle caratteristiche fondamentali delle relazioni di amicizia (informalità, volontarietà, visioni comuni e aspetti socio-emotivi) e da quelle dei rapporti professionali (ruoli formali, vincoli involontari, scambi professionali e obiettivi strumentali). Tradotto: gli amici si frequentano quando vogliono, come vogliono, la pensano più o meno uguale su molti aspetti e condividono tempo ed esperienze per il piacere di farlo; i colleghi sono obbligati a frequentarsi secondo orari e modalità stabilite dal datore di lavoro, non necessariamente la pensano allo stesso modo, e devono collaborare per raggiungere un fine, che è quello dell’azienda.
Amici sul lavoro o solo colleghi?
C’è di più, perché negli uffici tra le persone si instaurano necessariamente tensioni latenti che possono non combaciare con i rapporti di amicizia: le relazioni economiche (c’è chi guadagna di più seppur ricoprendo ruoli simili), la competizione per gli avanzamenti di carriera, i vantaggi eventuali di svolgere determinati compiti, i rapporti con i superiori. Tutti aspetti che generano tensioni più o meno evidenti e che difficilmente possono essere superati da una relazione d’amicizia.

Tuttavia c’è anche chi – per esempio un gruppo di ricercatori della Rutgers University – sostiene che invece l’amicizia sul lavoro non solo è possibile ma è anche positiva: chi considera i colleghi, o almeno alcuni di essi, come amici sarebbe anche più efficiente, produttivo, disposto a un maggior coinvolgimento personale nel lavoro e in definitiva un lavoratore su cui fare affidamento. A sostegno di questa tesi anche un esperimento pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin che ha confrontato le performance di squadre di lavoro composte da amici con quelle di squadre di lavoro composte da estranei: le squadre di amici performerebbero di più e meglio di quelle composte da estranei.

Che fare quindi? Coltivare rapporti di amicizia oppure limitarsi a relazioni formali e professionali? Forse il segreto è non farsi illusioni, godere di relazioni più amichevoli e sincere rispetto a quelle puramente professionali, accettare i rapporti formali quando non c’è feeling, e provare a vivere al meglio le molte ore, e i molti giorni, che si passano in ufficio, fianco a fianco con i colleghi.

Notizie
31/10/2019

Come saranno gli impiegati del futuro? Sovrappeso se non proprio obesi, con gli occhi rossi, le gambe gonfie e la schiena ingobbita. Tutto per colpa delle tante, troppe ore di lavoro al computer. È solo una simulazione, ma è molto plausibile, se si tengono conto le conseguenze del lavoro sedentario e delle posture scorrette: a creare il manichino plausibile di come saranno gli impiegati del futuro ci ha pensato William Higham, un futurista comportamentale con diverse pubblicazioni sul futuro del lavoro, a cui è stata commissionata una ricerca da parte di Fellowes, azienda britannica di prodotti per l’ufficio.
Ecco come saranno gli impiegati del futuro
La ricerca condotta da Higham ha rilevato dati preoccupanti: il 50% degli intervistati soffre già ora di occhio secco a causa delle ore passate al videoterminale, il 48% ha mal di schiena a causa delle posture scorrette sulla sedia e alla scrivania, e poi di gonfiore alle gambe, di sovrappeso, di mal di testa e di vari sfoghi cutanei dovuti allo stress soffrono più o meno tutti, più o meno regolarmente.

Il manichino di Emma, il prototipo dell’impiegata del futuro, mostra impietosamente cosa potremmo diventare già nel 2040 se il tema delal sicurezza e delle norme salutistiche sul posto di lavoro non verrà considerato con attenzione: “Gli impiegati devono urgentemente fare qualcosa ora per risolvere il problema dei luoghi di lavoro poco salutari. Se non faremo dei cambiamenti radicali alle nostre vite lavorative, come fare più movimento, cambiare la postura o fare pause regolari il nostro ufficio ci renderà molto malati” ha dichiarato Higham all’Independent.

Oggi più che mai prima sempre più persone lavorano negli uffici rispetto a ogni altro luogo di lavoro, ed è proprio l’ufficio che sta diventando un luogo sempre meno salubre per lavorare, contrariamente a quanto si possa pensare, a partire dal problema della sedentarietà e delle posture scorrette: e se 9 impiegati su 10 tra quelli intervistati hanno dichiarato di soffrire di cattiva salute a causa dell’ambiente di lavoro, questo diventa anche un tema di produttività e costi di cui le aziende devono in qualche modo tener conto.

Ufficio
30/10/2019

Non è carnevale, che ogni scherzo vale, ma il “dolcetto o scherzetto” di Halloween può indurre a fare qualche – innocuo e rimediabile – scherzo anche in ufficio. Un clima più rilassato e informale può aiutare a creare legami più forti tra colleghi e anche qualche simpatico scherzetto, ovviamente avendo come “vittime” i colleghi più disposti ad accettarli, possono far partire la giornata con maggior buonumore.
Scherzi di Halloween da fare in ufficio
Sono molti gli scherzi di Halloween che si possono fare in ufficio, e tutti più o meno hanno a che fare con computer, tastiere, mouse e smartphone. L’importante, dopo l’inevitabile sorriso, è stemperare il tutto sdebitandosi con un caffè offerto al malcapitato.
Scherzi di Halloween al computer
Tra gli scherzi di Halloween al computer ci sono soprattutto quelli che si possono fare manomettendo lo screensaver o la schermata principale: prendere un jpg di un messaggio di errore di Windows (o di qualsiasi altro sistema operativo utilizzato) e aprirlo con il visualizzatore di immagini, far sparire le icone dalla scrivania (no, non cancellandole, ma selezionandole e poi, col tasto destro del mouse, selezionando l’opzione “Mostra icone sul desktop”) o cambiare la risoluzione e/o l’orientamento dello schermo sono tutti scherzetti che possono mandare fuori dai gangheri per pochi minuti il malcapitato (e a cui si può porre rimedio in pochi secondi).
Scherzi di Halloween da fare con la tastiera del computer
Anche la tastiera del computer è un catalizzatore di scherzi di Halloween in ufficio: per esempio si può collegare una tastiera al computer del vicino di scrivania, e viceversa, o cambiare la lingua della tastiera di modo che i tasti non corrispondano più alle lettere (da italiano a francese o tedesco, che non usano la qwerty come noi) sono tutte cose veloci e divertenti da fare.
Scherzi di Halloween con il mouse del computer
Anche il mouse del computer è una fonte di ispirazione di scherzetti di Halloween. Uno semplice e banale è mettere un pezzettino di scotch o nastro trasparente sotto il lettore ottico (di modo che il mouse sembri non funzionare più). Un altro altrettanto semplice consiste nel cambiare l’impostazione a mancino (o destro, nel caso di un collega mancino) invertendo le funzioni di tasto destro e tasto sinistro del mouse. Oppure, come per la tastiera, attaccare il mouse a un computer diverso, invertendo mouse, tastiere e magari anche schermi tra più colleghi, per esempio se seduti in un’isola di 3 o più scrivanie.

Idee
29/10/2019

Che tu sia alla ricerca di un nuovo impiego o di un ruolo di maggiore responsabilità all’interno della tua azienda o se sei un lavoratore autonomo intento ad acquisire nuovi clienti, è indispensabile aggiornare il curriculum in modo che riporti tutte le esperienze e competenze acquisite e pertinenti. In questi casi, il curriculum si differenzierà da chi è invece alle prime armi e ci saranno elementi da evidenziare o da eliminare di conseguenza. È importante infatti mettere in luce i risultati ottenuti e le lezioni apprese nel corso dell’esperienza professionale già compiuta. In rete, troviamo numerosi consigli al riguardo. Noi li abbiamo voluti riassumere in quelli che riteniamo essere di maggiore importanza per aiutarti a valorizzarti nel modo giusto!
Informazioni personali
Con la tecnologia che ci circonda nell’era in cui viviamo, sfruttiamo sempre di più piattaforme come LinkedIn per cercare nuovi lavori o clienti nel corso dell’avanzamento sul nostro percorso professionale. È quindi importante disporre di un profilo aggiornato e ben strutturato, inserendone il link nel curriculum con l’URL personalizzato con il proprio nome e cognome. La tecnologia comporta inoltre una minore interazione per posta; consigliamo quindi di eliminare l’indirizzo postale, anche per evitare possibili furti di identità, lasciando solamente la città in modo da consentire a selezionatori o clienti di avere un’idea della tua ubicazione o del fuso orario in cui ti trovi per organizzare eventuali colloqui o telefonate. Ti consigliamo infine di eliminare eventuali hobby se non direttamente collegati a ciò per cui stai presentando domanda, e informazioni personali come lo stato civile.
Obiettivi professionali
È vero che può risultare scontato inserire un obiettivo professionale per una posizione per la quale si fa domanda. Tuttavia, quando non si è più alle prime armi, è possibile che nel curriculum siano presenti diverse esperienze non sempre simili e coerenti tra loro o vari ruoli che rientrano in un percorso di ascesa e di sviluppo professionale. Anche laddove decidiamo di pubblicare il nostro curriculum su un portale di ricerca del lavoro senza necessariamente utilizzarlo per rispondere a un annuncio – ma dove può essere visualizzato da potenziali clienti o selezionatori – è importante garantire massima chiarezza sul ruolo che desideriamo ricoprire. Detto questo, è bene considerare anche eventuale esperienza lavorativa non pertinente con il ruolo in questione e valutare se è il caso di eliminarla. Consigliamo, infine, di inserire un breve riepilogo sul modello di quello presente su LinkedIn in quanto consente di avere a colpo d’occhio e come introduzione al resto del CV un breve riassunto dell’esperienza maturata, sottolineando le competenze più rilevanti. Quest’ultime possono inoltre essere elencate a parte per metterle in risalto agli occhi del selezionatore ma anche dei software spesso utilizzati per l’analisi dei curriculum.

Esperienze e conoscenze pertinenti
L’esperienza lavorativa, quando non si è più agli inizi, dovrebbe sottolineare i risultati ottenuti nei ruoli ricoperti (ad esempio, clienti di spicco per i quali si ha lavorato) e l’eventuale maggiore responsabilità acquisita. Generalmente, sono gli ultimi 15 anni ad avere maggior peso agli occhi di potenziali selezionatori o clienti interessati al nostro profilo. Consigliamo quindi di esaminare le esperienze più datate ed eliminare eventuali stage o tirocini formativi in quanto saranno utili solamente nei primi mesi dopo aver concluso gli studi. Per quanto riguarda il percorso di studio ed eventuali corsi di formazione o aggiornamento, raccomandiamo di mantenere solamente ciò che è veramente essenziale, pertinente e che mette in luce il raggiungimento di un importante traguardo in linea con il nostro obiettivo professionale, eliminando quindi votazioni e singoli corsi che aumenterebbero il quantitativo di pagine a scapito della chiarezza.
Attenzione al design
All’inizio della carriera professionale, si può essere tentati dal redigere il curriculum in maniera graficamente creativa per attirare l’attenzione di selezionatori o clienti. Sebbene questa sia una carta sempre valida per ruoli che hanno la creatività nel proprio DNA (ad esempio per un grafico pubblicitario), riteniamo che – per altre posizioni e in uno stadio più avanzato del percorso professionale – sia indispensabile garantire la massima chiarezza. Sia i selezionatori sia i software appositamente progettati per la selezione del personale, cercheranno determinate informazioni in parti specifiche del documento. Consigliamo di usare inoltre elenchi puntati per informazioni da mettere in risalto, come le competenze acquisite o i risultati ottenuti.

Elementi da evitare
Parlando di grafica, alcuni candidati in ruoli più tecnici potrebbero valutare l’inserimento di grafici, immagini o tabelle. Sebbene questa possa essere una scelta creativa e potenzialmente adatta a certe posizioni, noi consigliamo di optare per l’immediatezza del testo – anche per garantire che il curriculum venga letto senza errori da eventuali software e sia a prova di distruggi documenti. Sempre allo scopo di garantire chiarezza, raccomandiamo infine di evitare la terminologia specifica solo della propria azienda o settore, in particolare se si sta cercando di trasferire le proprie competenze per ricoprire una posizione in un altro campo o nel caso di lavoratori autonomi in cerca di clienti diretti che potrebbero non sempre essere al corrente di tale terminologia specifica.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto qualche consiglio interessante per apportare modifiche e migliorare il curriculum in una fase più avanzata del percorso professionale. Hai altri consigli che vorresti condividere? Comunicaceli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
28/10/2019

Se ti stai chiedendo se ti possono spiare al lavoro, la risposta è sì, il tuo datore di lavoro può controllarti, anche con mezzi elettronici come videocamere di sorveglianza, anche nascoste, anche senza avvisarti. A sancirlo è una sentenza della Grand Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che stabilisce anche che sono necessari un ragionevole sospetto di una ragionevole colpa, e una legittima proporzione tra il danno sospettato e il controllo in incognito.
I datori di lavoro possono spiare al lavoro i loro dipendenti
La sentenza della Grand Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo arriva al termine di un processo che ha coinvolto il direttore di un supermercato spagnolo e alcuni suoi collaboratori per fatti accaduti nel 2009. Il direttore infatti sospettava che i frequenti furti e mancanze di prodotti nel punto vendita, per un valore di circa 82mila euro in 5 mesi, fossero dovuti l comportamento di alcuni dipendenti. In virtù di questo sospetto aveva fatto installare delle telecamere di sorveglianza nascoste che avevano certificato il comportamento fraudolento dei suoi dipendenti. Acclarato questo, il direttore aveva licenziato i lavoratori, i quali si erano rivolti a un giudice del lavoro e poi alla Corte di Strasburgo appellandosi all’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sul diritto al rispetto della vita privata e familiare.
Per il tribunale di Strasburgo i datori di lavoro possono spiare i dipendenti
Sia il tribunale del lavoro spagnolo che la Corte di Strasburgo hanno però dato ragione al titolare del supermercato, ritenendo l’installazione delle videocamere in incognito non solo giustificata ma anche proporzionata al sospetto e al danno arrecato. Nel ribadire però che il principio di proporzionalità è il requisito essenziale per i controlli in ambito lavorativo, la Corte ha anche sottolineato come questo possa avvenire solo in circostanze eccezionali, per una durata di tempo e una ampiezza di spazio limitate e senza che questo diventi prassi ordinaria.

Notizie
25/10/2019

Italiani popolo di santi, poeti e fannulloni? Sembrerebbe proprio di no, almeno alcuni dati OCSE e una recente indagine di Jobrapido, un motore di ricerca lavoro. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, gli italiani lavorano in media 33 ore a settimana: meno solo di Grecia ed Estonia, più dell’Irlanda e decisamente molto di più delle 26 ore della Germania. Ma poi c’è anche l’indagine di Jobrapido, che disegna un panorama in cui gli italiani lavorano più del dovuto tanto da essere davvero a rischio workhaolism.
Gli italiani lavorano troppo
Secondo Jobrapido addirittura il 92% degli italiani lavora più delle ore stabilite dal contratto, con in più l’aggravante che il 50% di questi non viene retribuito per gli straordinari o le ore extra. Ci sarebbe di che lamentarsi, e invece no, è esattamente il contrario: nell’80% dei casi di chi lavora più di quanto dovrebbe, lavorare di più non significa lavorare troppo, e stare al lavoro più di quanto si dovrebbe non è un problema.
Operativi sempre
C’è di più. Sempre secondo l’indagine di Jobrapido gli italiani sono “operativi sempre”: controllano la posta elettronica aziendale anche fuori dall’orario di lavoro, la sera, nel weekend o anche in ferie, lavorano da casa anche in caso di malattia e 3 su 4 ammettono di aver rinunciato a un avvenimento personale importante per motivi di lavoro.
Stressati? Poco
Troppe ore lavorate, spesso non retribuite, lavoro anche la sera, nel weekend, in ferie o a casa in malattia, e rinunce per il lavoro: ci sarebbe di che essere stressati e anche di più. E invece no: più della metà di quanti si riconoscono in uno o più di questi comportamenti non si sente affatto stressato e solo 1 lavoratore su 6 ammette che sì, è divorato dallo stress da molto a moltissimo.

Idee
23/10/2019

Per non prendere l’influenza dai colleghi d’ufficio è inutile sperare: con l’autunno e i primi freddi cominciano a circolare anche le infezioni batteriche che provocano raffreddori e influenza, e spesso qualche giorno di malattia è da mettere nel conto. Però ci sono anche comportamenti e abitudini sbagliati che possono trasformare un ufficio in una specie di lazzaretto, con i dipendenti sopravvissuti che lavorano tra starnuti e medicinali e gli altri a casa, a letto, forzatamente improduttivi.
Come non prendere l’influenza dai colleghi d’ufficio
Che fare allora per evitare il dilagare delle infezioni virali e difendersi, per quanto possibile, dagli attacchi di influenza e raffreddore dei colleghi?
Rimanere a casa
Sì, bando agli eroismi: se colpiti dall’influenza, la cosa migliore da fare, per sé e per gli altri, è rimanere a casa ed evitare di portare in giro germi, virus e batteri in ambienti chiusi e promiscui come quelli dell’ufficio. E non è così scontato, se è vero che secondo un sondaggio di ORC International per conto di Kimberly-Clark Professional, 6 dipendenti su 10 si recano al lavoro benché ammalati e il 57% degli impiegati sarebbe disposto a dire ai colleghi malati di restare a casa
Lavarsi le mani
Anche a costo di apparire schizzinosi. Le mani sono l’arto che normalmente più entra a contatto con il mondo che ci circonda, e per limitare il proliferare delle infezioni il miglior consiglio è quello di lavarsi spesso le mani: dopo averle strette a qualcuno apparentemente malato, dopo essere stati in bagno, alla macchinetta del caffè, alla fotocopiatrice o presso qualunque altro oggetto promiscuo, e ovviamente dopo aver starnutito. Nel dubbio, vanno benissimo anche i fazzoletti o le tovagliette umidificate, perché il 36% di chi è malato non ha problemi a non farsi stringere la mano
Usare i fazzoletti una sola volta
Sì, i fazzoletti usati che permangono in bella vista sulla scrivania non sono solo un orrore, ma anche un veicolo di infezione. I fazzoletti usa e getta – come dice il nome – si usano e si gettano. E comunque non tenerli in tasca o nella manica del maglione.
Stare a distanza dai colleghi
Siete malati ma non potete stare a casa? Ok, però mantenete le distanze: cercate una saletta appartata, avvisate di non avvicinarsi troppo a voi, partecipate alle riunioni da remoto, fate quello che vi pare ma mantenete le distanze. I colleghi ringrazieranno: un colpo di tosse viaggia a 80 km all’ora e veicola fino a tremila particelle infette.
Disinfettare tastiere, telefoni e scrivanie
Germi, virus e batteri sostano su ogni superficie: se tastiere, computer, telefoni o scrivanie sono in condivisione, pulitele con una salviettina umida e/o disinfettante prima e dopo averli usati. Nel dubbio chiedete specificamente che venga fatto da chi si occupa delle pulizie in ufficio.
Mantenete una temperatura corretta in ufficio
Ovvero tra i 20°C e i 22°C massimo. Non di più. E i motivi sono spiegati qui.
Far prendere aria all’ufficio
Se potete, aprite le finestre, per esempio in pausa pranzo: germi, virus e batteri ristagnano dove l’aria non circola, e non è l’aria fredda a provocare l’influenza, anzi. Far circolare l’aria permette di diluire e allontanare la presenza degli agenti virali.

Idee
22/10/2019

Prendere appunti a mano è meglio che registrare, audio e video, e anche che prendere appunti scrivendo con il computer. Sì, il caro, vecchio (e per molti ormai obsoleto) sistema di scrivere a mano quando si segue una lezione o si partecipa a una riunione sarebbe più efficace di tutti gli strumenti che la tecnologia è in grado di metterci a disposizione oggi. A dirlo è una ricerca pubblicata su Psychological Science (dall’eloquente titolo The Pen Is Mightier Than the Keyboard) e per almeno 3 motivi.
Prendere appunti a mano impone di selezionare
Certo, registrare significa non perdere nulla di quanto viene detto, il che spesso calma l’ansia di molti, soprattutto studenti. E anche le famigerate minute of meeting, o verbali di riunioni, si lasciano sfuggire ben poco di quanto viene detto. Poi però tutta quella massa di informazioni è di nuovo da vagliare, ragionare, concettualizzare, cosa che invece avviene in automatico quando sei costretto a scrivere a mano, con la penna su un blocco note, e per forza devi selezionare le informazioni importanti e tralasciare quelle ininfluenti. Selezionare significa analizzare in modo critico, e analizzare in modo critico significa concettualizzare, cioè memorizzare.
Scrivere a mano mantiene attivo il cervello
È la prima conseguenza del punto precedente: registrare tutto significa operare in modo passivo, selezionare invece è un processo attivo, che accende il cervello e lo mantiene sveglio, giovane, performante. C’è anche una ragione neurocognitiva: digitare al computer significa semplicemente premere un tasto, ed è un gesto sempre uguale a se stesso scrivere a mano significa fare un segno grafico diverso per ogni lettera, e un insieme di segni grafici diversi per ogni parola, e questa variabilità di gesti della mano attiva diverse regioni del cervello correlate al pensiero, al linguaggio e alla memoria.
Scrivere aiuta a farsi delle mappe mentali
Quello delle mappe mentali è un metodo estremamente efficace per selezionare, organizzare, memorizzare e rielaborare le informazioni e non c’è nulla di più efficace per costruirsi, più o meno consapevolmente, le proprie mappe mentali che scrivere a mano. Vale per gli appunti durante una telefonata, vale per le lezioni scolastiche, vale per i punti salienti di una riunione, vale per elaborare un progetto più o meno grande.

Idee
16/10/2019

Usare LinkedIn per trovare un nuovo lavoro è ormai uno dei metodi più usati sia da chi è in cerca di un primo impiego che da chi sta cercando nuove opportunità professionali. Fare networking, utilizzando piattaforme social di tipo professionale, è infatti molto più efficace in termini di contatti utili e negoziazioni andate a buon fine di molti altri metodi di recruiting, in particolare in autunno, una stagione per molti aspetti favorevole a un cambio professionale.
Come usare Linkedin per trovare un nuovo lavoro
Proprio da LinkedIn Italia, e da un team di esperti delle dinamiche di lavoro che lavora al suo interno, arriva la lista di 7 consigli chiave che i professionisti italiani e gli oltre 13 milioni di utenti LinkedIn in Italia possono seguire con il fine di cogliere al meglio nuove opportunità di lavoro, tra gli oltre 20 milioni di annunci di lavoro disponibili sulla piattaforma LinkedIn, o in generale di business, diventando più rilevanti per i recruiter e facendo leva sulla propria comunità di contatti professionali.
Scegli con cura l’immagine del profilo
Una buona foto profilo aiuta a rendersi più riconoscibili sulla piattaforma, sia ai contatti già consolidati sia per attrarre nuovi possibili “peer” (contatti). La foto non deve essere perfetta, basta che risulti naturale. Se non si indossa un completo per il lavoro, è meglio non indossare un qualsiasi altro completo nella foto profilo. Nota statistica: dalle ricerche LinkedIn è dimostrato che una buona immagine profilo può portare fino a 9x richieste in più di connessione.
Aggiorna la posizione attuale
Man a mano che la propria carriera prosegue, è utile mantenere aggiornata la propria posizione lavorativa. È un elemento che aiuta a raccontare al meglio la propria storia professionale e, nota statistica, ad ottenere fino ad 8x visualizzazioni del proprio profilo.
Completa le informazioni su formazione e competenze
Secondo gli esperti di LinkedIn è fondamentale aggiungere informazioni sul proprio percorso formativo (scuola, università, master ecc.), così che i propri ex “compagni di classe” possano trovarci più facilmente (e quindi creare nuove e proficue collaborazioni professionali). Nota statistica: è dimostrato che aggiungere info sulla propria istruzione porta a ricevere 17x messaggi in più dai recruiter e responsabili della selezione in azienda.
Dettaglia le competenze
È, inoltre, importante inserire in maniera articolata l’elenco delle proprie competenze (hard skill e soft skill, come ad esempio la padronanza del pacchetto Microsoft Office, o spiccate capacità di vendita o relazionali etc.), per mostrare i propri punti di forza. È consigliabile inserire almeno 5 competenze di base. Se si desidera dimostrare la propria esperienza in merito a determinate competenze, è consigliato sottoporsi a un test utilizzando la nuova funzione di valutazione delle competenze di LinkedIn. Per ogni valutazione delle competenze superate, verrà rilasciato un certificato, che apparirà sul profilo LinkedIn, in modo che sia subito disponibile per i recruiter.
Specifica il settore professionale e industriale
Aggiungere il settore professionale e industriale di competenza, nonché quello di maggiore interesse, è utile per trovare più facilmente nuove offerte di lavoro, eventi, contenuti formativi su LinkedIn e articoli di settore. Nota statistica: più di 300,000 persone vengono trovate ogni settimana su LinkedIn in base al settore.
Indica la località
Può sembrare una banalità, ma molte aziende ricercano i talenti in base alla zona e si affidano alla località inserita nel profilo LinkedIn dei professionisti più interessanti. Nota statistica: basti pensare al fatto che aggiungere la località aumenta di 23 volte le possibilità di essere trovati nelle ricerche dei recruiter su LinkedIn.
Cura il network e partecipare ai gruppi di discussione
LinkedIn è in assoluto la piattaforma per il lavoro e il business network per eccellenza, che basa tutta la sua forza su una comunità eterogenea di professionisti, i quali forniscono ogni giorno il loro aiuto prezioso per migliorare ciò che facciamo, avvicinandoci sempre più al successo in ambito lavorativo. Per questo è sempre utile leggere i post dei propri contatti, per informarsi e aggiornarsi sugli ultimi trend del proprio settore professionale, trarre spunti creativi per nuove attività, e creare un dialogo costruttivo per la community, attraverso commenti ragionati e illuminanti per gli altri lettori. Su LinkedIn è possibile iscriversi a diversi gruppi di discussione, e parteciparvi attivamente può aiutare i professionisti a mettersi in luce con altri professionisti del proprio settore di competenza, creare nuove opportunità di business e trovare un nuovo lavoro.