Ufficio
10/09/2020

Alle certificazioni della carta per stampante non ci bada quasi mai nessuno. Eppure si vedono in bella vista su risme e big-box, e possono dare molte informazioni sulla qualità della carta per stampanti che acquistiamo, sull’origine della materia prima, sull’impatto ambientale che la produzione, il trasporto e la vendita hanno avuto sul nostro pianeta e su altri aspetti non secondari per essere degli acquirenti consapevoli Purtroppo però le sigle non sempre spiegano tutto, ed è difficile capire esattamente cosa significano quei loghi e quegli acronimi che si trovano all’esterno delle confezioni dei fogli di carta per fotocopie. Proviamo allora a fare un ’bout di chiarezza.

PEFC

Ovvero Programme for Endorsement of Forest Certification, ovvero un Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale che serve a certificare che l’intero ciclo di produzione è sostenibile per le foreste, dai produttori di materia prima come cellulosa e carta alla trasformazione del prodotto e fino alla sua distribuzione.

FSC

Ovvero Forest Stewardship Council, uno dei sistemi di certificazione forestale riconosciuti a livello internazionale, che garantisce la corretta gestione delle foreste e la tracciabilità dei prodotti che ne derivano. Se c’è il logo FSC la carta deriva da foreste correttamente gestite.

ECOLABEL

O Ecoetichetta europea, cioè la certificazione (secondo il regolamento CE n. 66/2010) del ridotto impatto ambientale dei prodotti o dei servizi offerti dalle aziende che ne hanno ottenuto l’utilizzo. Quindi non solo carta per stampante ma ogni tipo di prodotto.

BLAUER ENGEL

Cioè l’angelo blu del logo, è la più antica etichetta ecologica al mondo, è prevalentemente tedesca e certifica che l’intero ciclo di vita del prodotto è all’insegna del ridotto impatto ambientale, che il prodotto è conforme a tutti gli aspetti di protezione ambientale e che rispetta gli standard di sicurezza. Nel caso della carta si applica solo a quelle derivate al 100% da fibre riciclate.

COLORLOK

Questa di ColorLok Technology non è una certificazione ma uan tecnologia, una innovazione che consente una migliore qualità di stampa, in particolare nei contrasti dei neri e nella brillantezza degli altri colori. In pratica, se hai bisogno di stampare delle immagini di qualità e impatto, a maggior qualità, cerca il logo di Colorlok.

ECF

Cioè Elementary Chlorine Free, ovvero una certificazione del fatto che il cloro è stato sostituito dal biossido di cloro, un composto che riduce del 90% le emissioni inquinanti.

TCF

Ovvero Totally Chlorine Free, che è un passo in più rispetto all’ECF. Con questa certificazione si ha la certezza che non è stato utilizzato cloro e per il processo sbiancante è stato utilizzato ossigeno.

BLI

BLI è l’acronimo di Buyers Laboratory Inc., ovvero i laboratori che certificano la qualità della carta. I test vengono eseguiti sulle stampanti delle principali marche mondiali, e se è una carta di qualità deve avere questo logo.

LONG LIFE

Con il simbolo dell’infinito nel suo logo, questa certificazione garantisce due aspetti legati al ciclo di vita della carta. Il primo è che la produzione ricicla più CO2 di quanto ne emette, quindi riducendone l’immissione nell’atmosfera che causa il surriscaldamento globale. La seconda è che la carta è conforme allo standard ISO 9706, cioè è senza acidi e può essere conservata fino a 200 anni.

Notizie
08/09/2020

Per i positivi asintomatici niente smart working. Cioè, se risulti positivo al tampone per il Coronavirus devi stare a casa in quarantena ma, anche se asintomatico, non puoi lavorare. La norma è contenuta nel DPCM del 7 agosto 2020, rinnovata nel DPCM del 7 settembre, e ribadisce quanto già previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio e previsto anche dal chiarimento dell’INPS 2584 del 24 giugno: per gli asintomatici positivi è vietato lavorare anche da casa, anche in modalità smart working.
Un tema che tocca già oggi migliaia di lavoratori e che, se davvero arrivasse la seconda ondata che molti prevedono per l’autunno, potrebbe riguardare decine di migliaia di persone apparentemente sane, senza sintomi, in grado potenzialmente di lavorare da casa e però impossibilitate per legge.
Un tema che riguarda ovviamente anche numerose aziende, che si sono rivolte a studi legali e consulenti del lavoro per capire se gli asintomatici potessero (o dovessero) lavorare da casa. E lo stesso “divieto” di lavorare da casa in modalità da remoto riguarda per legge anche chi rientra dai Paesi per i quali è previsto l’isolamento fiduciario in attesa del tampone. Cioè: torni da Spagna, Grecia o da qualunque altro Paese per il quale è previsto il tampone, e finché non lo fai e non hai l’esito negativo rimani in isolamento fiduciario e non puoi lavorare. Nemmeno da casa. Perché anche questo isolamento è equiparato alla malattia.
Quanti sono gli asintomatici positivi che si ritrovano in questa situazione? Secondo i dati dell’ISS il 65% di quanti risultano positivi al tampone. E per il mese di agosto parliamo di oltre 21 mila positivi, quindi circa 10mila lavoratori, considerando che i tamponi hanno riguardato per il 75% persone in età da lavoro.

Idee
06/09/2020

Cinismo e arrivismo non servono per fare carriera. Al contrario gentilezza, empatia e spirito collaborativo sono le chiavi del successo nel lavoro. Strano? Eppure è quanto emerge da uno studio dell’Università della California a Berkeley e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences con il titolo di “People with disagreeable personalities (selfish, combative, and manipulative) do not have an advantage in pursuing power at work”.

Freddezza, calcolo, cinismo, distacco e spirito calcolatore non sono gli strumenti adatti per scalare le gerarchie aziendali. Al contrario in alto arrivano le persone estroverse, empatiche e tali da creare distesi rapporti interpesonali.
I ricercatori USA sono partiti dai 5 tratti della personalità individuati dalla teoria psicologica dei Big Five, e si sono in particolare sofferma sul binomio gradevolezza / sgradevolezza delle persone che hanno raggiunto ruoli apicali nel corso dei 14 anni durante i quali sono stati sottoposti i questionari. Le persone gradevoli sono cooperative, empatiche, affabili e collaborative, al contrario quelle sgradevoli sono egoisti, freddi, duri e insensibili.
I due tratti sono stati poi messi in relazione col prestigio sociale, il potere in azienda e la condizione economica raggiunta all’interno delle organizzazioni aziendali indagate. E – sorpresa! – chi è duro, ostile e competitivo non fa più carriera di chi è cordiale e collaborativo.
È la rivincita dei buoni? In qualche senso sì. Buoni nel senso di assertivi, empatici, aperti, sinceri e generosi, in contrapposizione all’idea che vuole i manager e i capi duri, impositivi, freddi e inavvicinabili. Ma attenzione: non è che i duri egoisti non arrivino affatto ai ruoli apicali. Ci arrivano anche loro, e spesso il loro comportamento può essere distruttivo nei confronti di colleghi, collaboratori e dell’azienda nel suo complesso.

Notizie
04/09/2020

1 italiano su 2 teme che al lavoro non si rispettino le regole contro il Coronavirus: è la fotografia istantanea che emerge dal programma Workforce Confidence Index di Linkedin. IL WCI punta a raccogliere e raggruppare le preoccupazioni principali dei professionisti italiani durante la pandemia e le aspettative rispetto al dopo pandemia. E l’indagine quantitativa svolta tra il 13 e 26 luglio 2020 su un campione di 1000 professionisti tra i membri italiani restituisce una fotografia in bianco e nero.
Tre sono gli argomenti sondati dal Workforce Confidence Index di Linkedin: il ritorno in ufficio, la situazione finanziaria in termini di risparmi e reddito personale nel prossimo semestre e le prospettive di carriera. E se i professionisti italiani sono moderatamente fiduciosi in merito all’ottenere una nuova occupazione o mantenere quella attuale, ben diverso è il sentiment riguardo alle misure di sicurezza contro il Coronavirus al ritorno in ufficio o comunque a una modalità di lavoro non esclusivamente smart.

“Il Workforce Confidence Index è un’istantanea basata su un’indagine che coinvolge i membri di LinkedIn in tutta Italia, ai quali viene chiesto di condividere i loro sentimenti riguardo a lavoro, carriera e risorse finanziarie” afferma Marco Valsecchi – editor di LinkedIn – e continua “Sulla base dei risultati, possiamo osservare ancora una certa preoccupazione riguardo al rientro in ufficio, in quanto i professionisti temono che i loro colleghi non seguano le misure di sicurezza e le linee guida in vigore al loro ritorno. Inoltre, sulla base di questi risultati, notiamo che i professionisti italiani sono ancora moderatamente fiduciosi nella loro capacità di ottenere o mantenere un lavoro”.

Il 51% dei lavoratori italiani teme infatti che colleghi e clienti non rispettino rigorosamente le giuste misure di sicurezza e prevenzione del contagio, mentre il 26% prevede di dover attingere ai risparmi personali nei prossimi sei mesi. Durante lo stesso arco temporale, invece, circa 1 persona su 5 – il 19% degli intervistati – sostiene di andare incontro a una riduzione del reddito personale.

Notizie
01/09/2020

E così, faticosamente, è arrivato anche l’agognato momento del rientro a scuola. Dopo il lockdown, dopo le vacanze, con il 1° di settembre i primi studenti, insieme a insegnanti e personale non docente, hanno riaperto le scuole per i corsi di recupero. Un test parziale su misure igienico-sanitarie e comportamenti da tenere in vista del 14 settembre, giorno in cui avverrà il vero via alle lezioni (per buona parte delle Regioni, alcune stanno valutando o hanno già pensato a un posticipo).
Ovviamente non è un nuovo anno scolastico come tutti gli altri, perché tra distanziamento, mascherine, igiene personale e protocolli i dubbi e le incertezze regnano ancora sovrani. Ma per il momento – come emergenze dalle Q&A del Ministero dell’Istruzione, ci sono almeno 5 cose da sapere per il rientro a scuola ai tempi del COVID.

1. Mascherina sì o no?

No, in classe niente mascherina, a meno che non sia impossibile garantire il distanziamento fisico tra gli studenti (e questo lo decidono i dirigenti scolastici caso per caso). Diverso il discorso negli spazi comuni (corridoi, mense, etc) per i quali si attende una valutazione da parte del CTS. Secondo il Ministero mascherine e gel igienizzante dovrebbero essere forniti giornalmente a ogni studente e a tutto il personale.

2. Misurare la febbre?

Sì, a casa. Nel caso di temperatura corporea oltre i 37,5° si resta a casa (e i genitori informano prontamente pediatra o medico curante, che può richiedere il test diagnostico e informazione il dipartimento di prevenzione). Per il CTS misurare la temperatura a scuola (dentro o fuori) non è necessario.

3. Se c’è uno studente positivo (o sospetto?)

Si allerta il COVID manager d’istituto, che chiama i genitori, l’alunno indossa la mascherina e viene ospitato in una stanza dedicata, non da solo ma in compagnia di un adulto, rispettando le distanze di sicurezza. I genitori hanno ‘obbligo di avvisare il pediatra o medico curante e seguire la procedura di accertamento della positività. Nel caso l’alunno risultasse positivo si avvia la ricerca dei contatti e si sanifica la struttura scolastico nelle sole parti interessate.

4. Gli studenti positivi quando rientrano?

Dopo la guarigione clinica, cioè quando scompaiono i sintomi e ci sono due tamponi negativi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. In ogni caso i contatti stretti e a rischio contagio saranno posti in quarantena per 14 giorni. Quindi anche i compagni di classe e il personale scolastico? Dipende: sarà il Dipartimento di prevenzione a valutare se è il caso.

5. Con un alunno positivo si chiude la scuola?

Dipende. Anche in questo caso è il Dipartimento di prevenzione della Asl a decidere di volta in volta.

Notizie
27/08/2020

Non è quanto pesano le tasse in Italia per i contribuenti. È che ci vogliono 10 giorni per pagarle, 238 ore all’anno per espletare tutti gli adempimenti fiscali. E in questa classifica, che esce dell’ultimo rapporto Paying Taxes realizzato da PwC e riferito al 2018, l’Italia è sì prima in classifica. Ed è un primato che non piace, senza ombra di dubbio.
Riferendosi appunto al 2018, e considerando numero e tipologia di tasse da pagare, il rapporto Paying Taxes di PwC dice che: in Italia abbiamo 14 adempimenti fiscali da ottemperare, contro i 9 di Francia, Germania e UK (ma la media mondiale è 23), e questo comporta un impegno di 238 ore all’anno per i contribuenti italiani, appena sopra la media mondiale (237) e di molto sopra a quella europea (161) e comunque più che in Germania (218 ore), Francia (139) e UK (114, meno della metà di noi).
Se poi si devono correggere errori o ottenere rimborsi, apriti cielo: la cosiddetta post-compliance per le imprese italiane significa altre 42 ore di “lavoro” a favore del fisco, sopra la media mondiale (19,2) ed europea (7…). In Francia? 10 ore e mezza. Per dire. E se la media mondiale per ottenere un rimborso è di 27 settimane, in Italia ce ne vogliono 62!

Ufficio
25/08/2020

Il gel lavamani, insieme all’uso della mascherina e al distanziamento fisico, è tra le più efficaci misure di protezione dal Coronavirus e di contenimento del contagio da COVID-19. Ormai i dispenser di gel igienizzante si trovano praticamente ovunque: all’ingresso dei negozi e dei locali pubblici, negli uffici che hanno già riaperto a partire dalla Fase 2, negli ambienti di lavoro in generale e, da settembre, si troveranno anche nelle scuole, con il Ministero dell’Istruzione che ha garantito un rifornimento continuo a ogni istituto scolastico d’Italia. Tuttavia, benché ormai l’uso di gel per le mani e altri prodotti disinfettanti e antibatterici sia ormai diffuso, ci sono almeno 7 cose da sapere sulla loro composizione, sulla loro efficacia, sul modo corretto di utilizzarli e su come sceglierli.

1. Acqua e sapone sono comunque efficaci

Non perché acqua e sapone non hanno la dicitura “igienizzante” allora sono meno efficaci di un gel lavamani. Anzi: qualora possibile, lavare bene le mani, in modo approfondito e prolungato, con acqua e sapone, rimane ancora il miglior modo per eliminare germi e batteri e ridurre il rischio di contagio da Coronavirus.

2. Attenzione alla percentuale di alcol

Un gel igienizzante, per essere considerato davvero tale, deve avere una concentrazione di alcol tra il 60% e il 95%. Solo in questo caso, e solo se specificato in etichetta, il gel lavamani è in grado di eliminare germi, batteri e virus dalla pelle delle mani. L’alcol infatti, evaporando a contatto con l’aria, uccide gli agenti patogeni e li elimina dalla pelle.

3. La differenza tra gel igienizzante e presidi medici

Ci sono anche dei gel igienizzanti che sono però dei presidi medici chirurgici. Normalmente hanno percentuali di alcol superiori all’85% e contengono anche altri disinfettanti con funzione antisettica (germicidi e battericidi). Sono più costosi, si acquistano principalmente in farmacia, sono normalmente riservati all’uso medico ma non sono strettamente necessari. Un buon gel disinfettante con la giusta percentuale di alcool è già sufficiente.

4. Che tipo di alcol?

La dicitura standard dovrebbe essere alcol etilico denaturato, ma talvolta si trovano anche diciture come alcohol denat, isopropanolo, etanolo, 1-propanolo. Se la percentuale è superiore al 65% non cambia nulla, e l’efficacia è comunque assicurata.

5. Non usare il gel lavamani con le mani bagnate

Il gel lavamani igienizzante non è efficace con le mani bagnate. Quindi o si lavano le mani con acqua e sapone e poi si asciugano bene, oppure si usa il gel lavamani igienizzante con le mani asciutte. Il gel igienizzante non serve nemmeno per pulire le mani sporche (anche in questo caso nulla batte l’acqua e sapone) e soprattutto la sua efficacia decade se, dopo averlo applicato, si bagnano le mani.

6. Occhio ai prodotti “semplicemente” cosmetici

Prodotti con percentuale di alcol inferiore al 60% o con altri componenti dichiarati “igienizzanti”, anche di origine naturale, non sono veramente igienizzanti. Si tratta di preparati cosmetici, che possono pulire la pelle ma non igienizzarla, cioè non in grado di uccidere ed eliminare germi, batteri e virus, compreso il Coronavirus.

7. Serve solo per le mani

Il gel igienizzante è specifico per la pulizia delle mani. Quindi non è da usare su altre parti del corpo (viso, parti intime) né su superfici come la scrivania, la tastiera del computer, le maniglie delle porte.

Notizie
20/08/2020

Tra mascherine, gel e distanziamento come avverrà il ritorno a scuola? È la domanda che ormai si stanno facendo tutti i genitori con figli che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado al pensiero del 14 settembre, il D-Day per il back-to-school dopo oltre 6 mesi di didattica a distanza e vacanze.
Che il ritorno a scuola sia una priorità assoluta per il Paese lo stanno ormai ripetendo tutti, ma quello che non è ancora ben chiaro a genitori, insegnanti e personale non docente è come bisognerà comportarsi con mascherine, gel e distanziamento.

Il Comitato Tecnico Scientifico si è già espresso, per bocca del suo coordinatore Agostino Miozzo:
“Questa malattia ha imposto tre pilastri: il distanziamento, l’uso della mascherina e l’igiene. Sono indiscutibili e saranno validi per il mondo scolastico. Sopra i sei anni sarà richiesto, in Italia come in altri Paesi, che ci imponiamo l’uso della mascherina e il distanziamento. Poi ci saranno condizioni particolari, come l’uso se c’è un ragazzo non udente in classe, l’interrogazione, momenti del contesto locale che saranno valutati. L’indicazione però sarà: utilizziamo la mascherina perché è un importante strumento contro il virus”.
Poi sono uscite le linee guida del Ministero dell’Istruzione, in una apposita sezione del sito dove si trovano molte risposte alle molte domande che i genitori si pongono in questo periodo. Per esempio sulla didattica a distanza (opzione solo per le scuole secondarie di secondo grado e solo come didattica complementare e non esclusiva), sulla misurazione della febbre (da fare a casa, ogni mattina, e in caso di sintomi influenzali c’è l’obbligo di stare a casa), sugli ingressi scaglionati per evitare assembramenti (ogni scuola decide in autonomia, in base alle proprie condizioni), sui banchi monoposto (è una delle misure suggerite dal CTS, ma non è obbligatori comprare i banchi con le rotelle), sulla gestione delle mense (rimane, e ogni scuola dovrà organizzarla garantendo le condizioni di sicurezza in base alle proprie strutture) e sulla pulizia e igienizzazione degli ambienti.

Tuttavia alcune cose non sono ancora ben chiare: è notizia di ieri per esempio che le mascherine saranno distribuite gratis e quotidianamente così come il gel disinfettante sarà messo a disposizione dalle scuole ma a meno di un mese dal rientro a scuola la situazione non è ancora ufficialmente chiara.

Idee
07/08/2020

Lavorare ad agosto è sempre più un’opzione, e non solo in questo 2020 post lockdown e ancora prigioniero del Coronavirus. In effetti c’è chi ad Agosto non rinuncerebbe alle ferie per nulla al mondo, nonostante l’affollamento e i prezzi alti, e non ci ha rinunciato nemmeno quest’estate. Ma c’è anche chi invece le vacanze preferisce farle prima o dopo e passare agosto in ufficio. Oppure a casa a lavorare in smartworking. Anche perché ci sono degli indubbi vantaggi nel lavorare ad Agosto.

1. Ufficio (quasi) vuoto

Per qualcuno è una tristezza ma, dopo l’esplosione del COVID-19, per molti ha l’indubbio vantaggio di garantire il distanziamento sociale ed evitare gli assembramenti con tutte le conseguenze del caso, dalla mensa agli spazi comuni. E comunque per molti lavorare la settimana di ferragosto ha il vantaggio di favorire la concentrazione e ridurre il tempo perso.

2. Tutti in ferie

Potrebbe far scattare l’invidia, oppure dare il vantaggio di non essere tempestati di telefonate e mail con richieste che interrompono continuamente i propri compiti. Certo, bisogna avere i nervi saldi e non pensare che mentre si è davanti al computer c’è chi è sotto l’ombrellone o in montagna al fresco.

3. Maggior concentrazione

È la conseguenza dei due punti precedenti, ed è il motivo per cui molti manager cominciano a lavorare molto presto la mattina: potersi concentrare sui compiti strategici, concettuali e che richiedono maggior focalizzazione. E i mese in cui molti (se non quasi tutti) sono in vacanza è perfetto per togliersi un ’bout dalle incombenze quotidiane e pensare alle strategie. A maggior ragione in questo 2020, in cui sarà prima o poi necessaria una vera ripartenza.

4. Meno traffico

Già il traffico era calato per via dello smartworking, ma è indubbio che ad agosto c’è meno traffico nelle città. Il che si traduce in tempi ridotti per il tragitto casa – lavoro, meno stress, e più tempo a disposizione per sé, i propri hobby, lo sport e la famiglia.

5. Smart working

Lo smart working e il lavoro da remoto lo abbiamo imparato obtorto collo con il lockdown e l’esplosione dell’epidemia. Ma ora, se l’azienda lo prevede, vi si può ricorrere anche per lavorare ad agosto dalla villeggiatura, magari mentre la famiglia si gode la vacanza e in attesa di darsi il cambio nell’accudire i figli. E da questo punto di vista ha numerosi, indubbi vantaggi come si può leggere qui.

6. Più produttività

Se i colleghi sono diligenti e hanno lasciato tutto in ordine la produttività si impenna e si riuscirà a fare di più in meno tempo. Insomma, si innesca un circolo virtuoso, che può migliorare anche l’autostima.

7. Godersi la città

In agosto le città si svuotano, anche se questo da anni non significa più il cartello “Chiuso per Ferie” appeso ovunque. Ma questo è un agosto particolare, sono le vacanze del turismo di prossimità, e lavorare anche ad agosto può essere anche l’occasione per (ri)scoprire la propria città con occhi diversi o dedicarsi a piccole gite serali o nel weekend alla scoperta del proprio territorio.