Notizie
22/03/2022

Si intitola “Great Expectations: Making Work Work”, è il Work Trend Index di Microsoft, una delle più vaste indagini sui mutamenti nel mondo del lavoro a livello globale, e individua le 5 tendenze del 2022 di cui inevitabilmente dovranno tener conto tanto i manager e le HR quanto i lavoratori. Tutto ovviamente risente dei 2 anni di lavoro in stato di pandemia, sia dal punto operativo che valoriale, come afferma Jared Spataro, Corporate Vice President, Modern Work, Microsoft: “Non si può cancellare l’esperienza vissuta e l’impatto che gli ultimi due anni continueranno ad avere sul mercato del lavoro, poiché flessibilità e benessere sono diventati elementi non negoziabili per i dipendenti”.

E quindi quali sono le 5 tendenze del lavoro nel 2022 con cui avremo tutti inevitabilmente a che fare?

1. Una nuova scala di valori
I punti cardine del come, dove e quando lavorare stanno cambiando, e così anche il perché. I dipendenti, infatti, a seguito degli ultimi due anni hanno una nuova visione di ciò che vogliono dal lavoro e cosa sono disposte a sacrificare per esso. L’indagine di Microsoft sottolinea fortemente questa tendenza, con il 54% degli italiani ora più propensi a dare priorità alla propria salute e al proprio benessere rispetto al lavoro. Questo trend trova anche riscontro nel dato sugli intervistati che l’anno scorso hanno lasciato il lavoro: il 17% in Italia, quasi uno su cinque. Il cosiddetto “Great Reshuffle” è tutt’altro che concluso e interessa anche il Belpaese anche se in misura leggermente inferiore che a livello globale: il 37% dei lavoratori dichiara che probabilmente prenderà in considerazione un nuovo lavoro nel prossimo anno (a livello globale è il 43%). Un fenomeno che interessa soprattutto le fasce più giovani: il 49% della Gen Z e dei Millennials italiani, dato in crescita rispetto al 46% che affermava lo stesso nel 2021.

Manager tra leadership e aspettative dei dipendenti
Tenere il passo con le nuove aspettative dei dipendenti non è un’impresa da poco. I manager in quest’ottica fungono da anello di congiunzione tra le richieste del leadership team e le necessità dei dipendenti. Sarà quindi necessario che i manager sappiano agire a protezione della produttività aziendale, senza però trascurare i problemi e le richieste dei dipendenti. Per esempio, nonostante l’innegabile desiderio di flessibilità che traspare dalla ricerca (il 41% dei lavoratori considera di passare a modalità di lavoro remote o ibride nel prossimo anno), il 47% dei dirigenti italiani sostiene che la propria azienda prevede un rientro a tempo pieno in ufficio nel 2022. Questa tensione ricade sui manager: il 56% sostiene infatti che la leadership aziendale non sia allineata alle aspettative dei dipendenti. Diventa dunque importante poter dare maggiore autonomia ai manager affinché possano gestire nel migliore dei modi i propri team di lavoro: in Italia il 71% dei manager auspicherebbe avere maggior margini di manovra per gestire il cambiamento dei team.

Nuove motivazioni per tornare in ufficio
Ora che abbiamo sperimentato i vantaggi del lavoro da remoto, la sfida per i leader è quella di motivare i dipendenti a tornare anche in ufficio, trovando nuovi stimoli e opportunità. Infatti, oggi il 33% dei lavoratori “ibridi” in Italia trova difficile capire quando e perché lavorare dall’ufficio. A fronte di questa situazione, solo il 27% dei dirigenti italiani ha pattuito nuovi accordi aziendali per il lavoro ibrido. È tempo quindi di ripensare il ruolo dell’ufficio, adottando nuove modalità e accordi sulla gestione dei flussi e delle riunioni di persona. Queste nuove norme dovranno garantire che lo spazio dell’ufficio sia arricchente per i dipendenti, aiutandoli a sentirsi connessi e parte dell’azienda.

In questa fase in cui le aziende stanno ripensando i propri confini, è interessante notare come anche l’esperienza digitale possa essere ripensata: il 46% dei dipendenti in Italia si dichiara aperto a sfruttare anche spazi digitali immersivi nel metaverso per future riunioni.

Lavoro flessibile sì, sempre reperibile no
L’analisi dei dati di produttività in Microsoft 365 dimostra che le riunioni e le chat sono in aumento, spesso estendendosi oltre il tradizionale orario lavorativo. Infatti, la media settimanale di tempo trascorso in riunioni su Teams a livello globale è aumentata del 252% da marzo 2020, e il lavoro extra-time e nel fine settimana è cresciuto rispettivamente del 28% e del 14%. Se da una parte è sicuramente stimolante vedere come le persone sono state in grado di rimodellare la propria giornata per soddisfare le esigenze lavorative e personali, dall’altra bisogna far sì che il lavoro flessibile diventi anche sostenibile e rispetti alcuni limiti. Per questa ragione saranno necessarie delle nuove norme a livello aziendale per regolare il lavoro ibrido o da remoto.

Ricostruire il capitale sociale in un mondo ibrido
Uno degli aspetti più impattati dal lavoro a distanza è sicuramente l’effetto che ha avuto sulle relazioni personali. L’anno scorso il Work Trend Index ha rivelato che i team si sono sentiti più isolati, e anche quest’anno viene confermata questa tendenza: il 54% dei lavoratori “ibridi” italiani, infatti, afferma di avvertire un maggiore senso di solitudine sul posto di lavoro rispetto al periodo pre-pandemico. Non a caso, secondo il 49% dei dirigenti intervistati in Italia, la principale sfida dell’era del lavoro ibrido o a distanza sarà la capacità di ingaggiare i dipendenti in attività di relazione e di costruire un senso di comunità a livello aziendale. Particolarmente importate trovare strumenti adeguati per l’empowerment delle persone, per l’inserimento di nuove risorse e per trattenere i talenti che lavorano in modalità ibrida o da remoto: il 53% degli assunti in epoca pandemica in Italia è più incline a cambiare azienda nel prossimo anno.

Idee
16/03/2022

Sembra passato un secolo da quando “lavoro” faceva rima solo e soltanto con “ufficio”. E invece due anni di pandemia hanno spazzato via quel modello unico ed è tutto un proliferare di nuovi nomi e nuove modalità di lavoro. Lo smart working è qui per restare, indubbiamente e anche con la fine eventuale dello stato di emergenza: sono tantissimi i lavoratori che ormai si sono abituati a questa modalità e ora non vogliono più tornare indietro.

C’è però una buona fetta di persone che rimpiange i bei tempi della vita da ufficio, e al rientro tra fine estate 2021 o primavera 2022 si è ritrovato con la novità dell’hot desking. Il fatto cioè che ci sono meno postazioni e scrivanie delle persone che lavorano in quell’ufficio. Un buon modo per risparmiare per l’azienda, non proprio graditissimo per chi aveva fatto della propria postazione di lavoro il proprio angolo di mondo.

E mentre si dibatte ancora tra smart, agile e telelavoro ecco ora spuntare il Near Working. La terza via, o la via di mezzo, tra lo smart e l’ufficio, tra l’agile e il coworking. Cos’è il Near Working lo dice già un po’ il nome: lavorare vicino. Cioè vicino a casa. Un po’ come se l’ufficio si fosse “atomizzato” in tanti piccoli spazi di coworking in giro per la città, consentendo alle persone di ridurre i tempi di spostamento casa-lavoro-casa e conciliare vita e professione ancor meglio. Senza le scomodità dello smart da casa, ma senza nemmeno quelle del lavoro che – come il dentista quando si ha il mal di denti – è sempre dalla parte opposta della città.

Il vantaggio non è solo di risparmio di tempo e denaro per i dipendenti. C’è anche una questione di risparmio per le aziende (appoggiandosi a Coworking diffusi sul territorio si può gestire la flessibilità del personale e risparmiare sugli affidi delle sedi centrali da centinaia di postazioni di lavoro) nonché un beneficio ambientale.

Meno persone che si spostano con i mezzi propri a motore e prediligono spostarsi a piedi o in bicicletta date le brevi distanze sono anche un minor impatto ambientale del commuting. Un aspetto che sempre più le amministrazioni pubbliche stanno mettendo al centro della loro azione.

Ufficio
14/03/2022

Non dovrebbe succedere, ma a volte succede: sì, succede anche di litigare in ufficio, per colpa dello stress, per via di alcune colleghi/e davvero insopportabili, per via di divergenze su come fare le cose o sulle cose da fare, per via dei tempi sempre più ristretti o delle richieste sempre più impellenti. Insomma, succede di litigare tra colleghi e del resto non è che si può sempre essere felici tra le 4 mura del posto di lavoro.
E però, come dicono gli psicologi delle organizzazioni aziendali, il conflitto è abbastanza fisiologico nei contesti professionali, e il segreto è tutto nel saperlo trasformare in una risorsa, come da anni ormai insegnano a fare al Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza dove addirittura organizzano workshop dal titolo “Litigare bene tra colleghi”.

A questo proposito, come si può litigare in modo utile e positivo tra colleghi? Con alcuni semplici consigli
1. Non far finta di niente
Il conflitto è latente, e spesso si finge di non vederlo né sentirlo, come per un bisogno di ripianare e sottacere: è vero invece il contrario, e cioè che di tanto in tanto una sana discussione anche animata aiuta a gestire e stemperare la tensione.
2. Sapere che il lavoro moderno è complesso
Sì, professionalità diverse, con formazione di diverse, coinvolte in processi ad alto livello di stress e competizione: il mix esplosivo perfetto. Per questo quando si arriva a litigare è importante sapere che percorsi professionali e formativi diversi portano a punti di vista diversi e potenzialmente conflittuali.
3. Mai personalizzare
Certo, i rapporti personali contano, e pure parecchio. Ma poi c’è la dimensione professionale, e quello che conta è capire che lavorare in team è parte sostanziale del business, non una scelta personale.
4. La squadra vincente non è quella che va d’amore e d’accordo
Vecchio mito, duro a morire: dallo sport all’impresa non si contano gli aneddoti di squadre rissose e vincenti. Insomma, non è che per fare bene si debba andare per forza di cose d’amore e d’accordo. Bisogna essere bravi, da soli e in team, e si ritorna quindi al punto precedente.
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Idee
09/03/2022

Con il disgregamento delle modalità classiche di lavoro e la fluidificazione di spazi e tempi che dedichiamo all’attività professionale siamo tutti alla ricerca di un metodo per lavorare meglio e meno e che ovviamente ci consenta di produrre uguale se non di più. Una pietra filosofale che ci tenga al riparo dalle call che non finiscono mai e dai tempi che si dilatano senza operatività, e che ci consenta di produrre uguale, se non di più, rispetto a quando il lavoro era incasellato in schemi riconoscibili.
Il principio di Laborit, il metodo per lavorare meglio e meno
Le abbiamo provate tutte, ma forse il metodo per lavorare meglio e meno potrebbe essere il cosiddetto principio di Laborit, dal nome del medico francese biologo comportamentale che ha riconosciuto alcune tendenze invarianti nel modo in cui le persone approcciano i compiti che sono loro assegnati.
Al netto della distinzione tra gufi e allodole, mattinieri e serali, una cosa non cambia praticamente mai: cominciamo sempre tutti a lavorare dalle cose più semplici, meno impegnative, che richiedono meno coinvolgimento cognitivo, e lasciamo sempre al dopo le cose più importanti da fare. Un po’ come gli studenti che si ritrovano a dover studiare, imparare e ripassare le nozioni più ostiche la sera tardi.

Invece bisognerebbe imparare a fare una to-do-list o a sfruttare il calendar allocando le cose più importanti nei momenti in cui ci si sente più produttivi in base al proprio bioritmo, e lasciare la routine nelle ore meno performanti. Certo incastrare tutto non è mai semplice, ma il metodo Laborit può essere la bussola per fissare le ore migliori sui lavori in cui occorre isolarsi e concentrarsi, lasciare ai margini di queste le riunioni in cui si è uditori e ci è richiesto un apporto parziale o limitato, e rendere del tutto marginali le attività di routine, come per esempio la lettura delle mail, a cui dedicare per esempio il tempo prima o dopo la pausa pranzo.

Incastrare bene tempo, energie, concentrazione e difficoltà delle task può davvero aiutare a lavorare meglio, in meno tempo, e raggiungere comunque i risultati richieste.

Ufficio
07/03/2022

Il posto di lavoro può essere un luogo di grande armonia in cui si stringono belle amicizie tra colleghi. Eppure c’è sempre qualcuno con cui proprio non si riesce a interagire per una ragione o per un’altra. Competizione, gelosia, incompatibilità di carattere… quale sia il motivo, l’atmosfera serena in ufficio può essere turbata da atteggiamenti negativi di questo o quella collega che non ci consentono di fare bene il nostro lavoro. Come individuare i segni di ostilità degli altri e come ignorarli, evitare di arrabbiarsi o impermalirsi?

Problemi, stress e momenti di tensione tendono a ingigantirsi e ad assumere proporzioni esagerate che possono avere anche un impatto negativo sul nostro umore, sul rendimento al lavoro e sulla motivazione ad andare ogni giorno in ufficio. Un periodo di stress e lavoro intenso sono già mentalmente affaticanti e se vi si aggiungono anche tensioni con i colleghi, lavorare serenamente può diventare ancora più difficile.

Quella battuta di troppo

 

Una battuta fuori posto o l’ennesima critica velata sotto forma di frecciatina sono generalmente le armi vincenti per il collega che vuole provocarvi. Non è necessario che sia un commento inerente al lavoro che state svolgendo, basta che dica qualcosa di maligno sul vostro abbigliamento o su cosa vi siete portati da casa per la pausa pranzo ed ecco che vi sentite pronti ad esplodere. Fermatevi un momento e concentratevi su qualcosa di positivo. Quello che dovete evitare, infatti, è di cadere nella trappola che il maligno collega vi ha preparato: non reagite d’impulso, perché è quello che si aspetta da voi. Cercate di farvi scivolare addosso quel commento, altrimenti il rischio è che ci pensiate per il resto della giornata e ve lo portiate come un fardello a casa, sommato al normale stress accumulato durante la giornata.

Disseminare il panico tra i colleghi

Poi c’è una tipologia di collega che “si diverte” a disseminare il terrore in ufficio, diffondendo informazioni spesso errate o gonfiate dalla sua fantasia. “I licenziamenti di massa sono in agguato” o “l’azienda non naviga in buone acque” sono le frasi preferite diffuse dal collega che trae massima soddisfazione nel vedere i volti trasfigurati dall’ansia e dal terrore di un imminente licenziamento che oggigiorno ci spaventa più che mai. Solitamente la notizia fa il giro dell’ufficio per un paio di giorni e poi si sgonfia. L’arma migliore per non farsi coinvolgere dalla psicosi è quella di non dare troppo peso a questa o quella notizia, soprattutto se avete già sentito in precedenza notizie del genere provenienti dalla stessa fonte.

Il collega che “la sa lunga”

Ad esserlo sono spesso i colleghi che hanno più esperienza e anzianità in azienda e assumono il ruolo di coloro che la sanno più degli altri, soprattutto di quelli appena arrivati. Per prima cosa accolgono “la nuova recluta” sotto la loro ala, spiegando in breve come funzionano “veramente” le cose in ufficio: chi frequentare, da chi stare alla larga, come comportarsi col capo e, di certo, non si risparmiano in gossip e critiche. Le dicerie sono nocive e a maggior ragione controproducenti quando si è appena entrati a far parte di un nuovo team di colleghi. Non fate troppo caso a tutto ciò che vi verrà detto. Il collega criticone tende a dare una panoramica sconfortante delle dinamiche all’interno dell’ufficio e questo può rovinarvi le aspettative del primo giorno di lavoro. Pensate invece a questo nuovo capitolo della vostra vita lavorativa in maniera propositiva, ascoltando anche altri colleghi, fidandovi, in primis, del vostro istinto e osservando con i vostri occhi quello che avviene quotidianamente in ufficio.

Giocare d’astuzia

Uno screzio con un collega con il quale non c’è mai stata una particolare simpatia può portare a incrinare i rapporti sul lavoro e questo è decisamente controproducente per voi e per il vostro rendimento. Innanzitutto bisogna evitare qualsiasi tipo di contrasto con i colleghi competitivi e arroganti. Anziché scontrarvi con loro, fateveli alleati in modo da farvi rispettare e non incorrere in nessun potenziale conflitto. Una buona dose di osservazione dei loro comportamenti e diplomazia dei rapporti vi tireranno fuori d’impaccio in situazioni a rischio. Un altro importante trucco è non farsi coinvolgere in dinamiche conflittuali che interessano altri colleghi e, quindi, non prendere posizioni ma, allontanandovi dalla ‘zona di guerra’ e andate a sedervi nella vostra postazione; eviterete di essere a conoscenza dei fatti e quindi di essere messi in mezzo.

Essere nel mirino

In un ambiente lavorativo poco sereno, gelosie e malignità si esprimono in critiche fini a sé stesse e per nulla costruttive. Nel mirino potete finirci anche voi e per evitare di rimanerci male, soprattutto quando le critiche provengono da qualcuno per cui non nutrite una particolare stima, dovete cercare di immunizzarvi, facendovi scivolare addosso quello che avete sentito o vi hanno riferito. Passare al contrattacco può avere effetti controproducenti mentre l’equilibrio e la non-azione sono la tattica vincente per non dare troppa importanza a una critica espressa in maniera del tutto gratuita.

Con questo non vogliamo dire che tutti i colleghi siano maligni, o che vi vogliano fare la guerra ma è bene sempre stare all’erta e individuare di chi ci possiamo fidare e da chi invece è meglio stare alla larga. È anzi più frequente che nascano ottimi rapporti lavorativi e talvolta anche d’amicizia con i colleghi e con il capo e coltivarli dentro e fuori l’ufficio ci farà apprezzare e ci darà la giusta carica per affrontare una nuova giornata di lavoro.

Com’è il vostro ambiente di lavoro? Rilassato o un campo di battaglia? Avete più colleghi amici o nemici? Condividete con noi la vostra esperienza personale, sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
04/03/2022

Preparare un discorso
Avete presente il discorso di Steve Jobs agli studenti di Stanford o l’orazione che J. K. Rowling ha tenuto davanti ai neolaureati di Harvard? Hanno milioni di visualizzazioni su Youtube e un posto saldo nella cultura collettiva tanto da diventare punto di riferimento quando si parla di public speaking.

Ma come hanno fatto questi personaggi a raggiungere una tale efficacia nel comunicare alle persone?

Certo, sono figure carismatiche e con storie incredibili da raccontare. Ma tutti abbiamo una storia incredibile alle spalle e ogni storia è, nella sua diversità, unica e speciale. La vera differenza, che rende questi discorsi grandiosi, sta nella forma e nel modo in cui vengono comunicati. Che si tratti di esporre una storia personale o una presentazione a seguito di una ricerca o di uno studio, la parte dell’esposizione diventa fondamentale per poter valorizzare il contenuto di quello che vogliamo raccontare.

Prima di vedere insieme alcune tecniche per un’efficace presentazione in pubblico ecco qualche suggerimento:

Prepara con attenzione la tua esposizione. Ripeti ad alta voce il discorso e tieni monitorato il tempo per essere sicuro di stare nelle tempistiche prestabilite. Una buona tecnica per motivarsi, anche in fase di preparazione del discorso, consiste nel pensare tra sé e sé delle frasi incoraggianti e rivolgerle a sé stessi.
Decidi che tono utilizzare: un’impostazione seria oppure ironica e divertente, la scelta dipende da che tipo di argomento vuoi affrontare. Il tono può anche variare nel corso dell’esposizione ma è importante mantenere una coerenza con quello che si sta dicendo.
Scegli un linguaggio e uno stile: si può esporre in modo formale o informale, con un linguaggio semplice oppure aulico, con uno stile barocco o invece più spartano. Anche come ti vesti fa la differenza, l’abbigliamento dovrebbe rimanere anch’esso coerente con il tipo di discorso che hai preparato e con il tipo di evento in cui dovrai esporlo.
Prepara la parte visiva della presentazione: può risultare molto utile supportare l’esposizione orale con delle slide, immagini o contenuti multimediali.
Scegli una tecnica efficace per comunicare e cerca di raccontare una storia più che esporre a memoria un copione. Nelle sezioni seguenti vedremo alcune tecniche interessanti al riguardo.
Controlla la tensione: se ti senti nervoso prima dell’esposizione, si può spostare la concentrazione sul tema affrontato e sull’utilità e il valore che questo avrà per il tuo pubblico. Concentrati sull’argomento, il vero protagonista, e pensa che tu sei un medium per poterlo valorizzare. Se durante l’esposizione avrai dei momenti di panico, prova ad individuare nel pubblico un volto familiare e mantieni un contatto visivo con esso: questo ti aiuterà a scaricare la tensione.

Mappa mentale

Che si tratti di un meeting interno, di un evento pubblico o di una riunione aziendale, è sempre bene essersi preparati prima, perlomeno una traccia di quello che si deve esporre, per non rischiare di farsi prendere dal panico ed iniziare improvvisamente a balbettare senza sapere su che specchi arrampicarsi.

Prima di vedere alcune tecniche per veicolare con grande effetto il proprio messaggio, vediamo come poter metabolizzare il discorso per presentarlo in pubblico.

Ci sono moltissime tecniche per memorizzare un discorso come anche esistono voluminosi manuali di tecniche per migliorare il public speaking (vedi, ad esempio, le tecniche di Programmazione Neuro Linguistica). Quello che vogliamo proporre qui è una semplice tecnica che non serve ad imparare a memoria un’orazione tantomeno ad ammaliare il pubblico. È però un modo per presentare un discorso con un’adeguata sicurezza avendo ben chiaro, a livello mentale, quello che si sta trattando e i vari temi che si vogliono affrontare.

Parliamo dello schema cosiddetto “a grappolo”: ricorda infatti un grappolo d’uva dove acini più grandi si alternano ad acini più piccoli. Consiste proprio nel disegnare, sul foglio o sul proprio taccuino, dei cerchi abbastanza grandi che rappresentano i temi più importanti, i cardini, del discorso. Questi cerchi, che si diramano dal concetto chiave, danno vita ad altri cerchi, più piccoli, che sono aspetti legati al tema principale ma che sono di secondaria importanza e che verranno trattati dopo aver introdotto il topic principale e i concetti primari. Questi cerchi più piccoli avranno, a loro volta, dei collegamenti con cerchi ancora più piccoli che possono essere, ad esempio, delle possibili vie per approfondire ulteriormente l’argomento. All’interno di tutti i cerchi si deve ovviamente scrivere una parola chiave o in ogni caso un riferimento a ciò che essi rappresentano.

In questo modo si avranno ben chiari, a livello mentale, i temi principali, gli argomenti a loro supporto e ulteriori ambiti di approfondimento nel caso il discorso principale susciti particolare interesse nel pubblico o le circostanze impongano di andare ancora più nel dettaglio.
L’arte di raccontare una storia

Qualche tempo fa, abbiamo parlato di come cavarsela brillantemente in una presentazione importante. Qui ci focalizzeremo soprattutto su alcune tecniche utili a comunicare raccontando una storia. Ffion Lindsay raccoglie, nel libro “I sette pilastri dello storytelling”, alcune delle tecniche più efficaci per strutturare una storia che raggiunga efficacemente il nostro audience. Vediamoli di seguito.
Il monomito
Il “monomito” è una struttura narrativa che si ritrova in molti racconti popolari e miti provenienti da diverse parti del mondo e da diverse epoche. Altro non è che una successione di eventi che mantiene lo stesso schema, seppure variando nei contenuti, nelle diverse storie di eroi che sono narrate in diverse culture. Lo studioso che ha coniato e definito il termine “monomito” è Joseph Campbell, il quale lo descrive come quel processo nel quale l’eroe protagonista intraprende un viaggio in un altro mondo o realtà misteriosi; qui affronta e sconfigge un nemico per tornare vittorioso in patria ricco dell’esperienza affrontata durante il viaggio che gli permette di aiutare la sua comunità. Anche se lo abbiamo qui riportato a grandi linee, possiamo subito notare come tale processo narrativo sia, di fatto, quello delle sceneggiature più famose come Harry Potter o Guerre Stellari. Come impiegare questa efficace linea di eventi per raccontare una storia al pubblico? Se ricalchiamo questa sequenza possiamo efficacemente comunicare qual è il percorso che ci ha portati a conquistare le conoscenze che vogliamo trasmettere in quel momento. Il trucco sta nel trascinare il pubblico nel proprio viaggio, come se noi fossimo gli “eroi” protagonisti del racconto, per portarli ad affrontare le stesse sfide affrontate da noi ed arrivare finalmente alle conclusioni ovvero la conoscenza e i risultati raggiunti al traguardo.
La montagna
Questa struttura narrativa è molto efficace nella drammaturgia e permette di costruire una tensione, con il susseguirsi degli eventi, che porta ad un climax, o apice degli eventi, per poi avviarsi in discesa verso la conclusione della storia. Il finale non deve per forza essere positivo a differenza della tecnica “monomito” definita in precedenza. La prima parte del racconto deve servire a creare l’ambientazione e dare le coordinate su cui poi si sviluppa il racconto. La parte centrale si sviluppa con una serie di sfide che abbiamo dovuto affrontare durante il percorso, in un climax ascendente che porta alla vetta della storia: di solito è l’avvenimento più significativo o la parte più importante della narrazione. Ci si avvia così alla discesa verso i piedi della montagna per arrivare, in conclusione, ad uno “status” in cui si è trasformati dagli avvenimenti vissuti. Un po’ come nelle serie tv dove i personaggi affrontano diverse vicende per poi giungere il gran finale plasmati dagli avvenimenti della storia. Si tratta di un’ottima tecnica per costruire un racconto avvincente e coinvolgente portando con sé il pubblico lungo la “scalata” alla montagna.
Cerchi concentrici
Con questa tecnica è possibile raccontare delle storie innestate una dentro l’altra in una struttura a “matrioska”. La storia più importante deve essere ovviamente il nucleo o il perno centrale attorno a cui si strutturano tutte le altre. La prima storia che si comincia a raccontare è anche l’ultima storia che andremo a concludere. La seconda storia che cominceremo sarà poi la penultima ad essere chiusa, e così via. Immaginiamo di dover raccontare di una persona significativa nella nostra vita che ci ha lasciato un insegnamento importante. Si comincia parlando di noi e della nostra storia personale, si lascia poi in sospeso questo racconto per iniziare il secondo “cerchio” della storia ossia come abbiamo conosciuto quella persona e come ha contribuito a insegnarci qualcosa. Si interrompe nuovamente la narrazione per aprire il cerchio più importante o nucleo della storia: il messaggio che questa persona ci ha insegnato, il concetto di fondo che vogliamo comunicare al pubblico. Arrivati al cuore del racconto si comincia a chiudere le storie “concentriche” lasciate in sospeso tornando, in questo caso, a parlare di sé e del proprio vissuto personale chiudendo, forti dell’insegnamento ricevuto e della crescita personale maturata, con lo stesso filone narrativo con cui si aveva iniziato.

È una tecnica sicuramente efficace per tenere vivo l’interesse del pubblico attorno ad un concetto centrale, portando gli ascoltatori in un percorso a tappe che li costringe a mantenere alta l’attenzione per non perdere il filo della storia.
Saliscendi
Questa tecnica deriva dalla designer Nancy Duarte, la quale è solita rappresentare graficamente i discorsi più celebri con un grafico. Quello che emerge è quasi sempre un andamento a “saliscendi” in cui, se immaginiamo un grafico, il discorso descrive, a ripetizione, dei picchi per poi scendere e risalire nuovamente. Questo andamento con alti e bassi è dovuto alla continua contrapposizione tra la parte “realistica” del discorso, ovvero la parte che descrive la situazione attuale (parte bassa), e la parte “ideale” ovvero la situazione che si vorrebbe raggiungere (parte alta).  Così facendo si porta il pubblico dalla consapevolezza dei problemi e delle difficoltà odierne alla condivisa speranza di cambiamento e raggiungimento della situazione ideale. È una tecnica ad alto contenuto emozionale ed è particolarmente efficace quando si vuole convincere il pubblico a supportare le azioni e le iniziative che proponi. Pensiamo ad un discorso in cui si affronta il tema del cambiamento climatico e si vuole convincere il pubblico di quanto sia problematica la situazione attuale, con livelli di inquinamento insostenibili, contrapponendo la situazione ideale e desiderata e spronando l’audience ad intraprendere insieme le azioni necessarie al cambiamento.
Inizio ad effetto
Con questa tecnica si comincia il racconto dalla parte più avvincente della storia. Dopodiché si fa qualche passo indietro per tornare a spiegare come si è arrivati a quel punto. Si catapulta l’ascoltatore nel vivo del racconto in modo da coinvolgerlo immediatamente e stimolare la curiosità di sapere come si è arrivati a quel punto, in quella situazione. Per rendere l’idea, pensiamo al film “Chiedimi se sono felice” nella cui scena iniziale Aldo cade a terra dicendo che sta per morire ma che nonostante questo sia comunque felice. Chi di noi, di fronte ad una situazione così surreale, non muore dalla voglia di sapere quali vicende lo hanno portato in quella strana circostanza.
È importante non svelare tutto subito, meglio iniziare con una scena bizzarra e misteriosa per catturare l’attenzione dell’audience che è poi “tutta orecchie” per ascoltare come si evolve la nostra storia nel prosieguo del racconto.
Idee convergenti
Si tratta di una struttura narrativa in cui si mette in luce come differenti visioni e capacità possano convergere per creare un prodotto o generare un’idea. È molto utile per spiegare come un’idea, che si è poi rivelata vincente, sia il frutto dell’apporto di diverse persone che, ognuna con il proprio punto di vista, contribuiscono a creare un concetto nuovo, ad innovare. Rispetto ai cerchi concentrici qui si parte da diverse storie, inizialmente anche molto distanti tra loro, che per vari motivi si incontrano a formare una nuova storia e, quindi, un finale condiviso e grandioso frutto del contributo di entrambe. È il caso, ad esempio, in cui si debba raccontare la storia di un successo imprenditoriale frutto dell’incontro di due personalità geniali e innovative.
Falsa partenza
Quando inizi a raccontare una storia con una “falsa partenza” stai narrando al tuo pubblico una vicenda che sembra apparentemente correre su binari ben sicuri e delineati. Poi, all’improvviso, cambi direzione. Interrompi la storia e ricominci da capo. In questo modo crei un effetto sorpresa, una svolta improvvisa che scardina nel pubblico quel senso di sicurezza e predicibilità che stava assumendo la storia iniziale. È una tecnica efficace quando si vuole raccontare un’esperienza vissuta negativa o in cui abbiamo avuto un insuccesso. Un fallimento dopo il quale siamo ripartiti, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo deciso di rialzarci. In questo modo si crea, nel pubblico, la stessa sensazione di “ripartenza” e si può comunicare cosa si è imparato dall’esperienza negativa e come la si è affrontata. Oltretutto, si tratta di un modo per catturare l’attenzione del pubblico, esigenza di base di tutte queste tecniche, per renderlo il più ricettivo possibile di fronte al tuo messaggio.
A petali
Chiamiamo questo approccio “a petali” perché consiste esattamente nel disegnare, a livello immaginario, un fiore con la sua corolla di petali utilizzando invece che una matita diversi racconti. Come? Immaginiamo che ogni storia che raccontiamo sia un petalo. Queste storie possono anche sovrapporsi tra loro, possiamo introdurre una nuova storia partendo da un’altra precedente. Tuttavia, devono sempre rimanere distinte e possedere una propria linea narrativa. Queste storie come i petali, devono essere tutte correlati ad un tema chiave che rappresenta la parte centrale del fiore. I diversi racconti contribuiscono a rafforzare il tema centrale, fulcro del messaggio che si sta comunicando. È una modalità narrativa utilizzabile anche quando si hanno più ospiti, ognuno dei quali può raccontare la propria vicenda personale sempre tenendo presente che le singole storie devono poi stringersi intorno al tema centrale.

 

Ufficio
01/03/2022

I segnali c’erano già stati tutti, a cominciare dal fenomeno della Great Resignation che sta caratterizzando questi primi mesi post pandemici: la “well-being culture” è sempre più un fattore discriminante nella scelta di un luogo o percorso di lavoro. E la grande sfida delle risorse umane in un panorama del lavoro sempre più flessibile e liquido sta diventando quella di garantire il benessere dei propri dipendenti a 360°. Perché chi sta bene lavora meglio, produce di più ed è più soddisfatto.

Per le generazioni più giovani che si affacciano al mondo del lavoro è finita l’epoca degli incentivi materiali ed economici. In particolare secondo una recente ricerca Paychex – Future Workplace, il 67% della Gen Z ritiene prioritarie politiche di incentivazione del benessere da parte delle aziende. Per i figli della Generazione X e nipoti dei Baby Boomers si profila quindi un autentico cambio di paradigma, con il benessere e l’equilibrio tra vita professionale e vita privata sempre più centrali nelle scelte di carriera.

Un approccio al mondo del lavoro che sta modificando anche le politiche di talent attraction da parte delle risorse umane. Lo conferma la recente ricerca della Guardian Life Insurance Company of America “Mind, Body and Wallet” secondo la quale la “well-being culture” è ormai al 4° posto tra le priorità degli uffici HR. Basti pensare che nel 2016 solo il 15% delle aziende considerava il supporto psicologico come un benefiti aziendale e nel 2021, complice anche la pandemia, ora la percentuale è salita al 35%.

Smart working, digitalizzazione, hot desking, great resignation e ora “well-being culture” sono tutte tessere del puzzle delle dinamiche di un lavoro che sta cambiando velocemente come mai prima d’ora.

Ufficio
28/02/2022

Le e-mail sono uno strumento incredibilmente efficace che ci permette ogni giorno di metterci in contatto con decine di persone, sia che si tratti di lavoro sia che si tratti di amici o familiari. Fin dalla loro invenzione, negli anni Settanta, il numero di e-mail utilizzato quotidianamente è andato aumentando in modo costante. Si stima che vengano scambiate ogni giorno, nel mondo, più di duecento miliardi di e-mail.

L’aumento esponenziale della quantità di e-mail porta senza dubbio ad incrociarsi con la nostra produttività giornaliera considerato il tempo necessario per scrivere, leggere e gestire un tale numero di messaggi di posta elettronica. Ogni volta che riceviamo una notifica per una nuova e-mail ci distraiamo inevitabilmente da quello su cui stiamo lavorando.

 

Non parliamo poi del tema ambiente. Spesso le e-mail vengono stampate su carta e il più delle volte si tratta di poche righe che possono benissimo essere lette sullo schermo del PC. Questo porta ad un consumo sconsiderato di carta che moltiplicato su scala globale porta ad un impatto importante sulla questione ambientale. L’e-mail andrebbe stampata quando strettamente necessario, se ad esempio molto lunga e dettagliata o se presenta allegati o documenti di cui è importante avere una copia cartacea. Non dimentichiamoci poi che tutte le e-mail stampate che contengono informazioni sensibili vanno trattate in base al regolamento sulla protezione dei dati e smaltite negli appositi distruggi documenti.

È chiaro che occorre trovare delle regole per evitare che questo processo si ripeta troppo frequentemente durante il giorno con la conseguente perdita di tempo prezioso. Avendo affrontato in passato l’argomento, nello specifico le best practice per scrivere una perfetta e-mail aziendale, abbiamo deciso di  raccogliere sette consigli utili per aiutarti a gestire al meglio la posta elettronica.
Non farti distrarre
Uno degli effetti indesiderati delle e-mail è quello che possono avere sul nostro livello di attenzione e concentrazione. Ogni volta che riceviamo una e-mail, sacrifichiamo la nostra attenzione per leggere la notifica, aprire e leggere l’mail, focalizzarci sull’argomento e scrivere eventualmente una risposta. Gestire più aspetti contemporaneamente può essere controproducente per il nostro cervello mentre è consigliabile lavorare e concentrarsi su un singolo task per volta. Per questo è importante scegliere il giusto tempo da dedicare alla lettura delle e-mail per non lasciarsi distrarre da ogni singolo messaggio che arriva.
Risposta automatica
Se non puoi accedere alle e-mail o controllare regolarmente la tua casella di posta elettronica, è buona regola impostare una risposta automatica. Se sei in vacanza o sei lontano dall’ufficio per un periodo di tempo prolungato, fai sapere alle persone che ti scrivono che non potranno aspettarsi che tu legga o risponda alla loro e-mail prima di una certa data. L’e-mail di risposta automatica dovrebbe includere l’arco temporale in cui non potrai controllare la posta elettronica, eventuali contatti di emergenza o indirizzi e-mail alternativi a cui la persona che ti sta scrivendo può rivolgersi nel caso avesse bisogno di una risposta tempestiva.
Notifiche
Le notifiche automatiche sono quelle che più contribuiscono a distrarre, sia su telefono che su computer. Anche se è consigliabile disattivarle per evitare di deviare continuamente l’attenzione, è comprensibile che sul lavoro sia importante essere aggiornati sulle e-mail che arrivano. Se scegli di lasciarle attive cerca comunque di rimanere fedele alla gestione del tempo di cui abbiamo parlato in precedenza, dedicando la giusta cura per ogni attività e riservando quindi un momento solo per la lettura delle e-mail.

Organizza le e-mail
Pensa a quante e-mail ricevi ogni giorno e quante se ne accumulano nel corso di una settimana e col passare del tempo. Se finisci per avere un’unica casella di posta con centinaia e centinaia di e-mail rischi di non riuscire più a trovare quella giusta e di perderti nel calderone ogni vota che vai a cercare messaggi vecchi. Gli strumenti di gestione della posta elettronica, come Outlook o Gmail, offrono delle opzioni molto utili per filtrare i messaggi e categorizzarli. Cerca di sfruttare queste possibilità per creare delle categorie e mantenere le tue e-mail in ordine e con una divisione logica che ti permetta di gestirle al meglio. I filtri possono essere applicati anche alle future e-mail in entrata automatizzando il processo di organizzazione.
Pulisci la casella di posta elettronica
Nel corso del tempo ci iscriviamo, anche senza esserne pienamente coscienti, a decine di newsletter che finiscono per bombardarci la casella di posta elettronica con cadenza giornaliera. Prenditi del tempo per revisionare tutti i servizi a cui sei iscritto e mantieni quelli che veramente ti servono e che ti sono utili. Inoltre, è utile fare un po’ di pulizia di vecchi messaggi come vecchie newsletter, offerte promozionali scadute o messaggi vecchi poco importanti che non ci servono in memoria.
Quando evitare le e-mail
Sul lavoro si creano spesso catene di e-mail per questioni non importanti che vanno ad ingolfare la tua posta elettronica e sottraggono tempo alle cose più importanti. Se devi dire qualcosa che richiede una risposta veloce o su un argomento non strettamente legato al lavoro, può essere conveniente alzarsi dalla scrivania e comunicarlo direttamente a voce. Questo permette di evitare lunghe catene di e-mail in stile “chat” o su questioni poco rilevanti che vanno solo ad aggiungere complessità alla gestione della tua posta.
Testo chiaro e ordinato
L’e-mail non è il mezzo più indicato per comunicazioni che richiedono dovizia di particolari, informazioni dettagliate e fiumi di parole per affrontare una questione. L’e-mail è adatta per comunicazioni concise e sintetiche. Cerca sempre di utilizzare la quantità di testo essenziale, di ordinare i paragrafi in modo chiaro e leggibile e di strutturare il testo, quando possibile, con elenchi puntati che rendono i concetti più schematici e facilmente digeribili da chi legge il messaggio.

 

Idee
24/02/2022

In un vecchio post abbiamo parlato di come scrivere una perfetta e-mail aziendale. Vogliamo ora ampliare l’argomento per capire quale sia la strategia migliore per perfezionare le proprie capacità di scrittura. Dopo un’approfondita ricerca siamo giunti alla conclusione che, in linea generale, seguendo questi 5 consigli possiamo affinare le nostre abilità quando si tratta di scrivere. Armiamoci di carta e penna e prepariamoci a navigare in fiumi di inchiostro.
LEGGERE
“Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi” (Cesare Pavese)

La prima regola per migliorare lo stile di scrittura e dotarti di una varietà lessicale maggiore è quella che ci hanno sempre ripetuto a scuola fino allo sfinimento: leggere.
Può darsi che le letture che ti venivano imposte a scuola non fossero proprio corrispondenti ai tuoi interessi e che, talvolta, venissero recepite come una imposizione da affrontare con sofferenza. Non devi tuttavia lasciarti scoraggiare: con tutte le possibilità che abbiamo oggi, a livello tecnologico, di accedere a testi e contenuti più svariati, è impossibile non trovare qualcosa da leggere che rispecchi anche minimamente i tuoi interessi e le tue passioni.
Con l’acquisto dei libri online abbiamo accesso ad un catalogo pressoché sterminato e le risorse che il web stesso offre sono molte e valevoli. Che tu abbia una passione per la fotografia oppure per un particolare periodo storico, sono molte le fonti online e offline da cui puoi attingere per colmare la curiosità e la voglia di imparare. Leggere, possiamo dire, non è mai stato così facile. Neppure le disponibilità economiche sono più un problema: le risorse disponibili online, come i blog, sono spesso gratuite e molti libri si trovano in formato elettronico a prezzi esigui.

La varietà di fonti oggi disponibili non è solo un beneficio per quanto riguarda l’accessibilità, ma anche per la varietà; per avere varietà serve contaminazione. Tieni presente che è molto importante ampliare il tipo di contenuti letti. Lasciati ispirare da letture riguardanti temi differenti, esplora diversi stili di scrittura e di registri linguistici.
Un repertorio di stili diversificato aiuta a scrivere con l’approccio più appropriato a seconda dell’argomento o dello strumento scelto per comunicare. Uno stile di stampo giornalistico è molto efficace in taluni casi ma non adatto se, ad esempio, vogliamo trasmettere delle emozioni e sprigionare la carica poetica della narrazione.
SCRIVERE
“Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile”. (Fabrizio De André)

Oltre a passare giorni interi dentro librerie e biblioteche non devi dimenticarti che l’obbiettivo finale che ci siamo preposti è di migliorare le capacità di scrittura. Prova dunque a cimentarti nella scrittura. Scrivi sugli avvenimenti della giornata, su un particolare evento, su una persona che hai conosciuto, su un tuo ricordo, scrivi con la massima libertà su qualsiasi argomento tu ritenga interessante e stimolante e prova a farlo, anche solo per una mezz’ora o un’ora, ogni giorno. Tenendo una certa regolarità si possono vedere importanti miglioramenti come accade quando ti alleni per qualsiasi disciplina.
“Gutta cavat lapidem”, recitava un famoso detto latino. Significa che la goccia scava la roccia, seppure poco a poco, con tenacia e costanza. Il trucco più semplice è quello di tenere una sorta di diario che ti permetta di dedicarti regolarmente all’esercizio di scrittura. Non avere paura di annotare i tuoi pensieri in modo spontaneo. Puoi partire da una frase o un pensiero per sviluppare un discorso più articolato e delle considerazioni più ampie a riguardo. Puoi anche scegliere di approfondire un argomento in cui ti sei imbattuto o che ti ha incuriosito. In tal caso, documentati e leggi qualcosa di più su quell’argomento in modo che quanto ti metterai a scrivere potrai arricchire i tuoi ragionamenti di maggiori dettagli.
AMPLIARE IL VOCABOLARIO

Si stima che la lingua italiana sia composta da un patrimonio compreso tra 210.000 e 270.000 vocaboli. I calcoli possono variare molto a seconda dei criteri adottati (uso di neologismi ecc.) ma una cosa è evidente: abbiamo a disposizione un vocabolario molto amplio che possiamo sfruttare per trasportare su carta, con accuratezza ed efficacia, i nostri pensieri e dare forma scritta alla nostra creatività.
Per espandere il vocabolario può essere utile segnarsi tutte quelle parole in cui incorriamo o leggendo libri o ascoltando la radio, in modo da avere una sorta di prontuario da poter consultare ogni volta che vogliamo riutilizzare quei vocaboli. Un po’ come si fa quando si stanno studiando altre lingue. In fin dei conti anche la nostra stessa lingua necessita di essere approfondita e studiata vista la sua ricchezza e complessità.
Un’altra tecnica consiste nel prendere il dizionario e scovare delle parole nuove che non conosciamo. Annotati queste parole da qualche parte insieme al loro significato ed impegnati ad usarle regolarmente nelle tue sessioni di scrittura. Usare queste parole appena imparate ti aiuterà ad abituarti al loro utilizzo e vedrai che dopo un po’ di pratica ti verrà spontaneo usarle.
Una curiosità: lo sapevi che il rapper Eminem, secondo una stima di Musixmatch fatta su 100 canzoni, ha utilizzato quasi 9.000 vocaboli differenti nei suoi testi? Si dice infatti che spendesse ore a studiare il dizionario proprio per imparare nuovi termini da poter utilizzare per scrivere i suoi brani.
LESS IS MORE

In inglese si usa questa locuzione, inventata dal celebre architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, per esprimere il concetto che la semplicità aggiunge valore rispetto alla complessità.
Molto spesso il rischio è di essere prolissi e dilungarsi anche quando non necessario. Fiumi di parole con frasi complesse che si inerpicano sui sentieri della sintassi.
Prova, nei tuoi esercizi di scrittura, ad usare le parole essenziali ad esprimere un concetto, senza troppi orpelli che appesantiscano il discorso.
Usa sentenze brevi. Scrivi in modo efficace, cerca di non dilungarti troppo su aspetti del discorso non rilevanti. Se devi fare una digressione fai in modo che questa arricchisca il racconto e si sviluppi coerentemente con ciò che stai narrando. Il lettore non deve mai avere la sensazione di perdersi in un dedalo di parole. Non deve sentirsi confuso o avere la sensazione che sta sprecando il proprio tempo. Se sarai conciso e vivace, il lettore sarà più facilmente coinvolto e si lascerà trasportare dalla lettura.
RILEGGERE

Abbiamo iniziato l’articolo sottolineando l’importanza di leggere. Non meno importante è leggere ciò che hai scritto. Anzi leggerlo e rileggerlo.
Puoi aver scritto tutto d’un fiato un bellissimo pezzo convogliando attraverso la penna tutta la tua carica emotiva e la tua cifra stilistica. Tuttavia, se non riprendi in mano ciò che hai scritto, se non lo rileggi, difficilmente potrai migliorare le tue abilità di scrittura. Se proprio non riesci a rileggere con occhio critico quello che hai scritto, chiedi ad un amico di farlo. Troverai di sicuro qualcun altro disposto a correggere i tuoi scritti o, meglio, ad apportare il proprio punto di vista critico al tuo elaborato.
Puoi anche rileggere dei vecchi contenuti che hai scritto tempo prima. Invece di tenerli da parte in un cassetto possiamo riscriverli e migliorarli. In questo modo puoi tenere traccia dei tuoi progressi e allo stesso tempo mettere in pratica ciò che hai imparato esercitandoti. È un modo per monitorare i tuoi progressi e capire quali errori eri solito commettere scrivendo così da perfezionarti continuamente.

Ricordati che sviluppare buone capacità di scrittura ti aiuta anche ad affrontare la vita di tutti i giorni. In qualsiasi ambito, dall’università all’ufficio, se devi parlare in pubblico o semplicemente fare quattro chiacchiere con gli amici, ci sono molti vantaggi che puoi avere nel seguire i punti che abbiamo appena elencato: potrai estendere la tua cultura, avere argomenti più solidi, migliorare il ragionamento, acquisire doti comunicative efficaci e soprattutto apprendere come comunicare per iscritto in modo migliore.