Ufficio
01/07/2015

Il libro dei sogni su come dovrebbe essere il capo ideale (se non perfetto, come abbiamo scritto qui) è sempre aperto. Ma poi la dura realtà è che tra boss e team le tensioni sono all’ordine del giorno. Così come i metodi più o meno empirici per sapere se il capo, uomo o donna che sia, è compatibile con noi (e noi con lui, ovviamente).

Quando però è il Sole24Ore a dibattere del tema significa che l’argomento è davvero molto caldo:
«Anche se il tuo capo ha buone capacità di comunicazione, probabilmente non è una persona che ti conosce in maniera approfondita – spiega la psicoterapeuta Cristina Polese, dello Studio Psicologico Corvetto di Milano – e potrebbe spesso utilizzare delle modalità sbagliate di approccio nei tuoi confronti».
E non solo: il quotidiano di Confindustria è andato anche oltre e ha escogitato un test in 10 domande per scoprire il livello di intesa con il proprio capo: basta cliccare qui e rispondere alle domande per scoprire le affinità elettive con il proprio boss.

Idee
30/06/2015

Colleghi insopportabili, carichi di lavoro eccessivi, clienti fuori dal mondo, caldo, traffico, capi tiranni e tutto il resto vi mandano letteralmente fuori di testa? Be’, se è lo stress a farla da padroni sul vostro posto di lavoro, è bene sapere che a Trento il Comune ha deciso di mettere a disposizione dei propri dipendenti uno psicologo a cui raccontare le proprie pene da lavoro e con cui trovare una strategia di uscita dall’impasse emotiva.

La notizia è uscita sul sito de l’Adige.it con tanto di delibera comunale e disciplinare per l’appalto dell’incarico:
I dipendenti del Comune di Trento avranno a partire da ottobre la possibilità di raccontare le loro pene ad uno psicologo.

Parte infatti la sperimentazione di nuove forme di supporto per affrontare problemi legati alla situazione lavorativa. Il servizio verrà affidato ad un professionista con studio sul territorio cittadino (esclusi i sobborghi collinari) tramite gara.

I colloqui con i dipendenti avverranno il venerdì pomeriggio, tra le 14 e le 18, su prenotazione con cadenza quindicinale. Ogni dipendente potrà accedere al massimo a tre colloqui da un’ora e le ore complessive fino al giugno del 2016 saranno al massimo 50 per una spesa di 3.733 euro.
In quanti uffici ci sarebbe davvero bisogno di qualcuno a cui affidarsi per trovare un po’ di sollievo dallo stress?

Idee
26/06/2015

Di storie boccaccesche tra le mura di un ufficio è piena la Rete: quella dei due amanti focosi di Christchurch, in Nuova Zelanda, che si sono dimenticati di spegnere le luci di un ufficio tutto vetrato che affaccia su una strada molto ma molto trafficata; o quella della coppia di focosi vicentini che, beccati in piena pausa pranzo e sospesi dal datore di lavoro hanno fatto ricorso perché “non avrebbero perso ore di lavoro” (la storia è raccontata dal Giornale di Vicenza).

Per gli amanti del genere, oltre alle semplici regole di galateo del flirt come queste ora c’è anche un vero manuale per farlo, clandestino o meno, senza mettere a repentaglio la carriera. Perché che si faccia è indubbio (anzi, c’è anche una ‘classifica’ delle città con gli uffici più ‘hot’, di cui abbiamo parlato qui) così come è indubbio che per manager e datori di lavoro son più le grane che i vantaggi motivazionali derivanti dalle storie d’amore e sesso tra le scrivanie.
Secondo una ricerca di BP Academy il 73% dei manager sarebbe pronto a licenziare il collaboratore che avesse una relazione con un/una collega; il 55% è convinto che la liaison possa inficiare la creatività mentre il 45% si limiterebbe a dividere gli amanti in diversi reparti. L’amore in ufficio renderebbe i lavoratori: più nervosi (33%), più distratti (28%), meno competitivi (20%), più sospettosi (12%), meno corretti con gli altri (7%).
(Lo riporta Valeria Vantaggi su Vanity Fair)
E allora per farlo senza farsi cogliere in fallo ecco un manuale (Come fare sesso al lavoro. L’arte di sco*@pare in azienda senza farsi cogliere in fallo, edizioni Salani, 144 pagine, 9,90 euro) in cui tra irriverenza (la dedica è “A Bill Clinton, il quale senza dubbio rimpiange che questo libro non sia stato pubblicato prima”), filosofia spiccia (si parla pure della piramide di Maslow) e ben 53 posizioni del kamasutra da ufficio si snocciolano consigli e avvertimenti per mettere in pratica quello che gli autori Mats & Enzo sostengono essere un metodo infallibile.

Notizie
25/06/2015

Gli anglosassoni lo chiamano tape, per non confonderlo con l’apprezzato alcolico scozzese. Noi lo chiamiamo comunemente scotch, e per tutti sostanzialmente è il nastro adesivo, uno dei prodotti più usati in ogni casa e ufficio del mondo. E come altri prodotti talmente popolari da averne dimenticato l’inventore (uno su tutti: la gomma per cancellare), anche lo scotch ha una lunga storia da raccontare.

Basti pensare che l’8 settembre 2015 compirà ben 85 anni, essendo stato inventato nel 1930 nei laboratori della 3M, che già al tempo era un’azienda non da poco: aveva aperto nel 1902 e produceva la prima carta vetrata impermeabile al mondo. Una invenzione non da poco, visto che negli stessi anni c’era il boom dell’industria automobilistica.

L’invenzione del nastro adesivo, una pellicola di cellophane sensibile alla pressione e adesivo, si deve a un impiegato di nome Richard Drew: non fu un caso di errore fortunato come quello dei Post-it (guarda caso sempre della 3M, che nel tempo inventerà anche le pellicole magnetiche per le registrazioni audio e video, i microfilm e un sacco di prodotti per la fotografia) ma sicuramente fu un prodotto rivoluzionario, che mandò in soffitta l’uso di corde, colla e lacci per impacchettare e confezionare i pacchetti.

Idee
24/06/2015

Di uffici da togliere il fiato (o da far venire voglia di andare al lavoro) ne abbiamo visti, compresi quelli considerati i più belli del mondo del 2014, ma questo probabilmente li batte tutti.

Si tratta della nuova sede inglese di Rentalcars.com, società di noleggio auto con sede in Estonia che per l’ufficio di Manchester non ha badato a spese.

Per capirci parliamo di un cinema all’aperto, un fast food, una spiaggia interna, un caffè Starbucks e vagonate di sale relax, oltre a un design a tema per i veri e propri spazi di lavoro.

Costo dell’operazione di restyling? Più di 2 milioni di sterline per oltre 38mila metri quadri di superficie. Chi manda il primo curriculum?

Ufficio
17/06/2015

Sì, una lunga tavolata tipo sagra di paese, dove chi arriva si siede e mangia e si comincia a chiacchierare e a scambiarsi qualche idea: sembra essere questa banale idea la soluzione per aumentare la produttività all’interno delle aziende, e non è una semplice supposizione ma una prova provata con dati e numeri alla mano.

Andiamo per ordine: racconta KPCC (la radio pubblica della California del Sud) che negli Stati Uniti c’è una startup (si chiama Humanyze) che usa la tecnologia indossabile per cercare di capire come si muovono gli impiegati degli uffici, dove stanno durante il giorno lavorativo (Alla scrivania? In sala riunioni? In giro per l’ufficio?) e quanto tutto questo influisce sulle loro performance lavorative.

Be’, credeteci o meno, ma uno dei clienti di Humanyze ha scoperto che i programmatori e i venditori che mangiavano tutti assieme a un tavolone in mensa scrivevano più linee di codice e in modo più accurato, e vendevano più prodotti, dei colleghi che mangiavano per i fatti loro, magari alla scrivania davanti al computer.

E in fondo la spiegazione è semplice: quando si tratta di produrre idee è il fatto di farle circolare e di discuterle che le migliora e rende più funzionanti. E poi ve l’avevamo già detto che la pausa pranzo davanti al monitor del computer è davvero triste, no?

Ufficio
16/06/2015

L’estate è arrivata, e con essa anche i weekend fuori porta, più spesso al mare, che cominciano a regalare un bel colore abbronzato alla pelle. Insomma, soprattutto per le donne si tratta proprio il caso di dire baciate dal sole, anche se questo nuovo colorito potrebbe creare qualche problema con il make-up del lunedì mattina.

Come fare allora per prolungare l’effetto del sole sul viso quando ancora non ci si può presentare in ufficio senza trucco? Qualche suggerimento lo fornisce Alice Rosati, beauty contributor di Glamour.it con i consigli per un trucco bronze e una gallery di prodotti ad hoc.
Il fondotinta: deve essere almeno di un tono più scuro rispetto a quello che utilizzate normalmente. L’ideale per non appesantire troppo il viso è sceglierne uno compatto oppure una BB Cream.

Il correttore: se in spiaggia non abbandonate mai gli occhiali da sole, è un ottimo rimedio per uniformare il contorno occhi al resto del viso. Con il viso sunkissed può sostituire il fondotinta.

L’autoabbronzante: molto utile per non lasciar sbiadire subito il colorito, molti abbronzano in modo graduale.

La terra: indispensabile per evidenziare l’abbronzatura. Se avete una buona base potete anche bypassare il fondotinta e applicare solo la terra.

L’illuminante: per dare un tocco in più. È molto bello picchiettato sulle tempie o appena sotto le sopracciglia.

Gli occhi: con l’abbronzatura basta anche solo un po’ di mascara. Se però non volete rinunciare all’ombretto scegliete tonalità calde, come i beige, l’oro o il bronzo.

La bocca: sta bene al naturale, ma un leggero velo di abbronzatura può essere l’occasione per giocare con rossetti vitaminici che con la carnagione pallida non stanno bene. Quindi sì agli arancioni, al corallo e al fucsia.

Idee
15/06/2015

Guardatevi intorno: vedete palazzoni grigi, traffico e vi passa la voglia di lavorare? Be’, a Londra un’alternativa c’è: si chiama TreeXOffice ed è un ufficio sospeso su un albero, immerso nel verde (ora di Hoxton Square, ma di tanto in tanto cambia location) e totalmente ecologico.

Non solo: TreeXOffice è un vero spazio di co-working con 8 postazioni tutte con accesso alla corrente elettrica ed alla rete wi-fi e, se necessario, può diventare anche una sala riunioni o uno spazio per eventi e presentazioni. La struttura è di carta compressa e pareti di policarbonato traslucido che permettono un costante ingresso di luce e aria e un contatto diretto con la natura ed è stato progettato da Natalie Jeremijenko con gli artisti Shuster + Moseley, la Tate Harmer Architects e gli architetti dello studio Gensler.

Insomma, se le nuove tendenze dell’ufficio del futuro sono queste, chi non vorrebbe lavorare, almeno per un giorno, nel Treexoffice?

Idee
12/06/2015

Mamma “e” lavoratrice o mamma “o” lavoratrice? La differenza è sostanziale, e purtroppo ancora oggi, per molte donne, soprattutto in Italia, carriera e famiglia sono spesso due mondi inconciliabili.

C’è un post di Claudia Voltattorni sul blog La 27^ Ora del Corriere della Sera che ha scatenato parecchio dibattito
Sono una mamma lavoratrice. Una di quelle che incastra pezzetti di vita suoi e della propria famiglia, una di quelle che corre sempre, che vorrebbe una giornata da 30 ore ma che tanto sarebbe lo stesso sempre in ritardo.Sono una mamma lavoratrice felice di esserlo, anzi, di più, convinta di esserlo.

Però a volte anche io ci penso: e se mollassi tutto? E se un giorno mi mettessi solo a “fare la mamma”?
Eppure di mamme di successo, sul lavoro e con i figli, ce ne sono, anche in ruoli di assoluto prestigio, influenza e potere come quelle in questa gallery di Msn.it sulle mamme lavoratrici più potenti del mondo che comprende nomi come influenti come quelli di Anna Wintour direttrice di Vogue (quella velatamente de Il Diavolo Veste Prada, film cult sulla vita da ufficio) o Arianna Huffington co-fondatrice dell’Huffington Post, donne dello showbiz come Angelina Jolie o Beyonce Knowles, donne potenti come Cristine Lagarde direttrice del Fondo Monetario Internazionale o la nostra Emma Marcegaglia, prima donna presidente di Confindustria e dal 2003 mamma di Gaia.

La domanda per molte è: ma come fanno? Le risposte (perché sono tante, e mai una sola) forse è in un libro (I Know How She Does It della guru americana del time management Laura Vanderkam) di cui parla Entrepeneur.com. La Vanderkam ha intervistato qualcosa più di 1.000 donne che guadagnano più di 100.000 dollari l’anno e ha scoperto le loro strategie per conciliare vita, famiglia e lavoro. Eccole.

Applicare lo split shift. Ovvero l’alternanza del tempo per il lavoro con quello per la famiglia. Per esempio lavorare finché i figli sono a scuola, poi dedicarsi esclusivamente a loro e tornare a lavorare un po’ una volta che sono a letto a dormire.

Rispettare le to-do-list. Quando si lavora non ci si occupa dei figli, e viceversa. Ovvero non si risponde alle mail quando si è al parco con i bambini, e non si va a comprare il quaderno per scuola durante l’orario di lavoro. Rispettare rigorosamente la lista di cose da fare aiuta a gestire meglio i tempi e gli ambiti, e a viverli con più qualità.

Tenere traccia del tempo. Basta fare l’esperimento per una settimana, per esempio con un file excel con tutte le ore della giornata e usando due colori diversi per il tempo professionale e quello famigliare. in questo modo si ottengono 3 risultati: non si mischiano gli ambiti; ci si rende conto di quanto tempo si passa sia al lavoro che con i figli; si scoprono nuovi momenti di qualità nella giornata (per esempio l’ora al mattino dal risveglio all’uscita dei ragazzi per andare a scuola).

Guadagnare ore per il lavoro nel weekend. Se durante la settimana si dedicano ore ai figli durante il normale orario lavorativo (per esempio dalle 16:00 alle 18:00) si possono recuperare nel fine settimana (per esempio quando i ragazzi sono a una festa di compleanno degli amichetti), sempre osservando la logica dello split shift.

Non dimenticare se stesse. Sembra una contraddizione in termini e un incastro impossibile, eppure sempre tenendo traccia di come si spende il tempo settimanale possono (devono secondo la Vanderkam) saltar fuori dei momenti in cui ci si prende cura solo di se stesse: andando in palestra, facendo una passeggiata, dormendo o facendo un bel bagno rilassante.

E voi cosa ne pensate? È fattibile o è solo un miraggio di una vita impossibile?