Idee
26/01/2015

Una volta era la malattia professionale di quanti usavano le mani per lavori di precisione come sarte, orafi, orologiai e così. Oggi è una tra le malattie professionali più diffuse e colpisce 1 lavoratore su 10: parliamo della sindrome del tunnel carpale, o mal di mouse, un inconveniente molto fastidioso che però si può prevenire rispettando alcune semplici regole nell’utilizzo del mouse per il computer.

Cos’è la sindrome del tunnel carpale?
Intanto: la sindrome del tunnel carpale è una infiammazione patologica del nervo mediano della mano, posizionato vicino ai tendini flessori delle dita: da questa vicinanza e compressione deriva l’infiammazione che può portare a dolore e difficoltà di movimento.

I primi sintomi della sindrome del tunnel carpale
I disturbi iniziali sono semplici da riconoscere: formicolio e dolore alle dita, ipersensibilità e perdita di forza quando si afferrano oggetti anche di piccole dimensioni. Purtroppo però questi sintomi si palesano lentamente e possono volerci mesi se non anni prima di poter riconsocere una vera diagnosi di STC.

Cosa fare in caso di sindrome del tunnel carpale
Una volta fatta la diagnosi, i primi interventi sono il riposo, l’assunzione di farmaci anti-infiammatori e sedute di fisioterapia. Talvolta può essere necessario indossare un tutore e nei casi più gravi si può anche ricorrere all’intervento chirurgico.

Come prevenire la sindrome del tunnel carpale
Prevenire è tutta una questione di corretta postura alla scrivania: assumere una postura eretta, con ginocchia, fianchi e spina dorsale allineati; mantenere la schiena appoggiata allo schienale della sedia; impugnare il mouse in modo rilassato; usare tutto l’avambraccio e non solo il polso per muovere il mouse: collocare il monitor alla stessa altezza degli occhi e la tastiera su un tavolo che permetta di tenere i polsi e i gomiti sempre appoggiati al piano di lavoro: sono tutte le buone pratiche per evitare di affaticare il nervo mediano della mano e scongiurare la sindrome del tunnel carpale.

Ufficio
22/01/2015

Un servizio di bellezza a portata di scrivania, operativo full time, che può raggiungervi sia in pausa pranzo che a fine giornata lavorativa. In pratica, una via di mezzo tra il centro estetico (o un salone di hair-style) sempre aperto e la consegna a domicilio.
Ne scrive Eleonora Negri su Vanity Fair e pare essere l’ultima tendenza dei servizi on-demand negli uffici di New York, Londra e anche Milano.

Se la manicure in pausa pranzo o la piega alle 18:00 sono ormai antiquate, sono sempre più le catene (come le newyorkesi CityMani o Glamsquad) che offrono servizi di beauty on demand direttamente alla scrivania. Una moda già importata a Milano da Glitter Nail Bar che dal lunedì al venerdì, dalle 18:00 alle 21:00 può far arrivare in ufficio una manicurist che in 15’ si può occupare di tagliare le cuticole, limare la forma dell’unghia e applicarvi la crema e infine lo smalto (costo 10 euro).

Oppure c’è Beaù London, un nuovo salone di hair-styling a Catania (ma anche a Londra, come si evince dal nome) che arriva direttamente in ufficio con tutto l’occorrente e per 50 euro offre il servizio di piega express.

E ancora a Milano offre i suoi servizi di nail-art Bahama Mama, con prezzi che dipendono dal numero di colleghe che intendono sistemare le unghie prima di un appuntamento importante.

Ufficio
20/01/2015

In un clima economico sempre più competitivo e veloce, per manager e aziende diventa sempre più importante capire le dinamiche delle relazioni interpersonali e il modo in cui incidono sulla produttività e sull’efficienza delle organizzazioni. In questo sono spesso aiutati da studi psicologici come quello condotto da Edgar H. Schein, psicologo, professore della MIT Sloan School of Management e autore di “L’arte di fare domande. Quando ascoltare è meglio che parlare” (Guerini edizioni, pp. 138, 16 euro) intervistato da Alice Facchini per Repubblica.
Come si può far sì che la comunicazione funzioni?
“In una cultura che privilegia l’affermazione rispetto alla domanda, dobbiamo imparare a chiedere di più. In un mondo sempre più complesso, interrelato e culturalmente diversificato, non possiamo illuderci di comprendere persone di cultura professionale, lavorativa e nazionale diversa, se non sappiamo fare domande e costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco”

Il libro di Schein è particolarmente utile a chi occupa posizioni di leadership, perché la difficoltà nel domandare cresce di pari passo con l’aumentare del livello gerarchico. “Quello che scegliamo di domandare, quando lo domandiamo, con quale atteggiamento lo facciamo, sono tutti elementi chiave per la costruzione della relazione, per la comunicazione e per l’efficacia nel raggiungimento degli obiettivi”.

L’autore fornisce anche alcuni consigli concreti. Innanzitutto, è meglio fare domande aperte, che non presuppongono un semplice “sì” o “no” come risposta. Conviene essere sempre sinceri, senza tenere nascosta nessuna informazione. Chiedere all’interlocutore di fornire un esempio a ciò che dice è inoltre un modo efficace per mostrare curiosità e anche per chiarirsi le idee riguardo a un’affermazione troppo generica. Se si fa una domanda in un contesto di gruppo è importante consentire a ciascuno di prendere la parola.

E quando, invece, siamo noi ad essere interrogati? Prima di rispondere, suggerisce Schein, è bene informarsi su cosa l’altra persona voglia effettivamente sapere, senza dare per scontato nulla.

Idee
19/01/2015

Se vi siete alzati particolarmente tristi, depressi e motivati, almeno non fatevi prendere dal panico: è tutto calcolato, oggi è il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno.

A ‘calcolare’ questo ’triste’ primato ci ha pensato uno studio dell’Università di Cardiff sommando il freddo, la poca luce diurna, qualche debito dovuto alle spese di Natale e fine anno e il risultato del tutto che confluisce nella scarsa motivazione.

C’è anche chi avanza qualche dubbio sulla scientificità del tutto (in realtà il calcolo sarebbe finalizzato a una campagna pubblicitaria di un tour operator inglese, che dai primi anni Duemila sfrutta il tutto per promuovere viaggi last minute) ma insomma, i possibili rimedi al Blue Monday sono in realtà sempre validi: darsi una mossa, mangiare con attenzione alla qualità e alla freschezza dei cibi ed essere socievoli con colleghi, amici e parenti.

Idee
16/01/2015

Ok, durante le vacanze natalizie, tra cene, cenoni, aperitivi e pranzi ci siamo concessi più di uno strappo alla regola. Ma ora che siamo tornati alla regolarità delle nostre giornate in ufficio, è anche ora di rimettersi in riga, e magari recuperare qualcuno di quegli etti (chili?) accumulati durante le feste. Come fare? Ecco cosa preferire a pranzo a seconda che si mangi in mensa, al bar oppure alla propria scrivania
Pausa pranzo al bar
Certo, ci sono le sempre valide insalatone, ma per evitare un altro sovraccarico è meglio preferire quelle con tanto verde, qualche altra verdura colorata (carote, melanzane, pomodori per esempio) e uno solo di altri ingredienti proteici (da scegliere tra tonno, mozzarella, uova oppure petto di pollo alla piastra).
Panini? Meglio se integrali, meglio se imbottiti con verdura, meglio ancora se con affettati light come il cotto sgrassato o la mitica bresaola.
Pausa pranzo in mensa
Se invece il pranzo al lavoro è nella mensa aziendale, il primo passo per rimettersi in riga è quello di evitare grissini, cracker e pane in coda con il vassoio in mano: meglio resistere e poi cominciare dalle verdure, crude o cotte, che aiutano a sentirsi sazi. Poi tra i primi conviene preferire pasta o riso con verdure piuttosto che quelle con condimenti generosi come carbonara, e se ci sono le paste fresche come ravioli o tortellini assicurarsi che siano ‘di magro’, per esempio con ricotta e una verdura, tipicamente spinaci.
Per i secondi, saltati i formaggi, bene il pesce e la carne magra come pollo o tacchino, il tutto accompagnato da verdure fresche o lesse e senza salse, se non un filo d’olio a crudo.
Inoltre, fuori dai pasti, è sempre bene bere in abbondanza, per favorire la diuresi e contrastare la ritenzione idrica, e prevedere un paio di spuntini, a metà mattina e metà pomeriggio, per placare la fame con frutta fresca, yogurt magri o verdura cruda.

Idee
15/01/2015

In un’epoca di grandi cambiamenti come quella che stiamo vivendo anche i modelli di lavoro sono messi sotto la lente di ingrandimento, per capire come migliorare le performance di produttività di dipendenti e collaboratori e capire in anticipo come sarà l’ufficio del futuro.
Che poi è la domanda posta dalla ricerca condotta da Coleman Parkes Research per conto di Ricoh Europe, facendo immaginare a manager e dipendenti come si lavorerà nel 2036.
In una frase:
Secondo il campione di indagine gli uffici del futuro saranno più interattivi, collaborativi e semplificati rispetto a quelli di oggi grazie a tecnologie e processi che renderanno possibili modalità di lavoro innovative.

Ovvero, soprattutto innovazioni e nuove tecnologie in grado di migliorare l’interazione con i colleghi e semplificare la gestione delle informazioni. Oltre la metà degli intervistati pensa che nei prossimi 10 anni negli uffici saranno disponibili le seguenti innovazioni:
• Strumenti interattivi touch (69%)
• Sistemi di riconoscimento vocale utilizzate per svolgere le proprie attività (60%)
• Occhiali per la realtà aumentata (56%)
Inoltre agli intervistati è stato chiesto quali potrebbero essere i principali benefici di un posto di lavoro tecnologicamente evoluto: ottimizzazione dei processi di business e migliore accesso alle informazioni e possibilità di eseguire il proprio lavoro più rapidamente
Nell’attesa del futuro un dipendente su 3 tra quelli intervistati pensa che la propria azienda non stia realmente cercando di proiettarsi nel futuro e anzi si auspica che cominci da subito a trarre vantaggio dalle tecnologie disponibili:
• Piattaforme per la collaborazione interna, soluzioni web-based per organizzare meeting e follow-me printing sono i sistemi che i dipendenti delle aziende vorrebbero avere a disposizione per migliorare il proprio lavoro oggi
• Per i dipendenti di oggi le informazioni archiviate digitalmente rimangono il più grande asset reso possibile dalla tecnologia, oltre alle e-mail e a Internet
• Il 62% del campione d’indagine ritiene le informazioni digitali fondamentali, ma un sesto non ha possibilità di accedervi

Ufficio
13/01/2015

5 minuti, il tempo di una pausa: è la durata di questo cortometraggio intitolato Lost Cubert, sviluppato da tre studenti di grafica tedeschi (Felix Fischer, Jim Schmidt e Carolin Schramm), che ha già partecipato a numerosi festival d’animazione conquistando premi e apprezzamenti in Germania, Italia, Canada, Regno Unito, Brasile e Messico.

Ufficio
12/01/2015

Secondo il Global Gender Gap Report, un sistema che analizza ogni anno la disuguaglianza di genere all’interno dei vari Paesi, l’Italia si trova al 71° posto della classifica mondiale per discriminazione di genere, dopo Sudafrica, Filippine, Russia e alcuni stati sudamericani.

Lo riporta la psicologa Brunella Gasperini in un articolo per D di Repubblica nel quale oltre ad analizzare le implicazioni psicologiche del sessimo (“un’abitudine, una consuetudine, ormai assimilata da maschi e femmine, in generale”) riporta anche 8 tipici casi concreti di sessismo sul posto di lavoro tra quelli più frequentemente riportati dal sito everyday sexism.
1. Essere scambiata per la segretaria, per la donna delle pulizie, per l’hostess anche quando si ricopre un ruolo di alto livello.

2. Non essere chiamata con il proprio titolo riconosciuto invece ai colleghi, ad esempio dottore o ingegnere, ma con il proprio nome o altro come “cara”, “stellina” o “principessa” (le principesse imperversano nella vita di una donna…).

3. Sentirsi chiedere a un colloquio di lavoro se si ha intenzione di avere figli, rischiare il posto in caso di maternità, trovare cambiamenti al rientro. Donna in età fertile e carriera non sembrano essere viste di buon occhio.

4. Subire discriminazioni che derivano da stereotipi sessisti come avere limiti, non poter accedere ad avanzamenti, a posti dirigenziali, essere sottopagate, non avere gli stessi scatti di livello rispetto ai colleghi.

5. Ritrovarsi con colleghi che esibiscono complicità da caserma, assistere a battute volgari e sciocche, modi per banalizzare l’autorevolezza di una donna, rimetterla “al suo posto”, ridefinire i ruoli. Ricevere insinuazioni legate alla sessualità, ammiccamenti e anche palpeggiamenti.

6. Sentirsi dire di avere il ciclo quando si esprime un’opinione in modo fermo o ci si arrabbia per qualcosa.

7. Capire di non essere considerata attendibile, autorevole come un uomo. Veder richiedere la presenza di un lui per avvalorare le nostre idee, decisioni, comportamenti, competenze.

8. Essere messa in disparte, non avere voce in capitolo, non riscuotere credibilità, non avere responsabilità. Ricevere atteggiamenti di sufficienza, arroganti o di falsa cortesia finalizzati a mettere in discussione le capacità professionali.

Ufficio
09/01/2015

Nonostante la digitalizzazione di numerose operazioni commerciali e burocratiche, l’archivio cartaceo dei documenti dell’azienda o dell’attività professionale continua a occupare spazi e tempi di ogni ufficio amministrativo del mondo. Motivo per il quale una buona archiviazione e catalogazione dei documenti è sempre più una competenza richiesta per poter ottimizzare i tempi e ridurre i costi delle operazioni amministrative.

Ma come fare per organizzare in modo pratico e logico l’archivio di un ufficio? Principalmente dotandosi degli strumenti adatti e poi adottando una logica ferrea e precisa.

Intanto gli strumenti adatti: scaffali o librerie ad archivio, sicuramente, ma anche cartellette, faldoni, buste in plastica, separatori ed etichettatrici professionali.

Una volta apprestato il contenitore (lo scaffale, i faldoni, etc) conviene procedere con la logica della matrioska, con il più grande che contiene il più piccolo. Per esempio uno scaffale con tutti i preventivi, suddiviso in faldoni per tipologie di clienti (B2B; B2C) e all’interno di ciascun faldone dei separatori in ordine alfabetico. Ovviamente conviene sempre rispettare la logica della matrioska: una volta stabilito che il criterio è l’ordine alfabetico (piuttosto che numerico, o per data) occorre procedere sempre nella stessa direzione.

Un buon consiglio è anche quello di associare alle lettere i colori: faldoni, cartellette e separatori di diversi colori aiutano a individuare anche solo a colpo d’occhio diverse tipologie di documenti, oppure la separazione tra documenti catalogati sotto diverse lettere dell’alfabeto, o in ordine numerico.

Per assicurare la durata nel tempo dei documenti catalogati e archiviati è sempre utile utilizzare cartelline di plastica trasparente (ma mai inserirvi la carta termica per fax, che sbiadisce nel tempo: sempre meglio farne una fotocopia) e separatori colorati, che evitano di stropicciare fogli, fatture, lettere e documenti.

Anche le etichette sui dorsi di faldoni, cartellette o contenitori di CD e DVD devono durare nel tempo: scriverle a mano con penna o pennarello è il viatico ideale per fare in modo che sbiadiscano. Meglio dotarsi di un’etichettatrice professionale che permette di stampare con caratteri chiari e indelebili.

Infine ogni archivio o cassetto è sempre sottoposto all’azione del tempo, ed è sempre bene aprirlo di tanto in tanto per controllare che umidità, polvere, muffa o altri agenti non stanno deteriorando i documenti in esso contenuti.