Ufficio
12/11/2014

Secondo una ricerca dell’Università dell’Arizona le tastiere dei computer, in un ufficio, possono ospitare fino 3.300 germi per pollice quadrato. E poi ci sono briciole, capelli, macchie di vario genere, polvere e chissà che altro. Ecco perché pulire regolarmente la tastiera, il monitor e il mouse del proprio computer è un’operazione indispensabile: per la propria salute e per evitare guasti ai dispositivi.

Ma i dispositivi elettronici sono estremamente delicati e per quanto pulire possa sembrare un’operazione banale, bisogna sempre operare con molta accortezza. Evitando alcuni errori banali ma potenzialmente molto dannosi.

– I detergenti per vetri non sono adatti per pulire uno schermo LCD di un computer portatile o desktop. Si possono usare soluzioni naturali (acqua e aceto in uguale quantità) ma soprattutto detergenti specifici per la pulizia dei dispositivi elettronici.

– Mai spruzzare il liquido detergente direttamente sullo schermo: potrebbe infiltrarsi nelle fessure fino a toccare i collegamenti elettrici. Meglio spruzzarlo su un panno morbido da usare per la pulizia del monitor.

– Mai usare panni carta o rotoloni da cucina: per quanto appaiano morbidi, possono sempre rigare lo schermo. Meglio, molto meglio il panno in dotazione con i prodotti per detergere il monitor, o un panno morbido in tessuto naturale.

– Meglio procedere con movimenti circolari, con tocco leggero, e lasciando poi asciugare naturalmente all’aria lo schermo LCD del computer prima di richiuderlo nel caso di un laptop.

– Per rimuovere sporco e germi dalla tastiera si può cominciare con dei panni cattura polvere per proseguire con del detergente naturale o specifico per la pulizia delle tastiere. Per rimuovere polvere e sporco più ostinato si può anche usare la bomboletta spray ad aria compressa: basta tenere la bomboletta in verticale e inclinare la tastiera o il computer portatile, favorendo in questo modo anche l’azione meccanica con dei piccoli scuotimenti.

– Non usare mai invece un vero e proprio aspirapolvere che potrebbe creare una scossa elettrostatica in grado di danneggiare i componenti elettronici più sensibili del computer, compresa la memoria e l’hard disk interno.

Idee
10/11/2014

Il mal di testa, o cefalea, colpisce ben 1 italiano su 4 sul posto di lavoro: lo dicono i dati di una ricerca dell’Unità di Medicina del Lavoro dell’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia, pubblicata di recente sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia.

Il mal di testa colpisce infatti il 25 percento della popolazione in età lavorativa, tra i 25 e i 55 anni, in particolare le donne (1 su 5 contro il 6 percento degli uomini) spesso con conseguenze pesanti sull’attività professionale e sulla qualità della vita: al 15% dei lavoratori capita infatti di dover tornare a casa e assentarsi dal lavoro, il calo della produttività è calcolato in circa il 35%, con un impatto di circa 420 euro a testa di perdite economiche da mal di testa (la sola emicrania in Europa costa ogni anno ben 27 bilioni di euro).

Ora, se spesso per le donne i motivi sono legati alle variabili fisiologiche dovute al ciclo mestruale (Giuseppe Taino dell’Unità di Medicina del Lavoro dell’IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia, autore dello studio), ci sono anche numerosi fattori ambientali legati al luogo di lavoro che possono influire in modo negativo sull’insorgenza del mal di testa: per esempio la postazione di lavoro, la posizione di testa, collo e schiena, la luce e i rumori eccessivi, gli sbalzi di temperatura e non ultimo il benessere psicologico generale messo a dura prova dallo stress correlato al lavoro.

Ufficio
07/11/2014

Certo, i jeans sono un capo democratico, perfetto per il tempo libero, ideale per le giornate casual e – perché no? – anche in versione luxury sulle passerelle delle sfilate.

Ma in ufficio si portano oppure no? Chiaramente dipende dal dress code e dalla policy aziendale, ma nel caso in ufficio sia in voga il cosiddetto Casual Friday, oppure più semplicemente i jeans siano accettati senza troppi problemi, la rivista di moda femminile Marie Claire ha stilato le 5 regole per portare i jeans anche al lavoro, con un tocco in più:

1. Non solo blue jeans. Ovvero via libera anche al nero, al grigio e al tocco di blu scuro.
2. Aggiungere una giacca. Ovvero un tocco di classe, come Emmanuelle Alt, direttore di Vogue Paris, per cui jeans e giacca è la quotidiana divisa di lavoro.
3. Abbinarla ad una camicia bianca. Un grande classico con cui non si sbaglia mai.
4. Arricchire con i dettagli. Se i jeans nascono come indumento da lavoro, accessori preziosi (una borsa di valore, una bella collana) ne elevano il livello. E poi i tacchi: anche quelli elevano la silhouette, e un paio di décolletées danno un tocco in più al jeans casual.
5. Variare modello. Certo gli skinny, ma poi ci sono anche quelli a zampa d’elefante e molti altri modelli per le variazioni sul tema.

Su Marie Claire c’è anche una gallery con i modelli che non possono mancare in nessun guardaroba da ufficio.

Notizie
05/11/2014

In 60 anni di storia ne sono state vendute oltre 100 miliardi, e nel 2015 sono stati festeggiati i 70 anni dalla loro invenzione: parliamo della penna Bic, o penna a sfera, senza dubbio il più venduto strumento di scrittura al mondo. Eppure, esattamente come per altri prodotti di uso quotidiano come i fermagli, i Post-it e la colla stick, anche l’invenzione della penna Bic è avvenuta quasi per caso, e si deve a Lásló József Bíró, un giornalista argentino-ungherese a cui si deve il nome comune di questo diffusissimo strumento di scrittura.

Bíró ebbe infatti la prima intuizione della penna a sfera osservando un gruppo di ragazzini che giocavano a biglie in una pozzanghera: trascinando le biglie fuori dal fango, esse lasciavano comunque per strada una striscia uniforme, e su quell’intuizione sviluppò il primo prototipo di penna biro.

Poi però Bíró non aveva i fondi per industrializzare la sua invenzione, e cedette i diritti a Marcel Bich, un barone francese di origine italiana che perfezionò il progetto e nel 1950, a 5 anni dalla creazione dell’azienda Bic, immise sul mercato la prima penna Bic Crystal.

Perché Bic e non Bich come il nome del barone francese? Perché sul mercato anglosassone quella h finale avrebbe potuto indurre una pronuncia sbagliata del nome, troppo simile al termine volgare inglese bitch che significa sgualdrina.

Nel 2004, a dieci anni dalla morte, il comune di Torino ha posto una targa commemorativa sul muro della casa di Corso Re Umberto 60 in cui Marcel Bich nacque.

PS: Sì, tutti ci siamo chiesti almeno una volta come mai il tappino delle penne Bic abbiano un forellino. La risposta è semplice e illuminante: come chiarisce anche l’azienda, il foro è stato pensato per evitare il soffocamento di chi mai dovesse ingoiare inavvertitamente il tappo!

Idee
03/11/2014

Ore e ore passate alla scrivania, davanti al monitor di un computer, e poi a sera, o col tempo, si comincia a soffrire di mal di schiena e cervicale. Sono le moderne malattie professionali, che costano dolori a chi ne soffre e perdite economiche ai datori di lavoro. Ma starne alla larga è tutto sommato semplice: basta sedersi nel modo corretto, rispettando alcune indicazioni circa la postura sulla poltrona da ufficio, e le distanze e altezze degli strumenti informatici.

Ecco le principali raccomandazioni:

Appoggiare l’osso sacro allo schienale della sedia, mantenere il rachide ben allineato con la testa allineata al collo – in pratica mantenere la schiena dritta – e appoggiare i piedi a terra con le ginocchia che formano un angolo a 90°.
Appoggiare i gomiti alla scrivania, la cui altezza dovrebbe essere regolabile in un range tra i 65 e gli 80 cm per permettere il posizionamento degli avambracci e dei polsi tale da mantenere le spalle rilassate.
Secondo le indicazioni normative tecniche lo spazio per le gambe sotto il tavolo deve essere almeno di 70 cm in larghezza e 60 in profondità all’altezza delle ginocchia e 80 cm per i piedi.
Anche le dimensioni della sedia contano: il piano di seduta deve essere compreso tra i 40 e i 50 cm di larghezza e dai 38 ai 42 cm di profondità, e l’altezza regolabile dai 38 ai 50 cm. Anche lo schienale deve essere regolabile, in altezza (tar i 20 e i 40 cm) e in inclinazione (tra i 90° e i 110°).
Per evitare torsioni del busto la sedia deve essere girevole, con un basamento a 5 razze più ampio del sedile, per questioni di sicurezza.
Lo schermo o monitor del computer deve essere posizionato a una distanza tra i 35 e i 60 cm dagli occhi dell’operatore, e il raggio visivo che parte dall’occhio dell’operatore e si dirige verso il basso e verso lo schermo deve formare un angolo con l’orizzonte di 15°/20°.

Ufficio
31/10/2014

Inutile negarlo: succede. Anzi, secondo i più o meno ricorrenti sondaggi sul tema, 1 persona su 3 di quelle che lavorano in ufficio sono uscite, nell’ultimo anno, con un o una collega. E nel 40% di questi casi sarebbero andati anche oltre l’aperitivo e una cenetta a due. Di solito tutto nasce con un gioco di sguardi durante una riunione (1 volta su 3) e poi prosegue tra appuntamenti alla macchinetta del caffè, qualche romantico messaggino sui cari vecchi Post-it, e le chat online (il 27% di chi ammette il flirt sul luogo di lavoro ammette anche di non saper resistere ai link sdolcinati).

Certo, per qualcuno (20%) il tutto si tramuta nei sospirati fiori d’arancio. Ma se per la metà dei casi ci si lascia in buoni rapporti, rimane un 30% di casi in cui si finisce per guardarsi in cagnesco alla fotocopiatrice se non addirittura a dover cambiare posto di lavoro.

E allora, se proprio proprio non si riesce a resistere al flirt sul posto di lavoro, quantomeno è bene affidarsi alle sempre valide regole del galateo dell’amore sul posto di lavoro. Eccole.

Relax: in Italia avere una relazione in ufficio non è reato, e solo il 5% delle aziende le vieta espressamente. Certo però che uscire con il diretto superiore potrebbe non essere ben visto da colleghi e colleghe.

Un flirt alla volta. Insomma, già è complicato lavorare e flirtare senza scombussolare gli equilibri dell’azienda, manca solo di creare un cortocircuito tra tre persone. No, il triangolo non è il caso.

Patti chiari. Considerando che l’80% dei casi finisce con una rottura, tanto vale prepararsi per tempo stabilendo come comportarsi quando il sentimento finisce ma il contratto di lavoro vi tiene ancora a distanza di una scrivania.

Separare casa e lavoro. No, in ufficio e in pausa pranzo non si discute di quello che succede tra di voi dopo che avete timbrato il cartellino in uscita. Nel bene e nel male. Non è il caso di far sentire i colleghi spettatori del teatrino famigliare, vero?

Non illudersi, tanto lo sanno tutti. Per cui rendersi ridicoli negando l’evidenza è peggio che ammetterla serenamente.

Proteggere la propria reputazione. L’amore può passare, la reputazione deve restare, soprattutto se in quell’azienda volete rimanerci a lungo conquistando soddisfazioni e gratificazioni. Per cui evitare di sparlare del partner prima, durante ed eventualmente dopo la relazione.

PS: E no, certe cose in ufficio non si fanno. Quelle cose meglio lasciarle ai film di Hollywood: questo sì che potrebbe essere motivo di sanzione disciplinare se non di vero e proprio licenziamento.

Notizie
29/10/2014

Sono ancora molto diffusi come copie di backup dei file e dei dati contenuti nei personal computer, ma anche come supporti con i quali inviare informazioni, progetti, immagini e altri documenti che non si vuole (o non si riesce) inviare via Internet: parliamo di CD e DVD, e parliamo del modo in cui smaltirli dopo il loro uso o quando sono ormai obsoleti.

Certo, per ragioni di privacy renderli illeggibili con un distruggidocumenti specifico è sempre consigliabile, soprattutto se contengono informazioni sensibili e importanti per l’azienda. Ma integri o meno, rimane sempre il problema di dove smaltirli: ora, all’estero è normale riciclare il materiale di cui sono fatti, che non è alluminio ma policarbonato, ma in Italia non è prevista una normativa nazionale per il suo smaltimento e quindi ogni amministrazione può prevederne o meno la raccolta differenziata (conviene sempre informarsi prima di gettarli nell’indifferenziato).

Nel frattempo, non sapendo che farsene, si può prendere ispirazione da Sean E Avery, un artista australiano che del riciclo creativo ha fatto la sua missione.

Idee
28/10/2014

500 ore l’anno chiusi in macchina, in coda, per andare al lavoro. Sono i numeri di Milano e Roma, secondo una ricerca dell’Aci condotta anche a Torino e Genova dove le cose vanno leggermente meglio, con rispettivamente 450 e 380 ore passate al volante per andare e tornare dall’ufficio.

Ore per lo più impiegate a sfrizionare, prendersela con il semaforo e magari con il vicino di coda. Ore insomma che aumentano il già elevato livello di stress.
Rimedi contro lo stress in ufficio
Ora, secondo un paio di ricerche inglesi, un rimedio allo stress e al malessere c’è: è quello di fare i pendolari attivi. Bici o piedi cambia poco, la sostanza è che secondo una ricerca della London School of Hygiene and Topical Medicine e dell’University College London chi usa la bici o le scarpe per i propri spostamenti quotidiani ha più facilità a tenere sotto controllo il peso. Insomma, rimane più in forma.

Ma non solo: secondo un’altra ricerca della University of East Anglia prendere la bici o fare una camminata per andare al lavoro abbasserebbe i livelli di stress, aumentando di conseguenza la generale sensazione di benessere e felicità.

Notizie
24/10/2014

Può sembrare un’operazione banale, ma in realtà scrivere etichette per i dorsi di cartellette, faldoni e scatole da riporre in archivio con all’interno i documenti aziendali richiede metodo e attenzione: la mancanza dell’uno o dell’altro potrebbe infatti portare a notevoli perdite di tempo se non proprio allo smarrimento di interi documenti. E perdite di tempo e documenti portano sempre, inevitabilmente, alla perdita di denaro.

La prima regola da osservare è quella di essere sintetici: 4 parole sono più che sufficienti per indicare la macro categoria di documenti che si trovanno all’interno di quel raccoglitore, e per evitare confusioni, doppioni, e in generale un eccesso di informazioni.

Normalmente l’intestazione è scritta a caratteri maiuscoli, e con una dimensione maggiore rispetto al sottotitolo che specifica ulteriormente la tipologia di documenti contenuti in quel raccoglitore. Altre buone regole che un tempo di studiavano e imparavano nelle scuole di ragioneria sono quelle per cui le scritte sono sempre giustificate al centro, e le etichette non sono mai scritte in verticale: una scritta verticale è spesso difficilmente leggibile, soprattutto quando si ha poco tempo a disposizione.

Un’altra capacità che un tempo si studiava nelle scuole di ragioneria era la calligrafia, ovvero l’abilità di scrivere con caratteri chiari, nitidi e facilmente comprensibili a chiunque, anche a distanza di tempo.

Oggi per fortuna ci sono degli strumenti tecnologici in grado di adempiere allo stesso compito, in modo uniforme, univoco e duraturo nel tempo: sono le etichettatrici automatiche. Si tratta di dispositivi velocissimi, adatti a stampare etichette per l’archivio così come intestazioni per buste, lettere, pacchi e cartellette, e dotate di numerose opzioni grafiche e di formattazione. Il consiglio rimane sempre quello di utilizzare caratteri semplici, con buona spaziatura e di dimensioni tali da risaltare anche a distanza e a colpo d’occhio.

Per esempio la famiglia di etichettatrici automatiche Dymo LabelWriter stampa 51 etichette al minuto, si collega con un cavo USB al Pc e al Mac, è dotata di diverse opzioni grafiche e con la bundle deal Etichettatrice LW450 + 3 rotoli di nastri D1 l’etichettatrice è praticamente GRATIS!