Ufficio
25/03/2015

Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione. Soprattutto quando si tratta di curriculum vitae: i recruiter maneggiano decine di cv al giorno, e la differenza tra l’essere chiamati o cestinati è tutta nei dettagli.

Come scrivere allora un cv a prova d’assunzione? Con alcuni piccoli accorgimenti come questi.

1. Scrivere solo le esperienze collegabili al lavoro per il quale ci si candida. Per decidere cosa mettere e cosa togliere può essere utile guardare il sito Web dell’azienda ed eliminare le esperienze che non rispondono ai suoi valori e al suo business.

2. Dare una forma chiara ed essenziale. Un cv viene letto in pochi secondi e deve essere immediatamente chiaro: nome, cognome, recapiti in alto, massimo due pagine, font ben leggibili, uso dei grassetti, spazi usati per far risaltare le informazioni importanti.

3. Usare le parole chiave. Sì, come su Internet: le società di selezione e recruiting ormai usano dei software per scandagliare i database di migliaia di curricula, e il modo efficace per farsi pescare è quello di usare nel testo le parole chiave per le posizioni per cui ci si candida.

4. Puntare sui risultati. A meno che non si sia al primo impiego, è utile, per ogni esperienza, sottolineare i risultati raggiunti, anche citando cifre e numeri: “Ho venduto 50 enciclopedie porta a porta” è più efficace di “Venditore di enciclopedie porta a porta”, o no?

5. Meno istruzione, più esperienza. Sempre a meno che non siate neolaureati, a nessuno interessa del diploma del liceo. Bastano poche informazioni essenziali sull’ultimo titolo di studio conseguito, e poi spazio alle esperienze professionali.

6 Social network no. Fuori dal mondo ‘digital’, Facebook, Twitter, Instagram & Co. non sono visti di buon occhio: meglio evitare di mischiare il privato con il professionale. Se invece si possiede un profilo Linkedin è utile per mostrare le relazioni e le esperienze professionali.

Idee
23/03/2015

Passare le giornate in ufficio non è propriamente la cosa che più stimola la felicità. Anzi. E però, forse, ci sarebbe bisogno di più felicità anche al lavoro, e allora in occasione della Giornata Mondiale della Felicità, celebrata dalle Nazioni Unite ogni anno il 20 marzo, Office Depot ha messo ‘in vendita’ la prima stampante della felicità al mondo.

La HAP-100 è infatti la prima stampante per casa o ufficio con già precaricate oltre 1000 immagini e citazioni in grado di trasmettere buonumore e felicità, anche condividendole con colleghi e amici. Ma – perché c’è sempre un ma – per comprare la stampante della felicità non servono soldi: serve impegnarsi ad aumentare il livello di felicità nel mondo.

Come? Condividendo su Twitter immagini, foto, pensieri e citazioni in grado di migliorare l’umore, e raccontando a Viking tramite l’hashtag #HappinessPrinter cosa si può fare con la HAP-100 per rendere l’ufficio (e il mondo) luoghi più felici.

La stampante della felicità HAP-100 sarà poi venduta a chi ha avuto le idee migliori per rendere il mondo un posto più felice. Per il momento Viking ha portato la HAP-100 per le strade di Leeds, in INghilterra, e questo è ciò che è successo.

Ufficio
19/03/2015

Beats Electronic – Culver City, California (USA)

Uffici da sogno, quelli in cui lavorare è decisamente più bello, tra reception soleggiate, sale riunioni hi-tech, verande arieggiate e desk di design: le immagini degli uffici più belli del mondo sono state raccolte da Inc.com nella sua annuale – e ambitissima – classifica: ecco le prime 8 posizioni.

Google – Tel Aviv (Israele)

Coca Cola – Londra (UK)

Mojang – Stoccolma (Svezia)

Nasty Gal – Los Angeles (USA)

SuperHeroes – Amsterdam (Olanda)

Wieden + Kennedy – New York (USA)

WeWork – Washington DC (USA)

Ufficio
18/03/2015

Quali sono le qualità di un buon capo? Certo ci sono le competenze manageriali – la capacità di organizzazione come la leadership – ma sempre più le aziende vanno alla ricerca di manager in possesso anche di soft skill come l’empatia, la responsabilità etica e – talvolta, perché no – anche la capacità di divertire.

Insomma, a stilare il decalogo del capo perfetto ci ha pensato Wyser, società di consulenza ed head hunting, basandosi sulla propria esperienza di screening quotidiano di profili di medio e alto management.

Ecco allora, riportate da Connecting Managers, le 10 caratteristiche di un boss come si deve.
1. Leadership con l’esempio: occorre essere, innanzitutto, un esempio, un motivatore e trasmettere in modo chiaro e senza distonie i valori e la visione d’impresa.
2. Trasparenza: lavorare molto sulla comunicazione, compresa la parte sempre più difficile, cioè quella legata ai responsi negativi (dare quelli positivi è molto più semplice).
3. Focalizzazione al raggiungimento dei risultati: trasmettere tranquillità e serenità, ma anche orientamento all’obiettivo (stress ed eccessiva emotività sono destabilizzanti per i collaboratori).
4. Imparzialità: utilizzare una metrica di valutazione delle prestazioni oggettiva per tutto il team di lavoro.
5. Organizzazione: pianificare il proprio lavoro e quello degli altri, che significa, per esempio, presentarsi puntuale alle riunioni o definire aspettative e piani d’azione in modo chiaro.
6. Capacità di ascolto: prestare attenzione ai collaboratori nelle sedi e nei modi prestabiliti, senza essere tuttavia un confessore o, peggio ancora, un fratello maggiore.
7. Decisionismo: incertezza e tentennamenti sono nocivi all’organizzazione e minano l’autorevolezza del capo.
8. Etica: valore essenziale di per sé, è anche ormai un presupposto richiesto da tutte le organizzazioni più evolute, in quanto fattore intrinseco di successo per gli affari.
9. Empatia: saper riconoscere e anticipare i bisogni dei collaboratori consente di ottenere il meglio da loro.
10. Divertimento: sebbene sia una componente alcune volte trascurata, come se fosse incompatibile con un approccio serio e rigoroso, saper introdurre un elemento di divertimento e di passione consente di cementare il team e aumentare l’impegno, il coinvolgimento e senso di appartenenza.

Idee
16/03/2015

Questi sono i migliori posti di lavoro al mondo, e a dirlo sono gli stessi dipendenti: nell’annuale classifica pubblicata da Fortune, a pesare nel giudizio sulla qualità del lavoro nelle grandi sono società sono per i 2/3 il giudizio di chi vi lavora. Il metodo è quello sviluppato da Great Place to Work, che manda questionari anonimi a un panel di dipendenti delle principali società mondiali, e poi conduce un’Audit su salari, benefit, politiche di assunzione, formazione, parità tra i sessi e altri indicatori qualitativi.

Anche per il 2015 al primo posto c’è Google, ed è la sesta volta consecutiva.

Al secondo posto The Boston Consulting Group, che permette di prendere un congedo di 3 mesi per prestare il proprio lavoro in realtà socialmente utili.

Terzo posto per Acuity, società assicurativa che tra i benefit annovera il rimborso completo delle spese di formazione e training e nessun limite per la paga nei giorni di malattia (e non a caso è il miglior debutto in classifica di quest’anno).

Quarto posto per SAS, nel cui giardino ogni anno si piantano 3800 fiori (e i 37 giardinieri son tutti dipendenti assunti)

Seguono Robert W. Baird (il cui motto è “Niente st**nzi qui dentro”, e chi sgarra è fuori), Edward Jones (quarta società di consulenza finanziaria degli States), Wegmans Food Markets (il miglior store alimentare d’America), salesforce (pionieri del cloud con la metà dei dipendenti consigliata dagli stessi colleghi), Genentech (biotecnologie) e al decimo posto Camden Property Trust (con incredibili programmi di welfare per i dipendenti).

La classifica completa delle motivazioni si può leggere su Fortune, dove si scoprono cose curiose come il 17° posto di W. L. Gore & Associates (quelli delle scarpe e giacche impermeabili), il 24° di Twitter e il 50° di Goldman Sachs.

Idee
13/03/2015

Colla, forbici e creatività: si avvicina la festa del papà, e riciclando qualche prodotto da ufficio, con un po’ di ingegno e manualità si possono preparare tante simpatiche idee per i papà. Eccone 4, trovate in Rete, con le istruzioni per realizzarle

La tazza personalizzata

Realizzare una tazza personalizzata con i disegni dei bambini è più semplice di quanto sembri (come spiega bene Pane Amore e Creatività): servono una tazza di colore bianco, una matita e un pennarello sharpie per scrivere sulla ceramica (lo potete trovare qui).

Prima si esegue il disegno a matita, poi si ripassa con il pennarello Sharpie e – prima di toccare il disegno o lavare la tazza con l’acqua – occorre un passaggio in forno.

 

La cornice per le foto con le cialde del caffè

Realizzare una simpatica cornice con la foto del papà è davvero semplice: occorre del materiale per la cornice (della gommapiuma, ma anche del cartoncino, che potete trovare qui), delle fornici, della colla (che potete trovare qui) e delle cialde da caffè (come queste): si ritaglia la cornice, si incollano la foto del papà e le cialde, magari assortendo i colori, ed il gioco è fatto (come spiega bene il sito Crescebene.com).

Il biglietto d’auguri a forma di giacca

Un simpatico biglietto d’auguri per la festa di un papà sempre elegante: servono dei cartoncini di vari colori (che trovate qui); delle forbici e della colla (in vendita qui), due bottoni e un pennarello colorato (lo trovate qui): a questo punto basta piegare e disegnare il cartoncino come raccontato da Lavoretti Creativi e in pochi minuti ecco pronto un regalo per la festa del papà.

La coppa per il miglior papà del mondo

Anche questo lavoretto per la festa del papà è davvero semplice: occorrono due tazze o bicchieri di carta per il caffè come questi, della colla, dei pennarelli, del cartoncino e delle forbici per ritagliarlo: poi basta armarsi di fantasia e creatività ed ecco la coppa per il miglior papà del mondo.

Il biglietto d’auguri da colorare

E se con il bricolage e con la manualità non siete forti potete sempre scaricare questo Diploma di miglior papà dell’anno, stamparlo (qui trovate tutto l’occorrente per la stampa) e colorarlo con matite e pennarelli come questi.

Ufficio
11/03/2015

Ci sono le frasi da non rivolgere mai al proprio capo, e ci sono anche le cose da non rivelare mai, a nessuno, per nessun motivo. Pena trasformare le giornate lavorative in una corsa ad ostacoli se non in un vero e proprio calvario. E allora dai bagordi del weekend alla ricerca di un altro impiego, ecco i segreti da tenere ben stretti nella bocca chiusa, stilati da un esperto della rivista americana Forbes.

Odio il lavoro
Ammettere che ciò che fate vi fa schifo è il primo passo per un declassamento.

Sei un incapace
Sì, il vostro collega potrebbe anche essere un incapace, ma a meno che non siate il capo, questa considerazione è meglio tenerla per sé. Avete presente il rischio sabotaggio? Ecco, gli incapaci sono bravissimi a sabotare.

Idee politiche e convinzioni religiose
Cosa si è votato all’ultima elezione, cosa si pensa della religione propria o altrui, cosa si pensa del capo del governo: tutti argomenti tabù: più alto il rischio di passare in cattiva luce di quello di guadagnare qualche posizione nella considerazione altrui.

Lo stipendio
Certo, la curiosità è molta, ma sbandierare la busta paga è il primo passo per scatenare invidie e ritorsioni (o per finire mortificati).

La vita social
Il profilo Facebook, quello Twitter e qualsiasi altro profilo social sono personali: meglio non mischiarli con la professione, troppo alto il rischio di urtare qualche collega o indispettire il capo con frasi, immagini e status fuori luogo.

La camera da letto
Sono affari vostri, e non fregano a nessuno. Nemmeno a quelli che pensate potrebbero invidiarvi.

La camera da letto degli altri
Come sopra: ciascuno è libero di dedicarsi al sesso come e quando meglio crede, anche in ufficio. E benché un minimo di pettegolezzo aiuti a cementare la fiducia reciproca, non sono fatti vostri.

Desiderare il posto d’altri
Ambizione lecita, ma sbandierarla ai 4 venti è il modo migliore per vederla svanire rapidamente.

Il passato tumultuoso
Tutti hanno un passato più o meno da nascondere. Meglio farlo totalmente e continuare a dare una rassicurante immagine di sé.

I bagordi del weekend
Raccontare di aver appena terminato un fine settimana all’insegna degli eccessi è il viatico al mettersi in cattiva luce. Potete fare ciò che vi pare, basta tenerlo per sé.

Era solo una battuta
Farsi scappare una battuta fuori luogo e poi cercare di ritrattarla spiegando che era ‘solo’ una battuta è quasi più dannoso che fare una battuta sbagliata e chiedere scusa. Nel dubbio: evitare le battute.

Essere in cerca di un altro lavoro
Tutti sono in cerca di un lavoro migliore, con uno stipendio migliore, in un posto migliore. Ma finché non lo si trova, meglio dare l’idea di essere affidabili e totalmente coinvolti in quello che si sta facendo.

Idee
09/03/2015

Mettiamola così: per aprire le porte automatiche dell’ufficio, prendere il caffè alla macchine e attivare il proprio account alla fotocopiatrice non serviranno più né badge né password, ma basterà sfiorare il tutto con un dito. Dito all’interno del quale è stato inserito un microchip grande quanto un granello di riso.

Sì, accade in Svezia, in un futuristico centro direzionale chiamato Epicenter, e un giornalista della BBC è andato a vedere se è solo una follia futuristica alla Blade Runner oppure è davvero il domani che ci aspetta.

Intanto: farsi inserire il microchip sottocutaneo non è più doloroso di una qualsiasi punturina. Poi: il microchip non serve solo per attivare tutte quelle funzioni quotidiane che ci troviamo a vivere in ogni ufficio del mondo (appunto aprire porte automatiche, attivare fotocopiatrici, etc) ma è una vera e propria identità digitale: volendo vi si possono inserire informazioni sensibili come la carta di credito, il biglietto da visita, dati medici e quant’altro.

Infine: i creatori del sistema – si chiamano Swedish Biohacking Group – sono ovviamente entusiasti, e pensano che prima o poi toccherà a tutti. Ma intanto, stando a quanto scritto da Rory Cellan-Jones, Technology correspondent della BBC, c’è anche chi non ci pensa nemmeno lontanamente a farsi infilare un pezzo di silicio sotto la pelle del polpastrello dell’indice.

Idee
06/03/2015

Polvere, per lo più. Ma anche umidità, incrostazioni, rifiuti non rimossi o depositati a una distanza non adeguata dalle postazioni di lavoro. E ancora aria viziata e poco salubre. Sembra incredibile, ma ancora oggi, in Italia, ci sono uffici e luoghi di lavoro in cui le condizioni di igiene e pulizia lasciano alquanto a desiderare.

Che fare se ci si ritrova a lavorare in un ambiente non salubre? Prima di tutto conoscere i propri diritti: lavorare in un ambiente sano è un diritto, tutelato da 3 articoli della Costituzione (3, 23 e 41) e ovviamente dalla legge sulla sicurezza sul lavoro (Decreto Legislativo 81/08, articoli 62 e 66). Responsabile del rispetto di queste norme è il datore di lavoro, al quale ci si può rivolgere in prima istanza per segnalare fatti e circostanze specifiche.

Se da parte del datore di lavoro non c’è una risposta positiva ci sono poi degli organi ufficialmente prestabiliti per prendersi carico di queste istanze: il medico aziendale, in primis; il responsabile del servizio prevenzione e protezione (in pratica il responsabile della sicurezza, nominato dall’azienda stessa) oppure il rappresentate dei lavoratori in materia di sicurezza sul lavoro.

Se anche le persone interne all’azienda non fanno nulla ci si può infine rivolgere alle autorità esterne, come la Spsal (Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) attiva normalmente all’interno della Asl di appartenenza: la legge prevede che provvedano a un sopralluogo e, se il caso, a predisporre una diffida che obblighi il datore di lavoro a prendere provvedimenti, pena anche una sanzione pecuniaria.