Idee
21/01/2019

Organizzare il tempo può fare la differenza tra lavorare sempre in emergenza, sotto stress, rincorrendo le scadenze, con bassa produttività e poca progettualità ed essere invece sempre in pieno controllo delle cose da fare, avere il giusto tempo per farle al meglio e sapere quando staccare e dedicarsi ad altro, senza essere rincorsi dal pensiero del lavoro. Il che non è solo un vantaggio per l’azienda ma lo è soprattutto per se stessi.

Certo, per molti l’idea di pianificare ogni ora può sembrare eccessiva, e preferiscono lasciare che sia il lavoro a organizzare il proprio tempo. Eppure esempi come quelli dei grandi manager e imprenditori (per esempio Jeff Bezos di Amazon di cui abbiamo parlato qui) e il successo di App e strumenti per il time management (certificato per esempio dalla classifica delle Best of 2018 di Apple) dicono che probabilmente è quella la strada migliore per conquistare produttività e work-life balance.
Come organizzare il tempo al lavoro
Organizzare il tempo al lavoro significa vivere il tempo in prima persona e non subirlo involontariamente: è questa la prima grande differenza da capire e fare propria. Avere una agenda precisa non significa non avere tempo libero o flessibilità, significa decidere come trascorrere il tempo, di lavoro e fuori dal lavoro. Organizzare il tempo al lavoro significa partire dall’obiettivo che si vuole raggiungere (fare una presentazione, redigere un business plan, archiviare documenti), avere una idea chiara di quanto tempo ci vuole e, soprattutto, non farsi distrarre da altri stimoli. Quello è l’obiettivo, quella è la strada da percorrere, quello è il tempo che ci vuole, altre cose non sono contemplate in quello spazio del proprio lavoro.
Distinguere tra importante e urgente
Distinguere tra importante e urgente è cruciale: una cosa che è da fare subito non significa che sia anche importante. Per esempio leggere le email è un compito che si svolge subito al mattino, quando si accende il computer, che è giusto che sia prioritario ma non è detto che sia importante, in particolare rispondere subito. Come arrivare a capire cosa è importante e cosa urgente? Cominciando a tenere un diario di come si impiega il proprio tempo. Possono bastare pochi mesi per arrivare a capire le cose urgenti, quelle importanti, quelle da fare in prima persona, quelle da delegare e quelle da ignorare. Fare ordine permette di eliminare il superfluo e le perdite di tempo.
Stabilire delle priorità
Stabilire delle priorità non riguarda solo il lavoro. Una priorità può essere la famiglia, i figli, lo sport, un hobby, e a troppe persone, troppo spesso, capita di dimenticarlo: si torna a casa che i figli già dormono perché c’è stato un imprevisto; non si fa sport perché quel giorno c’era un urgenza in ufficio; si tralasciano gli hobby perché il lavoro assorbe tutto il tempo. Questa è una strada senza uscita che porta a stress, frustrazione, insoddisfazione, bassa produttività. Avere un programma rigoroso per il proprio calendario lavorativo non significa tralasciare il resto: famiglia, sport, hobby possono e devono essere delle proprità anche rispetto alla propria agenda.
Metti tutto nella lista
Nella propria agenda ci deve quindi essere spazio per tutto: le cose importanti di lavoro e le priorità, le cose di routine e lo spazio per quelle strategiche, e anche un ’bout di flessibilità per gestire le urgenze. Avere una agenda quotidiana, settimanale, mensile e annuale precisa, con margini di flessibilità, permette di non essere mai in affanno, di dominare il tempo, e di averne per sé.

Ufficio
16/01/2019

Qui alla Viking poniamo sempre molta attenzione a coltivare gli aspetti ludici e creativi, coscienti che il benessere del lavoratore è un aspetto fondamentale per migliorare gli aspetti relazionali, la qualità del lavoro e anche le performance. Tra le opere d’arte più recenti realizzate nei nostri uffici merita una menzione particolare il murale dedicato al mitico personaggio dei videogiochi Super Mario creato utilizzando solamente post-it. 

Secondo una nuova ricerca ben il 75% degli italiani può godere di opere d’arte in ufficio. L’arte offre una serie di vantaggi legati, ad esempio, al miglioramento della creatività e alla riduzione dello stress. Abbiamo voluto esplorare quali forme d’arte le aziende in Italia utilizzano per arricchire i propri ambienti di lavoro e quali sono quelle che i lavoratori vorrebbero vedere maggiormente. 

Per fare luce su questi aspetti abbiamo svolto un sondaggio in diversi paesi europei utilizzando per la precisione dei campioni di lavoratori così suddivisi: 1.500 in Gran Bretagna, 500 in Italia, 500 in Austria, 1000 nei Paesi Bassi e 1000 in Germania, per un totale di 4500 lavoratori Europei.  

Obbiettivo dell’iniziativa, oltre ad analizzare la situazione attuale sulla presenza di opere d’arte negli uffici attraverso il sondaggio, era anche quello di commissionare, collaborando con accademie e artisti, la realizzazione di creazioni artistiche utilizzando prevalentemente materiale da ufficio come carta per fotocopie, penne, graffette, cartucce per stampanti e tutto ciò che si può comunemente trovare su una scrivania. 

Vediamo di seguito i risultati emersi per l’Italia e l’interessante confronto di alcuni dati tra Italia e altri Paesi.

IL VALORE DELL’ARTE PER L’AZIENDA 
L’arte, in variegate espressioni artistiche, ha preso piede in tempi recenti anche nelle imprese italiane e i primi studi effettuati a riguardo mostrano che l’arte fa bene al business contribuendo a migliorare le performance degli indicatori economico-finanziari e a dare un’immagine positiva di un’azienda ai potenziali clienti e futuri dipendenti. 

I benefici dell’arte in azienda non si limitano tuttavia al solo aspetto economico e finanziario ma sono ascrivibili anche all’ambito psicologico e al benessere della persona contribuendo a motivare e coltivare la creatività e la socialità. 

In Italia, il 90% degli intervistati ritiene che l’arte debba essere rappresentata in tutti i posti di lavoro. Questo dato si mostra consistente anche negli altri Paesi tra cui la Gran Bretagna dove il 54% ritiene importante che ogni luogo di lavoro disponga di rappresentazioni artistiche per i propri dipendenti. Anche nei Paesi bassi, dove questa percentuale è tra le più basse, il dato indica che circa metà dei lavoratori (47,6%) è d’accordo con i colleghi europei.  

Il motivo per cui i lavoratori tengono molto ad avere delle forme d’arte in ufficio risiede negli effetti a queste attribuiti. L’83% pensa che l’arte riduca lo stress sul luogo di lavoro (contro il 47% dei Paesi Bassi) e il 79% ritiene che l’arte aumenti il livello di felicità (rispetto alla percentuale più bassa segnata anche in questo caso nei Paesi Bassi,46,8%) e infine ben l’81% è d’accordo che l’arte stimoli la produttività e creatività.  

Il legame con la riduzione dello stress è molto importante considerando che questo influisce pesantemente sulle performance lavorative. Uno studio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro dal titolo “Healthy Workplaces Manage Stress” pubblicato nel 2014 parla di un lavoratore europeo su quattro affetto da stress, elemento che influisce negativamente sulla salute e che rappresenta quindi un problema rilevante anche per l’azienda stessa. 
GLI ITALIANI SANNO RICONOSCERE LE OPERE D’ARTE? 
In Italia l’arte è particolarmente apprezzata e ciò è sicuramente dovuto alla grande tradizione artistica del nostro Paese. Abbiamo chiesto agli intervistati di abbinare un’immagine al relativo artista e i risultati mostrano che i lavoratori italiani e quelli olandesi sono i più virtuosi. In Italia, un dipinto di Kandinskij è stato abbinato correttamente da circa il 25,8% dei rispondenti (contro il 12,7% della Gran Bretagna), Cezanne dal 24,4% e Munch dal 55,4%.  

In generale i lavoratori italiani riconoscono i benefici dell’arte molto più dei lavoratori dei restanti Paesi presi in considerazione. Infatti, le percentuali di rispondenti che concordano sulle ricadute benefiche delle forme d’arte sul luogo di lavoro sono sempre le più alte in Italia mentre toccano il minimo nei Paesi Bassi.  

LA SITUAZIONE ATTUALE IN EUROPA 
Nonostante questo chiaro segnale dell’importanza che l’arte in ufficio ha per i lavoratori, vi sono degli ostacoli da parte dell’azienda ad investire maggiormente in opere d’arte. 

IL 37% dei rispondenti ritiene che il proprio datore di lavoro non dia la giusta importanza alle forme d’arte in ufficio e secondo il 48,6% le limitazioni ad investire in forme d’arte provengono da restrizioni di budget.  

Le piccole aziende (meno di 50 dipendenti) fanno più fatica ad investire in questa direzione, mentre le aziende più grandi sono più virtuose nonostante una su 4, tra quelle con più di 250 dipendenti, non disponga di nessuna forma d’arte.  

Considerando tutti i Paesi, l’Italia si piazza al primo posto come percentuale di lavoratori che dispongono di almeno una forma d’arte in ufficio dato che solo il 24,8% dei rispondenti dichiara di non averne alcuna sul proprio luogo di lavoro. In questo senso, la Gran Bretagna si ferma a circa due terzi degli intervistati e l’Austria si piazza sul gradino più basso con il 43% dei rispondenti che dichiara di non avere forme d’arte sul lavoro. 
CHE TIPO DI ARTE È LA PREFERITA? 
Dalla nostra indagine emerge che le forme d’arte che vanno per la maggiore negli uffici italiani sono quelle considerate classiche come la fotografia (presente per il 49% degli intervistati), la pittura (36,20%) e le stampe (41,80%). 

Queste forme d’arte ottengono le percentuali più elevate anche negli altri Paesi in cui è stata eseguita l’indagine. Il risultato è particolarmente incoraggiante per quelle aziende che volessero incrementare o iniziare ad utilizzare delle forme d’arte per arricchire l’ambiente di lavoro. L’utilizzo di stampe, dipinti o fotografie è infatti più immediato e meno dispendioso rispetto all’utilizzo di atre tipologie come ad esempio scultura o arte murale.  

Rispetto alle tipologie e stili che i lavoratori vorrebbero vedere maggiormente in ufficio, la pittura e la fotografia ottengono le percentuali più alte nonostante siano già largamente impiegate. Mentre lo stile d’arte più richiesto è quello contemporaneo (45,6%). 

Negli altri Paesi la fotografia è il tipo di arte più richiesto (Austria 44%, Germania 49,3% e Paesi Bassi 34,5%) mentre per gli stili abbiamo una prevalenza dello stile umoristico in Austria, classico in Germania, contemporaneo in Austria e Gran Bretagna. 

In Italia i soggetti favoriti sono i giardini (33%), i paesaggi costieri (35%) e quelli alpini (31,2%). Il nostro Paese è, per altro, quello con più varietà per quanto riguarda gli interessi artistici facendo segnare le percentuali di preferenze più elevate su una grande varietà di stili. 
L’OPERA D’ARTE DI VIKING ITALIA
Sulla base dei risultati emersi Viking ha commissionato un’opera d’arte da poter appendere in ufficio. L’idea è nata come un pezzo che può effettivamente essere utilizzato dai lavoratori, oltre che ammirato nella sua bellezza. Essendo l’opera studiata per un ufficio italiano, ci siamo attenuti ai risultati del sondaggio e perciò abbiamo scelto di creare un paesaggio marittimo di un tipico paesino costiero italiano. L’artista italo-spagnola Patrizia Perera ha reso il tutto possibile grazie alla sua creatività e al suo occhio esperto.  

Patrizia, nata in Spagna, la sua educazione artistica e la sua vita si sono alternate tra spagna e Italia. Laureata in belle arti, specializzata in pittura, attualmente Patrizia alterna tra la sua casa in Italia e in Portogallo dove crea progetti artistici di pittura e disegno in entrambi i paesi. 

Il quadro chiamato “Costa del Castello” è un progetto ispirato alla tipica costa italiana. Le strade costiere in Italia sono famose per una ricca gamma cromatica e conosciute tra le coste più belle d’Europa. L’artista ha tratto ispirazione dagli innumerevoli viaggi estivi al mare e dai colori, ricreando con la sua memoria un paesaggio estivo, caldo e accogliente.  

Patrizia ha utilizzato soltanto articoli di cancelleria disponibili sul sito Viking e ha voluto lasciare libera la metà superiore della “tela” – o meglio “bacheca” – così da rendere l’opera non solo esteticamente bella ma anche realmente utilizzabile. Il risultato è un bellissimo quadro in 3D composto da carta, bacheca di sughero, colori di evidenziatori e luci fatte con correttori a nastro. Di seguito le immagini step by step del quadro.

 
UNO SGUARDO AGLI ALTRI PAESI EUROPEI
Come già citato questa indagine è stata svolta in altri 5 paesi Europei ed altrettante opere d’arte sono state effettuate da artisti locali. Tutte rigorosamente create utilizzando cancelleria d’ufficio ecco di seguito i pezzi finiti delle altre nazioni.  
INGHILTERRA 
I risultati inglesi hanno evidenziato una preferenza per opere rappresentanti animali e in forma di pittura. Di seguito il risultato finale. 

AUSTRIA 
Gli austriaci prediligono un quadro umoristico e leggero, con forme geometriche e animali. Ecco cosa è venuto fuori. 

OLANDA 
Gli olandesi invece preferiscono un’opera più astratta, composta da materiali riciclati. Il risultato è una futuristica spiaggia. 

GERMANIA  
Infine, la Germania sogna il mare. Un mare blu, bagnanti sotto il sole ed un aereo all’orizzonte sono gli elementi principali di questo pezzo.  

Vuoi raccontarci della tua esperienza? Hai un esempio virtuoso di valorizzazione di forme d’arte in ufficio che conosci e che vuoi portare alla nostra attenzione? Scrivici sulla pagina Facebook Viking Italia. 

 

Notizie
15/01/2019

Se state cercando il miglior Paese dove andare a lavorare nel 2019 c’è una classifica ad hoc stilata da una indagine della banca internazionale HSBC intervistando 22mila persone intenzionate a migliorare le proprie condizioni di lavoro (e non solo lo stipendio).
Il miglior Paese dove andare a lavorare
Quindi, se si tratta di condizioni di lavoro in generale, che riguardano produttività ed efficienza, ma anche equilibrio vita-lavoro, un fattore sempre più importante in particolare per i Millenials, e ancora un miglioramento salarialee, per il 70% degli intervistati il miglior Paese dove andare a lavorare è la Germania. Già, la Germania ha superato sia Svizzera che Svezia, ai primi posti nella classifica 2017, con la Svezia che rimane prima per quanto riguarda la miglior cultura del lavoro (cose come non leggere le mail di lavoro nel weekend, riduzione e abolizione del divario di genere, etc). Un aspetto che ha fatto premiare la Germania? La forte regolamentazione del mercato del lavoro e la sensazione di sicurezza del posto di lavoro dichiarata dal 73% dei lavoratori tedeschi intervistati.
Il miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più
Se invece siete alla ricerca del miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più bisogna guardare fuori dall’Europa, al Paese secondo classificato che è il Bahrain dove il 77% dei lavoratori interpellati ha dichiarato di aver sensibilmente e notevolmente migliorato le proprie condizioni salariali. Un’alternativa? Il Regno Unito, anche se ora con le incertezze legate alla Brexit non è detto che continuerà a essere una meta accessibile.

Idee
15/01/2019

Quali sono le 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro? Si tenderebbe a pensare in termini di competenze specifiche per il ruolo che di potrebbe ricoprire, oppure l’esperienza, o ancora qualcosa che riguarda il momento del colloquio con i responsabili delle risorse umane. E invece da un vademecum messo a punto da Linkedin, il social network professionale che mette in contatto chi cerca e chi offre lavoro, le 5 abilità più ricercate da chi offre lavoro sono tutte soft skill. Niente a che vedere quindi con le competenze tecniche specifiche, in particolare quelle dei lavori che saranno più disponibili nei prossimi anni, ma abilità personali trasversali, che non riguardano il percorso di studi e formazione ma che si hanno oppure si possono acquisire con esperienza e formazione specifica.
Le 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro
Vediamo allora queste 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro tali da farsi notare, e preferire, in sede di colloquio di lavoro a parità o meno di esperienza e competenze specifiche.
Creatività
Non solo e non tanto nei lavori che con la creatività per forza di cose hanno a che fare, ma anche in quelli più tecnici la creatività, intesa come capacità di trovare soluzioni efficaci, è una caratteristica sempre più ricercata. Soprattutto in un mondo lavorativo e professionale sempre più indirizzato verso l’automazione.
Capacità di persuasione
Vale per i venditori, vale per i responsabili marketing, ma vale anche per i manager e i team leader: non basta più avere un buon prodotto, un’ottimo sistema, una organizzazione impeccabile ma occorre anche saper convincere clienti, fornitori, collaboratori, capi e stakeholder della bontà di quanto si propone.
Collaborazione
In un mondo sempre più interconnesso, complicato e stratificato, saper collaborare anche al di fuori delle proprie strette competenze è una virtù molto apprezzata. Le aziende non ragionano più a compartimenti stagni e il networking (appunto: Linkedin) e il lavoro collaborativo sono qualità imprescindibili.
Adattabilità
Il mondo, e il lavoro, cambiano a grande velocità. Ciò che funziona oggi non funziona più domani, e la storia del business è piena di esempi di aziende leader che sono cadute in disgrazia nel giro di pochi anni. I datori di lavoro, i responsabili HR, cercano gente adattabile, veloce di pensiero, capace di rispondere in modo efficace e positivo ai repentini cambiamenti.
Gestione del tempo
Non è una novità ma una conferma: il time management, o il saper utilizzare al meglio il proprio tempo, rispettando le scadenze ed evitando i lavori dell’ultimo momento, sono una qualità sempre valida e che, nel caso, si può anche apprendere tramite corsi specifici.

Ufficio
14/01/2019

E’ indubbio che la maggior parte dei lavori d’ufficio di oggi vedono i lavoratori seduti per ore alla loro scrivania. Tra cubicoli, desks, sedie e poltrone, il turno di lavoro tipico è almeno di 8 ore, il che nella stragrande maggioranza dei casi significa 8 ore seduti con una pessima postura su una sedia probabilmente regolata male. La scrivania tradizionale può diventare quasi una seconda casa e accomodare oggetti personali, foto e tanti altri gadget. Basti pensare alla miglior scrivania del mondo, l’Omnidesk, con così tante funzioni che quasi verrebbe di non alzarsi mai. Tuttavia, ci sono modi alternativi di lavorare in ufficio che non solo aiutano la salute fisica ma anche la produttività. Uno di questi è lo standing desk. Vediamo insieme quali sono i pro e i contro di questo tipo di scrivania in paragone con quella tradizionale.

 
Cosa è uno standing desk?
Lo standing desk è, come dice il nome, una scrivania per stare in piedi. Può essere sia una scrivania tradizionale che può essere alzata e abbassata oppure un desk più alto posizionato in ufficio, dove si può andare a lavorare col proprio laptop. Nei paesi del nord Europa lo standing desk già è arrivato in molte compagnie, ben il 90%, mentre in Italia ancora pochi ne possono usufruire. L’idea dietro questo tipo particolare di scrivania è che variare tra una posizione seduta e una in piedi beneficia il lavoratore a livello fisico, alleggerendo i danni causati dalla sedentarietà.

Quali sono i benefici?
Uno dei pro più evidenti è la possibilità di cambiare postura durante le ore di lavoro. Stare seduti per ore porta spesso a una posizione scorretta di collo e spalle che a lungo termine può causare problemi come dolori e cervicale. Stare ogni tanto in piedi a lavorare permette di scaricare la tensione e il peso su altre parti del corpo, così da alleviare eventuali dolori e ridistribuire il carico di lavoro su altri muscoli. Ma lo standing desk non ha soltanto benefici fisici. Numerose ricerche hanno dimostrato che lavorare in piedi aiuta la creatività e la produttività. Questo fenomeno può essere attribuito alla maggiore circolazione sanguigna e al muoversi continuamente che stimolando il corpo, stimola anche la mente. Non a caso uno dei più innovativi modi di fare una riunione è farla in piedi, così da stimolare nuove idee nel team.

Quali possono essere invece le controindicazioni?
Come ogni cosa lo standing desk ha dei pro e dei contro. È certamente vero che alternare tra una posizione seduta e una in piedi ha dei benefici, ma bisogna stare attenti a non esagerare sul lato opposto e stare in piedi 8 ore di fila. Una posizione eretta tenuta per troppo tempo potrebbe portare ad una sbagliata postura e quindi ad un sovraccarico sulla schiena e le gambe. Un altro punto da considerare, anche se non strettamente correlato al benessere fisico, è il rischio che uno standing desk ci isoli dal resto dei colleghi. Questo è possibile principalmente per quelle scrivanie alte posizionate in una parte diversa dell’ufficio rispetto al resto delle postazioni. Non è certo la fine del mondo assentarsi per qualche ora per lavorare in piedi, ma è comunque un fattore da considerare, specialmente per lavori che fanno molto affidamento sul team-work o sui brainstorms tra colleghi. Infine, stare seduti alla scrivania permette di scegliere qualsiasi abbigliamento, mentre stare in piedi è probabilmente molto faticoso per chi sceglie un outfit più formale come ad esempio le scarpe coi tacchi.
Quindi che scegliere?
Come per molte altre questioni, la risposta sta nella via di mezzo. Sarebbe ideale avere la possibilità di lavorare sia da seduti che in piedi, o tramite una scrivania regolabile o avendo accesso ad entrambe. Certo è che qualche ora in piedi ogni giorno può aiutare la postura, sgranchire le gambe, e magari anche stimolare nuove idee e soluzioni. Come si suol dire, tentar non nuoce!

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Speriamo che questo articolo ti abbia fornito qualche spunto e suggerimento sui benefici di uno standing desk. Ne hai mai provato uno? Raccontaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
09/01/2019

Dal 1° gennaio 2019 sono entrate in vigore due importanti novità per professionisti e aziende: l’obbligo di emissione della fattura elettronica tra privati titolari di partita IVA residenti in Italia, e la Flat Tax, o regime forfettario con aliquota di tassazione al 15% (e per le startup al 5%). Le due novità, Fatturazione Elettronica e Flat Tax, sono apparentemente indipendenti tra loro e invece ci sono alcuni punti per cui l’una può implicare l’altra.
Fattura elettronica 2019
Come detto, dal 1° gennaio 2019 è scattato l’obbligo per ogni soggetto IVA residente in Italia di emettere le proprie fatture solo e soltanto in formato elettronico. In pratica professionisti, artigiani, commercianti, imprese e qualunque altro soggetto titolare di partita IVA e residente in Italia potrà e dovrà emettere fatture solo e soltanto nel formato XML e secondo alcune regole che abbiamo già spiegato qui.
Flat Tax 2019
La Flat Tax 2019 è forse la principale novità della Legge di Bilancio 2019 per i titolari di partita IVA. La nuova imposizione agevolata sui redditi di imprenditori e liberi professionisti prevede infatti l’applicazione di due regimi fiscali: quello forfettario attivo appunto dal 1° gennaio 2019 e quello analitico che sarà operativo dal 2020. Il regime forfettario, o Flat Tax, prevede l’applicazione di una sola imposta sostitutiva proporzionale al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività per le nuove partite IVA) applicabile alle persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che, nell’anno precedente (2018) corrispondono ai seguenti criteri:

hanno conseguito ricavi o percepito compensi entro il limite massimo di 65 mila euro (non più, quindi, entro i 25 e i 50 mila euro)
non abbiano partecipazioni a società di persone, associazioni o imprese familiari
non abbiano il controllo di Srl o associazioni in partecipazione che esercitano attività direttamente o indirettamente connesse con quelle svolte dal soggetto titolare del regime forfettario

L’aliquota unica al 15% (o al 5% nel caso di nuove partite IVA) si applica non sull’intero fatturato né sull’intero reddito ma su una percentuale del fatturato calcolata in base a un coefficiente di redditività che varia dal 40 all’86 percento in base al settore e alla categoria professionale. In pratica, fatto 100 il fatturato, con la Flat Tax 2019 e con un coefficiente di redditività per esempio del 40%, si considerano spese 60 e si applica il 15% su 40.
Fattura elettronica e Flat Tax 2019
Ma cosa unisce Fattura Elettronica e Flat Tax 2019? Secondo la Legge di Bilancio 2019 chi aderisce al nuovo regime forfettario non solo paga una sola imposta al 15% che sostituisce Irpef, Irap e addizionali ed è esente dal pagamento IVA ma non è nemmeno obbligato alla Fatturazione Elettronica e può continuare a emettere e ricevere fatture nel tradizionale formato cartaceo, numerandole come solito e presentandole nella dichiarazione dei redditi. Inoltre per chi ricade nel regime forfettario Flat Tax 2019 non sono obbligatori nemmeno gli studi di settore né la tenuta di scritture contabili.

Notizie
08/01/2019

Uno studio delle università di Swansea (Gran Bretagna) e Tolosa (Francia) aggiunge nuova linfa al dibattito sul perché non lavorare nel fine settimana. Secondo la ricerca condotta analizzando lo stato di salute psicofisica di oltre 3.000 lavoratori, chi da 10 anni o più lavorava nel fine settimana, faceva regolarmente turni notturni, o ancora lavorava sui 3 turni, alternando notti, sveglie all’alba (prima delle 5) o rientri a tarda sera (dopo le 22:00) dimostrava performance psicofisiche pari a quelle di una persona di oltre 6 anni più vecchia. Cioè, per dirla in breve, lavorare nel fine settimana o di notte accelera l’invecchiamento sia fisico che mentale, influenzando i livelli ormonali e di conseguenza anche l’umore, oltre che i ritmi del sonno e del riposo.
Lavorare nel fine settimana e di notte accelera l’invecchiamento psicofisico
Se già le capacità fisiche e cognitive si riducono con l’avanzare dell’età, invertire il ritmo sonno-veglia per lavorare di notte o lavorare a ritmi contrari a quelli naturali, per esempio lavorando regolarmente anche nei weekend, accelera il processo di invecchiamento psicofisico: ogni 10 anni è come se ne fossero passati 16 e mezzo.

Non solo: in un altro studio dell’Institute for Work and Health in Canada i lavoratori notturni, sui turni o domenicali evidenziavano anche una maggior tendenza agli infortuni sul lavoro, ai problemi gastrointestinali, allo stress e alla stanchezza cronica.

C’è tuttavia una buona notizia: il processo di invecchiamento psico-fisico non è irreversibile. Interrompere questa routine e tornare a una normale permette, in 5 anni di lavoro diurno, di riacquisire livelli di performance fisica e cognitiva in linea con la propria età anagrafica.

Idee
07/01/2019

Quante volte ci è capitato di scrivere un’e-mail pensando di essere chiari e poi, alle nostre parole, non è seguito l’esito aspettato? Sicuramente tantissime perché è esperienza comune che troppe e-mail non ottengono il risultato voluto ma anzi costringono a chiarimenti, telefonate, riunioni e puntualizzazioni che non fanno altro che far perdere tempo, innervosire le persone, e in generale essere poco efficienti sul lavoro, vedere i propri sforzi compromessi o il proprio lavoro fatto male. Il motivo è semplice e ha a che fare con il mezzo, cioè l’e-mail stessa: il mezzo è il messaggio recita un noto adagio della comunicazione e quando scriviamo una e-mail dobbiamo tenerne conto, se vogliamo che il nostro messaggio non finisca frainteso o addirittura ignorato.

La prima cosa di cui tener conto è che ormai, volenti o nolenti, siamo invasi dalle e-mail, che spesso vengono anche usate come “chat ritardata” per dire cose che potremmo dire anche altrimenti, per esempio alzandoci dalla nostra postazione e andando a dirle a voce al destinatario. La seconda è che ormai prevalentemente le e-mail sono lette sullo schermo dello smartphone, che per sua natura impone una lettura veloce, a balzi, per punti salienti, e spesso avviene in mobilità, mentre le persone fanno altro. La terza è che una e-mail dice molto della nostra personalità ma non tutto, e spesso può lasciar fraintendere il tono di voce, soprattutto se si usa male la punteggiatura.

Vediamo allora 5 consigli per scrivere e-mail efficaci partendo da un punto fermo: le e-mail scortesi, brusche, perentorie o propriamente maleducate, che in molti pensano siano risolutive, ottengono normalmente il risultato opposto, di innervosire il destinatario e fare in modo che si ritragga o irrigidisca, non facendo ciò che gli viene chiesto.
E-mail efficaci: 1 oggetto, 1 argomento
Le e-mail fiume che parlano di diversi argomenti e, spesso, hanno come oggetto “Varie” non funzionano. La prima regola da seguire è che per ogni mail c’è un solo argomento, specifico e delimitato, e che l’argomento è ben chiaro nell’oggetto. Avete bisogno di aggiornamenti sull’andamento di 3 progetti? 1 e-mail per ciascun progetto, con il nome chiaro nell’oggetto.
E-mail efficaci: brevi e precise
Come detto, ormai le e-mai si leggono principalmente con lo smartphone. Questo implica che le e-mail devono essere brevi, chiare, precise. Non si fanno brainstorming o discussioni via mail, per questo ci sono le riunioni o gli incontri a due: una e-mail è un messaggio ben preciso al quale deve seguire una risposta altrettanto precisa. Un saluto iniziale, una riga di spazio, e subito la richiesta o la comunicazione come da oggetto. Niente preamboli, giri di parole, premesse o altro.
E-mail efficaci: stile naturale
Per non sembrare troppo informali e colloquiali spesso commettiamo l’errore opposto, di scrivere in modo troppo formale. Errore appunto: lo stile di una e-mail, soprattutto se interna all’azienda o con destinatario persone con le quali si ha una consuetudine di rapporto, deve essere naturale, rapido, efficace, praticamente vicino al parlato. Tra “in merito alla richiesta di aggiornamenti circa l’andamento finanziario” e “come va il finance” c’è una formula come “mi dai aggiornamenti sulla situazione finanziaria” che è chiara, veloce e non lascia spazio a dubbi.
E-mail efficaci: attenzione alla punteggiatura
In particolare i punti esclamativi, i puntini di sospensione e a volte anche i punti di domanda: se può essere chiari nella nostra testa ciò che intendiamo, non è detto che lo sia anche per chi riceve il messaggio, che potrebbe malinterpretare il tono, trovandolo troppo brusco o al contrario troppo rilassato. La forma, nella comunicazione scritta, è sostanza: prima di cliccare invia sarebbe sempre bene rileggere ciò che abbiamo scritto, preferibilmente ad alta voce, che aiuta a percepire il tono utilizzato ed evitare fraintendimenti.
E-mail efficaci: riassumere gli allegati
Sempre per il discorso della lettura su smartphone, nel caso di allegati, e in particolare di allegati con molte pagine, molto testo, molte informazioni, è utile e gradito riassumere in 3 righe massimo il contenuto dell’allegato, i punti salienti, le pagine da leggere. Il rischio, altrimenti, è quello che davanti ad allegati di troppe pagine si rinunci a leggerli, rinviandoli a un altro momento.

Idee
02/01/2019

Gli Open Space sembravano uno dei grandi trend degli uffici del futuro: spazi modulari e flessibili che si adattano alle esigenze del lavoro agile e smart e capaci di creare nuove connessioni utili a sviluppare il business. Ma le cose non starebbero proprio così, almeno secondo una ricerca della Harvard Business School secondo la quale gli Open Space sarebbero più un problema che una soluzione. Anzi, per dirla con le stesse parole dello studio, anziché stimolare il clima collaborativo e il networking e ridurre lo stress susciterebbero la risposta opposta, il ritiro nel proprio bozzolo professionale delegando a chat e e-mail le relazioni con i colleghi. Il tutto con la conseguenza di un calo produttivo e di una ancor più alta atomizzazione delle relazioni professionali in azienda.
Open Space: soluzione o problema?
È una risposta “normale”, fisiologica, antropologica verrebbe da dire: per cercare di concentrarsi e mantenere le distanze, a proprio vantaggio ma anche per rispetto verso gli altri, anche in un Open Space (o soprattutto in un Open Space) si tende a isolarsi: auricolari nelle orecchie, testa bassa, ricerca di angoli e postazioni che tutelino la privacy sono le prime mosse che vengono in mente per contrastare i colleghi che parlano ad alta voce al telefono, che si alzano continuamente, che chiacchierano nel corridoio, che passano per andare alla stampante, etc. Un ’bout quello che avviene anche nei Co-Working.

Insomma, quella che sembrava essere una soluzione (più produttiva, più economica, più efficiente) sembra diventare ora un problema: meno produttività, costi più alti (in stima delle ore perse) e in definitiva meno efficienza. La strada da imboccare non sembra però quella di ritornare al passato, con cubicoli e uffici chiusi, ma un blend delle due situazioni, i cosiddetti hybrid office che permettono sì di lavorare in un Open Space quando possibile ma anche di ritagliarsi spazi di privacy e concentrazione quando necessario. C’è solo un aspetto che questi hybrid office spesso con considerano, ed è quello dell’anonimato delle postazioni di lavoro: non una piantina, non una foto dei figli, non il portapenne della squadra del cuore, nulla di personale alla fine non è detto che migliori davvero la produttività e l’efficienza.