Idee
05/07/2019

Dove sedersi in una riunione dice molto delle intenzione che si hanno. E chi ha studiato un ’bout di dinamiche di gruppo e di prossemica, che è la scienza che studia il modo in cui le persone interagiscono nello spazio, sa interpretare già al primo colpo d’occhio chi sarà dalla sua parte e da chi arriveranno gli attacchi più insidiosi. D’altra parte tutti abbiamo fatto i nostri semplici ragionamenti su dove sederci in una situazione nuova, come il primo giorno di scuola: alle elementari volevamo solo stare vicino all’amico/a del cuore, ma già alle medie e superiori probabilmente abbiamo scelto un posto non troppo da secchione (prima fila davanti alla cattedra) o da casinista (ultima fila, possibilmente ben nascosti). E così funziona né più né meno quando si tratta di sedersi intorno a un tavolo per affrontare una discussione.

Il trono del leader

È Il posto che tutti sanno essere per chi comanda in quella situazione, dal manager all’amministratore di condominio. Normalmente è a capo tavola, se si tratta di un tavolo lungo da riunione, o comunque in posizione dominante rispetto agli altri: spalle al muro o alle finestre, occhi sulla porta d’ingresso, tutto sotto controllo.

La postazione d’attacco

L’oppositore principale sceglierà la sua postazione d’attacco esattamente agli antipodi. È il cosiddetto punto focale, ovvero dove si concentra maggiormente l’attenzione del leader. In un tavolo è al capo opposto, in una riunione plenaria nelle prime file (ma non in primissima fila) esattamente davanti al palco, vicino al corridoio centrale. Simbolicamente, e fisicamente, il leader e il suo alter ego sono l’uno contro l’altro, e tutte le altre persone oscilleranno tra i due fuochi. Se siete il leader, guardate subito davanti a voi e avrete già capito il vostro antagonista.

L’alleato

Accanto al leader, a destra e/o a sinistra. Un ’bout come i vassalli dei signori medievali, gli alleati, i fedelissimi, si siedono accanto al leader, a proteggerne i fianchi: c’è chi ne ha lo status per esserlo e chi vorrebbe e si accaparra quei posti per adulare e farsi notare. Conviene sempre non dimenticarlo.

Le sorprese

Le dinamiche umane non sono mai semplici e prevedibili, e oltre all’antagonista bisogna fare attenzione alle sorprese, gli attacchi inattesi, che potrebbero venire dai lati. Anzi, normalmente chi attacca dai lati è più subdolo, attende il momento giusto, non parte a testa bassa e, potenzialmente è quello che può mettere più in difficoltà. In un tavolo a U potrebbe trovarsi nel mezzo dei due bracci laterali, o in un’assemblea intorno alla quarta / quinta fila, in una sedia vicino ai corridoi esterni. Preparatevi a rintuzzare i suoi attacchi o vi colpirà davvero ai fianchi.

Idee
03/07/2019

In ogni azienda ci sono dei tipi di capo da evitare, delle creature mitologiche metà manager e metà aguzzino, che hanno scalato le gerarchie in modi più o meno ortodossi e che ora fanno della propria incompetenza, non solo specifica ma spesso anche di leadership ed empatia, il più grande ostacolo alla crescita dell’azienda. E attenzione: un capo del genere, più o meno inadatto al ruolo, non è solo un problema per l’azienda ma lo è anche per te, che dovrai lavorare nella tempesta dei suoi umori e, nella sventurata ipotesi di una tua promozione, diventarne anche il braccio destro. Ecco, con questi 4 tipi di capo, brillantemente e argutamente elencati da Jo Owen, top manager con il dono della penna e autore di numerosi e gustosissmi libri sul tema della leadership, è decisamente meglio girare al largo.

1. Il finto capo

Sì, è stato nominato capo e leader, ma è debole e permissivo e non è né capo né leader. Certo, lavorare con lui è anche piacevole, perché non ci sono mai temporali e tensioni, ma alla fine è come galleggiare su una barchetta la domenica pomeriggio in un laghetto cittadino: non vai da nessuna parte.

2. Il capo avversario

Ci sono anche le personalità oppositive, e purtroppo a volte arrivano anche nei posti di comando. Sono quelli che intimamente godono se tu sbagli, se il tuo errore procura problemi o danni all’azienda, se le cose non funzionano come dovrebbero e se, insomma, hanno modo di andare a lamentarsi ai piani ancora più alti. Ecco, anche da questi via molto velocemente.

3. Il capo inadatto

Avete presente il concetto di persona giusta nel posto sbagliato? Ecco, lui, totalmente inadatto. Non che sia incapace, perché avrebbe anche delle capacità e notevoli, è che non ha nulla a che fare con l’azienda, il contesto, il business o il momento. Sono i più difficili da riconoscere, perché è difficile metterli a fuoco sullo sfondo complessivo, ma sono anche i più subdolamente pericolosi per la propria carriera.

4. Il capo assolutista

O lui o il nulla. O la squadra o la morte. O il tutto o il niente. È il capo assolutista, che ti vuole al 100%, prima, durante e dopo l’orario di lavoro, una specie di santone al quale prima ti affidi e poi, forse, riesci a razionalizzare. Tutti i grandi condottieri della storia hanno inanellato clamorose vittorie prima di altrettanto clamorose sconfitte: se ne hai la stoffa, seguilo fino a un attimo prima di cadere rovinosamente insieme a lui.

Idee
01/07/2019

Qualche settimana fa, abbiamo preso in esame il networking come utile strumento da utilizzare nel corso della nostra vita professionale per trovare lavoro o avanzare di ruolo, analizzando modi per fare networking nelle diverse fasi della carriera. Sicuramente i social network sono sempre più utilizzati per incontrare persone e scambiare nozioni e informazioni, con un approccio a volte molto simile al networking ma senza la presenza fisica del faccia a faccia. Quest’ultimo può essere un aspetto a vantaggio del networking ma, per abbattere le distanze fisiche, i social hanno senz’altro una marcia in più. Vediamo quindi come utilizzare questo secondo strumento ormai parte integrante della nostra vita adattandolo ai diversi scopi professionali che ci prefiggiamo nel nostro percorso lavorativo.
Social network e networking faccia a faccia
Incontrare qualcuno che possa aiutarci ad avanzare nel nostro percorso professionale può essere molto utile. Soprattutto se di persona. Possiamo instaurare un legame migliore e più profondo e mantenere viva la relazione nel tempo. I social però ci danno accesso a un parco più ampio di potenziali datori di lavoro, collaboratori e clienti. Con la dovuta ricerca e i mezzi adeguati possiamo accorciare le distanze e raggiungere proprio quella persona a cui stiamo pensando che magari, trovandosi a centinaia di chilometri di distanza, sarà difficilmente presente all’evento di networking organizzato nella nostra città. Il networking può inoltre essere considerato come una vera e propria arte, potenzialmente molto efficace una volta affinata. Sicuramente ci sprona a lavorare su noi stessi, a imparare, e a migliorare le nostre lacune anche se a volte (soprattutto i più introversi) si esprimono al meglio con il comfort della tastiera. Per ottenere il massimo beneficio, noi consigliamo di unirli: perché non proporre un incontro di persona dopo aver conosciuto qualcuno online oppure viceversa, cementare un incontro a un evento con regolare contatto sui social?
I social per creare una presenza
Uno dei motivi più importanti per l’utilizzo di social network come LinkedIn, ad esempio, è la ricerca di un lavoro. Oltre a creare un profilo che possa interessare gli addetti alle assunzioni e a rendere privato o a eliminare qualsiasi cosa che non si desideri mostrare, è consigliato pubblicare anche notizie o informazioni a cui invece si vuole dare rilevanza. Ti raccomandiamo di cercare persone che stimi della tua stessa fascia di età e osservare come si comportano online, cosa pubblicano e che immagine proiettano della loro vita professionale. Pensa quindi al ruolo che vorresti rivestire e agli aspetti importanti di tale professione e inizia, in piccolo, a pubblicare in tale direzione per costruirti un’immagine affidabile nel settore. Tramite i social, è inoltre possibile reperire informazioni e ultime novità del campo a cui appartieni, come un vero e proprio strumento di sviluppo professionale.

Come utilizzare i social nelle fasi intermedie
Abbiamo visto che, nelle fasi precoci del tuo percorso professionale, i social network possono essere utilizzati per creare una presenza online. Nelle fasi intermedie, dovresti essere riuscito a consolidare tale presenza e grazie al coinvolgimento creato da interazioni come commenti, condivisioni e like, le persone con le quali sei connesso online dovrebbero avere un’idea generale di chi sei. Ora è importante comunicare cosa fai con informazioni su ciò a cui stai lavorando, riconoscimenti ricevuti che possano mettere in risalto la tua crescita professionale o aggiornamenti di eventi recenti a cui hai partecipato per lavoro. Questa fase è molto importante per consolidare il profilo, per cambiare professione o per avanzare di ruolo; instaurare solide relazioni online – da portare quindi offline – è un ottimo modo per farlo.
I social network come strumento per divulgare la conoscenza
Al contrario di quanto si possa pensare, i social network rappresentano un ottimo strumento anche nelle fasi più avanzate del proprio percorso professionale. Oltre a utilizzare queste piattaforme per mantenere le relazioni che hanno consentito ai dirigenti di arrivare ai vertici della scala lavorativa, i social rappresentano anche un valido modo per formare e reclutare nuove leve. Le posizioni manageriali importanti si caratterizzano per una notevole quantità di conoscenze che possono essere condivise sotto forma di coaching o mentoring. In tal modo, è possibile trovare nuovi e giovani talenti da assumere nella propria azienda per promuoverne il successo e mantenerne la competitività.

Aspetti positivi dei social
Abbiamo visto come, per ogni fase del nostro percorso professionale, i social possano essere sfruttati come piattaforme di formazione, co-apprendimento e coaching per trovare lavoro, migliorare la nostra posizione lavorativa o trasmettere ad altri le conoscenze acquisite. Non dimentichiamo che, anche se usiamo i social da dietro un computer, si basano sempre sull’istaurazione di relazioni sane, positive e solide con altre persone, permettendoci di allargare la nostra cerchia oltre i due minuti di conversazione alla stampante laser! In fondo, è grazie all’aiuto ricevuto e a quello che riusciamo a dare in cambio che possiamo influenzare la nostra ma anche la vita professionale degli altri.

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Speriamo che questo articolo ti abbia offerto spunti interessanti per riflettere su come i social network possano essere essenziali in ogni fase del percorso professionale. I social ti hanno aiutato nella tua vita lavorativa? Raccontaci come sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
28/06/2019

Lavorare con il caldo, per molti o quasi tutti, è quasi peggio che farlo con il freddo. Vuoi perché il caldo peggiora le condizioni di chi soffre di pressione bassa, vuoi perché con il freddo almeno ci si può coprire ma con il caldo, più di tanto, non ci si può scoprire, vuoi perché con il caldo l’aria nei luoghi di lavoro diventa ancora più pesante e irrespirabile, vuoi perché con il caldo, in molti luoghi di lavoro, si abusa dell’aria condizionata e lo sbalzo termico con le temperature esterne è quasi più “pericoloso”. Ma allora come fare a lavorare in questi mesi estivi, soprattutto nelle grandi città e negli uffici affollati? Seguendo alcuni semplici consigli sempre validi.
5 consigli per lavorare con il caldo
Comincia presto e sfrutta le ore più fresche
Se svegliarsi presto e cominciare a lavorare presto può essere un consiglio sempre utile, a maggior ragione lo è in estate: c’è luce fin dalle prime ore del mattino, le temperature all’alba son più fresche, si trova meno traffico e si può pensare di tornare a casa prima, sfruttando le ore serali per rilassarsi. Se l’azienda o il datore di lavoro lo consentono, può essere una soluzione semplice e pratica, magari anche sfruttando l’home working.
Dress code sì, ma estivo
Molte aziende si sono già adeguate: ok al dress code, ma se questo significa poi spendere migliaia di euro in aria condizionata, allora via libera a un abbigliamento meno formale ma più fresco, dal lino per lui agli abiti estivi per lei.
Schermare le finestre
L’aria condizionata può fare molto, ma schermare le finestre come facevano le nonne prima dell’avvento dei condizionatori è un consiglio sempre valido: chiudere le tende (o le tapparelle o le persiane, se l’ufficio ne è dotato) può aiutare ad abbassare le temperature di qualche grado.
Bere e bagnarsi
Bere acqua regolarmente è un consiglio sempre valido, ma per abbassare la temperatura corporea può essere utile anche inumidire i polsi (per esempio lavandosi le mani con dell’acqua fresca) o le tempie a intervalli regolari: è un ottimo trucco anche per chi lavora con i computer portatili che scaldano parecchio.
Mangiare poco e leggero
Non sempre le mense si adeguano alle esigenze di un’alimentazione estiva, e la tentazione è sempre in agguato, ma in estate è il tempo perfetto per le insalatone, i risi e le paste fredde, i frutti di stagione, le carni bianche e tutto ciò che è leggero e facilmente digeribile. Non appesantire la digestione è il modo migliore per essere lucidi e reattivi anche il pomeriggio.

Idee
27/06/2019

Essere molto intelligenti è una bella fortuna. Te ne accorgi già da bambino, quando tutto ti viene naturale, a scuola non fai fatica, i voti sono alti e lo sforzo al minimo e sì, la vita è tutta una serie di opportunità da affrontare con una marcia in più. Ma essere intelligenti, molto o troppo intelligenti, non è tutto rose e fiori e anche le persone molto intelligenti hanno qualche problema da risolvere. Non tanto e non solo problemi pratici – quelli li abbiamo tutti – ma soprattutto problemi che derivano dal loro QI sopra la media.
Troppa analisi, poche emozioni
Le persone molto intelligenti sono molto spesso anche molto analitiche. Riflessive e analitiche e anche poco emotive, nel senso positivo del termine, e cioè del provare emozioni. Semplificando: davanti a un successo professionale o aziendale la stragrande maggioranza delle persone brinda e festeggia, quelli molto intelligenti razionalizzano e se la godono poco, perdendosi un pezzo del bello della vita.
Aspettative alte
Inevitabile: quando sei bravo e intelligente, tutti si aspettano il massimo da te. Ma anche quelli molto bravi sbagliano, e anzi sbagliare è nella natura di quelli che poi hanno successo. Solo che gli altri, quelli normali, non lo capiscono e questo porta inevitabilmente ansia, frustrazione e timore di deludere le aspettative.
Può mancare lo spirito di sacrificio
Quando cresci senza fare fatica, quando studiare non è impegnativo, quando imparare non è faticoso, poi può essere difficile sviluppare lo spirito di sacrificio. Per carità, ci sono altri ambiti in cui coltivarlo, per esempio lo sport, però è indubbio che le persone molto intelligenti spostano molto avanti nel tempo il momento in cui fare fatica e sacrifici.
Ci si sente a disagio (e si mettono a disagio gli altri)
Essere molto intelligenti significa capire prima, di più e meglio le cose. Il che può mettere in difficoltà quando si tratta di spiegare, discutere, ragionare e decidere assieme, dalla riunione di condominio all’assemblea di classe dei figli, dal meeting con il proprio team al board aziendale. Il che crea disagio, molto disagio, a tutti, intelligenti o meno.
Si sviluppa uno stato di ansia
Essere molto intelligenti significa anche non accontentarsi della prima spiegazione, della prospettiva più semplice, della soluzione più facile. Capacità analitica e razionalità si accompagnano allora spesso con l’ansia che deriva dal non accettare una soluzione che non soddisfa al 100% e arrovellarsi invece alla ricerca di quella perfetta.

Ufficio
25/06/2019

Dopo una promozione la tentazione è quella di festeggiare e coinvolgere tutti nella tua soddisfazione. Ma già questo sarebbe un errore. L’altro è quello di pensare che da quel momento in poi le giornate lavorative saranno sempre, tutte, migliori: secondo alcune indagini condotte da specialisti di psicologia del lavoro, i benefici di una promozione durano al massimo 36 mesi, poi lo stress diventa peggiore di prima, e con esso la qualità della vita. E quindi che cosa fare dopo una promozione? Sicuramente queste 4 cose.
Stabilire un perimetro
Perimetro argomentativo più che fisico. Cioè, se prima prendevate il caffè abitualmente con la vostra vicina di scrivania, non è che di colpo dovete smettere di farlo (anzi, sarebbe un errore decisamente controproducente). Il caffè potete continuare a prenderlo, ma non potete più spettegolare di altri dipendenti e/o capi (ora avete una posizione e uno status maggiori) né lamentarvi delle cose che non vanno. Nella tua nuova posizione non puoi più né sfogarti né ascoltare gli sfoghi dei tuoi ex colleghi, ed è importante che con tatto e fermezza tu lo faccia capire subito.
Motivare la tua promozione
Ogni avanzamento di ruolo interno a un’azienda scatena sempre una coda di pettegolezzi, chiacchiere, polemiche e invidie. Non sta a te spiegare perché sei stato promosso, e non sta a te fare la prima mossa: se un ex collega ti chiede direttamente cosa ne pensi, dai un tuo parere oggettivo (una esperienza che hai fatto in azienda, un corso a cui hai partecipato, la conoscenza di qualcosa di specifico) altrimenti lascia che siano altri a farlo, magari chiedendo loro di mettere fine ai rumors.
Adeguarti al tuo nuovo status
Fino a ieri quel manager ti dava ordini, oggi siete pari grado, e la cosa mette in imbarazzo entrambi in egual misura. Però trasformarsi nel corso di una notte da Fantozzi a Cobram non fa bene a nessuno dei due: tu non sarai te stesso, lui si sentirà messo in un angolo. La questione qui è adeguarti al tuo nuovo status, e il modo migliore per riuscirci è lasciare che il tempo faccia il suo corso e il lavorare fianco a fianco vi permetta di stabilire nuove modalità di relazione.
Non farsi adulare
Sono le conseguenze del potere: grande o piccolo che sia, ci sarà sempre qualcuno che cercherà di avvicinarti per trarne qualche favore personale. Muoviti con circospezione, non farti adulare, non farti tirare nella sua rete, sfrutta pure la tua nuova condizione di vantaggio ma sempre mantenendo le distanze professionali necessarie e senza farti ricattare.

Notizie
21/06/2019

Il metodo 996 di Jack Ma è il segreto del successo del fondatore di Alibaba, il gigante cinese dell’e-commerce. Purtroppo però è un sistema molto semplice, fin troppo, e che di segreti ne ha ben pochi: il metodo 996 di jack Ma significa lavorare dalle 9 del mattino alle 9 di sera, per 6 giorni a settimana. 12 ore al giorno per 6 giorni, 72 ore a settimana, con un solo giorno di riposo. Un incubo per molti, che anzi sognano di lavorare solo 4 giorni a settimana, ma una benedizione per il self made man cinese convinto che, senza questa enorme abnegazione dei suoi connazionali, l’economia cinese avrebbe molto probabilmente perso vitalità e impeto (come ha scritto sul suo account WeChat, il social più diffuso in Cina).

Il metodo 996 è tornato alla ribalta, e il dibattito intorno a esso pure, in seguito a un articolo pubblicato su un quotidiano cinese nel quale si sosteneva che la formula 996 di Jack Ma sarebbe contraria alla legge sul lavoro cinese. Ma Jack Ma – che nel 2018 ha annunciato le proprie dimissioni dalle posizioni decisionali di Alibaba – è convinto che per raggiungere il successo bisogna lavorare molto, e impiegare più energia, soprattutto quando si è giovani. Una convinzione che trova una spalla solidale in un altro imprenditore cinese di successo, Richard Liu fondatore dell’altro big dello shopping online cinese JD.com, secondo il quale la crescita esponenziale dell’economia cinese ha portato a un aumento delle posizioni manageriali e di staff e quindi a una riduzione delle capacità produttive del paese asiatico.

E voi cosa ne pensate del metodo 996 di Jack Ma? Sareste disposti a lavorare 12 ore al giorno, per 6 giorni, per raggiungere i suoi successi imprenditoriali? E cosa ne pensereste di lavorare 10 giorni consecutivi per poi avere 4 giorni di riposo?

Ufficio
17/06/2019

La produttività è sicuramente uno degli argomenti più discussi in ambito lavorativo. Forse, come noi, anche tu sei curioso di scoprire nuovi possibili trucchetti in grado di aiutarti a portare a termine un numero maggiore di attività in tempi più brevi. O forse, ti ritrovi spesso perso nei meandri della burocrazia intento a sfogliare pile e pile di documenti o a organizzare nuovamente quel faldone nella speranza di trovare più facilmente ciò che ti servirà la prossima volta. Qualche mese fa, ti abbiamo proposto uno strumento in grado di semplificare la documentazione, la modulistica o la stesura di email, spiegandoti come migliorare la produttività con l’impiego dei template. Se è vero che questo mezzo può drasticamente ridurre il tempo impiegato a digitare, sfruttandone un altro – ossia il riconoscimento vocale – possiamo scrivere evitando completamente l’utilizzo della tastiera. Ma scopriamo insieme alcuni degli impieghi più diffusi, e relativi vantaggi, di questo strumento!
Articoli, email e presentazioni più veloci
L’impiego più immediato degli strumenti di riconoscimento vocale è probabilmente nella scrittura di testi. Sono infatti numerosi i ruoli odierni che richiedono la stesura di documenti: pensiamo, ad esempio, alle figure del copywriter o del creatore di contenuti social, a quella dello scrittore o del traduttore. Ma possiamo pensare anche alle email che redigiamo quotidianamente, ai report di analisi su determinati dati o anche alla trascrizione di intere presentazioni. Quando ci ritroviamo a dover “macinare” parole come parte della nostra attività lavorativa, sicuramente il riconoscimento vocale può rivelarsi un perfetto alleato. In media, infatti digitiamo circa 35 parole al minuto ma ne pronunciamo ben 120 e se con le dita sulla tastiera riusciamo a raggiungere una precisione poco superiore al 50%, con il riconoscimento vocale – dopo aver accuratamente allenato il programma – possiamo produrre testi privi di errori di ortografia. Inoltre, l’avanzamento tecnologico di questi software ne ha aumentato l’accuratezza di riconoscimento a oltre il 99%.
Effettuare chiamate con la composizione vocale
Su email e messaggi di testo ricade spesso la preferenza nel comunicare con le altre persone ma le chiamate vocali rappresentano ancora uno dei maggiori mezzi di comunicazione soprattutto in ambito lavorativo con clienti e fornitori. Certo, cercare un numero in rubrica può a volte risultare facile quanto quel famoso ago nel pagliaio. Se però, ci basta dire “Chiama Mario Rossi”, il riconoscimento vocale può rappresentare un utile strumento in grado di semplificarci notevolmente la vita facendoci risparmiare tempo prezioso.

Modificare la to-do list nel corso della giornata
Se sei come noi, anche tu avrai l’abitudine di stilare l’elenco delle cose da fare in giornata, appena arrivi in ufficio se non addirittura la sera prima. Capita però che, nell’attuale ambiente lavorativo, i programmi cambino spesso e con loro le relative priorità: hai iniziato la giornata con l’intento di concentrarti sulle attività contrassegnate sul tuo elenco per poi essere interrotto da chiamate e riunioni con conseguente focalizzazione su tutt’altro. Se hai l’abitudine di stilare i tuoi elenchi su post-it, ad esempio, è probabile che ti ritroverai con una marea di foglietti senza più capire quale fosse l’ultimo. Il riconoscimento vocale ci può venire in soccorso perché può modificare la tua to-do list con semplici istruzioni vocali, magari mentre passi da una chiamata all’altra.
Non dimenticare più nulla con i promemoria
A quanti di noi è capitato di avere in mente qualcosa per poi non ricordarselo più prima di avere avuto l’occasione di annotarlo? A volte, prendere il telefono per un appunto può interrompere il flusso di ciò che stiamo facendo e non sempre disponiamo di carta e penna a portata di mano. L’utilizzo del riconoscimento vocale può risolvere il problema consentendoci di creare un promemoria in pochissimi secondi, semplicemente dicendo, ad esempio: “Alle 9.00 di lunedì, ricordami di contattare il fornitore per quel contratto”. Anche per assicurarci di non dimenticare nessuna scadenza, potrebbe essere di aiuto un promemoria simile a: “Alle 15.00, ricordami di inviare il documento che mi ha richiesto il capo”.

Integrare la funzione di virtual assistant
Come abbiamo visto con la creazione di promemoria, il riconoscimento vocale può essere impiegato anche per fornire istruzioni volte alla prenotazione di un servizio (ad esempio, è ora possibile prenotare una camera d’albergo), per eseguire ricerche mirate su un motore di ricerca o per ascoltare le ultime notizie dal mondo. Tali strumenti risultano ottimi, ad esempio, se abbiamo la vista o entrambe le mani occupate, ma anche semplicemente per eseguire un’attività in maniera più comoda, immediata e se vogliamo, anche più intima.

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Speriamo che questo articolo ti abbia offerto spunti interessanti per integrare il riconoscimento vocale come tecnica per aumentare la tua produttività in ufficio. La applichi già con risultati positivi? Raccontaceli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
17/06/2019

Mettersi in proprio è un’idea che solletica molti in questi tempi di difficoltà economiche e incertezze. E ci sono sicuramente dei pro e dei contro per decidere di fare l’imprenditore. Ma soprattutto ci sono almeno 3 motivi per diventare i datori di lavoro di se stessi e prendere il controllo totale della propria vita professionale.
Mettersi in proprio oggi è necessario.
È il prerequisito: mettersi in proprio oggi è una necessità. La tecnologia corre velocissima, business che ieri erano fiorenti oggi non esistono più, le aziende delocalizzano, aprono e chiudono in tempi più brevi del ciclo di vita di un lavoratore e lo scenario di fondo è quello di una società sempre più liquida e veloce. A questa stregua si può decidere di subire i cambiamenti, dipendendo da scelte di altri, oppure di prevenirli, scegliendo da sé il proprio destino.
Mettersi in proprio ti cambia il mindset
Il dibattito se imprenditori si nasce o si diventa è anche un ’bout ormai superato. L’attività autonoma ti responsabilizza, ti costringe a un cambio di mindset, a essere più analitico e severo con te stesso, a pensare più in avanti di quanto faresti con un posto fisso, e ragionare sempre in termini di opportunità. Certo, non possiamo essere tutti capobranco, ma se c’è qualcosa che ti fa smuovere dalla passività è prendere in mano il tuo destino economico è mettersi in proprio. Sì, dovrai rinunciare a ferie pagate e tredicesima, ma la soddisfazione di vedere i tuoi progetti, e i tuoi sogni, realizzati, è impagabile.
Mettersi in proprio ti porta fuori dalla zona di comfort
È la conseguenza del punto precedente: mettersi in proprio significa uscire dalla propria zona di comfort. La zona di comfort è quella condizione in cui non ci sono più né stimoli né necessità, in cui il lavoro è una routine, in cui le scelte non sono tue, in cui la responsabilità è di altri. Uscire dalla zona di comfort significa crescere, e scoprire che si può crescere e migliorare anche a 40, 50 anni e anche oltre.