Idee
12/08/2015

Ebbene sì, proprio mentre un imprenditore turco vende l’azienda e regala 200mila euro a ciascun dipendente, Dan Price, il boss della Gravity Payments che a marzo si era decurtato lo stipendio per raddoppiare quello dei suoi dipendenti, comincia a pensare che forse non è stata la mossa giusta.

Per carità, le intenzioni erano le migliori: migliorare le condizioni di vita dei suoi dipendenti e – en passant – farsi un po’ di pubblicità. Ma dopo i primi osanna son cominciate a fioccare lettere di insulti, e non da parte di investitori o CEO ma da parte di impiegati e dipendenti di ogni parte d’America.

Come riporta l’Huffingtonpost.it che cita un pezzo del New York Times:
A fronte poi di un netto incremento delle richieste per nuovi lavori e progetti, alcuni dei clienti della Gravity Payment, vedendo la decisione di Dan come una dichiarazione politica, hanno smesso di fare affari con lui, pesando così negativamente sul bilancio dell’anno in corso (i guadagni portati dai nuovi clienti rientreranno infatti solo nel fatturato del prossimo anno). Per far fronte all’aumento della richiesta Dan Price ha dovuto assumere nuovi dipendenti – adesso a un costo decisamente alto per l’azienda – senza però sapere fino a quando potrà durare questo periodo d’oro e non avendo un margine di bilancio troppo sicuro.

Inoltre, due degli impiegati più preziosi della Gravity Payment – tra cui Maisey McMaster, prima responsabile del piano economico dell’azienda – hanno dato le dimissioni perché non condividevano le idee di Dan, in particolare rispetto all’equiparazione dei salari tra chi era appena arrivato e chi era dentro alla società da più tempo.
 

Idee
11/08/2015

Lo diciamo più o meno tutti: questo lavoro mi sta facendo diventare matto. Ma poi, tra il dire e il fare, c’è di mezzo sempre la verità. E infatto di lavori che fanno andare davvero fuori di testa ad appurare la verità ci ha pensato uno psicologo, Kevin Dutton dell’Università di Oxford.

I risultati della sua ricerca sono stati raccolti nel saggio “The Wisdom of Psychopaths: What Saints, Spies anche Serial Killers Can Teach Us About Success” e citati da Businesspeople.it: che ne pensate di questa Top10 dei lavori che fanno davvero impazzire?
1. Amministratore Delegato
2. Avvocato
3. Professionista Tv/Radio
4. Commerciale
5. Chirurgo
6. Giornalista
7. Poliziotto
8. Rappresentante del clero
9. Chef
10. Impiegato statale
 

Ufficio
06/08/2015

Scrive Oliver Burkeman sul Guardian (ripreso da Internazionale) che sempre più aziende hi-tech stanno sperimentando le settimane lavorative da 4 giorni, lasciando tutto il venerdì libero (oltre al weekend) ai propri dipendenti.

Perché in America si sta facendo strada l’idea che lavorare 4 giorni su 7 sia meglio che 5 su 7? Non c’entrano ovviamente i giovamenti per la vita famigliare, i passatempi, le amicizie e così via. La ragione sarebbe prettamente economica:
L’aspetto più interessante di questi esperimenti, confermato da alcune ricerche accademiche, è che sembra aiutare anche la produttività e la qualità del lavoro.
In parte ciò è dovuto al fatto che il “lavoro cognitivo” da scrivania si basa molto sul riposo, oltre che sull’uso, del cervello. Spingere le persone oltre i loro limiti naturali non le rende solo inefficienti ma compromette anche il lavoro dei giorni successivi. In altri casi, i dipendenti non lavorano meno ore in totale, ma semplicemente le riorganizzano, passando da cinque giorni da otto ore a quattro giorni da dieci ore. Anche questo accorgimento genera un utile senso di disciplina: pare che il sapere di dover concentrare tutto in meno giorni migliori l’efficienza generale.
Più o meno la filosofia che sta alla base del nuovo libro di Josh Davis “Two awesome hours” la cui idea è che non vale la pena cercare di tirar fuori qualcosa di utile e produttivo da ogni momento delle nostre giornate (che spesso si riducono a delle gran perdite di tempo, come avevamo raccontato qui). Meglio, molto meglio sfruttare al massimo le 2 ore di picco di produttività che ciascuno di noi ha nel corso di una giornata (a seconda se si è gufi o allodole), e magari smetterla di contare il lavoro cognitivo in ore ma in risultati ottenuti.

Ufficio
05/08/2015

Che l’aria condizionata in ufficio sia un regolare motivo di dissidio tra impiegati maschi e impiegate femmine è un dato di fatto: è uno dei primi motivi di discussione in ufficio, come abbiamo scritto qui. E non è solo una questione di abbigliamento (gli uomini che indossano giacca e cravatta e le donne che invece si presentano con le spalle scoperte) o di tipologia di lavoro. Se l’aria condizionata scatena discussioni senza fine è colpa dell’algoritmo matematico con il quale sono stati impostati i termostati: lo ha appena dimostrato uno studio olandese pubblicato su Nature Climate Change.

L’equazione, per quanto sia possibile comprenderla, è questa:
PMV = [0.303e-0.036M + 0,028] {(M – W) – 3.96E-8ƒcl [(tcl + 273) 4 – (tr + 273) 4] – ƒclhc (tcl – ta) – 3.05 [5,73-,007 (M – W) – pa] – 0.42 [(M – W) – 58.15] – 0.0173M (5,87 – pa) – 0.0014M (34 – ta)}
E non sarebbe altro che una versione dell’equazione sul comfort termico di Fanger. Peccato che sia ‘tarata’ sul metabolismo di un uomo di 40 anni del peso approssimativo di 70 kg. E peccato che il metabolismo di un uomo sia ben diverso da quello di una donna, soprattutto dal punto di vista delle calorie sprigionate, e finisce per sovrastimare la produzione di calore a riposo delle donne fino al 35 per cento. Da cui la diversa percezione della stessa temperatura impostata sul condizionatore.

Che fare allora? Intanto sapere qual’è la temperatura giusta da impostare in ufficio, in estate come in inverno e poi magari suggerire a qualche maschio i 7 rimedi per combattere il caldo in ufficio evitando di pompare al massimo l’aria condizionata.

Idee
30/07/2015

C’è chi, come l’Independent inglese che ha raccontato la storia, l’ha già definito il miglior capo del mondo. E in effetti di capi così non ce ne sono tanti: Nevzat Aydin, 39 anni, fondatore e amministratore delegato della Yemeksepeti, il più grande servizio di consegna a domicilio di cibo in Turchia, ha venduto l’azienda a un gruppo tedesco per la cifra di ben 589 milioni di dollari.

Poteva andarsene su un’isola caraibica a godersi il frutto del suo ingegno imprenditoriale, ma ha fatto una di quelle scelte che fanno notizia: poiché convinto da sempre che la sua società, fondata con un capitale iniziale di 71mila dollari, non sarebbe diventata quello che è senza l’apporto dei suoi dipendenti e senza un vero lavoro di squadra, ha pensato bene di ridistribuire la fortuna con quanti hanno lavorato per lui in questi anni.: ha distribuito qualcosa come 27milioni di dollari tra i suoi 114 dipendenti, più o meno 200mila euro a testa di media.

Come riporta il quotidiano turco Hurriyet, qualche dipendente ha urlato di gioia, qualcuno ha pianto per lo stesso motivo, molti hanno scritto sentite lettere di ringraziamento perché con quella cifra potranno risolvere non pochi problemi pratici della loro vita.

È vero che i soldi non fanno la felicità, ma qualche volta anche i proverbi possono essere smentiti, no?

Ufficio
21/07/2015

Non lo diciamo noi, lo dice l’edizione europea del Wall Street Journal (riportata da Ennio Franceschini su Repubblica): le vere ore produttive in una settimana sono appena 11, per il resto buttiamo via il nostro tempo, per lo più scrivendo mail (inutili, o quasi) e facendo riunioni (improduttive, o quasi).

In una multinazionale americana, per esempio, i dipendenti trascorrono in media 20 ore alla settimana in riunioni e mandano o ricevono 3700 email all’anno. Un tipico manager di un’azienda di queste dimensioni “consuma” 400 ore alla settimana dei suoi collaboratori soltanto costringendoli a riunirsi con lui e a rispondere ai suoi messaggi di posta elettronica. Un dirigente di medio livello confessa di passare 8 ore alla settimana in riunioni, 4 ore alla settimana a rispondere alla posta digitale e sono soltanto 11 le ore settimanali che trascorre da solo a “lavorare veramente”, ovvero a produrre qualcosa di concreto.

La soluzione? Ovvia: ridurre mail e riunioni (almeno secondo il Wall Street Journal, ma anche secondo il metodo note and vote utilizzato da Google). Secondo il quotidiano USA 3 sono gli errori tipici delle riunioni improduttive:
1: invitare troppa gente alle riunioni. Quando vi partecipano più di 7 persone, la loro utilità è dubbia (ogni persona in più causa il 10% di produttività in meno del meeting).
2: invitare dipendenti da diversi livelli manageriali, cioè persone che non sono abituate a comunicare fra di loro, che parlano linguaggi diversi e si occupano di problemi differenti.
3: farle durare troppo. Quando oltrepassano i 90 minuti, l’attenzione evapora e si perde il senso degli obiettivi.
Poi ci sono gli errori nelle email.
1: Se ne mandano troppe, anche solo per dire “Ok” (e anche questo, su grande scala, è tempo perso).
2: Mettere in copia troppa gente (per scrupolo, cortesia, senza del dovere o chissà perché).
3: Usare la mail anziché parlare direttamente con il collega di scrivania.
4: Scrivere nell’oggetto della mail cose vaghe o difficilmente comprensibili.
5: Concludere il messaggio con una frase generica tipo “fammi sapere che cosa ne pensi”.

Idee
19/07/2015

Il successo delle aziende di successo è dato anche – se non soprattutto – dal modo in cui gestiscono gli aspetti che possono sembrare secondari. Per esempio: le riunioni. Del fatto che spesso si trasformino in una macroscopica perdita di tempo abbiamo già parlato qui, suggerendo anche un modo molto pratico di risolvere il problema.

Ma forse si può imparare qualcosa di più guardando come fanno le vere aziende di successo, come Google (e non tanto per come è fatta la loro stanza dei bottoni): c’è un bel post su Digitalic.it che spiega il metodo ‘scientifico’ con cui si tengono le riunioni negli uffici di Google: ecco i 7 passi del metodo ‘note-and-vote’.
1. Annota
Distribuire carta e penna a tutti i partecipanti alla riunione. Mettere un timer dopo 5-10 minuti. In questo lasso di tempo ognuno deve scrivere più idee possibili. Individualmente. In silenzio. Questa lista non viene condivisa col gruppo, in modo che nessuno sia preoccupato di scrivere sciocchezze

2. Correggi
Mettere un timer dopo 2 minuti, in cui ciascuno riguarda la propria lista e sceglie una o due idee, le migliori. Sempre individualmente e in silenzio.

3. Condividi
Uno per volta, i partecipanti espongono le loro idee migliori. Senza tentare di convincere gli altri, solamente raccontando cosa hanno scritto e pensato. Nello stesso tempo, una persona segna le idee di tutti su una lavagna.

4. Vota
Mettere un timer dopo 5 minuti. Ognuno sceglie la propria idea “preferita” tra quelle sulla lavagna, scrivendo il voto in silenzio su un foglio di carta.

5. Condividi di nuovo
Uno alla volta, i partecipanti espongono il proprio voto. È possibile discutere a riguardo, ma non cambiare la propria scelta! Bisogna dire cosa si ha scritto e segnare la preferenza sulla lavagna. Mettere un punto per ogni voto guafìdagnato accanto all’idea votata è un buon metodo.

6. Decidi
Chi decide? La decisione finale non spetta al gruppo, tutti i pareri sono stati ascoltati, le opinioni di tutti hanno avuto voce ma la riunione può concludersi rispettando o meno i voti.

7. Gioire. Ci sono voluti solo 15 minuti!
La strategia note-and-vote non è perfetta, ma è veloce. E dà risultati migliori di due ore di riunione “tradizionale”. Il metodo può essere adattato a seconda del problema in analisi o al team. A volte è possibile accordare preferenze multiple, o andare direttamente al voto appena c’è una lista circoscritta di opzioni tra cui scegliere.
Perché in Google fanno così? Perché nelle riunioni all’italiana in cui tutti parlano e alla fine nessuno decide non c’è neanche il tempo per pensare (dando per scontato che si abbia già pensato in precedenza…); perché le proposte sono valutate con voti presi senza farsi influenza dagli altri; perché tutto è contingentato con il cronometro; e perché alla fine c’è chi decide davvero.

Idee
17/07/2015

Estate = tempo di sondaggi maliziosi. E neanche quest’anno poteva mancare quello sugli amanti occasionali, più o meno immaginari. A commissionarlo ci ha pensato il sito inglese Victoria Milan che ha chiesto la top list degli amanti occasionali dei sogni.

Non ne parleremmo se non fosse che ad agitare i sogni erotici non ci sono personal trainer o altre figure mitologiche dell’immaginario collettivo ma il capo e i colleghi. Sì, i colleghi lo fanno meglio, con buona pace dei pettegolezzi in ufficio, di qualsiasi galateo del flirt e di ogni classifica sugli uffici in cui si farebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) di più.

Ecco la top ten dell’amante (occasionale) più eccitante (riportata da GQ).
1. Collega o capo 18%
2. Con il migliore amico del mio partner 14%
3. Con il mio istruttore di yoga 13%
4. Con il mio ex 11%
5. Con il mio vicino di casa 10%
6. Con una donna 9%
7. Con il barman del mio pub preferito 9%
8. Con il mio dottore 7%
9. Con il fisioterapista 4%
10. Con mio cognato 3%
Nel caso, per non farsi cogliere in fallo, meglio leggere qui.

Idee
13/07/2015

Puntuale, con il grande caldo, arriva il dilemma su cosa sia meglio, per abbassare le temperature in casa e in ufficio, tra il ventilatore e il condizionatore. Insomma, quando i rimedi naturali per combattere il caldo non funzionano, meglio accendere un ventilatore o dotarsi di un condizionatore?

La risposta, come sempre, dipende: dalle temperature, dalle dimensioni degli ambienti e dal budget a disposizione. Vediamo dunque i pro e i contro dei due sistemi.

Intanto, nel vademecum contro il caldo pubblicato dal Ministero della Salute la scorsa estate, si consiglia esplicitamente il condizionatore: i ventilatori si limiterebbero a smuovere l’aria, senza abbassare le temperature, incentivando sudorazione e disidratazione.

I ventilatori infatti non abbassano la temperatura reale ma solo quella percepita: fino a 32°C possono ancora dare sollievo senza complicazioni; oltre è necessario abbassare la temperature e/o il tasso di umidità.

I condizionatori abbassano invece la temperatura, ma è importante che non scenda mai oltre i 25 – 27°C per evitare eccessivi sbalzi termini (oltre alle continue diatribe tra uomini e donne sulla temperatura ideale).

I condizionatori richiedono una costante manutenzione, soprattutto per quanto riguarda la pulizia dei filtri, ricettacolo di polveri e batteri.

Dal punto di vista dei consumi energetici non c’è paragone: un condizionatore o climatizzatore consuma energia per circa 700 Watt all’ora, un ventilatore normalmente 50 Watt. In soldoni son circa 3 euro al giorno per un impianto di climatizzazione di medie dimensioni e di uso domestico.

Se ci sono ancora le pale a soffitto, meglio tenerle spente: non fanno altro che spingere di nuovo in basso l’aria calda che tende a salire verso l’alto. Meglio allora un ventilatore a piantana, da posizionare a debita distanza dalla nostra postazione, e facendolo ruotare sul proprio perno per muovere tutta l’aria che si trova nell’ambiente.