Ufficio
21/10/2014

Capo = incline ad andare su tutte le furie. Se non sempre, quantomeno spesso. E il più delle volte non sono tanto i fatti (leggi: gli errori) a fargli perdere le staffe, quanto le giustificazioni a posteriori. Una situazione talmente diffusa che il sito Business Insider ha chiesto a Ryan Kahn, career coach, e alla sua collega Lynn Taylor, le frasi da cancellare immediatamente dal vocabolario professionale.

1 «Non posso»
La frase di chi ha poca fiducia in se stesso.

2 «Non è la mia area di competenza»
La risposta di chi non è disposto a dare il massimo e mettersi in gioco

3 «Non lo so»
Come sopra: non cercare una soluzione è peggio che non averla

4 «No»
La risposta di chi lancia il guanto di sfida.

5 «Proverò»
Altra espressione che denota insicurezza e comunica poca affidabilità.

6 «Non è quello che ho sentito»
Troppo vicino al pettegolezzo, e quindi poco professionale

7 «Come posso trarne beneficio?
La frase di chi non è disposto a mettersi in gioco senza tornaconto.

8 «Mi dispiace, ma…»
Scusarsi è bene, giustificarsi però ne annulla il valore. Mi dispiace, punto.

9 «Ho fatto del mio meglio»
Meglio ammettere l’errore, non ammettere che meglio di così non si è in grado di fare.

10 «Me ne vado»
Minacciare non è mai un atteggiamento professionale. Nemmeno minacciare di lasciare la scrivania.

11 «Ho solo pensato che….»
Frase di chi accampa scuse: meglio ammettere l’errore e voltare pagina.

12 «Ci ho provato prima»
Ci si è provato davvero, o si è pigri e basta?

13 «Nel mio precedente posto di lavoro facevamo in questo modo»
Le ricette non sono buone in ogni occasione, e questa frase è al livello del «So tutto io».

14 «Non è davvero colpa mia, è colpa di…»
Lo scaricabarile è sempre poco professionale.

15 «Il tuo predecessore lo faceva in modo diverso/meglio»
Mai sfidare il capo con i confronti. E poi c’è anche il punto 13 da tenere in considerazione.

16 «Mi annoio»
Si è pagati per quel lavoro. La noia non è contemplata nel salario.

17 «Non posso lavorare con lui/lei»
Si è pagati per lavorare, anche in team, non per litigare con il compagno di banco come all’asilo.

18 «È un idiota»
Parlar male dei colleghi è solo un boomerang.

19 «Se non ti sento, farò solo questo»
Tono minaccioso, ad alto rischio di collera da parte del destinatario.

20 «Perché lo fa sempre X…?»
Come per il punto 18: per avanzare richieste è sempre bene essere neutri e non tirare in ballo colleghi o superiori.

21 «Posso parlare con il tuo superiore di questa cosa?»
Scavalcare un capo è la soluzione migliore per inimicarselo. Poi ci sono solo le dimissioni.

22 «Non ho una soluzione»
Se ci sono dei problemi, ma non delle soluzioni, non è giustificato lo stipendio. Sempre meglio avere almeno un’ipotesi da cui partire.

23 «Perché lui ha X e io no?»
Vedere punti 18 e 20: i confronti scatenano sempre antipatie e ritorsioni, e non portano mai a nulla di costruttivo.

24 «Sono abbastanza occupato. Può aspettare?»
Quando gli impegni si accavallano, è meglio chiedere al capo le priorità: è suo compito decidere cosa è più importante e cosa meno.

25 «Posso uscire prima visto che oggi le cose vanno a rilento?»
Un modo inelegante per dire che non si ha nulla da fare. Uscire prima è lecito, non aver nulla da fare no.

26 «Questo è impossibile»
Espressione di totale negatività che non lascia margine di iniziativa personale. C’è qualcosa di peggio?

Ufficio
20/10/2014

E-book o edizione cartacea poco cambia: insieme al controllare i social sullo smartphone, la lettura rimane il passatempo più diffuso di ogni pendolare, e in questo autunno 2014 il libro che è in mano o nel tablet della maggior parte di chi prende i mezzi pubblici per andare al lavoro è senza dubbio Omicidi in Pausa Pranzo di Viola Veloce.

Perché ne parliamo? Intanto perché è un caso letterario: il libro è nato online, dal blog dell’autrice, poi è diventato un e-book in self-publishing, e infine è approdato ai tipi Mondadori, scalando ogni volta le classifiche di vendita.

Poi perché Viola Veloce è una vera impiegata milanese che si nasconde dietro uno pseudonimo. Ecco cosa dice di sé sul blog:
Donna, impiegata, single di ritorno, figlio alle medie. Punto. Quando torno a casa la sera, dopo l’ufficio, metto un ’bout a posto, cucino qualcosa, infilo i piatti sporchi in lavapiatti, e poi faccio i compiti con mio figlio.
E infine perché il libro è ambientato davvero nella vita quotidiana di ogni impiegato del mondo, come si legge già dalla sinossi:
Francesca Zanardelli sta per affrontare il solito pomeriggio in ufficio. È davanti allo specchio del bagno, con in mano lo spazzolino da denti, quando intravede due piedi sbucare da sotto la porta del w.c. Per terra c’è il cadavere di Marinella Sereni, la sua insopportabile compagna di scrivania! Qualcuno l’ha strozzata con una corda bianca, rimasta ancora intorno al collo, per poi ricomporre perfettamente il cadavere, come se fosse già pronto per entrare nella bara. E lo strano delitto è avvenuto… mentre tutti erano in pausa pranzo.
Come andrà a finire? Non resta che leggerlo fino in fondo, magari proprio in pausa pranzo.

Notizie
17/10/2014

Sono già in circolazione, quelle da 5 euro da maggio e quelle da 10 euro dalla fine di settembre: sono le nuove banconote della serie ‘Europ’round che, secondo la BCE, dovrebbero essere più resistenti alla contraffazione e quindi più semplici anche da controllare.

Nel caso ci fossero dubbi, per riconoscerle occorre sapere che nella filigrana c’è l’immagine dell’omonima eroina della mitologia greca, caratterizzata da un maggiore profilo di sicurezza, e c’è anche il ‘numero di smeraldo’, sempre sulla filigrana, che cambia colore e diventa blu quando la carta moneta viene manipolata. E per la certezza al 100% ci sono sempre i contabanconote e i rivelatori di banconote false.

Ufficio
14/10/2014

Si fatica a crederci, ma il 62% degli americani passa la pausa pranzo davanti al computer. Talvolta lavorando davvero, più spesso chattando, socializzando, leggiucchiando cose su Internet mentre ingurgitano qualcosa portato da casa e riscaldato al microonde o più spesso cibo take away. Un fenomeno talmente diffuso da aver fatto nascere il blog della pausa pranzo triste in ufficio, Sad Desk Lunch (da cui sono tratte le foto di questa gallery).

Un formato folgorante: foto e breve descrizione del perché, in fondo, mangiare così, davanti al computer, sia davvero molto triste. E ovviamente un successo strepitoso, visto che di foto ne arrivano di nuove ogni giorno.

Se passare la pausa pranzo in questo modo è triste e poco salutare, bastano però pochi accorgimenti per trasformare il pranzo sul luogo di lavoro in un momento piacevole, rilassante e socializzante, seguendo i consigli spiegati in questo post.

Idee
09/10/2014

Un rito di ogni ufficio: il caffè al mattino, prima di cominciare davvero a lavorare; quello dopo pranzo, come da tradizione italiana; e magari uno a metà pomeriggio, per darsi la carica in vista del rush finale della giornata lavorativa. Ma non saranno troppi 3 caffè al giorno? E il caffè fa bene o male?

Il caffè è un piacere, e se bevuto in quantità moderate fa anche bene alla salute. Per questi 7 buoni motivi

Il caffè è ricco di antiossidanti, che sono gli elementi che contrastano l’invecchiamento cellulare.
Il solo profumo del caffè è in grado di attivare le aree del cervello che regolano i livelli di stress, diminuendo la tensione.
Il caffè è un toccasana per il fegato: nei casi di grandi bevitori diminuisce del 20% il rischio di cirrosi epatica, e in generale aiuta le funzioni di questo importante organo del corpo umano.
Secondo una ricerca della Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School su oltre 112 mila donne e uomini in un arco temporale di 20 anni, il caffè avrebbe la capacità di ridurre il rischio di tumori della pelle nella popolazione femminile.
Il caffè aiuta a bruciare le riserve di grasso: in quanto eccitante, aumenta il metabolismo, contribuendo a bruciare più calorie.
Il caffè, ovviamente, consente al cervello di lavorare in modo più efficiente e brillante: la caffeina infatti migliora la concentrazione e l’attenzione (anche quando si è dormito poco)
Il caffè infine rende felici: il National Institute of Health ha infatti dimostrato come il consumo di caffè diminuisce il rischio di depressione di almeno il 10%.

Idee
07/10/2014

“Le lampade a incandescenza hanno dato luce al XX secolo, quelle a Led illumineranno il XXI”: è la breve spiegazione con cui il premio Nobel per la fisica 2014 è stato assegnato ai tre scienziati giapponesi (Isamu Akasaki e Hiroshi Amano della Nagoya University, e Shuji Nakamura dell’Università della California Santa Barbara) che con le loro ricerche sui diodi semiconduttori hanno permesso l’invenzione e la produzione industriale della nuova generazione di lampadine Led a basso consumo.

“Con l’arrivo delle lampade a Led ora abbiamo lampadine molto più efficienti e che durano molto di più rispetto alle vecchie fonti luminose” afferma la motivazione del premio dell’Accademia svedese delle scienze: infatti le nuove lampadine Led possono funzionare anche a bassa tensione (per esempio con l’energia fornita da un pannello solare fotovoltaico) e si stima possano migliorare la qualità della vita di 1,5 miliardi di persone che non hanno accesso alla rete elettrica.

Le lampade a led sono state sviluppate tra il 1989 e il 1993 e non solo sono più efficienti delle vecchie lampadine a incandescenza, ma anche delle più recenti alogene o fluorescenti: “Circa un quarto della produzione di energia elettrica mondiale è impiegata per accendere le lampadine, e i Led possono contribuire a risparmiare le risorse del pianeta” si legge ancora nella motivazione del Premio Nobel per la Fisica 2014.

Notizie
06/10/2014

Ce n’è sicuramente una nei dintorni: se c’è un prodotto da ufficio che ha avuto un successo planetario senza pari è la colla stick, quella nei tubetti tipo rossetto o lucidalabbra. E anche questo prodotto, come molti di quelli semplici e di larghissimo utilizzo, è stato inventato quasi per caso. La prima a lanciare sul mercato la colla stick fu l’azienda Pritt, nel 1969, e l’invenzione di deve al dottor Wolfgang Dierichs, un ricercatore della Henkel che pensò per la prima volta a questo prodotto durante un viaggio aereo.

Infatti il dottor Dierichs era seduto al suo posto in aereo, con la cintura ben allacciata in vita, quando si mise a osservare una donna che si stava applicando del rossetto alle labbra. Ora, qualunque uomo che vedesse una donna applicarsi del rossetto alle labbra non penserebbe a colle, adesivi e collanti, ma il dottor Dierichs era in una di quelle situazioni di serendipità che capitano talvolta nella vita, e pensò: e se al posto del rossetto ci fosse della colla solida? Sarebbe una soluzione pratica, pulita, economica.

Tornato in azienda si mise al lavoro e produsse il primo tubetto di colla stick Pritt: immessa sul mercato tedesco nel 1969, nel giro di 2 anni la colla stick Pritt era venduta in 38 paesi, ora la si può trovare in più di 120, ogni anno si producono più di 130 milioni di tubetti e si stima che ne siano stati venduti oltre 2 miliardi e mezzo, abbastanza per spalmare una striscia di colla che parte dalla Terra, supera la Luna, gira intorno a Marte e torna al nostro pianeta (dicono alla Henkel).

Notizie
26/09/2014

Basta guardarsi in giro: ce ne sono talmente tanti, in ogni ufficio, che si danno per scontati. Eppure i fermagli, o graffette che dir si voglia, hanno alle loro spalle una storia curiosa e anche un ’bout leggendaria. Certo, la loro origine è ovviamente incerta, come quella di molti oggetti d’uso comune, eppure il primo brevetto della loro invenzione si fa risalire all’inventore norvegese Johan Vaaler.

In effetti ne esisteva anche uno precedente, registrato dalla britannica Gem Manufacturing Company Ltd, ma dalla fine della Seconda guerra mondiale si tramanda ormai la storia che a inventare i fermagli sia stato proprio Vaaler: questo perché durante l’occupazione nazista della Norvegia i cittadini di quel paese cominciarono a indossare le graffette sui loro abiti, a segnalare ovviamente il fatto che la popolazione era unita contro l’invasore.

In onore di questa storia nel 1989, nel giardino della BI Business School di Oslo è stata addirittura eretta la statua di 7 metri d’altezza raffigurante proprio un fermaglio che si vede in questa immagine (e molte altre se ne trovano in giro in giardini e parchi pubblici del paese nordico).

Ufficio
24/09/2014

No, ingurgitare la prima cosa che passa per mano davanti al monitor del computer non è il modo migliore di fare la pausa pranzo in ufficio. Che sia la regola o l’eccezione, anche il pranzo sul luogo di lavoro deve essere prima di tutto sano, e poi rispettare qualche semplice regola di bon ton. Per evitare di appesantirsi, fare il giusto carico di carburante in vista del pomeriggio, e per rispettare la sensibilità di colleghi e vicini di scrivania.

No alle pietanze ‘odorose’. Certo il pesce è sanissimo, e anche cavoli, cavolfiori e broccoletti, ma insomma, appestare l’ufficio con il loro intenso ‘profumino’ potrebbe attirare più di qualche lamentela.

Al bando Facebook & Co. La pausa pranzo è anche un modo per staccare gli occhi dal monitor, socializzare con colleghi e colleghe, rilassare i muscoli di schiena e collo e in fin dei conti dimenticare per qualche minuto computer e vita digitale.

Tovaglietta, posate e tovagliolo sempre. Anche rimanendo alla scrivania, bastano pochi semplici gesti per abbellire il tutto e sentirsi quasi come a casa. E poi si evitano macchie e briciole che sporcano fogli, appunti, tastiera e documenti.

Sì a insalate, frittate, pasta e riso freddi. Sono i tipici cibi da ‘schiscett’round: pratici, sani, si prestano a mille variazioni per non stancare e si possono mangiare anche freddi.

Occhio al forno microonde. Un elettrodomestico praticissimo e sempre più diffuso in uffici e luoghi di lavoro, ma insomma la pasta al pomodoro riscaldata diventa quasi immangiabile. Molto meglio attrezzarsi con un lunch box sigillato e portare da casa una sana zuppa di verdure e pasta o riso.

E voi come vi organizzate per il pranzo in ufficio?