Perché dedicarsi allo scrapbooking
Pubblicato il 23 December 2019

Altro che demodé, lo scrapbooking è ancora e sempre più diffuso, alla faccia delle foto fatte con gli smartphone, degli e-ticket e delle condivisioni social. Scrapbooking, o scrapbook, non è altro che l’arte, o l’hobby, di ritagliare e conservare ricordi – di viaggio, di vita, dei figli, del proprio lavoro – all’interno di un vero e proprio diario. In fondo non serve poi molto, basta un quaderno, magari di quelli con copertina rigida, e poi la fantasia e la voglia di incollare o appiccicare biglietti aerei, ritagli di giornale, foto stampate, frasi, citazioni, ricordi e memorabilia della propria vita. La versione originale degli scrapbook risale all’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento, quando nobili, borghesi e anche la nascente classe operaia cominciò a conservare i ricordi di una vita, sulla falsariga dei libri degli ospiti medievali, dove i viandanti scrivevano il proprio nome, la data e il motivo della visita nelle locande lungo il cammino.

Lo scrapbboking non è altro che una raccolta di ephemera, frammenti di un discorso di vita che non avrebbero alcun valore reale se non per se stessi, e ha una lunga e alta tradizione dietro di sé: il primo scrapbooker davvero famoso fu Thomas Jefferson, terzo Presidente degli Stati Uniti, ma anche Mark Twain e Grace Kelly dedicavano tempo e attenzioni ai loro quaderni di vita.

Dedicarsi allo scrapboking e scrivere a mano è anche un ottimo modo per dimenticare lo stress, tenere allenata la mente, dedicarsi a un’attività manuale e in qualche modo meditare: la ricetta perfetta contro il logorio della vita moderna che vuole tutto e subito.