Perché farsi un buon amico in ufficio
Pubblicato il 6 February 2020

Farsi un buon amico in ufficio è possibile? Cioè, il nostro vicino di scrivania è solo un collega, con il quale si passano molte ore al giorno, o è anche qualcosa di più? E ancora: esiste l’amicizia sul posto di lavoro? Oppure si tratta solo di relazioni funzionali? Il dibattito è aperto da tempo e i punti di vista opposti hanno ciascuno le proprie ragioni. In ufficio, al lavoro, si va per lavorare, e lo si può fare anche senza essere amici è il punto di vista di chi pensa che al lavoro le relazioni siano solo funzionali. E invece no, è importante avere un amico sincero sul posto di lavoro è il punto di vista di chi cerca anche relazioni umane nell’ambito professionale.

Dalla parte di chi pensa che sia importante farsi un buon amico in ufficio ora c’è anche qualche ricerca scientifica, come quella di Gallup, una importante società di analisi e consulenza americana che ha dimostrato come avere un amico in ufficio migliori le prestazioni professionali. Cioè: più produttività, meno errori, più fatturato.

Perché farsi un buon amico in ufficio

Avere un amico nella scrivania accanto migliora l’umore, e questo è quasi banale. Ma chi ha un “appoggio affettivo” in ufficio è anche più sicuro, più disposto a lavorare con margine di autonomia e intraprendenza, più disposto alla collaborazione e condivisione di conoscenze, più aperto al dialogo, alla richiesta di aiuto (altrimenti frustrata dal timore di fare brutta figura e dimostrarsi inadeguati) e a fare da ponte tra i diversi dipartimenti della stessa azienda. Quelle reti sociali che sempre più si pensa siano positive all’interno di un microcosmo come quello di un ufficio o azienda.

Pro e contro dell’avere un amico in ufficio

Insomma, l’amicizia in ufficio migliora l’umore, la comunicazione, la collaborazione e le montagne russe emotive, ma non è tutto rose e fiori. Perché ci sono anche gli aspetti negativi: le amicizie tendono sempre a essere esclusive, e questo può generare gruppi e gruppetti tra cui scattano invidia e competizione, i pettegolezzi possono circolare più velocemente, e talvolta un amico (vero) può anche non dire tutta la verità in faccia per come è. Senza considerare quando l’amicizia diventa qualcosa di più. E tutto questo va a detrimento delle prestazioni dell’azienda.

Che fare allora? Sicuramente partire dal dato secondo il quale solo il 20% dei lavoratori interpellati da Gallup dichiara di avere un vero amico sul lavoro, e da qui provare a stimolare relazioni che siano qualcosa in più di una semplice collaborazione professionale e possano avere almeno un minimo di appoggio empatico. Perché chi sta meglio in un ambiente vi lavora anche meglio.