Perché isolarsi dal rumore al lavoro
Pubblicato il 30 April 2019

Isolarsi dal rumore al lavoro può essere molto difficile, tra i colleghi che parlano, specie negli open space, e le innumerevoli notifiche di smartphone e computer. E tuttavia il silenzio può essere prezioso, soprattutto se c’è da completare un compito impegnativo dal punto di vista della concentrazione e se si vuole ridurre lo stress. Il rumore non solo danneggia l’udito ma procura infatti anche stress, disturbo del sonno, aumento della pressione e ovviamente il classico, e temuto, mal di testa da ufficio. Tutti sintomi di una esposizione eccessiva e prolungata al rumore di stampanti, telefoni, traffico e persone che parlano di conseguenza ad alto volume di voce.

Isolarsi dal rumore al lavoro

Vero è che la sensibilità ai rumori può essere soggettiva, ma c’è un dato oggettivo oltre i quali i rischi per l’udito e i sintomi provocati dal rumore aumentano esponenzialmente, ed è quella di 80 decibel (anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di stare sotto i 65 decibel, almeno di giorno).

Per tutti questi motivi può essere davvero utile, e prezioso, isolarsi dal rumore al lavoro. Tanto più che, secondo una indagine di Oxford Economics commissionata da Plantronics, solo l’1% degli impiegati (il 20% in meno rispetto al 2015) è in grado di lavorare in open space rumorosi e concentrarsi senza dover adottare soluzioni alternative e solo il 29% dei dipendenti ritiene di essere in possesso degli strumenti necessari per ridurre rumori e distrazioni.

Ma come ridurre rumori e distrazioni in un ambiente di lavoro caotico? Se non c’è modo, almeno di tanto in tanto, di isolarsi in un ufficio tutto per sé, o magari ricorrere allo smart working e lavorare da casa, ci si può dotare di cuffie in grado di ridurre il rumore di fondo, generando silenzio o, in alternativa, trasmettendo musica. Ora, non tutti i datori di lavoro vedono di buon occhio chi lavora isolandosi con le cuffie, e però una ricerca del Rensselaer Polytechnic Institute presentata al meeting annuale dell’Acoustical Society of America, dimostrerebbe come immergersi in suoni naturali, come quelli di un ruscello di montagna, o del vento tra le foglie di un bosco, migliorerebbe non solo l’umore ma anche le performance cognitive, aumentando produttività ed efficienza insieme alla capacità di concentrarsi sul compito da svolgere.