Perché promuovono sempre gli incompetenti?
Pubblicato il 7 October 2020

Perché promuovono sempre gli incompetenti? Quante volte ce lo siamo chiesti davanti a un capo che non è capace di comandare, a dirigenti che non conoscono il settore in cui operano, a manager che non sanno fare il loro lavoro? Per non parlare poi di politici, ministri e altre persone che amministrano la cosa pubblica. Chiedersi perché promuovono sempre gli incompetenti sembrerebbe la solita lamentela qualunquista, amplificata oggi dal ruolo del social network, e però la domanda ha un fondo di verità. Spesso, nei ruoli apicali e decisionali, ci sono degli autentici incompetenti e oggi un libro di Tomas Chamorro-Premuzic (“Perché tanti uomini incompetenti diventano leader? (e come porvi rimedio)“) spiega come e perché i peggiori vanno avanti e – spesso – i migliori invece no.

Intanto, il fatto che ci siano così tanti incompetenti al comando è opinione diffusa: in uno studio condotto nel 2011 su un campione di circa 14.000 lavoratori, solo il 26% aveva un’opinione positiva dei propri capi (e con la politica e i governi la % si abbassa ancor più). Non è solo un problema di chi si trova sopra, o davanti, un capo incompetente. È anche un problema di produttività: si stima infatti che al mondo l’incompetenza dei leader costi qualcosa come 500 miliardi di dollari all’anno. Senza contare la dispersione di competenze che la frustrazione comporta: il 75% di chi lascia un posto di lavoro lo fa per la frustrazione dovuta ai superiori mediocri. E tutti noi, facendo un rapido giro di sguardo tra le nostre conoscenze, sappiamo benissimo che di gente brava, capace, competente, coscienziosa, in giro ce n’è, e parecchia. E perché non fanno carriera? E perché gli incompetenti invece siedono nei ruoli di comando?

Secondo Tomas Chamorro-Premuzic, professore di Business Psychology all’University College di Londra e alla Columbia University, la colpa è dei processi di selezione e del fatto che questi premino caratteristiche, psicologiche e di personalità, che invece sono votate al fallimento. La baldanza, l’eccessiva fiducia in sé stessi, il narcisismo troppo spesso vengono scambiati per sicurezza e capacità di leadeship, quando invece sono i tratti del carattere che più facilmente possono portare a distruggere un team di lavoro e far naufragare un progetto o un’azienda.
I processi di selezione in pratica premiano il maschio alfa, il soggetto predatore, il protagonismo e la prepotenza scambiati per carattere e leadeship, anziché riconoscere nell’umiltà, nella sobrietà, nell’understatement e nella saggezza le caratteristiche necessarie a guidare un’organizzazione, azienda o Paese che sia.

Secondo Tomas Chamorro-Premuzic troppo spesso i responsabili delle selezioni scambiano la sicurezza di sé come un potenziale di leadership, senza occuparsi invece della competenza, quando ormai centinaia di studi scientifici hanno dimostrato che esiste «una sovrapposizione inferiore al 10 per cento tra quanto le persone pensano di essere intelligenti (sicurezza in sé) e i punteggi reali dei test di intelligenza (competenza)».

In pratica: chi si mostra forte e sicuro spesso, molto spesso, sovrastima se stesso e le proprie capacità e competenze. E ciò tuttavia fa carriera, ai danni di chi invece si mostra umile, laborioso, empatico e scrupoloso. Per dirla con il filosofo Bertrand Russell «la causa fondamentale del disastro del mondo moderno è che gli stupidi sono arroganti e pieni di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi».

Purtroppo, come spiega Thomas Chamorro-Premuzic, «c’è un’enorme differenza tra i tratti della personalità e i comportamenti che occorrono per essere scelti come leader (sicurezza di sé, narcisismo, carisma) e i tratti e le competenze che occorrono per essere capaci di dirigere (competenza e onestà)». Ecco spiegato perché promuovono sempre gli incompetenti.