Perché tornare a scrivere in corsivo
Pubblicato il 11 September 2020

È appena stata lanciata una petizione su Change.org dal titolo che lascia pochi dubbi: “Promuoviamo la bellezza della scrittura a mano“. Scrittura a mano, con penne o matite, su fogli e supporti di carta, ma soprattutto scrittura a mano nel senso di tornare a scrivere in corsivo. E non è un fatto nostalgico ma, come stanno facendo notare sempre più pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva e insegnanti, scrivere a mano in corsivo è vitale per lo sviluppo cognitivo dei nostri ragazzi.
Abbiamo scritto a mano per migliaia di anni, dagli antichi sumeri fino a pochi decenni fa, quando ancora a scuola c’era l’ora di calligrafia. Poi i tempi sono cambiati, la scrittura elegante, chiara e comprensibile in corsivo, eseguita con la penna stilografica, è stata messa in soffitta, dimenticata come un orpello superfluo, e in più è arrivato anche il mondo digitale, che ha spazzato via le lettere e le cartoline scritte a mano ma anche buona parte della didattica a scuola. Il lockdown, con la DAD, la didattica a distanza, potrebbe essere il colpo fatale allo scrivere a mano.
Eppure, dai promotori della petizione – l’archeologo e scrittore Carlo Di Clemente insieme al blogger Stefano Molini – a numerosi pedagogisti, psicologi e insegnanti, si alza il grido d’allarme: scrivere bene a mano, in corsivo, non è solo una questione formale ed estetica ma riguarda lo sviluppo cognitivo.
Scrivere a mano in corsivo è un gesto elegante, fluido, continuo e coerente che mette in forma grafica i pensieri, e il tempo necessario a dare forma grafica alle lettere e ai collegamenti che formano le parole è il tempo necessario allo sviluppo del pensiero, alla creazione delle connessioni cerebrali che, pezzettino dopo pezzettino, costituiscono la lunga strada dello sviluppo cognitivo dei bambini.

Come dichiara il pedagogista Daniele Novara a La Stampa:

La scrittura a mano. Non è un optional, rispetto a quella digitale, ma esattamente l’opposto. Non c’è nulla che possa prendere il suo posto per lo sviluppo di quelle capacità neuromotorie di cui i bambini di oggi hanno estremo bisogno. La scuola dovrebbe evitare di far leggere o scrivere i ragazzi su supporti digitali anche perché studi scientifici hanno ampiamente dimostrato come nei primi anni di vita, l’accesso a pc, tablet e smartphone preclude la connessione neuro-cerebrale tra pensiero e manualità creando ritardi nello sviluppo del linguaggio, parlato e scritto.

In Inghilterra hanno reintrodotto la penna stilografica, in Francia il dettato, e in Italia si riscontrano sempre più casi di disturbo dell’apprendimento, come dichiara lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco:

La perdita del corsivo è alla base di molti Disturbi dell’Apprendimento segnalati dagli insegnanti della scuola primaria e che rendono difficile tutto il percorso scolastico. Scrivere in corsivo vuol dire tradurre il pensiero in parole, in unità semantiche, mentre scrivere in stampatello vuol dire invece sezionarlo in lettere, spezzettarlo, negare il tempo e il respiro della frase

Scrivere a mano significa pensare con il giusto tempo a quello che si sta scrivendo, a quello che si vuole dire, ed è un gesto funzionale alla crescita personale, cognitiva e psicologica. Per questo bisognerebbe tornare a scrivere in corsivo, soprattutto a scuola.