Personal branding: come promuovere te stesso
Pubblicato il 9 September 2019

Gli individui, soprattutto quando si tratta di freelance e professionisti, possono promuovere se stessi esattamente come si fa con un azienda. Tutto sta nel diventare il marchio di se stessi. O saper fare personal branding, come si dice oggi. Il che ha implicazioni molto più profonde di quelle che si possono immaginare: il personal branding è ciò che permette di distinguersi da tutti gli altri che più o meno competono per gli stessi obiettivi, e distinguendosi permette di comunicare il proprio modo di lavorare, le proprie competenze o addirittura i propri valori.

Fare personal branding non si improvvisa, e anzi è un processo quotidiano, che richiede tempo, risorse e sforzi. Ma con alcuni punti fermi ben chiari è anche un processo potenzialmente irreversibile e dalle numerose implicazioni:

  • Distinguersi dalla concorrenza
  • Comunicare la propria esperienza
  • Creare nuovi contatti
  • Aumentare le opportunità di business o carriera
  • Attirare talenti
  • Trovare clienti
  • Incontrare partner

7 consigli per fare personal branding

1. Identifica il tuo pubblico di destinazione e l’industria

Banale ma necessario: il settore in cui operi, o meglio ancora una nicchia di settore, è la dimensione giusta per cominciare a costruire il proprio personal branding. Tanti sono sviluppatori, pochi possono ambire a essere versi esperti di sviluppo di App per la produttività per dispositivi Android. Le persone di quella nicchia saranno il proprio target di riferimento.

2. Dimostra esperienza nel tuo settore

Dimostrare esperienza nel tuo settore è la chiave per un vero ed efficace personal branding. Essere aggiornati, competenti, informati, precisi ed accurati è il segreto per diventare un punto di riferimento, in azienda come in un intero settore industriale o online. Senza competenza non c’è valore, e quindi nemmeno marchio.

3. Condividi la tue esperienze

Ok la competenza, ma senza condividerla non serve a nulla. L’ideale sarebbe avere una presenza online e una offline. Non necessariamente un blog o una pagina social, può essere utile partecipare all’intranet aziendale, o rendersi disponibili per i momenti di formazione o partecipare a eventi e simposi. Insomma, condividere ciò che si sa, che non implica veder erodere la propria posizione ma anzi rafforzarla.

4. Scegli come comunicare con il tuo pubblico

Un sito Web è la soluzione forse più banale. Può funzionare anche un profilo social, o magari utilizzare gli strumenti aziendali – come le varie Intranet o gruppi – per far conoscere il proprio valore. È in parte personal branding e in parte networking, e funziona. Nel caso di un freelance c’è una ulteriore domanda da porsi: che canali usano le persone alle quali ci si rivolge? Magari i creativi usano più Instagram e le figure manageriali più Linkedin, e allora è proprio su quel canale che bisogna andare a fare personal branding.

5 Mantieni i profili social a livello professionale

Ci sono i canali “aziendali” che riguardano la propria attività e ci sono quelli personali, soprattutto quando si parla di social. Non è bene mischiare le due cose, ma anche il profilo personale può essere utile per fare personal branding, soprattutto se si evita di personalizzarlo troppo: ok a esprimere il proprio parere o punto di vista, o anche a dimostrare le proprie passioni, ma quando la platea si allarga è bene evitare riferimenti troppo personali, per esempio a famiglia e figli.

6 Conversa, non declamare

Fare personal branding significa comunicare, ma nel senso di conversare, essere aperto alla discussione bidirezionale mantenendo un tono pacato, aperto e collaborativo. Imporre il proprio parere, declamare senza confrontarsi è invece un boomerang per la promozione di se stessi.

7 Trova il tuo stile

Lo stile è l’anima di un brand, e ciascuno deve avere il proprio. Soprattutto all’inizio la tentazione di copiare è tanta, ma la genuinità paga sempre, e la cosa migliore è avere un proprio stile per distinguersi dagli altri.