Post Coronavirus: addio alle trasferte di lavoro?
Pubblicato il 28 May 2020

Una delle conseguenze del post-Coronavirus potrebbe essere l’addio alle trasferte di lavoro. Sì, quei viaggi in giornata in aereo tra le capitali europee – Milano-Roma-Parigi-Londra-Berlino-Madrid – ma anche quell’avanti e indietro in auto e treno su distanze più modeste, per fare un incontro, un meeting, una riunione: ecco, tutto questo potrebbe essere il passato, e un passato che non tornerà più. Lo smart working, il lavoro agile, l’idea che alcuni hanno (Jack Dorsey, CEO di Twitter su tutti) che comunque, domani, lavoreremo tutti e per sempre da casa, ci hanno fatto scoprire che tutto sommato, anziché un Roma-Milano-Roma in giornata per partecipare a una riunione di 2 ore, va benissimo anche una videocall su Zoom, Meeting, Skype o qualsiasi altro programma di remote meeting.

È un bene? È un male?

Difficile dirlo oggi, quando la situazione è ancora fluida e solo si possono intuire i pro e i contro. Tra i contro c’è sicuramente quello che il settore dei viaggi di lavoro è uno di quelli trainanti: aerei, treni, taxi, ristoranti, alberghi e servizi correlati vivono anche, se non soprattutto, sui viaggi di lavoro (e c’è chi ha già calcolato che la perdita di fatturato sarà per il 2020 di 820 miliardi di dollari, 190 solo per l’Europa). E questa perdita di fatturato significa anche perdita di posti di lavoro, inutile negarlo.

Poi però ci sono anche i Pro, almeno per chi è sensibile al tema: meno inquinamento, meno consumo di risorse – e si è visto come l’aria e l’acqua durante il lockdown siano state resilienti e tornare a essere pulite – ma anche meno tempo perso per gli spostamenti e più tempo da dedicare a se stessi e alle cose importanti.

E poi c’è l’aspetto economico- finanziario per le aziende: se è vero che i viaggi di lavoro sono un settore importante, lo sono anche in termini di spesa per le aziende, che per la maggior parte usciranno / stanno uscendo dal lockdown e dalla fase acuta dell’emergenza Coranavirus con grosse difficoltà.

Sarà davvero così, o non appena passata la paura e le restrizioni torneremo a viaggiare anche – se non soprattutto – per lavoro?