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Ufficio
26/07/2018

La scienza, fondamentalmente, ha accertato quanto prima o poi chiunque beva caffè arriva a capire da solo: il caffè è un piacere, ed è ottimo soprattutto se bevuto nero e senza zucchero, per stimolare l’attenzione, la concentrazione, le performance cognitive e il decision making, ma purtroppo, a grandi dosi, diventa fonte di stress. O per dirla in termini scientifici, il caffè stimola la produzione di cortisolo, che è quello che si produce nelle situazioni di pericolo e spavento, e quindi stimola l’attenzione e la capacità di prendere decisioni in poco tempo, ma parimenti è anche l’ormone dello stress che, se prodotto in grandi quantità, comporta aumento di peso, irritabilità, pressione alta. Appunto lo stress.

E quindi, quanto caffè bere per essere svegli ma non stressati? Più che quanto, la domanda dovrebbe contenere la parola “quando”: a che ora bere il caffè in ufficio per averne tutti i benefici e nessuna controindicazione?
Quando bere il caffè in ufficio
Per rispondere alla domanda su quando bere il caffè in ufficio bisogna sapere come funziona la produzione di cortisolo, che è massima al mattino, più o meno dall’alba e per le 3 ore successive, e poi fluttua durante il giorno fino a calare verso sera, con l’imbrunire e l’organismo che, fisiologicamente, dovrebbe prepararsi al riposo. Il picco di cortisolo al mattino serve ovviamente a mettersi in moto per cominciare la giornata ed è anche il motivo per cui in molti trovano utile e piacevole fare colazione con il caffè.

C’è anche chi ha l’abitudine di prendere un secondo caffè, spesso alla macchinetta automatica, non appena giunti in ufficio, e questo, dal punto di vista fisiologico, è un errore che andrebbe evitato: se il cortisolo è nella sua fase di picco, e già abbiamo preso un caffè, aggiungere caffeina su caffeina e cortisolo su cortisolo non fa altro che aumentare i livelli di stress: meglio sarebbe prendere il secondo caffè dopo le 10:00 e il più vicino a mezzogiorno, quando il cortisolo tende a calare notevolmente insieme ad attenzione e produttività.

Se non si è preso il caffè prima di pranzo, dalle 14:00 in poi è il momento migliore per berlo: la digestione tende ad affaticare l’attenzione e il cortisolo è in fase calante e c’è una finestra utile fino alle 17:00 per stimolarne la produzione e mantenere alta l’attività cerebrale. È dopo le 17:00 che invece bisognerebbe evitare di bere altro caffè, lasciando che l’organismo si adatti progressivamente al momento del riposo notturno senza forzature: per il suo ciclo di produzione e calo, sarebbe bene evitare di bere caffè entro le 6 ore di prima di andare a dormire, per non disturbare l’attività cerebrale durante il sonno notturno.

Idee
22/01/2016

Al mondo ci sono più di 5 milioni di Italiani che hanno deciso di vivere in una nazione diversa dalla propria madrepatria. E la maggior parte di questi ha deciso di farlo per un semplice motivo, il lavoro, alla ricerca di una qualità di vita migliore e di una più allettante carriera lavorativa.
Una sola cosa rimane sacra anche una volta trasferiti in una nuova nazione: il caffè!
Gli italiani consumano 154.300 tonnellate di caffè in un anno e una giornata tipo in ufficio prevede almeno tre caffè, uno a metà mattinata, uno a pranzo e uno a metà pomeriggio… Oltre a quello consumato probabilmente la mattina prima di uscire di casa.
La cosa importante è che sia un espresso! Questo detiene l’87% del mercato nostrano, resistendo ancora all’avanzata dei caffè solubili e degli americani.
L’unica nazione che ci segue come tipologia di caffè consumato è la Francia, che predilige l’espresso rispetto alle alternative, anche se con percentuali meno forti rispetto all’Italia. Germania e Regno Unito, invece, sono la patria dei caffè lunghi. Per scoprire tutti i dati, guardate l’infografica linkata qui sotto e, se v’interessa, potete anche dare uno sguardo a quelle relative ai pendolari all’estero e al congedo parentale nelle principali nazione europee.
L’unica cosa sulla quale potrete stare tranquilli anche all’estero è che il materiale di cancelleria usato negli uffici, sarà lo stesso ovunque.

Notizie
05/12/2014

Il caffè è il break preferito da milioni di persone: al bar, alla macchinetta o anche a casa, quando si tratta di fare una pausa tra tutti gli impegni della giornata, un caffè è spesso quello che ci vuole per fare il pieno di energia e vigore.

Ora uno studio australiano pubblicato su Flavour Journal ha scoperto e dimostrato che il colore del contenitore – tazza, tazzina, bicchiere – può influenzare la percezione del sapore e dell’intensità del caffè che si beve.

Lo spunto della ricerca è nato quasi per caso quando due ricercatori hanno bevuto lo stesso caffè, nello stesso bar, da una tazzina bianca e da una di vetro, percependo quello nella tazzina bianca come più amaro di quello in vetro. Possibile?

Sì, possibile: se i colori sono associati alle emozioni (e possono per esempio influenzare la produttività) possono anche influenzare la percezione di un sapore. Per esempio è stato dimostrato che la stessa mousse alla fragola presentata su un piatto totalmente bianco è percepita come più dolce del 10% e più ricca di sapore del 15% che se presentata su un piatto nero.

E così è anche per il caffè: una tazzina di color marrone è meno associata con il concetto di dolcezza di una tazzina di colore azzurro, che invece esalterebbe la percezione del colore della crema del caffè. E così anche per una tazzina bianca (associata al concetto di amaro in questo caso) rispetto a una tazzina di vetro, o trasparente. Parimenti però la tazzina bianca esalterebbe il concetto di intensità dell’aroma del caffè, cosa che non accade con la tazza trasparente.

Insomma, lo studio dimostra che il colore della tazzina influenza il sapore e l’intensità del caffè, e questa potrebbe essere una informazione interessante per quanti operano nel settore della vendita e della somministrazione del caffè.

Idee
09/10/2014

Un rito di ogni ufficio: il caffè al mattino, prima di cominciare davvero a lavorare; quello dopo pranzo, come da tradizione italiana; e magari uno a metà pomeriggio, per darsi la carica in vista del rush finale della giornata lavorativa. Ma non saranno troppi 3 caffè al giorno? E il caffè fa bene o male?

Il caffè è un piacere, e se bevuto in quantità moderate fa anche bene alla salute. Per questi 7 buoni motivi

Il caffè è ricco di antiossidanti, che sono gli elementi che contrastano l’invecchiamento cellulare.
Il solo profumo del caffè è in grado di attivare le aree del cervello che regolano i livelli di stress, diminuendo la tensione.
Il caffè è un toccasana per il fegato: nei casi di grandi bevitori diminuisce del 20% il rischio di cirrosi epatica, e in generale aiuta le funzioni di questo importante organo del corpo umano.
Secondo una ricerca della Brigham and Women’s Hospital and Harvard Medical School su oltre 112 mila donne e uomini in un arco temporale di 20 anni, il caffè avrebbe la capacità di ridurre il rischio di tumori della pelle nella popolazione femminile.
Il caffè aiuta a bruciare le riserve di grasso: in quanto eccitante, aumenta il metabolismo, contribuendo a bruciare più calorie.
Il caffè, ovviamente, consente al cervello di lavorare in modo più efficiente e brillante: la caffeina infatti migliora la concentrazione e l’attenzione (anche quando si è dormito poco)
Il caffè infine rende felici: il National Institute of Health ha infatti dimostrato come il consumo di caffè diminuisce il rischio di depressione di almeno il 10%.