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Ufficio
21/04/2015

Sì, guardiamo fuori dalla finestra del nostro ufficio, c’è il sole, è sbocciata la primavera e noi – chiusi nel nostro ufficio, seduti alla nostra scrivania, con mille cose da fare – ci sentiamo irrimediabilmente più tristi. Ma non è il caso di abbandonarsi alla depressione: ecco 5 strategie semplici e immediate per rendere un po’ più felici ed empatiche le nostre giornate lavorative.

Aiutare a cementare lo spirito di squadra
Basta pensarci: passiamo 8 ore al giorno con i colleghi, quasi quante ne passiamo con la famiglia o gli amici. Nessuno pretende di essere amici dei propri colleghi (anche se un po’ di complicità a volte aiuta, come puoi leggere qui) ma saper ascoltare senza pregiudizi e saper collaborare alla formazione di un team coeso è il modo più semplice per sgorgare incomprensioni e problemi e filare spediti verso gli obiettivi professionali.

Usare l’empatia e la gentilezza
Certo, ci sono i giorni con i nervi a fior di pelle, nostri e degli altri, ma non si può vivere tutte le giornate lavorative sul filo della tensione. Ecco perché abituarsi a comunicare in modo efficace ed empatico, usando la gentilezza come strumento per far capire le nostre necessità, è un modo per rendere le relazioni meno conflittuali.

Rispettare le proprie idee
Essere empatici e prestare ascolto non significa azzerare le proprie opinioni Anzi: chi è intimamente convinto delle proprie idee è giusto che le porti come contributo al lavoro della squadra, senza fingere di essere sempre d’accordo con gli altri e sapendo anche riconoscere quando ci sono idee e strategie migliori.

Usare un tono costruttivo
“Non mi piace” non è un feedback costruttivo, ed è il modo più veloce per alzare una barriera. Allo stesso modo ogni frase che denota chiusura (“Sei un incapace”, “Non capisci”, “Non serve a niente”: le tipiche frasi da non pronunciare mai in ufficio). Tutto può essere criticato o almeno rivisto, basta farlo in modo costruttivo, apportando del valore aggiunto.

Fare autocritica
Non c’è nessuno che non sbaglia mai, e saper accettare un consiglio, una critica o anche solo ammettere di aver sbagliato è la strada giusta per consolidare relazioni basate sulla fiducia reciproca.

Ufficio
03/03/2015

L’Italia è il paese dei campanili e delle classifiche, anche quando si tratta di quelle cose che si fanno ma non si dicono. Sì, stiamo parlando di flirt e scappatelle in ufficio, e anche per questo c’è un classifica delle città più infedeli e delle professioni a più alto tasso di tradimento.

Come riporta un articolo di D di Repubblica, ci ha pensato una riceca di Robert Half Executive Search a mettere un po’ di ordine nell’argomento, e se per le città la classifica vede in testa Milano seguita da Roma, Bologna e Torino (in fondo sono le città a più alta densità di uffici) le sorprese riguardano invece le categorie professionali:
In Italia i luoghi di lavoro a maggiore tasso amoroso sono gli ospedali e le cliniche, gli studi professionali, le redazioni giornalistiche, i pubblici uffici e le banche
Alla fine, che siate medici milanesi o non siate ancora rientrati nella classifica delle scappatelle in orario di lavoro, qui trovate il galateo del flirt in ufficio.

Ufficio
27/01/2015

Spettegolare sulle star di Hollywood è tutto sommato divertente e innocuo. Ma è quando i pettegolezzi toccano colleghi, capi e clienti che la domanda sorge spontanea: il gossip al lavoro è lecito oppure controproducente?

Ha provato a dare una risposta una ricercatrice olandese, Lea Ellwardt del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Groningen, partendo dalla domanda: si spettegola perché si è amici oppure si diventa ‘amici’ (anche al lavoro) perché si spettegola?

Be’ la risposta, dopo 1 anno di monitoraggio e interviste ai lavoratori di un centro sanitario, è in qualche modo sorprendente: ovviamente le persone che si conoscono meglio e che si fidano reciprocamente di più, tendono anche a condividere pettegolezzi anche negativi; ma la vera sorpresa è data dal fatto che a lungo andare il condividere pettegolezzi porta a cementare i rapporti interpersonali e ad aumentare la coesione tra colleghi.

Ora, questa non è una regola valida in assoluto: se fino a un certo livello spettegolare aumenta anche lo spirito di collaborazione, oltre la soglia cosiddetta ‘boomerang’ si finisce per rimanere isolati, disgregando il patrimonio di fiducia e simpatia da parte di chi ci circonda.

Ufficio
12/01/2015

Secondo il Global Gender Gap Report, un sistema che analizza ogni anno la disuguaglianza di genere all’interno dei vari Paesi, l’Italia si trova al 71° posto della classifica mondiale per discriminazione di genere, dopo Sudafrica, Filippine, Russia e alcuni stati sudamericani.

Lo riporta la psicologa Brunella Gasperini in un articolo per D di Repubblica nel quale oltre ad analizzare le implicazioni psicologiche del sessimo (“un’abitudine, una consuetudine, ormai assimilata da maschi e femmine, in generale”) riporta anche 8 tipici casi concreti di sessismo sul posto di lavoro tra quelli più frequentemente riportati dal sito everyday sexism.
1. Essere scambiata per la segretaria, per la donna delle pulizie, per l’hostess anche quando si ricopre un ruolo di alto livello.

2. Non essere chiamata con il proprio titolo riconosciuto invece ai colleghi, ad esempio dottore o ingegnere, ma con il proprio nome o altro come “cara”, “stellina” o “principessa” (le principesse imperversano nella vita di una donna…).

3. Sentirsi chiedere a un colloquio di lavoro se si ha intenzione di avere figli, rischiare il posto in caso di maternità, trovare cambiamenti al rientro. Donna in età fertile e carriera non sembrano essere viste di buon occhio.

4. Subire discriminazioni che derivano da stereotipi sessisti come avere limiti, non poter accedere ad avanzamenti, a posti dirigenziali, essere sottopagate, non avere gli stessi scatti di livello rispetto ai colleghi.

5. Ritrovarsi con colleghi che esibiscono complicità da caserma, assistere a battute volgari e sciocche, modi per banalizzare l’autorevolezza di una donna, rimetterla “al suo posto”, ridefinire i ruoli. Ricevere insinuazioni legate alla sessualità, ammiccamenti e anche palpeggiamenti.

6. Sentirsi dire di avere il ciclo quando si esprime un’opinione in modo fermo o ci si arrabbia per qualcosa.

7. Capire di non essere considerata attendibile, autorevole come un uomo. Veder richiedere la presenza di un lui per avvalorare le nostre idee, decisioni, comportamenti, competenze.

8. Essere messa in disparte, non avere voce in capitolo, non riscuotere credibilità, non avere responsabilità. Ricevere atteggiamenti di sufficienza, arroganti o di falsa cortesia finalizzati a mettere in discussione le capacità professionali.