Tag: colloquio
Idee
16/07/2018

Il 27 luglio è stato istituito come il Talk in an Elevator Day. Non che cambierà le sorti del mondo ma può essere utile dedicare un giorno per imparare a rompere quel silenzio imbarazzante che a volte si crea in un ascensore, e magari a farlo in modo proficuo facendosi trovare sempre pronti all’eventualità di giocarsi un pezzettino di carriera, un contatto commerciale (o perché no, l’amore della vita…) in pochi secondi come nel caso di un elevator pitch. Quelli che intercorrono tra quando si chiudono le porte dell’ascensore e quando si riaprono al piano.
Cos’è l’elevator pitch
L’elevator pitch è un tipo di discorso professionale, come una presentazione, di breve se non brevissima durata appunto quanto un viaggio tra piani in ascensore, affermatosi soprattutto in ambito startup come strumento di convinzione verso gli investitori. Indicativamente in 60 secondi l’elevator pitch dovrebbe permettere di rompere il ghiaccio, anche rispetto a uno sconosciuto, e fare una buona impressione tale da portare a un secondo incontro nel quale avere più tempo per descrivere le proprie competenze e capacità oppure le potenzialità dei prodotti e servizi della propria azienda.

Il consiglio preliminare, quindi, è quello di pensare esattamente alla persone potenziale alla quale ci si rivolge, alla capacità che potrà avere di comprendere ciò che si dice, e di adeguare il proprio linguaggio in modo da comunicare efficacemente: per esempio essere troppo tecnici descrivendo i servizi della propria azienda a una figura commerciale di un’azienda potenzialmente partner potrebbe risultare controproducente, per quanto ciò che si dice sia corretto e competente. Quindi sarebbe bene avere sempre pronti diversi discorsi da rivolgere a figure con competenze e responsabilità diverse per far leva sui reali punti di aggancio.
7 consigli per un elevator pitch efficace
Come prima cosa, ovviamente, un elevator pitch efficace deve essere sintetico, con un inizio che attira l’attenzione, pochi dettagli troppo tecnici o secondari, e che lasci spazio alla possibilità di un secondo incontro.

È fondamentale riuscire a fare subito una impressione positiva: un approccio troppo aggressivo potrebbe risultare sgradevole o repulsivo. Non conoscendo esattamente chi si ha di fronte è utile riuscire a essere naturali e rilassati e trasmettere passione per il proprio lavoro, o verso il settore di business nel quale si opera e che è comune all’interlocutore.

Un elevator pitch efficace si adatta al linguaggio e alle esigenze dell’interlocutore: l’ideale sarebbe averne diverse versioni che vanno dritte al cuore degli interessi di diverse potenziali persone: al responsabile tecnico si potrebbe dire quanto i propri prodotti risolvono problemi o facilitano i compiti; al responsabile finanziario quanto questo permetterebbe di tagliare dei costi ed effettuare dei risparmi; al responsabile marketing quanto invece permetterebbe di comunicare al mercato un vantaggio competitivo della sua azienda. Si parla sempre di voi, ma in modo diverso e con target di riferimento diversi.

Un elevator picth ben strutturato lascia sempre spazio a qualche domanda, a cui bisogna essere in grado di rispondere altrettanto concisamente, e che sia tale da aprire la possibilità di un secondo incontro di approfondimento.

Infine la conclusione: è vero che ci si gioca tutto in pochi secondi ma non bisogna commettere l’errore di fare un monologo che non lascia spazio al proprio interlocutore. Anzi: bisognerebbe prevedere una conclusione con una domanda nei suoi confronti come la richiesta di lasciare il proprio biglietto da visita, inviare una mail con i propri contatti e una breve presentazione oppure fissare una telefonata nei giorni a seguire.
Come preparare un elevator pitch che funziona
Il modo migliore per preparare il proprio elevator pitch è quello di provarlo e riprovarlo più volte, ma non a mente o allo specchio bensì rivolgendosi a persone che del vostro lavoro sanno poco o nulla: se questi capiscono al volo, benché sommariamente, di cosa parlate e i punti di vantaggio della vostra proposta, allora è un elevator pitch che funziona.

Ufficio
19/09/2016

Quando si parla di comunicazione efficace, il colloquio di lavoro è sicuramente uno degli argomenti più complessi: una di quelle attività che – per chi è in cerca di un impiego – può equivalere alla corsa su un tapis roulant mentre si mettono in pratica le strategie di una partita a scacchi mostrando la preparazione di un’interrogazione scolastica. La ricetta segreta, che garantisca di superare un colloquio di lavoro e piacere sicuramente ai nostri selezionatori, si chiama bacchetta magica ma, noi di Viking, abbiamo voluto redigere un elenco con alcuni consigli e suggerimenti che vi aiuteranno ad affrontare meglio una delle componenti principali del colloquio di lavoro: il linguaggio del corpo.
Una situazione sotto controllo

Spesso sottovalutato, il linguaggio del corpo ha in realtà una notevole importanza nella vita di tutti i giorni. È ciò che vediamo quando parliamo con una persona, è la comunicazione non-verbale che avviene tra noi e il nostro interlocutore, è ciò che delinea la tanto temuta “prima impressione”, soprattutto durante un colloquio di lavoro. Vi è mai capitato di rimuginare su come stare seduti, dove appoggiare le braccia, dove volgere lo sguardo o come sorridere in maniera naturale, fino a farvi prendere dal panico non vedendo l’ora di correre a casa? Il primo consiglio è sicuramente di imparare a rimanere rilassati, ricordandoci sempre il motivo alla base di quel colloquio e l’eccezionale opportunità che ci è stata concessa: abbiamo la possibilità di mettere in luce le nostre competenze per poterle offrire a quell’azienda in cui desideravamo da tempo lavorare. Mantenendo la situazione sotto controllo, ci mostreremo anche più sicuri di noi e il linguaggio del corpo ne trarrà immediatamente vantaggio permettendoci di dare subito un’impressione migliore a chi ci sta ascoltando.
Le diverse fasi di un colloquio di lavoro

Un colloquio di lavoro si scompone generalmente in quattro momenti: la fase del contatto, l’esplorazione, l’informazione e il momento della decisione. Il contatto avviene quando candidato e selezionatore si incontrano per la prima volta. Si tratta di una fase essenziale: alcune ricerche, infatti, sostengono che la prima impressione di chi abbiamo di fronte si delinea nei primi cinque minuti. L’esplorazione è invece la fase durante la quale vengono verificate le competenze del candidato. Anche questo è un momento essenziale perché può portare all’immediata decisione di non proseguire il colloquio, nel caso in cui il selezionatore dovesse ritenere il candidato non idoneo alla copertura del ruolo in offerta. Passando alla fase dell’informazione, dove il selezionatore inizia a spiegare più nel dettaglio i requisiti della posizione lavorativa obiettivo del colloquio di lavoro, il candidato ha già buone possibilità di ottenere il lavoro e, infine, il momento determinante della decisione. Ora vediamo alcune mosse per aiutarvi a far sì che tale decisione sia positiva.
La stretta di mano e il potere del sorriso

La stretta di mano è uno dei principali modi utilizzati per instaurare un contatto con una persona, soprattutto la prima volta che la incontriamo. È un gesto associato alle relazioni personali sin dai tempi delle caverne, grazie al quale ci si costruisce già una prima idea della persona che abbiamo davanti. Una stretta solida e sicura consentirà di trasmettere sensazioni positive al selezionatore e avremo più probabilità di essere trattati alla pari. Un piccolo suggerimento: avete in mano una borsa o magari cartelle, buste e blocchi? Teneteli nella mano sinistra. La stretta di mano avviene generalmente con la destra e non dovrete temere i goffi scambi o le potenziali cadute che farebbero sorridere anche Bridget Jones. E se parliamo di positività, non possiamo di certo tralasciare uno degli aspetti più importanti in tal senso: il sorriso. Oltre a essere un modo per rompere il ghiaccio e alleviare la tensione, è anche un ottimo strumento (purché utilizzato con spontaneità) per dimostrare disponibilità, serenità e buon umore al nostro interlocutore, che ci concederà maggiore fiducia ritenendoci probabilmente adatti a lavorare insieme ad altre persone in ambito lavorativo.
Sguardo e postura

Superato il momento iniziale, dove abbiamo incontrato il selezionatore, è importante continuare a rimanere concentrati su ciò che esprimiamo con il linguaggio del corpo nel corso di tutto il colloquio di lavoro. Quindi, ecco un altro aspetto da non sottovalutare: lo sguardo. Sappiamo tutti quanto sia allettante il pavimento sotto di noi ma, per esprimere coinvolgimento, interesse, sicurezza e competenza, è importante guardare negli occhi il nostro interlocutore. Ricordiamoci di rilassarci e di mantenere la concentrazione su ciò che dice. Altro elemento da non trascurare? La postura. Dimenarsi come un pesce fuor d’acqua o stravaccarsi come se fossimo seduti con amici sul divano, non rientrano probabilmente tra le tecniche vincenti. Mantenere la schiena dritta, evitando di incrociare le braccia, con i palmi rivolti all’insù mentre parlate, senza giocherellare con cravatta o collane può invece rappresentare un ottimo modo per dare un’idea rilassata e sicura.
Ricordatevi di fare pratica

Nei giorni che precedono il colloquio di lavoro, vi troverete a raccogliere informazioni sull’azienda, a chiedervi quali siano le domande che con più probabilità vi verranno poste e a redigere possibili risposte. Ricordatevi di fare pratica anche con il linguaggio del corpo. Servitevi di uno specchio e immaginate di essere al colloquio. Mentre vi esercitate con le risposte alle possibili domande, osservate come vi muovete, quanto gesticolate, ricordatevi di guardare di fronte a voi e di sorridere. Vi aiuterà a farvi un’idea, a migliorare i punti su cui fate più fatica e a ricordarvelo nel corso del colloquio reale. Acquisirete più controllo del vostro corpo e ciò si tradurrà in una maggiore sicurezza di fronte al vostro interlocutore, il quale – a sua volta – vi tratterà con maggiore fiducia. Aggiungete infine anche una sedia: potrete così verificare anche la postura adottata davanti allo specchio.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi offerto alcuni spunti concreti per evitare di sudare quattro camicie, ottenendo quel buon posto e aggiudicandovi quella partita – e con lei, il lavoro che desiderate. Avete altre tecniche per imparare a gestire meglio il linguaggio del corpo durante un colloquio di lavoro? Condividete con noi i vostri consigli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
11/07/2016

Grazie agli sviluppi tecnologici, il mondo sta diventando sempre più piccolo. Sono infatti numerosi i dispositivi e i software che ci permettono di svolgere attività commerciali, di comunicare e di interagire anche a distanza con la sola pressione di un tasto.

Un ottimo esempio è Skype, il servizio di video chat e di videochiamata, che consente di chiamare i contatti da un portatile, da un tablet o dallo smartphone parlando di persona… o quasi. Basta solo che, sia voi, sia l’altra persona, disponiate di una webcam, e potrete vedervi e sentirvi quasi come dal vivo: un mezzo eccezionale per qualsiasi tipo di comunicazione.

Oggi, però, vogliamo prenderne in considerazione una particolare di queste opportunità di videochiamata: i colloqui di lavoro su Skype (o qualsiasi altro servizio analogo).

Questa è stata un’autentica rivoluzione per chiunque non possa essere fisicamente presente a un colloquio di persona per motivi di tempo o di distanza: magari viviamo a diverse centinaia di chilometri e stiamo cercando un lavoro in un’altra città o non riusciamo a essere disponibili nelle ore lavorative. Qualunque sia il motivo, un video colloquio è in grado di generare la stessa tensione di quello di persona e richiede quindi la stessa preparazione e attenzione.

Tenendo a mente questi concetti, abbiamo redatto un’utile guida per aiutarvi a preparare, e a superare con successo, un colloquio di lavoro su Skype. Con una serie di suggerimenti su come impostare correttamente la luce dello schermo, cosa evitare di indossare (indipendentemente da quanto pensiate possano vedere) e come evitare imbarazzanti interruzioni, abbiamo raccolto alcuni dei principali consigli dei reclutatori di Viking, per darvi la possibilità di cogliere quest’esclusiva opportunità e farla fruttare al massimo.

Date un’occhiata all’infografica e preparatevi per l’importantissimo colloquio. Vi considerate maestri dei colloqui e avete in mente un consiglio prezioso da noi non citato? Scriveteci sulla pagina di Viking Italia.