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Ufficio
16/04/2018

Abbiamo visto in un altro articolo 4 tecniche ideate dalla PNL per aiutare a parlare in pubblico. Si tratta di “trucchi” presi in prestito dalla psicologia che possono aiutare ad allontanare l’ansia, aiutando ad affrontare una situazione che ci sembra fuori controllo e a cui il nostro corpo o la nostra mente non rispondono come vorremmo.

La programmazione neuro linguistica, nata negli Stati Uniti, è una disciplina poliedrica che coniuga aspetti del linguaggio, della psicologia e del comportamento al fine di migliorare e potenziare la comunicazione.

Come abbiamo chiarito nel precedente articolo non si tratta di una scienza e il riscontro di tali tecniche non è assicurato nella totalità dei casi. Tuttavia, avendo acquisito grande popolarità negli anni, tanto da essere presente anche in alcuni ambienti accademici, riteniamo che valga la pena soffermarci su alcune delle teorie più conosciute.

Dopo aver trattato di anchoring, future pacing, swish e dissociazione, vediamo insieme in questo articolo altre tre tecniche interessanti. Con questo articolo il materiale sulle buone pratiche di comunicazione e per parlare in pubblico inizia ad essere consistente, per questo consigliamo di stampare i contenuti oppure di prendersi qualche nota e di raccogliere il tutto in una busta trasparente da tenere a portata di mano.
Reframing
Il reframing è una tecnica di PNL, che si pone obbiettivi simili alla dissociazione e allo swish, volta a trasformare una situazione per renderla più utile e positiva rispetto a quello che è o che viene percepita. Più che una tecnica per la comunicazione, si può intendere in senso lato come un modo per porsi in un atteggiamento mentale positivo.

Il reframing è il processo con cui puoi cambiare il modo in cui percepisci una situazione e quindi il suo significato. Si parte dal presupposto che è possibile separare le intenzioni dal comportamento andando a ricercare quelle intenzioni positive che derivano da una lettura ottimistica e che rimpiazzano quelle negative derivanti da un approccio più pessimistico.

Prova a pensare ad un amico che ha un’attitudine ottimista: non fa altro che inquadrare le esperienze che vive in un contesto diverso oppure in un’ottica migliorativa. Le persone ottimiste cercano sempre la parte positiva nelle situazioni quotidiane e riescono così ad inquadrare in questo significato ogni situazione che vivono. I pessimisti fanno esattamente il contrario. Inquadrano ogni situazione nello scenario più negativo andando ad amplificare le parti negative.

Il reframing ti fornisce uno strumento per avere una prospettiva alternativa da cui osservare ciò che ti accade. È il famoso principio del bicchiere mezzo vuoto e mezzo piena. Il reframing consente di vederlo sempre mezzo pieno. La cornice degli eventi è quindi essenziale per percepirli in modo positivo piuttosto che negativo. Per attuare il reframing occorre domandarsi: “in quale cornice alternativa questo comportamento sarebbe utile?” oppure “esiste un altro contesto in cui questa esperienza sarebbe utile?”.

Scovando il contesto o la cornice positiva si possono inquadrare molte situazioni che ci sembrano negative in un significato che è invece più utile, favorevole e vantaggioso.
Convinzioni o credenze

Le convinzioni influenzano il modo in cui agiamo. Possono derivare dalla nostra esperienza oppure provenire da quello che gli altri dicono. Le convinzioni, o credenze, possono essere potenzianti oppure limitanti. Spesso siamo convinti di non riuscire a fare una cosa solamente perché abbiamo la convinzione sbagliata di non esserne in grado. Quante volte ti è capitato di pensare: “non ci riuscirò mai…” oppure “non c’è soluzione a questo problema”. In questi casi è sufficiente mettere in dubbio la convinzione sbagliata per intaccarne la sua solidità.

Se, ad esempio, devi parlare in pubblico ma sei convinto di non esserne capace, inizia a chiederti perché hai sviluppato questa convinzione e se sia veramente fondata. È sufficiente pensare che moltissime altre persone lo hanno fatto prima di te, che magari hai già parlato di fronte a molta gente in altri contesti, che forse la tua paura deriva da un episodio in particolare che si è verificato una volta o, ancora, è frutto di qualcosa che ti è stato detto da altri. Molte volte ci blocchiamo solamente perché qualcun altro ha espresso una sua opinione negativa su di noi o un nostro comportamento.

A volte, abbiamo talmente paura di non riuscire a fare una cosa che non ci proviamo nemmeno. Prova sempre ad essere critico nei confronti dei tuoi dubbi e delle tue paure, smontando quelle convinzioni o credenze infondate che ti limitano.
Rapport

Il rapport è una condizione, più che una tecnica, che in contesto psicologico consiste in un contagio sul piano emotivo” e che, nel linguaggio della PNL, viene chiamato, appunto, rapport.

Questa tecnica si basa sul funzionamento dei neuroni specchio, un tipo di neuroni che “copiano”, anche senza che noi ce ne rendiamo conto, le espressioni e i movimenti delle persone che abbiamo di fronte e con cui stiamo parlando.

La prossima volta che avrai una conversazione sufficientemente lunga con una persona prova a fare caso a questo tipo di adattamento. Il volume della voce, il modo di parlare, le espressioni, tendono ad allinearsi e ad essere simili alla persona con cui si dialoga. Anche la postura e i gesti tendono a corrispondere.

Il fatto che due persone che interagiscono tendano ad assumere simili espressioni e ad allineare i comportamenti non verbali favorisce naturalmente un’empatia reciproca che

Dato che il linguaggio dell’interlocutore, verbale e non verbale, riflette la sua visione personale dell’esperienza, il fatto di allinearsi al modo di parlare e alla postura permette di allinearsi sulla sua psicologia e di stabilire un rapport. Per questo, una delle tecniche che spesso vengono menzionate per rendere la comunicazione più efficace è proprio quella di ricalcare, ovviamene non in maniera vistosa, i movimenti dell’interlocutore.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come migliorare la comunicazione e affrontare l’ansia di parlare in pubblico possano tornarti utili nella vita lavorativa.
Hai dei dubbi e vuoi scriverci? Vuoi segnalarci altre pratiche di PNL di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
14/10/2015

Di manuali di netiquette e consigli per navigare nel mare delle comunicazioni aziendali son pieni gli scaffali delle librerie, ma se si vuole davvero sapere come scrivere un’email aziendale efficace e a prova di casini è dalla vita vera che bisogna imparare. E la cronaca, e uno studio approfondito, ci svelano finalmente il tono e i linguaggi usati nelle mail aziendali che vanno dal basso verso l’alto e viceversa.

La cronaca è quella dello scandalo Enron, uno dei più grandi crack finanziari della storia: insieme alle carte processuali sono state raccolte tutte le email scambiate tra i vertici e gli operativi, e su questo enorme materiale linguistico Eric Gilbert della Georgia Tech ha fatto uno studio chiamato “Phrases that Signal Workplace Hierarchy” (Priceonomics riporta i grafici che trovate in questo post).

Per esempio in queste 2 email tradotte da DailyBest è decisamente chiaro chi sia il superiore e chi il sottoposto.
Email 1
Per favore, dai un’occhiata a questi Excel e calcola l’utilizzo di gas per impianto e gasdotto in California. Mike dice che la maggior parte di questi impianti chiuderà nelle prossime settimane a causa dell’esposizione creditizia. C’è da discutere l’impatto sulle consegne. Grazie.

Email 2
Grazie! Fare la lista non è stato assolutamente un problema, e per favore, mi faccia sapere sapere quando posso fare cose del genere e renderle il lavoro più facile. So bene che il mercato è stato un po’ caotico da ieri in poi… per il futuro, devo passare da lei o facciamo in real-time? Grazie ancora per l’aiuto.
Ma non solo: le mail dei superiori sono spesso confuse, piene di errori, zeppe di richieste ASAP e con istruzioni poco chiare mentre quelle dei sottoposti sono limate alla singola parola, di una chiarezza estrema e senza il minimo errore ortografico.

Anche gli insiemi di parole ricorrenti sono decisamente diversi.

Nelle mail dal basso verso l’alto.

Nelle mail dall’alto verso il basso.

Secondo Michele Razzetti, autore di “Modera i toni: quando la comunicazione digitale è inappropriata“ e intervistato da DailyBest:
“Le conversazioni via e-mail italiane abbondano di scortesia: dai miei studi è risultato che circa un terzo delle e-mail includeva categorie linguistiche che potenzialmente potevano apparire scortesi al destinatario. Ne è emerso che in generale la comunicazione via e-mail sul posto di lavoro rischia di essere poco cortese e abbondare di richieste realizzate con l’imperativo o di commenti molto aspri sul lavoro altrui, ad esempio“.
Alessandro Zaltron, autore di “Le parole sono importanti. Scriverne poche e bene per lavorare meglio“ ha anche stilato le 7 regole d’oro per una comunicazione efficace in azienda:
1) l’oggetto identifichi chiaramente la questione trattata nella mail
2) la mail sia sintetica ma chiara: non più di 20 righe e frasi brevi, per favore!
3) se fornite informazioni, mettete i destinatari p.c.; se date ordini, specificate chi deve fare cosa entro quando
4) scrivete se necessario e non a troppe persone: prima di spedire la mail chiedetevi se la state mandando realmente SOLO a chi serve
5) evitate di inoltrare pesanti allegati
6) rispondete il prima possibile, restando entro le 24 ore
7) è gradito un testo cordiale, non offensivo, minuscolo, e con grazie finale