Tag: curriculum vitae
Idee
15/04/2020

Il CV europeo, o formato Europass per il curriculum vitae, è ormai praticamente utilizzato da chiunque si candidi per una posizione lavorativa. Quando venne formalizzato aveva tutte le buone intenzioni dalla sua parte, in primis quella di uniformare le modalità di recruiting e favorire la mobilità professionale all’interno dei Paesi UE. Ma ora però, a distanza di molti anni dalla sua larghissima diffusione, più che semplificare e uniformare il CV europeo sembra aver burocratizzato il modo in cui raccontiamo le nostre esperienze professionali, e burocratizzare finisce sempre per appiattire un ’bout il tutto in qualcosa senza personalità. Tanto che, se non espressamente richiesto, è forse giunto il momento di abbandonarlo, per almeno questi 7 motivi.

1. Il CV europeo rende tutti troppo uguali, appiattendo le differenze (che anche nel lavoro ci sono e sono fisiologiche ed essenziali) e non facendo emergere i veri talenti.

2. Il CV europeo è poco o per nulla modificabile, e questa sua rigidità alla fine costringe a limitare la descrizione delle proprie esperienze.

3. Il CV europeo può essere un ginepraio di formattazioni, font e spaziature, e spesso si finisce a perdere tempo più del dovuto per cercare di renderlo formalmente corretto.

4. Il CV europeo è organizzato per fornire tra le prime le esperienze professionali. A scapito e svantaggio però dei neolaureati, per i quali a pesare dovrebbero essere formazione ed esperienze extra curriculari.

5. Il CV europeo lascia poco spazio alle descrizioni, e questo spesso si traduce in informazioni sommarie, poco efficaci, che non attirano la giusta considerazione da parte dei recruiter.

6. Nel CV europeo manca uno spazio congruo per tutti gli aspetti motivazionali, aspirazionali e di risultati raggiunti che possono fare la differenza a parità di percorsi professionali o formativi.

7. Nel CV europeo la conoscenza delle lingue è in posizione secondaria e burocratizzata, non quello che serve quando si candida per posizioni in cui la conoscenza “reale” di una lingua può fare la differenza: 1 anno di studio o volontariato all’estero può valere molto di più, nella padronanza di una lingua straniera, di un semplice attestato secondo gli standard europei.

Idee
21/11/2018

Il curriculum per cambiare lavoro è inevitabilmente diverso dal CV di chi sta cercando il primo impiego: è banale dirlo ma se il primo curriculum serve a mostrare soprattutto la propria formazione per garantirsi l’accesso al mondo del lavoro e la possibilità di accumulare esperienza, il cv per cambiare lavoro deve da un lato dare l’idea del percorso fatto e dall’altro avere ben chiaro e dichiarato l’obiettivo strategico di carriera.
Curriculum per cambiare lavoro: gli errori da evitare
Ci sono alcuni macroscopici errori da evitare quando si scrive un curriculum per cambiare lavoro: da un lato c’è chi è fin troppo fiero della propria esperienza e presenta un CV che altro non è che un lungo elenco di posizioni lavorative in ordine cronologico; dall’altro c’è chi teme che il proprio percorso professionale sia in qualche modo limitante rispetto a un cambio di direzione di carriera e perciò adatta il curriculum per piacere ai selezionatori. Sono due atteggiamenti opposti ma entrambi limitanti: il primo perché i selezionatori non hanno né voglia né utilità a leggere esperienze professionali “vecchie” di 20 anni o più; il secondo perché risulta da subito evidente che c’è qualcosa di non detto, e la poca sincerità, voluta o meno, non piace mai a chi si occupa di risorse umane.
Come scrivere un curriculum per cambiare lavoro
A 40 anni o più non si offrono esperienze ma competenze: con anni di lavoro alle spalle è palese che si ha esperienza, e ai reclutatori basta leggere la data di nascita per saperlo; ciò che invece può fare la differenza è mostrare le competenze acquisite e che possono risultare utili nel nuovo impiego: un CV per cambiare lavoro dovrebbe avere nella prima pagina poche righe che riassumono in modo preciso e sintetico le principali e più importanti competenze acquisite. Non è facile scrivere queste poche righe, perché si tratta di dire sostanzialmente chi si è dal punto di vista professionale, ma sono quelle che possono davvero fare la differenza per i recruiter.
Curriculum per cambiare lavoro: gli obiettivi di carriera
Per scrivere un curriculum per cambiare lavoro non serve nemmeno elencare tutte le posizioni lavorative assunte nel corso della propria carriera: se si ha già cambiato azienda nel corso degli anni, o anche se si è maturata la propria esperienza sempre all’interno dello stesso ambiente, ci sono dettagli che si possono serenamente omettere e che, casomai, si potranno dire a voce in sede di colloquio.

All’inizio del CV sarebbe opportuno inserire anche il cosiddetto “job objective”, o obiettivo di carriera: da dove si viene è più che chiaro, ma ai reclutatori interessa sapere soprattutto dove si vuole andare. 1 riga, anche meno, poche parole sintetiche e chiare per dire subito qual è la direzione di carriera che si vuole intraprendere e perché si sottopone il proprio CV.
Istruzione e formazione nel curriculum per cambiare lavoro
Con anni di lavoro alle spalle si tende a pensare che istruzione e formazione nel curriculum per cambiare lavoro non servano più. Certo non ha senso elencare corsi “vecchi” di 10 anni (a meno che non siano ancora attuali e strategici) ma in un mondo del lavoro sempre più veloce e rapido nei cambiamenti, soprattutto tecnologici, la capacità di mantenersi aggiornati è sempre vista di buon occhio anche dai recruiter. Per cui sì, istruzione e formazione, purché inerenti agli obiettivi di carriera, devono ancora trovare spazio in un CV per cambiare lavoro.

Ufficio
25/03/2015

Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione. Soprattutto quando si tratta di curriculum vitae: i recruiter maneggiano decine di cv al giorno, e la differenza tra l’essere chiamati o cestinati è tutta nei dettagli.

Come scrivere allora un cv a prova d’assunzione? Con alcuni piccoli accorgimenti come questi.

1. Scrivere solo le esperienze collegabili al lavoro per il quale ci si candida. Per decidere cosa mettere e cosa togliere può essere utile guardare il sito Web dell’azienda ed eliminare le esperienze che non rispondono ai suoi valori e al suo business.

2. Dare una forma chiara ed essenziale. Un cv viene letto in pochi secondi e deve essere immediatamente chiaro: nome, cognome, recapiti in alto, massimo due pagine, font ben leggibili, uso dei grassetti, spazi usati per far risaltare le informazioni importanti.

3. Usare le parole chiave. Sì, come su Internet: le società di selezione e recruiting ormai usano dei software per scandagliare i database di migliaia di curricula, e il modo efficace per farsi pescare è quello di usare nel testo le parole chiave per le posizioni per cui ci si candida.

4. Puntare sui risultati. A meno che non si sia al primo impiego, è utile, per ogni esperienza, sottolineare i risultati raggiunti, anche citando cifre e numeri: “Ho venduto 50 enciclopedie porta a porta” è più efficace di “Venditore di enciclopedie porta a porta”, o no?

5. Meno istruzione, più esperienza. Sempre a meno che non siate neolaureati, a nessuno interessa del diploma del liceo. Bastano poche informazioni essenziali sull’ultimo titolo di studio conseguito, e poi spazio alle esperienze professionali.

6 Social network no. Fuori dal mondo ‘digital’, Facebook, Twitter, Instagram & Co. non sono visti di buon occhio: meglio evitare di mischiare il privato con il professionale. Se invece si possiede un profilo Linkedin è utile per mostrare le relazioni e le esperienze professionali.