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Idee
02/05/2019

Lavorare da freelance ha i suoi pro e contro che si possono riassumere nelle dicotomie tra libertà e obblighi, e incertezze e tutele. E tuttavia, forse anche in risposta alla crisi del lavoro che da anni percorre l’Italia, nel nostro Paese attualmente c’è un vero e proprio boom di aperture di partite IVA (3,6 milioni, come in nessun altro Paese dell’Eurozona, stando alle ricerche di Eurostat). Lavorare da freelance però è prima di tutto una forma mentis, che può avere i suoi aspetti negativi e che, soprattutto impone delle regole. Come queste 7 tassative se si vuole sopravvivere – economicamente, fisicamente e psicologicamente – nel mare magnum della libera professione.
1. Dotarsi di una solida infrastruttura tecnologica
Una connessione Internet potente in banda larga, un computer performante, uno smartphone per lavorare anche in mobilità, dispositivi di archiviazione dei documenti e backup come hard disk esterni o piccoli serve domestici sono il minimo indispensabile per poter lavorare da freelance, qualunque campo professionale si scelga.
2. Stabilire degli orari di lavoro
Ok, non c’è il cartellino da timbrare, né al mattino né la sera, ma il rischio è quello di lavorare sempre, a ogni ora, senza pause né ferie. È il tipico problema psicologico dei freelance, che più di altri lavoratori percepiscono il fatto che il tempo è denaro. E allora va bene anche cominciare molto presto, se per esempio si lavora in casa o si dispone di uno spazio di lavoro autonomo, ma questo poi non si deve tradurre nel portare via tempo a famiglia, hobby, attività fisica, interessi culturali e vita sociale, riducendosi e lavorare a oltranza fino a tardi.
3. No alle distrazioni
L’home working, o smart working per chi sperimenta il fatto di lavorare da casa come dipendente, può essere bellissimo. A patto di dire no alle distrazioni: lavorare da casa non significa fare i casalinghi, distraendosi con lavatrici, giardinaggio, piccole riparazioni e quant’altro venga in mente solo per il fatto che “tanto son qui e lo faccio”. È la conseguenza del punto 2: ci sono degli orari di lavoro, e altri da dedicare alla propria vita (anche agli aspetti meno piacevoli del menage famigliare).
4. Sì all’attività fisica
Banalmente andare al lavoro può anche significare fare dei tratti a piedi per andare a prendere i mezzi pubblici; il rischio di lavorare in proprio da casa è invece la sedentarietà assoluta. E allora, visto che non si “sprecano” ore per il commuting casa – lavoro, ci si può serenamente ritagliare del tempo per fare un ’bout di attività fisica. Che, tra le altre cose, aiuta anche a essere più efficienti nel proprio lavoro.
5. No alle cose gratis
Prima o poi capita a ogni freelance: chiama un amico, chiede un favore professionale e si finisce a farlo gratis. No, tutti si vive del proprio lavoro e della capacità dello stesso di produrre reddito. Si può anche prestare le proprie competenze e professionalità per buone cause, ma questo non significa lavorare gratis, per nessun motivo, nemmeno per gli amici: c’è sempre una tariffa che quantifica il proprio tempo.
6. Non isolarsi
È il rischio soprattutto di chi fa lavori che si possono fare in mobilità, da remoto, sfruttando le tecnologie: finire per avere solo relazioni virtuali via mail, videochiamate e chat. Invece avere relazioni personali concrete è sempre un vantaggio, fosse anche solo per avere qualche buona idea: in fondo è questa la vera fortuna dei coworking, quegli spazi di lavoro in condivisione, sul modello open space, dove i freelance condividono ambienti e servizi per sviluppare la propria attività.
7. Niente chiacchiere in orario di lavoro
Un dipendente non può passare 30′ del proprio tempo al telefono a parlare di fantacalcio, Spa di montagna, pannolini per bambini o auto sportive. Lo stesso vale per un freelance: la tentazione di impiegare il proprio tempo per altre cose, comprese le chiacchiere, è sempre forte, soprattutto all’inizio, con l’illusione che tanto si recupera dopo. Ma poi si finisce a lavorare fino a tardi, e quel tempo di qualità è andato perso: per gli amici e le amiche ci sono altri momenti, è una questione di autodisciplina.