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Ufficio
07/05/2020

Conciliare le proprie ambizioni lavorative con il ruolo di madre non è mai stato un compito semplice per moltissime donne. La totale rivoluzione del mondo del lavoro causata dalla pandemia da COVID-19 ha ulteriormente destabilizzato la situazione. Ma forse il nuovo approccio al lavoro flessibile e da remoto, sebbene forzato dal lockdown, potrebbe costituire un’opportunità per le mamme del presente e del futuro. 

Con l’attenzione ai temi del mondo del lavoro e delle risorse umane che da sempre ci contraddistingue, ci siamo quindi chiesti quale sia la situazione in Italia al momento per le lavoratrici con e senza figli.
Attraverso un sondaggio su un campione rappresentativo di 1000 donne italiane tra i 25 e i 45 anni e un commento della scrittrice e giornalista Paola Setti, autrice di “Non è un paese per mamme”, abbiamo tentato di fotografare il quadro italiano per quanto riguarda la condizione attuale delle donne al lavoro, le misure di sostegno applicate dalle aziende per affrontare la pandemia da COVID-19 e le impressioni delle donne italiane e dei loro partner su una possibile riforma dell’attuale congedo di paternità, con un occhio rivolto agli altri Paesi europei. 
Scegliere tra figli e carriera? 
Uno dei dati emersi dal sondaggio, a nostro parere più interessante, riguarda le condizioni attuali del congedo di maternità. Più della metà delle donne intervistate (53%) rinuncerebbe a un aumento dello stipendio del 10% per ottenere condizioni migliori in maternità. 

Dai dati emerge inoltre che molte donne hanno incontrato un qualche tipo di ostacolo legato alla maternità nel corso della propria carriera. Si tratta di più di 1 donna su 2 (56%), tra le quali il 29% ha rimandato la prospettiva di avere figli a causa delle policy o delle impressioni di un datore di lavoro e il 16% ha dichiarato di non aver avuto un figlio per paura di perdere il posto.  

Esaminando nello specifico chi ha subito delle conseguenze vere e proprie per aver scelto di diventare madre, il 17% dichiara di aver avuto delle ripercussioni sulla propria carriera dopo essere rimasta incinta e, tra queste, il 6% ha addirittura subito un licenziamento a causa di una gravidanza. 

“La fotografia è impietosa. Ci dicono i dati che siamo un paese di mammoni che però non ama le mamme: le donne che decidono di fare figli dovrebbero venire premiate e sostenute per aver fatto un regalo non solo a se stesse e alle proprie famiglie, ma alla società intera.”, commenta Paola Setti, “Con l’aggravante che le donne per prime chiedono scusa per il disturbo: lungi dall’essere consce che il sostegno alla conciliazione è un diritto sancito dalla Costituzione, sarebbero disposte a rinunciare a un aumento di stipendio pur di ottenere condizioni migliori. Fare un figlio è ormai una mera questione di bilancio tra costi e fatiche e la natalità è ferma a un preoccupante 1.3, contro un desiderio di 2 figli per donna.”
  
COVID-19 e smart working: il post-pandemia sarà il lavoro flessibile? 
La situazione attuale causata dalla pandemia da COVID-19 ha comportato una ricalibrazione forzata delle modalità di approccio al lavoro. In molti casi, purtroppo, ha provocato un drammatico stop delle attività, per evitare la diffusione del virus e il contagio. 
In altri, fortunatamente, la tecnologia ha consentito ai lavoratori e alle lavoratrici italiane di adattarsi alla situazione straordinaria e di continuare a lavorare da casa, idealmente in un angolo casalingo adibito a ufficio e completo di scrivania, computer e seduta ergonomica.  
Il 41% delle donne intervistate dichiara di lavorare attualmente da casa in modalità smart working, di cui solo il 12% godeva già della possibilità di lavorare da remoto prima della pandemia. 

In questo periodo di sospensione delle attività didattiche, e quindi con i figli a casa, il lavoro flessibile e il sostegno alle famiglie da parte di istituzioni e datori di lavoro è estremamente importante. 
1 donna su 5 dichiara di poter usufruire di turni e orari di lavoro flessibili e il 18% di essere in congedo retribuito. Solo il 4% afferma che il proprio datore di lavoro sta offrendo sostegno attraverso assegni familiari e/o sussidi per spese sanitarie. 
Una notizia positiva su questo fronte arriva anche dal Governo, con l’inserzione di un congedo parentale straordinario nel Decreto Cura Italia, che comporta fino a 15 giorni di congedo retribuito al 50% per genitori con figli fino ai 12 anni. 

“Le soluzioni non mancano e se c’è un lato positivo di questa terribile pandemia è proprio averle messe in campo con la forza dell’emergenza. E’ vero che questa lunga quarantena ha pesato ancora di più sulle spalle delle mamme, che si sono ritrovate con un carico doppio sulle spalle, senza il supporto della scuola. E però è proprio da questa emergenza che possiamo intravedere il cambiamento: ci voleva la peste per attivare lo smart working, allungare i congedi parentali, dare sostegni economici alle famiglie per le baby sitter e in sostanza metterci tutti in condizione di gestire lavoro e famiglia senza rinunciare alla carriera oppure alla genitorialità.”, commenta Paola Setti. 
9 donne su 10 preferirebbero un modello di congedo parentale diverso da quello italiano 
Ben l’81% delle donne intervistate vorrebbe migliori politiche a sostegno della famiglia da parte del proprio datore di lavoro, incluso un congedo di paternità più lungo e maggior supporto per i neo-genitori.  

Sulla base di una potenziale riforma del congedo di paternità come quella introdotta dal Family Act proposto dall’on. Elena Bonetti, ben il 75% delle lavoratrici con figli e il 73% dei loro partner si esprimono a favore di un congedo di paternità più lungo di quello attuale, che per ora prevede solo una settimana di congedo obbligatorio retribuito per i neo-papà. 

Solo 1 su 10 delle donne intervistate si dichiara soddisfatta dell’attuale modello di congedo parentale italiano, mentre il restante 91% vorrebbe vedere applicato un modello diverso. La maggioranza (65%) si esprime a favore del modello norvegese, che prevede 42 settimane di congedo retribuito per la madre e fino a 10 per il padre.  

Su questo punto, l’autrice Paola Setti ha commentato: “L’allungamento dei congedi di paternità è senz’altro uno dei perni su cui puntare. Non solo infatti darebbe un aiuto alle mamme, ma garantirebbe il diritto, oggi molto precario, dei papà al loro ruolo di genitori. Senza contare che forzerebbe il cambiamento dal punto di vista culturale: oggi ai colloqui di lavoro solo alle donne viene domandato se hanno l’intenzione di avere figli, perché si dà per scontato che saranno meno produttive nel momento in cui dovranno occuparsene, anche usufruendo del congedo obbligatorio. Se il congedo e la cura dei figli riguardassero anche i papà si ridurrebbe di molto la discriminazione di genere sui luoghi di lavoro.” 

Idee
09/04/2020

Il Coronavirus ha imposto a moltissimi Italiani di lavorare da casa, laddove possibile. La regola dello smart working vale per (quasi) tutti, compresi recruiter e candidati. Molti si sono trovati a vedersi annullati i colloqui vis-à-vis (per ovvi motivi), e quindi a doverli sostenere da remoto, in videoconferenza.

Esistono moltissime applicazioni per effettuare videochiamate, che siano di lavoro o di piacere. Un ottimo esempio è il caro vecchio Skype, che consente di chiamare i contatti da un portatile, da un tablet o dallo smartphone parlando di persona… o quasi. Basta solo che, sia voi, sia l’altra persona, disponiate di una webcam, e potrete vedervi e sentirvi quasi come dal vivo: un mezzo eccezionale per qualsiasi tipo di comunicazione.

Oggi, però, vogliamo prenderne in considerazione una particolare di queste opportunità di videochiamata: i colloqui di lavoro su Skype (o qualsiasi altro servizio analogo).

Questa è stata un’autentica rivoluzione per chiunque non possa essere fisicamente presente a un colloquio di persona per motivi di tempo o di distanza: magari viviamo a diverse centinaia di chilometri e stiamo cercando un lavoro in un’altra città, o non riusciamo a essere disponibili nelle ore lavorative oppure, come nel caso attuale, non possiamo fisicamente muoverci dalla nostra abitazione. Qualunque sia il motivo, un video colloquio è in grado di generare la stessa tensione di quello di persona e richiede quindi la stessa preparazione e attenzione.

Tenendo a mente questi concetti, abbiamo redatto un’utile guida per aiutarvi a preparare, e a superare con successo, un colloquio di lavoro su Skype. Con una serie di suggerimenti su come impostare correttamente la luce dello schermo, cosa evitare di indossare (indipendentemente da quanto pensiate possano vedere) e come evitare imbarazzanti interruzioni, abbiamo raccolto alcuni dei principali consigli dei reclutatori di Viking, per darvi la possibilità di cogliere quest’esclusiva opportunità e farla fruttare al massimo.

Date un’occhiata all’infografica e preparatevi per l’importantissimo colloquio. Vi considerate maestri dei colloqui e avete in mente un consiglio prezioso da noi non citato? Scriveteci sulla pagina di Viking Italia

Idee
17/08/2019

Fino a ieri c’erano il sole, la sveglia lenta, la vita da spiaggia e il tempo dilatato delle giornate di vacanza. Da oggi la sveglia suona all’alba, c’è da timbrare il cartellino al lavoro, il traffico è di nuovo il buongiorno e come prospettiva ci sono i lunghi mesi invernali: se non è stress da rientro post vacanze questo, cosa lo è?

Gli italiani che soffrono di disturbi e fastidi (più che legittimi) alla fine delle vacanze e alla ripresa delle normali attività lavorative sono circa 6 milioni: non una vera e propria malattia, ma una condizione di disagio, spossatezza e depressione che si manifesta con sintomi quali ansia, insonnia e generale nervosismo.

Che fare allora per attenuare l’irritabilità e gli sbalzi d’umore repentini? Seguire queste 10 regole stilate dal professor Piero Barbanti, Primario Neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana:
Dormire molto e bene, evitando di passare dalle 8-10 ore di sonno del periodo vacanziero alle 6-7 che ci si concede al rientro. Eventuali problemi di insonnia vanno affrontati aiutandosi con un bagno caldo la sera o con una tisana.

Abituarsi con gradualità, rientrando dalle vacanze alcuni giorni prima della fine delle vacanze per poter tornare senza un impatto brusco alle temperature e ai ritmi cittadini. Se possibile, anche il lavoro andrebbe ripreso gradualmente.

Fare movimento, soprattutto se le ferie sono state “attive”. Fare attività fisica infatti aiuta a diminuire lo stress e a riposare meglio.

Seguire un’alimentazione corretta. Il cervello ha bisogno soprattutto di zucchero, perciò ben vengano, senza esagerare, i carboidrati semplici (saccarosio, miele, confetture, frutta) e quelli complessi (pane, pasta, riso e cereali). La melatonina contenuta nella buccia dei chicchi d’uva, ad esempio, può essere un valido aiuto all’umore.

Stare alla luce del sole. Il passaggio dalla luce del sole in spiaggia a quella artificiale dell’ufficio può mettere sotto stress il corpo e la mente. Un consiglio: fare la pausa pranzo all’aria aperta.

Essere ottimisti. Fare pensieri positivi aiuta a ritagliarsi degli spazi di riflessione e a spostare l’attenzione su cosa desideriamo e sulle nostre capacità.

Prendersi delle pause frequenti di almeno 15 minuti ogni due ore per riattivare la circolazione e riposare gli occhi.

Niente tecnologia a letto. Non tenere in camera da letto né computer, né cellulare, né televisione, perché il cervello potrebbe smettere di associare quella stanza al momento del sonno, considerandola alla stregua di un “prolungamento” del salotto.

Tornare a scuola con gradualità. Dopo tre mesi di vacanza, per i bambini è ancora più importante tornare al ritmo della scuola gradualmente. Occorre dare al bambino il tempo di abituarsi alle lunghe ore che trascorrerà seduto.

Concedersi un weekend di relax. Finché il tempo lo consente, dedicare il fine settimana al relax e alla famiglia come se le vacanze non fossero ancora finite, per ricaricarsi e iniziare al meglio la nuova settimana.

Idee
19/11/2018

In un recente articolo, abbiamo parlato di come imparare a delegare. Questa sembra essere infatti una delle attività più difficili da svolgere al lavoro: in parte perché quando si ricopre un ruolo da tempo, si può far leva sulle conoscenze e competenze maturate con la consapevolezza di saper eseguire quel compito o mansione a dovere; in parte perché non è sempre facile abbandonare attività che si sa svolgere al meglio per lasciarle ad altri. Eppure, in un’ottica di crescita aziendale e professionale nel ruolo ricoperto, acquisiamo nuove mansioni che ci mettono alla prova, ci consentono di imparare nuove abilità e ci permettono di progredire. Per poterci quindi concentrare su queste nuove attività, svolgerle al meglio e in maniera produttiva, è molto importante riuscire a delegarne altre. Prima di delegare però, è essenziale fermarsi a pensare se qualche attività non possa essere eliminata.

Concentrati sull’essenziale
Come ci insegna Tim Ferriss, la gestione del tempo è un argomento spinoso. Da alcuni viene infatti interpretata come un’ottimizzazione dei tempi volta a inserire una maggior quantità di compiti nell’arco della giornata e viene attentamente monitorata, misurata e di conseguenza monetizzata per imparare a svolgere una data mansione in minor tempo. Una delle domande che però riteniamo sia indispensabile porci è: l’attività in questione è assolutamente necessaria? Per questo motivo, prima di delegare un compito a un altro dipendente – dove dovremo dedicare tempo anche a formazione e supervisione – è importante eliminare quelle attività che ci tengono occupati ma che magari non sono effettivamente così necessarie, evitando di delegare ad altri compiti che non servono in un’escalation di (ahimè) perdita di tempo.
Efficienza ed efficacia
Spesso tendiamo a non ricordarci la differenza tra questi due termini quando applicati a livello lavorativo. L’efficacia si manifesta in quelle attività che consentono a noi o all’azienda di progredire e di raggiungere i rispettivi obiettivi. L’efficienza è lo svolgimento corretto di una data mansione. A chi non è capitato, ad esempio, di controllare le email anche 20 volte al giorno e costruire un elaborato sistema di cartelle, se non di raccoglitori documenti, per poterle gestire bene e vedere la posta in arrivo finalmente vuota? Sicuramente, si tratta di un’attività dove regna ordine e dedizione. Sicuramente è efficiente. È altrettanto importante però chiederci se tale sistema sia efficace: ossia, è un’attività che consente a noi e all’azienda in cui lavoriamo di raggiungere i rispettivi obiettivi e di migliorare la produttività? Con questo esempio, non intendiamo spronare nessuno a non leggere più le email, ma a imparare a riconoscere le proprie inefficienze per cercare di eliminarle lasciando spazio a ciò che realmente serve e soprattutto allo sviluppo dei propri punti di forza.

Esercizi da compiere
Per aiutarci a individuare quelle attività da eliminare che magari ci rendono efficienti ma non efficaci e produttivi, può venirci in aiuto qualche semplice esercizio. Ad esempio, potremmo chiederci quali attività compieremmo se, per qualche motivo, fossimo costretti a lavorare solamente tre ore al giorno. In tal modo, riusciremmo a individuare immediatamente ciò che dobbiamo portare a compimento: quelle mansioni essenziali, da svolgere nelle prime ore di lavoro e che, se completate, ci consentiranno di avere una sensazione di appagamento a fine giornata. Oppure, potremmo mettere un promemoria sulla scrivania per ricordarci di NON eseguire quelle attività che invece ci occupano del tempo a scapito di ciò che è realmente importante. Anche evitare il multitasking è un consiglio che viene spesso proposto perché focalizzando l’attenzione su una sola mansione, la si svolgerà meglio, con maggiore dedizione e con conseguente maggiore gratificazione.
Delegare e automatizzare
Come abbiamo detto, senza stancarci di ripeterlo, prima di delegare e anche automatizzare un’attività, è importante capire se tale compito sia essenziale o se possa invece essere eliminato. Come ci suggerisce lo stesso Tim Ferriss nelle sue pubblicazioni sul tema, mai automatizzare qualcosa che può essere eliminato e mai delegare qualcosa che può essere automatizzato. Prima di aggiungere altre persone nel flusso di lavoro per consentirci di aumentare e ottimizzare la nostra produttività, liberando tempo da dedicare a ciò che mette in risalto i nostri punti di forza, è necessario ridefinire regole e procedure.

Regole d’oro
Per prima cosa, ogni compito da delegare deve essere un’attività che richiede tempo e che sia ben definita. È importante essere specifici e dare istruzioni precise, chiarendo da subito possibili dubbi per non lasciare spazio a diverse interpretazioni dell’attività da svolgere. È essenziale verificare e supervisionare il lavoro in fase di avanzamento richiedendo un aggiornamento e impostando una scadenza, possibilmente con largo anticipo in modo da “aggiustare il tiro”, rimediare a eventuali errori e mantenere la tabella di marcia se l’attività fa parte di un progetto con scadenze verso terzi. La procedura del delegare va quindi ben studiata con un’attenta riflessione volta a eliminare ciò che è superfluo semplificando e ottimizzando i compiti che svolgiamo prima di delegarli a un nostro collega in un’ottica di efficacia, rendimento aziendale e maggiore produttività complessiva.

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare a capire cosa fare prima di delegare uno dei compiti che svolgi quotidianamente. Ma vogliamo anche sapere la tua opinione in merito: hai applicato alcune di queste raccomandazioni o ne hai altre da proporre? Raccontacele sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
29/10/2018

Abbiamo spesso preso in considerazione diverse tecniche e strategie per crescere professionalmente, fornendoti consigli ad esempio su come ottenere una promozione al lavoro. Ma quali sono le attività che puoi concretamente intraprendere nel tuo percorso professionale per progredire e migliorare? Tradizionalmente, tali attività possono essere suddivise in base alla fascia d’età o meglio al grado di esperienza maturato all’interno dell’azienda. Vediamo quindi quali sono alcune azioni concrete che puoi adottare in ogni fase del tuo percorso lavorativo.

Trovati uno sponsor
Se sei all’inizio del tuo percorso professionale, un modo per migliorare, progredire e fare carriera è di ottenere uno sponsor che ti incoraggi e ti sostenga. Uno sponsor può essere un senior leader o un individuo capace di influenzare le decisioni, dotato di una profonda comprensione dell’organizzazione, della cultura aziendale e del settore in cui eserciti, in grado di aiutarti a valutare i tuoi punti deboli e di forza nonché di sostenerti perché tu possa ricoprire ruoli che ti consentano di estendere a più ampio respiro le tue competenze. Come un mentor, anche lo sponsor può offrirti consigli, suggerimenti e quella consulenza necessaria per sviluppare il tuo percorso professionale ma si focalizza maggiormente sull’azione. Un mentor può guidarti verso le porte giuste, ma lo sponsor ti aiuterà ad abbatterle e ad aprirne anche alcune per te perché tu possa ricevere una di quelle buste tanto attese dal tuo capo. Lo sponsor ideale non è necessariamente qualcuno con il quale si condivide una visione similare e si ha una buona affinità, ma un alleato strategico in grado di aiutarti a infondere un cambiamento e una spinta positiva alla tua carriera professionale.
Dedicati al coaching
Se invece ricopri già una posizione più alta e senior all’interno dell’azienda, potresti ulteriormente rafforzare il tuo ruolo dedicandoti al coaching. In passato, i leader aziendali raggiungevano posizioni ai vertici grazie all’esperienza maturata sul lavoro e alla profonda conoscenza acquisita. Erano generalmente in grado di fornire risposte ai loro dipendenti su cosa fare in determinate situazioni. Oggi, pur vantando una profonda comprensione dell’azienda, i leader si ritrovano a lavorare in ambienti molto più complessi dove risulta irrealistico aspettarsi che abbiano tutte le risposte. È qui che entra in gioco il coaching, quale metodo efficace per spronare la crescita dei propri subordinati senza fornire risposte dirette ma aiutando ciascuno di loro ad arrivare alle proprie personali soluzioni. Nel coaching, è quindi molto importante impostare un dialogo basato su domande aperte e capacità di ascolto. Per il manager che lo svolge, è necessario saper creare quello spazio che il dipendente andrà a colmare, individuando i problemi alla base, ponendo domande efficaci per chiarirli e mettendo alla prova quanto dichiarato con nuove idee ed ipotesi.

Obiettivi ad ogni età
Qualsiasi sia il tuo percorso lavorativo e il ruolo da te attualmente ricoperto in azienda, può risultare stimolante fermarsi un attimo a riflettere su ciò che ci viene suggerito da un imprenditore di successo del calibro di Jack Ma. In una delle sue interviste, Jack Ma sostiene quanto sia importante, all’età di 20-30 anni, entrare a far parte di una buona azienda in cui si possa imparare a svolgere una professione a dovere. Ritiene che questo sia un periodo ideale perché contrassegnato dalla possibilità di imparare e di mettersi in competizione con se stessi creando una visione di ciò che si desidera raggiungere in un arco temporale di 10 anni. I 30-40 anni sono per lui il momento della sperimentazione con potenziale avviamento di un’impresa in proprio; i 40-50 l’età per concentrarsi su ciò che riusciamo a svolgere al meglio e i 50-60 il momento da dedicare alla formazione e allo sviluppo delle nuove leve.
Aiutare gli altri
Proprio lo sviluppo delle nuove leve può risultare uno dei modi migliori per promuovere la crescita del nostro individuale percorso professionale ma anche personale. Riuscire a insegnare agli altri alcune delle grandi lezioni che noi stessi abbiamo imparato può essere non solo molto utile per lo sviluppo dei dipendenti nuovi o più giovani ma anche molto stimolante per noi stessi che ci troveremo a riflettere sugli obiettivi raggiunti e sul percorso intrapreso per l’ottenimento degli stessi. In fondo, anche il leader aziendale di maggior successo è arrivato dov’è oggi grazie all’aiuto ricevuto da altri. Ed è l’esperienza il valore aggiunto che può offrire a chi è alle sue dipendenze per favorirne la crescita professionale.

Non è mai troppo tardi
Pur credendo nell’importanza di creare percorsi professionali strutturati, di promuovere una crescita costante con obiettivi mirati volti allo sviluppo e all’ottenimento di una promozione di ruolo in azienda, l’esperienza ci insegna che non è mai troppo tardi. Addirittura per avviare un’azienda di successo – con le idee, la motivazione e la strategia giusta. Qualche tempo fa, ti avevamo proposto un articolo in merito all’età in cui fondare un’azienda con un’infografica elencante le età in cui diversi imprenditori hanno avviato la loro. Il nostro consiglio è quindi di crearti una vision, di fissare obiettivi strategici ma anche di assumerti dei rischi e seguire un’idea o un’intuizione che può portarti a qualsiasi età alla realizzazione di un tuo sogno!

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare a trovare la tecnica o l’attività ideale a cui dedicarti nella fase professionale in cui ti trovi. Ritieni che una in particolare sia stata per te efficace nel tuo percorso lavorativo? Raccontacela sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
15/10/2018

In uno dei nostri ultimi articoli, abbiamo affrontato il tema della routine e in particolare di come creare una routine mattutina efficace per arrivare al lavoro più motivati e affrontare la giornata con maggiore prontezza e incisione. Abbiamo visto come alcune prassi, se svolte con costanza, possono aiutarci a migliorare la nostra attenzione, la produttività e il generale benessere psicofisico. Anche per mantenere una routine è necessaria una buona dose di motivazione ma esistono delle tecniche che possiamo adottare per aiutarci nel nostro percorso verso una vita lavorativa più serena ed equilibrata? Scopri con noi quelle che ti suggeriamo!

Routine vecchia e nuova
Una volta che un nuovo comportamento è diventato di routine, è molto più semplice aggiungere un altro elemento a quella routine piuttosto che crearne una del tutto nuova. Questo perché il nostro cervello collega pensieri ed esperienze: la routine già impostata diventa quindi come un sentiero già percorso a cui aggiungeremo un paio di ulteriori passi. Ad esempio, chi ha l’abitudine di scrivere regolarmente nella propria vita privata potrebbe trovare più semplice scrivere il blog aziendale, sfruttando una routine e competenze già radicate e sviluppate nel privato. Chi dispone di una buona gestione delle email può essere il dipendente ideale per organizzare una riunione a più persone. Anche un’abitudine “negativa” può essere utilizzata a scopi positivi: ad esempio, se ti trovi spesso a navigare su Internet senza un reale scopo su cosa leggere e perché, potresti tenere a portata di mano un libro di sviluppo professionale e leggerne due o tre pagine per approfondire un argomento che può tornarti utile in azienda.
Non lasciarti scoraggiare
Siamo tutti di natura inclini al raggiungimento di risultati positivi, possibilmente realizzabili velocemente. Se pensiamo, ad esempio, a cambiare un’abitudine alimentare per mangiare più sano e perdere peso, avremo bisogno di almeno 4-5 settimane per vedere i primi miglioramenti. Si tratta di un periodo piuttosto lungo in cui il nostro cervello non riceve nessun feedback positivo e potrebbe risultarne demotivato. D’altronde, se potessimo mangiare un’insalata e perdere peso all’istante, saremmo tutti in perfetta forma e con gli addominali scolpiti. Chi tra noi si occupa di vendite, ad esempio, riconoscerà che i nuovi clienti non bussino sempre alla porta spontaneamente, ma sia necessaria una strategia a lungo termine di riunioni, email e telefonate con anche diversi insuccessi sulla strada verso il raggiungimento di risultati positivi. Il consiglio? Non premiarti solo quando ottieni un risultato positivo; datti una bella pacca sulla spalla anche per aver avviato il percorso e il cervello otterrà quella motivazione necessaria a breve termine per continuare nella direzione dell’obiettivo futuro.

Impara ad ascoltarti
La creazione di una routine che diventa un’abitudine che riusciamo a mantenere nel tempo richiede forza e determinazione, ma anche una buona dose di autoconsapevolezza per capire cosa funziona, cosa no e come apportare dei miglioramenti. Ricordarci sempre dello scopo finale per il quale abbiamo iniziato una routine, ci consentirà di averne una visione più chiara e servirà nei momenti in cui fa capolino la demotivazione. Inoltre, la nostra capacità di autodisciplinarci si assottiglia con il progredire della giornata. Ecco perché la mattina è il momento ideale per provare quella nuova routine che desideriamo tanto implementare e che troviamo vantaggiosa per gli obiettivi che ci siamo prefissati. Il nostro corpo avrà molta energia in più per affrontare questa novità!
Promemoria fisico
A volte, presi dalla fretta del momento, è possibile che non ci ricordiamo di svolgere quell’attività che ci aiuterebbe molto ma che ancora non è diventata una nostra abitudine. Ad esempio: se come parte della routine mattutina, decidi di iniziare a fare un po’ di sport per arrivare al lavoro con la carica giusta per affrontare tutti gli impegni in programma, potresti decidere di lasciare le scarpe da ginnastica o il tappetino per lo yoga in un posto in cui non solo sei solito passare, ma dove sei “costretto” a prenderli in mano. Ciò fungerà da promemoria per la nuova abitudine che desideri iniziare.
Inizia pian piano e divertiti
Stabilire una nuova routine può sembrare un impegno che affrontiamo con entusiasmo o una scelta consapevole di inserire un cambiamento volto a un miglioramento nel tempo. In qualsiasi caso, inizia moderatamente con una sola nuova abitudine per volta e incrementa pian piano con il passare delle settimane. Se, ad esempio, desideri alzarti prima per avere più tempo per te la mattina ed evitare di arrivare in ufficio di corsa, prova a iniziare con 10 minuti per un paio di settimane per poi puntare la sveglia prima. Se stai cercando di migliorare le tue abilità organizzative per la scrivania, munisciti di alcuni colorati raccoglitori documenti per alleviare il compito. Ma soprattutto, qualsiasi abitudine tu voglia adottare per migliorare la tua serenità e di conseguenza la tua produttività al lavoro, crea una nuova routine che sia in linea con i tuoi interessi e che ti diverta: sarà molto più semplice mantenerla!

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare a trovare la motivazione per mantenere una routine mattutina o in generale, le nuove abitudini lavorative. E tu? Hai qualche tecnica efficace che utilizzi per implementare una nuova abitudine al lavoro? Raccontacela sulla pagina Facebook Viking Italia.