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Ufficio
17/04/2019

Ci sono tanti motivi per cercare un nuovo e diverso posto di lavoro, e molti di questi riguardano la possibilità di fuggire dal proprio capo. Sì, stipendio, benefit e possibilità di carriera possono molto, ma non tutto se sulla propria strada si trova un capo tiranno. A fare la lista dei motivi per cui darsela a gambe levate da un posto di lavoro ci ha pensato il magazine Entrepreneur, con l’elenco di atteggiamenti e comportamenti sbagliati del manager di turno.

1. Troppo lavoro

Sì, affidarsi ai dipendenti più bravi è normale, caricarli di troppo lavoro senza premi in cambio (come avanzamenti di carriera, aumenti di stipendio o altro) è perfido. Anzi, è proprio controproducente, visto che il migliore dei propri collaboratori comincerà a sentirsi in colpa per il fatto stesso di essere bravo, e a pensare di cambiare aria.

2. Poco merito

Ok, si lavora per lo stipendio a fine mese (e molto raramente per la causa). E però non riconoscere mai nessun merito, dando tutto per scontato, compresi impegno e qualità, è deleterio. Sì, si apprezzano anche gli incentivi economici, ma nel frattempo dire qualche volta “bravo” non fa male. Anzi.

3. Nessuna empatia

Ora, non è che si debba andare al battesimo dei figli di tutti i collaboratori e dipendenti, ma un minimo di lato umano ci vuole anche nelle relazioni professionali. Vero che si collabora per il patto professionale e non è necessario essere amici, ma avere vagamente idea delle passioni dei propri collaboratori, della loro situazione famigliare, di cosa amano fare nel tempo libero (tutte cose che si possono sapere scambiando due battute alla macchinetta del caffè) aiuta a trattenere i collaboratori migliori.

4. Non mantenere le promesse

Le promesse sono un carburante eccezionale della motivazione. Almeno fino a quando non vengono disattese, e allora si ottiene l’effetto uguale e contrario. Perché una promessa mantenuta costruisce fiducia, ma una disattesa la distrugge per sempre.

5. Fare favoritismi

Un capo è tale perché sa e deve scegliere per il meglio. Farlo in base a criteri aleatori (simpatia, avvenenza, famigliarità) è il modo più veloce di distruggere un gruppo di lavoro e far scappare i migliori. Quando si tratta di elargire compiti, responsabilità, premi e aumenti un capo deve essere oggettivo, anche contro i propri interessi extra professionali.

6. Non ascoltare

Non ascoltare costituisce una macro categoria in cui rientra un ’bout ogni errore di egocentrismo di un capo. Non valutare un suggerimento di un collaboratore, non lasciare spazio alla creatività, all’autonomia e alla indipendenza di pensiero del proprio team, temere i cambiamenti, non assicurare la crescita individuale dei collaboratori portano chiunque a pensare che forse è giunto il momento di trovarsi un capo migliore.

Ufficio
12/04/2018

Il mondo del pallone appassiona moltissimi tifosi per le prodezze tecniche dei calciatori e gli esempi di sportività e gioco di squadra di cui ci rende spettatori. Ma è anche è un mondo fatto di episodi meno nobili e, se vogliamo, un ambiente di lavoro che concede ai suoi dipendenti qualche libertà in più rispetto alle stringenti regole a cui sono sottoposti i lavoratori in ufficio. Con i mondiali di Russia alle porte, abbiamo voluto ripercorrere alcuni degli episodi più sensazionali con protagonisti gli allenatori.

Anche se sono i giocatori ad essere sovente nel mirino dei media, per comportamenti discutibili dentro o fuori dal campo, alcuni degli episodi più eclatanti della storia di questo sport sono avvenuti a bordocampo. Sono proprio gli allenatori che sotto il peso della responsabilità per il risultato, dovendo rendere conto ai tifosi da una parte e alla dirigenza dall’altra, spesso perdono le staffe esibendosi in comportamenti bizzarri.

Vi ricordate l’audace corsa di Mazzone o la furia di Delio Rossi? Qui alla Viking abbiamo raccolto alcuni degli episodi più famosi avvenuti nei campionati europei e ci siamo chiesti come sarebbero gli allenatori, con gli stessi atteggiamenti estremi che adottano in campo, nei panni di manager d’azienda in un ambiente di lavoro con regolamenti molto più rigidi. Chissà quanti fascicoli interni le risorse umane dovrebbero aprire, stipando il classificatore per cartelle di procedimenti disciplinari per i comportamenti non idonei all’ambiente di lavoro.

Dato che le illustrazioni ci piacciono molto, dopo le recenti vignette realizzate per noi da Julia Bereciau, abbiamo chiesto a Emanuel Wiemans, celebre illustratore olandese già autore di lavori per Heineken, Philips, Ben & Jerry’s (solo per citarne alcuni), di illustrare per noi questi episodi.
Osvaldo Danzi, recruiter ed esperto di risorse umane, fondatore del magazine SenzaFiltro e della Business Community FiordiRisorse, già collaboratore di Wired Italia, ha commentato con noi questo divertente parallelismo tra panchina e ufficio.
SERIE A
ROSSI – LJAJIC
Delio Rossi e Ljajic si azzuffano © Viking

Al 32’ minuto di Fiorentina-Novara, il 2 maggio del 2012, l’allenatore dei viola Delio Rossi, che sta perdendo 2-0 in casa, decide di sostituire Ljajic con Olivera. Il trequartista serbo, mentre raggiunge la panchina, si lascia scappare un applauso ironico rivolto al tecnico. Rossi gli si scaglia contro mettendogli le mani in faccia. I suoi collaboratori cercano di trattenerlo ma Delio Rossi è incontenibile, colpisce Ljajic e, tra pugni e sberle, da inizio ad uno scontro degno di un ring. Delio Rossi viene esonerato e squalificato per 3 mesi.
Abbiamo immaginato il tecnico come un manager d’azienda, che dopo un commento di un dipendente gli si scaglia contro generando una rissa tra le scrivanie dell’ufficio. Sappiamo che solitamente il contratto collettivo sanziona, con il licenziamento, infrazioni gravi come la rissa in azienda. Al di là del deplorevole comportamento, una reazione di questo tipo non si addice al ruolo professionale del manager che deve essere una figura carismatica capace di gestire anche gli aspetti più complicati delle relazioni che intercorrono in azienda.
CARLO MAZZONE
Carlo Mazzone corre imprecando © Viking

È il 30 settembre 2001. Carlo Mazzone nel corso di un vivace derby Brescia-Atalanta si lancia in una cavalcata verso la curva avversaria insultando i tifosi che nel corso della partita lo avevano provocato. Il giudice sportivo punì Mazzone con 5 giornate di squalifica.
Eccolo Mazzone, nei panni di un marketing manager, che corre come un pazzo verso il reparto produzione per sbraitare contro il collega forse responsabile di aver creato un prodotto difettoso.
In un ambiente di lavoro è normale che vi siano momenti di tensione e incomprensioni tra colleghi. Nel caso dei manager, che rappresentano figure con più esperienza e con un grado di responsabilità maggiore, ci i aspetta però un comportamento adeguato alla carica che ricoprono, compresa la capacità di controllo dello stress, proprio per fare da esempio al personale gestito.
LIGUE
DAVID LE FRAPPER
David Le Frapper rivolge un commento sessita © Viking

Era il 2015, dopo la partita Valenciennes-Laval, David Le Frapper fece un commento sessista verso l’arbitro donna Stephanie Frappart che non aveva assegnato un rigore secondo lui valido, dicendo: “…una donna che viene ad arbitrare uno sport maschile…è complicato…non dovresti svolgere una professione non adatta a te…”. Le Frapper venne sanzionato con due giornate di squalifica per questa dichiarazione.

Non è la prima volta che il campionato francese vede uno dei suoi protagonisti esporre commenti discriminatori. Nel 2014 l’allenatore del Bordeaux Willy Sagnol fece un commento di stampo razzista riguardo i calciatori africani. Sagnol affermò “…Il vantaggio dei giocatori africani è che sono più economici e pronti per combattere in campo. Ma il calcio vuole anche tecnica, intelligenza e disciplina. Devi avere tutte queste caratteristiche”.
Dopo le molte battaglie per la parità dei sessi e l’uguaglianza di trattamento, soprattutto per quanto riguarda il mondo del lavoro e le opportunità di carriera, comportamenti di questo tipo non dovrebbero fare parte dello stile manageriale e, anzi, dovrebbero essere sempre combattuti e deprecati.
ALLENATORI OLANDESI
Nel caso dell’Olanda abbiamo analizzato due episodi che hanno visto come protagonisti allenatori olandesi che lavorano in campionati esteri.
GUUS HIDDINK
Hiddink con atteggiamento avaro in ufficio © Viking

L’allenatore della Russia Guus Hiddink, fu condannato da un tribunale olandese a 10 mesi di reclusione con la condizionale a ad una multa di 45.000 euro per evasione fiscale. Hiddink aveva evaso il fisco per 1,4 milioni di euro tra il 2002 e il 2003.
Hiddink è rimasto nella memoria dei tifosi italiani per il famigerato ottavo di finale degli azzurri contro la Corea del Sud, di cui era allenatore. Era il 2002 e l’incontro arbitrato da Byron Moreno costituirà uno degli episodi più eclatanti del presunto pilotaggio di quel mondiale.

Eccolo come manager d’azienda, con aria avara si guarda bene dal versare la propria quota nella raccolta soldi per il regalo di un collega.
LOUIS VAN GAAL
Louis van Gaal infligge una multa per il ritardo a pranzo © Viking

Marouane Fellani, giocatore del Manchester United, dichiarò nel 2015 che l’allenatore Louis van Gaal aveva multato alcuni giocatori per essere arrivati a pranzo con un ritardo di un solo minuto. Van Gaal è sempre stato al centro dell’attenzione di molti giornalisti  sportivi per gli atteggiamenti piuttosto originali. Ad esempio, dopo le partite era solito mandare delle mail ai giocatori allegando video e immagini degli errori che avevano commesso in partita. Secondo Luca Toni, durante il periodo al Bayer Monaco, l’allora allenatore Van Gaal si calò addirittura i pantaloni davanti ai giocatori come gesto autoritario.
Nei panni di un manager, immaginiamo van Gaal che sanziona i dipendenti che si presentano in ritardo alla mensa aziendale. Comportamento alquanto insolito e che di sicuro muoverebbe moltissime lamentele da parte dei poveri lavoratori.
BUNDESLIGA
NORBERT MEIER
Norbert Meier stramazza al suolo dopo aver tirato una testata © Viking

Era il 2005 quando Norbert Meier allenatore del Duisburg scagliò una testata al calciatore avversario del Colonia Albert Streit prima di lasciarsi cadere al suolo simulando di aver subito un’aggressione. Il tecnico fu squalificato per 3 mesi e multato per 12.500 euro. Immaginiamo Meier che nel corridoio degli uffici stramazza al suolo dopo aver dato una testata ad un collega. Il bizzarro siparietto, alquanto improbabile e inaspettato per un manager, verrebbe sanzionato molto severamente dai vertici di una società.

Il campionato tedesco ha vissuto un altro momento saliente di follia sul campo nel maggio del 2000: l’allenatore Eugen Hach della Alemannia Aachen mise le mani al collo all’attaccante brasiliano Franklin nella partita contro Energie Cottbus. Venne squalificato per tre mesi e multato di 15.000 Marchi.
LA LIGA
MOURINHO – VILANOVA
Mourinho infila le dita negli occhi a Vilanova © Viking

In questo episodio passato alla storia, Jose Mourinho mise le dita negli occhi dell’assistente allenatore del Barcellona, che reagì spintonandolo, durante un incontro della Supercoppa di Spagna. L’allenatore portoghese perse il controllo dopo un brutto intervento del difensore del Real Madrid Marcelo su Cesc Fabregas, giocatore del Barcellona. Mourinho e Vilanova furono multati dalla federazione di calcio spagnola per la somma di 600 Euro cadauno, a cui si aggiunsero le multe inflitte dalle società ai due allenatori: 180 euro per Mourinho e 90 euro per Vilanova.
FRANK RIJKAARD
Frank Rijkaard sfonda il vetro con un pugno © Viking

Nel 2007, durante lo scontro contro l’Espanyol, finito con una sconfitta 3-1, Frank Rijkaard, che allenava il Barcellona, sfondò con un pugno la panchina con una reazione stizzita al secondo gol degli avversari.

Osvaldo Danzi, specialista HR e con una lunga esperienza nel settore, ha commentato con noi questi episodi.
A COSA ANDREBBE INCONTRO UN MANAGER COMPIENDO QUESTE AZIONI IN AMBIENTE DI LAVORO?
Questi esempi sono la dimostrazione che anche nello sport, come nelle aziende, non sempre i comportamenti sono virtuosi e che continuare a prendere come riferimento lo sport per promuovere lo spirito di squadra, il fair play, l’attenzione alle regole è poco più di una moda che HR manager poco fantasiosi si tramandano di stagista in stagista. Da Mourinho a Mazzone al più recente episodio capitato a Valentino Rossi o in tempi ancor più lontani la testata di Zidane a Materazzi, o ancora la famosa “mano de Dios” di Maradona evidenziano che la competizione a livelli professionali è fortemente caratterizzata da episodi deplorevoli e da manager vincenti sul campo ma perdenti eticamente. Atteggiamenti di questo tipo in aziende strutturate non sarebbero mai accettati e anzi, sarebbero sanzionati pesantemente. In questo mi sento di dire che l’azienda è molto più rigorosa dei campi da gioco.
COME SI PUÒ PROMUOVERE LA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI?
Non si dovrebbe mai arrivare a questo livello di tensione in azienda. Un capo deve saper gestire i propri collaboratori con grande obbiettività. Là dove il carattere non aiuta, vengono in soccorso corsi di formazione (ormai tantissimi), coaching personale e attività di team building per insegnare alle persone a lavorare insieme. Certo, se a questi corsi i capi sono sempre assenti (come spesso accade) il risultato non può che essere inadeguato.
RICORDA DI EPISODI SIMILI DI CUI SEI VENUTO A CONOSCENZA NELLA TUA CARRIERA?
A parte qualche episodio di mobbing che in certe aziende è piuttosto frequente quando non si ha la capacità di gestire collaboratori non più graditi, mi viene da pensare a tutti quei Top Manager che hanno la necessità di farsi accompagnare da propri collaboratori fidati quando cambiano azienda, facendo licenziare tutti coloro che magari avevano competenze ma sicuramente una conoscenza migliore dell’azienda mutuata magari da tanti anni di militanza. Ecco, quel tipo di manager lo trovo piuttosto penoso perché evidenzia una chiara incapacità di adattamento, ha la necessità di replicare all’infinito il suo modello in tutte le aziende in cui viene chiamato a collaborare, ma soprattutto sente la necessità di non dover rispondere ad obiezioni, circondandosi di collaboratori con cui l’accordo è chiaro fin da principio.
CHE PROBLEMI AVREBBE UN MANAGER CHE COMPIE QUESTE AZIONI A TROVARE UN NUOVO LAVORO?
Probabilmente fino a qualche anno fa difficilmente si sarebbe venuto a sapere di comportamenti poco leciti nel percorso di un manager. Oggi i social e i canali di comunicazione sempre più alla portata di tutti, permettono di verificare referenze e di far circolare le notizie in modo veloce e molto diretto. Credo che convenga a tutti i manager lavorare molto attentamente sulla propria reputazione.

Ringraziamo Osvaldo Danzi per l’opinione esperta ed Emanuel Wiemans per le bellissime illustrazioni. Hai mai assistito ad episodi simili nella tua vita lavorativa? Vuoi raccontarci di un avvenimento in particolare che ti è rimasto impresso? Puoi scriverci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
03/11/2015

Manager, dirigenti (e politici) sono i peggiori lettori d’Italia: 4 su 10 non leggono nemmeno un libro all’anno, e a dirlo è una ricerca dell’AIE, Associazione Italiana Editori, appena presentata alla Fiera del Libro di Francoforte. Non che la situazione sia migliore prendendo in considerazione l’intero paese: in Italia c’è un diffuso disinteresse verso la cultura e la conoscenza (il 58% degli italiani non apre nemmeno un libro all’anno…) che però è ancora più grave se riguarda la classe dirigente.
La verità è che la classe dirigente, politica ma non solo, non sa nemmeno cos’è è un libro. Viviamo nella società della conoscenza, dove la capacità competitiva del paese risiede nella sua cultura. Con questi dati siamo destinati al declino
Federico Motta, presidente di AIE
E il confronto con altri paesi è disarmante: in Spagna e Francia la percentuale di dirigenti non lettori è al 17%, meno della metà del nostro Paese, e sull’intera popolazione si parla rispettivamente del 37% e 30%, anche qui numeri dimezzati rispetto all’Italia.

E se per esempio i danesi sono i lavoratori più felici del mondo anche perché investono parecchio nella formazione continua, in Italia gli investimenti nella conoscenza si riducono sempre più tanto che Motta, presidente AIE ammette sconsolato di non sapere il motivo per cui la classe dirigente italiana non legge neanche una pagina all’anno.

Idee
12/08/2015

Ebbene sì, proprio mentre un imprenditore turco vende l’azienda e regala 200mila euro a ciascun dipendente, Dan Price, il boss della Gravity Payments che a marzo si era decurtato lo stipendio per raddoppiare quello dei suoi dipendenti, comincia a pensare che forse non è stata la mossa giusta.

Per carità, le intenzioni erano le migliori: migliorare le condizioni di vita dei suoi dipendenti e – en passant – farsi un po’ di pubblicità. Ma dopo i primi osanna son cominciate a fioccare lettere di insulti, e non da parte di investitori o CEO ma da parte di impiegati e dipendenti di ogni parte d’America.

Come riporta l’Huffingtonpost.it che cita un pezzo del New York Times:
A fronte poi di un netto incremento delle richieste per nuovi lavori e progetti, alcuni dei clienti della Gravity Payment, vedendo la decisione di Dan come una dichiarazione politica, hanno smesso di fare affari con lui, pesando così negativamente sul bilancio dell’anno in corso (i guadagni portati dai nuovi clienti rientreranno infatti solo nel fatturato del prossimo anno). Per far fronte all’aumento della richiesta Dan Price ha dovuto assumere nuovi dipendenti – adesso a un costo decisamente alto per l’azienda – senza però sapere fino a quando potrà durare questo periodo d’oro e non avendo un margine di bilancio troppo sicuro.

Inoltre, due degli impiegati più preziosi della Gravity Payment – tra cui Maisey McMaster, prima responsabile del piano economico dell’azienda – hanno dato le dimissioni perché non condividevano le idee di Dan, in particolare rispetto all’equiparazione dei salari tra chi era appena arrivato e chi era dentro alla società da più tempo.
 

Ufficio
07/08/2015

Se è vero che sono i primi 15’ della giornata lavorativa a dettare il tono delle restanti ore, allora è davvero importante cominciare con il piede giusto, cominciando da queste 8 cose che le persone più produttive fanno nel primo quarto d’ora della loro giornata di impegni professionali.

Arrivare al lavoro in anticipo
Anziché timbrare all’ultimo minuto e buttarsi a capofitto negli impegni: una decina di minuti di vantaggio permettono di mettere a fuoco le idee e cominciare più calmi e rilassati.

Preparare la scrivania
Sì, proprio come un chirurgo o un artigiano di altissimo profilo, la scrivania dei migliori manager è sempre perfettamente in ordine, con tutto quello che serve e nulla di superfluo.

Rivedere cosa s’è fatto il giorno prima
Una rapida rilettura a cosa si è fatto il giorno precedente prima di andare a casa è il modo migliore per rifocalizzarsi sul da farsi.

Controllare le cose da fare
Ciascuno ha una lista di cose da fare, l’importante è controllarla integralmente prima di cominciare a lavorare.

Identificare massimo 3 cose fondamentali da portare a termine
Nella giornata succederanno un sacco di cose, ma quelle 3 cose sono assolutamente da portare a termine, accada quel che accada.

Non leggere subito le e-mail
La posta è il modo migliore per distrarsi subito. I manager più efficienti al mondo non leggono subito la posta ma fissano un momento in cui lo faranno: a quel punto non leggeranno e risponderanno in ordine cronologico ma in base alle priorità.

Mettere il cellulare in silenzio
Per molti il mattino ha l’oro in bocca: sono quelli che non rispondono a telefonate e messaggi e si focalizzano sul proprio lavoro.

Risolvere prima i propri problemi
Sembra egoista, ma è efficace: le persone più produttive prima risolvono i propri compiti e poi aiutano gli altri e si rendono disponibili per il team.

Idee
30/07/2015

C’è chi, come l’Independent inglese che ha raccontato la storia, l’ha già definito il miglior capo del mondo. E in effetti di capi così non ce ne sono tanti: Nevzat Aydin, 39 anni, fondatore e amministratore delegato della Yemeksepeti, il più grande servizio di consegna a domicilio di cibo in Turchia, ha venduto l’azienda a un gruppo tedesco per la cifra di ben 589 milioni di dollari.

Poteva andarsene su un’isola caraibica a godersi il frutto del suo ingegno imprenditoriale, ma ha fatto una di quelle scelte che fanno notizia: poiché convinto da sempre che la sua società, fondata con un capitale iniziale di 71mila dollari, non sarebbe diventata quello che è senza l’apporto dei suoi dipendenti e senza un vero lavoro di squadra, ha pensato bene di ridistribuire la fortuna con quanti hanno lavorato per lui in questi anni.: ha distribuito qualcosa come 27milioni di dollari tra i suoi 114 dipendenti, più o meno 200mila euro a testa di media.

Come riporta il quotidiano turco Hurriyet, qualche dipendente ha urlato di gioia, qualcuno ha pianto per lo stesso motivo, molti hanno scritto sentite lettere di ringraziamento perché con quella cifra potranno risolvere non pochi problemi pratici della loro vita.

È vero che i soldi non fanno la felicità, ma qualche volta anche i proverbi possono essere smentiti, no?