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Idee
26/06/2020

Il tempo delle vacanze e dei pranzi con vista mare o sulla natura è ancora da venire, ma ci sono comunque tanti buoni motivi per fare la pausa pranzo all’aperto. Veniamo tutti dai lunghi mesi del lockdown, chiusi in casa per contenere il Coronavirus, e in molti stiamo ancora lavorando prevalentemente in smart working, quindi senza neanche il tempo e lo spazio, fisico e mentale, del tragitto casa-lavoro. Ecco perché potrebbe essere una buona idea godere di qualche manciata di minuti per mangiare en plein air: la primavera è ormai inoltrata, le temperature si sono alzate, il sole splende (quasi sempre) in cielo e non c’è niente di meglio che abbandonare la triste abitudine della pausa pranzo alla scrivania davanti al computer o nella mensa aziendale (per chi ha ripreso ad andare in ufficio) o al tavolo in cucina, per chi lavora da remoto, e andare a mangiare all’aperto.

Certo, per chi ha ripreso con la vita da ufficio bisogna organizzarsi un po’, portando il pranzo da casa (qui le ricette per la schiscetta perfetta) oppure trovando un bar o negozietto di fiducia dove acquistare qualcosa di sano e leggero da portare al parco o ai giardinetti dietro l’ufficio. Chi invece è in smart a casa può preparare qualcosa di pratico, veloce e leggero e, se non si dispone di un giardino o un terrazzino, andare al parco, anche in compagnia di figli e/o partner.
3 sani motivi per fare la pausa pranzo all’aperto
Ma come che sia, basta anche mezzora di luce naturale, aria pulita e rumore di foglie per avere indubbi benefici.

Per esempio, stare all’aria aperta migliora l’assunzione di vitamina D, che fortifica il sistema immunitario (particolarmente importante in questo periodo ancora di contagi da COVID-19) e infonde benessere e salute a corpo e mente.

Passeggiare al parco, o sedersi su una panchina a consumare il proprio pranzo, riduce i livelli di stress e ansia e permette di tornare al lavoro con la mente sgombra: lo ha dimostrato uno studio olandese pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health.

Se poi si fa un lavoro creativo o intellettuale, stare per qualche manciata di minuti nella natura migliora la creatività: smartphone, computer, vetrine, negozi e traffico sono una continua fonte di distrazione, mentre la concentrazione e la creatività necessitano di isolamento e meno stimoli esterni. Lo ha dimostrato uno studio condotto nel 2012 da Ruth Ann Atchley secondo il quale stare a contatto con il verde migliora la creatività del 50%.

Idee
27/05/2015

Telefonate. Riunioni informali. Scambi di informazioni. E ancora rumori vari di stampanti, cassetti, sedie e quant’altro anima rumorosamente le giornate in ufficio. In America è una specie di ossessione, soprattutto negli open space delle grandi compagnie, dove la privacy e la concentrazioni sono tenute in considerazione al punto tale che da oltre 40 anni sono in auge dei dispositivi di mascheramento dei rumori: si tratta di diffusori di rumore bianco che emettono suoni elettronici casuali con lo scopo di rendere incomprensibili le parole oltre una certa distanza e ‘tagliare’ anche il rumore.

Ora però pare che si sia a una svolta: uno studio condotto dai ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute e presentato al 169° meeting della Acoustical Society of America ha dimostrato come i suoni della natura (un ruscelletto, il canto degli uccellini o il vento che muove le fronde di un albero) siano in grado di migliorare lo stato d’animo dei lavoratori e la loro produttività.

Non solo: i suoni naturali al posto di quelli di mascheramento potrebbero avere benefici effetti anche in altre situazioni, per esempio nelle camere d’ospedale oppure in altre strutture di comunità se non addirittura in casa.