Tag: relazioni
Ufficio
16/07/2018

Oltre a fornire gli strumenti necessari per lavorare, dalla cancelleria alla carta per fotocopie fino ai supporti informatici, l’azienda che vuole curare la qualità dell’ambiente di lavoro deve fare leva soprattutto sugli aspetti immateriali. Un’ambiente di lavoro sereno e motivante è un ingrediente fondamentale per migliorare le performance sia del team che del singolo lavoratore. Sempre più aziende mettono in primo piano il benessere psico-fisico dei propri dipendenti e negli ultimi anni si sono susseguiti moltissimi studi che trattano di questi aspetti mettendo in evidenza tutti i benefici che l’azienda nel suo insieme ne può trarre.

Anche qui alla Viking abbiamo intrapreso iniziative mirate a creare un clima di lavoro positivo come l’esperimento del distributore automatico di felicità. Un lavoratore felice è più produttivo e svolge con più dedizione il suo lavoro. Per questo abbiamo raccolto alcuni metodi utili a facilitare il benessere e la soddisfazione in ufficio.

Ogni traguardo va celebrato
Uno dei modi più semplici ed efficaci per motivare una persona è riconoscerne i meriti e l’impegno. Sotto questo aspetto molte aziende istituiscono delle iniziative per celebrare i risultati raggiunti sia dal team che a livello personale. Spesso vengono organizzati dei meeting con cadenza regolare per festeggiare i risultati economici raggiunti, l’apporto di un team al risultato e singoli lavatori che si sono distinti durante quel periodo. Riconoscere il lavoro svolto al raggiungimento di determinati obbiettivi è di certo importante ma altrettanto fondamentale è riconoscere l’impegno e la dedizione quotidiana per creare un ambiente motivante e positivo. Basta poco, da una semplice e-mail per ringraziare del lavoro svolto ad una stretta di mano per di persona, per quanto banale possa sembrare il gesto in realtà può significare molto per chi lo riceve.
Lavoro di squadra

Oltre a ricevere il giusto riconoscimento dai propri superiori, è molto importante avere il supporto da parte di tutti i membri del team. L’opinione dei colleghi conta molto ed ha lo stesso effetto stimolante delle parole spese dal management o dal proprio capo. Supportarsi a vicenda favorisce il formarsi di un sano spirito di squadra e rafforza il legame tra colleghi, cosa che può portare anche a migliorare la qualità dei risultati e l’efficienza. Un ambiente sereno e informale favorisce anche la nascita di legami di amicizia, fattore questo che aiuta a stare meglio in ufficio e a condividere in modo sincero opinioni e punti di vista.
Flessibilità sul lavoro
Un altro tema molto sentito è la conciliazione tra vita e lavoro. Sempre più aziende adottano uno schema di orario flessibile per cui il lavoratore può, in alcuni casi, personalizzare l’orario di lavoro in base alle sue esigenze. A volte questa flessibilità può giovare molto alla persona che è così in grado di coniugare impegni personali e lavorativi. Diventa così possibile curare gli aspetti familiari senza rinunciare alla vita lavorativa e l’azienda ottiene anche in questo caso un lavoratore più motivato e con un benessere psico-fisico più elevato.
Condividere gli obbiettivi
Per creare un’ambiente sereno e motivante non va dimenticata l’importanza del coinvolgimento. Condividere le informazioni con tutti i membri del team è fondamentale per farli sentire parte di un unico gruppo e renderli partecipi degli obbiettivi finali. Ad esempio, la creazione di una newsletter aziendale è un mezzo semplice ma efficace per aggiornare tutti sulle ultime novità e sviluppi avvenuti in azienda. Per creare questo coinvolgimento, ogni dipendente deve sentirsi parte integrante dell’organizzazione e avere la sensazione che, nel proprio piccolo, sta lavorando per il raggiungimento di un obbiettivo comune, in linea con il la strategia complessiva dell’azienda.

Fare formazione
Quando un lavoratore è felice è molto più coinvolto e produttivo. Per motivare un lavoratore in questo senso, uno dei metodi più efficaci è investire nella sua formazione e nell’acquisizione di nuove skills per favorire il naturale sviluppo delle proprie capacità e competenze. Se un lavoratore mostra interesse verso un particolare ambito o per un determinato ruolo aziendale, l’azienda dovrebbe incoraggiarlo e supportarlo nel percorso professionale. Fare quello che ti piace, anche in ambito lavorativo, rende il lavoro meno pesante e accresce la produttività. Per questo ognuno dovrebbe essere portato, con il supporto dell’azienda, a intraprendere un percorso in base ai propri interessi e alle proprie inclinazioni.
Piccoli riconscimenti
Infine, ricordiamo l’efficacia di piccoli riconoscimenti, anche materiali, dati regolarmente ai lavoratori. Offrire qualcosa da bere il venerdì, organizzare degli eventi social, mettere a disposizione il caffè o la colazione gratuitamente, organizzare dei training o sessioni di yoga, sono tutti esempi di come si può migliorare l’ambiente di lavoro e il benessere dei lavoratori.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come migliorare la felicità sul posto di lavoro possano tornare utili e siano fonte di ispirazione per aziende e datori di lavoro che mirano a curare il benessere del lavoratore.
Vuoi suggerirci qualche altro consiglio che trovi particolarmente efficace? Raccontaci la tua esperienza sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
30/04/2018

In un precedente articolo abbiamo parlato di come perfezionare il networking specialmente per quanto riguarda il primo approccio. Una delle situazioni più comuni, in cui tutti ci siamo imbattuti, è di conoscere nuove persone il cui nome, dopo le presentazioni iniziali, si cancella dalla nostra mente come se venissimo irradiati dal mitico sparaflash di Man In Black.

Per creare subito una relazione e coinvolgimento è importante chiamare le persone per nome e, oltretutto, quando si tratta di relazioni professionali, ricordare il nome può favorire un fruttuoso legame di lavoro, oltre che personale.

Quando non ci ricordiamo le proviamo tutte: proviamo a fare in modo che la persona o qualcun altro ripeta il nome o con un sorriso stampato in faccia salutiamo eludendo in grande stile il deficit di memoria.

In inglese lo chiamano il paradosso Baker/baker. Deriva da studi psicologici in cui durante alcuni esperimenti hanno sottoposto ai partecipanti delle immagini di persone con sotto riportato in alcuni casi il cognome e in altri casi la professione. Nonostante i cognomi fossero appositamente scelti per essere anche delle professioni (ad esempio Baker era usato sia come cognome sia come professione essendo il termine inglese per indicare il fornaio o panettiere) i risultati hanno mostrato che i partecipanti ricordavano meglio le professioni rispetto ai cognomi. Questo è stato attribuito al fatto che le professioni sono più facilmente associabili con qualcosa di concreto, a cui possiamo ricondurre la nostra esperienza, mentre i cognomi non hanno riferimenti e sono per noi solo un insieme di lettere senza alcun significato preciso.

Certo, si potrebbe girare con un bel faldone con i nomi delle persone che conosciamo da consultare all’occorrenza. Se questa idea non ti esalta, ci sono alcuni stratagemmi che aiutano a memorizzare i nomi e di seguito abbiamo raccolto i metodi secondo noi più efficaci.
Ripeti

Quando una persona si presenta o ti viene presentata, prova a ripetere subito il nome, non nella mente ma ad alta voce, usandolo in modo naturale all’interno della conversazione. Ad esempio, se abbiamo appena conosciuto Luca, potremmo dire qualcosa tipo “Non ti avevo mai visto da queste parti Luca” oppure semplicemente “piacere di conoscerti Luca”.

Anche in latino esiste il famoso detto repetita iuvant che ci ricorda appunto quanto l’apprendimento diventi spontaneo con la ripetizione.

Non bisogna ovviamente ripetere eccessivamente il nome ma farlo in modo naturale e in modo coerente con la conversazione. Anche nel momento di salutarsi, alla fine, è bene ripetere per un’ultima volta il nome associandolo al volto della persona, utilizzando una frase del tipo “è stato un piacere conoscerti…”.
Scandire
Può capitare che la persona a cui ti stai presentando abbia un nome inusuale, straniero o semplicemente non sei riuscito a coglierlo la prima volta. In questi casi una tecnica che aiuta molto è chiedere alla persona di scandire nuovamente ogni lettera e poter così aiutare la nostra mente a memorizzare. È una soluzione particolarmente efficace per chi ha una buona memoria visiva e riesce a raffigurare un’immagine del nome che rimane più facilmente impressa.

In alternativa, puoi chiedere un bigliettino da visita, elemento di cui al giorno d’oggi dispongono molti professionisti e che torna utile anche in incontri informali. Con un bigliettino sotto mano è anche più facile creare l’associazione tra nome e persona. Infatti, se mentre si sta interloquendo ci si dimentica il nome, è sufficiente dare un’occhiata al bigliettino senza farsi notare.
Associazioni

É un modo molto simpatico per memorizzare i nomi e, a differenza degli altri metodi, è anche molto divertente da mettere in pratica.

Se disponi di buona memoria visiva puoi sfruttare questa tecnica per visualizzare delle immagini da associare al nome e alla persona. A volte, durante gli eventi, o in alcuni ambienti di lavoro, le persone indossano un cartellino con nome, supporto molto valido per aiutare a fare le giuste associazioni. Per questo è sempre consigliabile realizzare i cartellini quando si mettono in contatto molte persone che non si conoscono l’un l’altra. Del resto, si possono facilmente creare con della carta per fotocopie e una stampante.

Tuttavia, quando non vi sono cartellini e devi affidarti solamente alla tua memoria, ecco che questo metodo può tornare utile.

Consiste in una sorta di gioco in cui devi associare il nome ad un elemento che abbia un legame con quella persona. Può essere una allitterazione tra nome e una caratteristica, ad esempio Veronica da Verona o Vincenzo da Vicenza se pensiamo alla provenienza, oppure Marco immaginato come un arco a forma di “M” o, ancora, Davide immaginato in posa come la statua di Michelangelo e così via. Puoi fare le associazioni come meglio preferisci incrociando una caratteristica della persona con un’immagine che ti è facile ricordare.

Lo scrittore Dale Carnegie, autore di diversi libri di training, suggerisce di dipingere nella mente un’immagine della persona mentre sta compiendo delle azioni che ti ricordano il suo nome.  Chi è dotato di buona fantasia può sbizzarrirsi nelle associazioni più creative. Giusto per fare un esempio, se conosci un tizio chiamato Mario Bianchi puoi provare a immaginarlo come il personaggio Super Mario tutto vestito di bianco o che imbianca una parete.
Connessioni

Meno divertente delle associazioni mentali per immagini ma molto efficace è la tecnica delle connessioni. Quanto incontri una persona, e questa si presenta dicendoti il suo nome, prova a pensare immediatamente ad una persona o un personaggio conosciuto che hanno lo stesso nome e che ti ricordano colui con cui ti stai presentando. Se la persona che hai davanti ha lo stesso nome di un calciatore o di un attore e condivide anche dei tratti somatici o degli atteggiamenti che ti ricordano quel calciatore o quell’attore, avrai gioco facile nell’effettuare la connessione e ricordare il nome la prossima volta che lo vedi.

Può essere che la persona che hai davanti si chiami come un tuo parente o un tuo conoscente stretto: in questo caso la connessione sarà ancora più facile.

Questa tecnica, se esercitata, è abbastanza veloce e permette di memorizzare al volo dei nomi anche di più persone allo stesso tempo. Pensa al caso in cui ti venga presentato un gruppo di una decina di persone e tu riesca a ripetere subito i nomi con precisione, li lascerai tutti a bocca aperta!
Impegnati
È il consiglio più scontato eppure è forse l’aspetto che più ignoriamo. Se ci pensi, puoi utilizzare tanti fantastici trucchi per memorizzare i nomi ma c’è una cosa da cui non puoi prescindere. Se non sei concentrato e non parti con l’intenzione di ricordarti una cosa, è molto probabile che avrai molta difficoltà nel riuscire a memorizzarla anche usando le tecniche di cui abbiamo parlato.

Pensaci bene, quante volte ti è capitato di ascoltare i nomi delle persone e di rimuoverli all’istante. Magari i tuoi occhi percepivano solo il labiale tanto eri disinteressato verso ciò che ti veniva detto. È normale. Quando siamo in mezzo ad altra gente dobbiamo concentrarci su molti fattori. Quello che diciamo, quello che percepiamo, quello che gli altri pensano, le persone che abbiamo intorno e mille altri particolari. Per questo è importante, in quei pochi istanti in cui ti stanno comunicando il nome, concentrarsi e dedicare quanta più attenzione possibile per poi applicare una delle tecniche che abbiamo visto.

Quando entri nell’ufficio e ti prepari a conoscere i nuovi colleghi, oppure sei ad un evento in mezzo a persone che non conosci, devi innanzitutto metterti nell’ordine delle idee che vuoi e devi ricordare i loro nomi. Vuoi perché ci tieni a farlo, vuoi perché quelle persone rappresentano una risorsa per te e ricordare il loro nome facilita le relazioni e quindi le opportunità che ne possono derivare.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come memorizzare i nomi possano tornarti utili in molte occasioni, ad esempio quando conosci nuovi colleghi o stringi nuove amicizie. Ci sono dei metodi personali che utilizzi e che vuoi segnalarci? C’è un argomento in particolare di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
16/04/2018

Abbiamo visto in un altro articolo 4 tecniche ideate dalla PNL per aiutare a parlare in pubblico. Si tratta di “trucchi” presi in prestito dalla psicologia che possono aiutare ad allontanare l’ansia, aiutando ad affrontare una situazione che ci sembra fuori controllo e a cui il nostro corpo o la nostra mente non rispondono come vorremmo.

La programmazione neuro linguistica, nata negli Stati Uniti, è una disciplina poliedrica che coniuga aspetti del linguaggio, della psicologia e del comportamento al fine di migliorare e potenziare la comunicazione.

Come abbiamo chiarito nel precedente articolo non si tratta di una scienza e il riscontro di tali tecniche non è assicurato nella totalità dei casi. Tuttavia, avendo acquisito grande popolarità negli anni, tanto da essere presente anche in alcuni ambienti accademici, riteniamo che valga la pena soffermarci su alcune delle teorie più conosciute.

Dopo aver trattato di anchoring, future pacing, swish e dissociazione, vediamo insieme in questo articolo altre tre tecniche interessanti. Con questo articolo il materiale sulle buone pratiche di comunicazione e per parlare in pubblico inizia ad essere consistente, per questo consigliamo di stampare i contenuti oppure di prendersi qualche nota e di raccogliere il tutto in una busta trasparente da tenere a portata di mano.
Reframing
Il reframing è una tecnica di PNL, che si pone obbiettivi simili alla dissociazione e allo swish, volta a trasformare una situazione per renderla più utile e positiva rispetto a quello che è o che viene percepita. Più che una tecnica per la comunicazione, si può intendere in senso lato come un modo per porsi in un atteggiamento mentale positivo.

Il reframing è il processo con cui puoi cambiare il modo in cui percepisci una situazione e quindi il suo significato. Si parte dal presupposto che è possibile separare le intenzioni dal comportamento andando a ricercare quelle intenzioni positive che derivano da una lettura ottimistica e che rimpiazzano quelle negative derivanti da un approccio più pessimistico.

Prova a pensare ad un amico che ha un’attitudine ottimista: non fa altro che inquadrare le esperienze che vive in un contesto diverso oppure in un’ottica migliorativa. Le persone ottimiste cercano sempre la parte positiva nelle situazioni quotidiane e riescono così ad inquadrare in questo significato ogni situazione che vivono. I pessimisti fanno esattamente il contrario. Inquadrano ogni situazione nello scenario più negativo andando ad amplificare le parti negative.

Il reframing ti fornisce uno strumento per avere una prospettiva alternativa da cui osservare ciò che ti accade. È il famoso principio del bicchiere mezzo vuoto e mezzo piena. Il reframing consente di vederlo sempre mezzo pieno. La cornice degli eventi è quindi essenziale per percepirli in modo positivo piuttosto che negativo. Per attuare il reframing occorre domandarsi: “in quale cornice alternativa questo comportamento sarebbe utile?” oppure “esiste un altro contesto in cui questa esperienza sarebbe utile?”.

Scovando il contesto o la cornice positiva si possono inquadrare molte situazioni che ci sembrano negative in un significato che è invece più utile, favorevole e vantaggioso.
Convinzioni o credenze

Le convinzioni influenzano il modo in cui agiamo. Possono derivare dalla nostra esperienza oppure provenire da quello che gli altri dicono. Le convinzioni, o credenze, possono essere potenzianti oppure limitanti. Spesso siamo convinti di non riuscire a fare una cosa solamente perché abbiamo la convinzione sbagliata di non esserne in grado. Quante volte ti è capitato di pensare: “non ci riuscirò mai…” oppure “non c’è soluzione a questo problema”. In questi casi è sufficiente mettere in dubbio la convinzione sbagliata per intaccarne la sua solidità.

Se, ad esempio, devi parlare in pubblico ma sei convinto di non esserne capace, inizia a chiederti perché hai sviluppato questa convinzione e se sia veramente fondata. È sufficiente pensare che moltissime altre persone lo hanno fatto prima di te, che magari hai già parlato di fronte a molta gente in altri contesti, che forse la tua paura deriva da un episodio in particolare che si è verificato una volta o, ancora, è frutto di qualcosa che ti è stato detto da altri. Molte volte ci blocchiamo solamente perché qualcun altro ha espresso una sua opinione negativa su di noi o un nostro comportamento.

A volte, abbiamo talmente paura di non riuscire a fare una cosa che non ci proviamo nemmeno. Prova sempre ad essere critico nei confronti dei tuoi dubbi e delle tue paure, smontando quelle convinzioni o credenze infondate che ti limitano.
Rapport

Il rapport è una condizione, più che una tecnica, che in contesto psicologico consiste in un contagio sul piano emotivo” e che, nel linguaggio della PNL, viene chiamato, appunto, rapport.

Questa tecnica si basa sul funzionamento dei neuroni specchio, un tipo di neuroni che “copiano”, anche senza che noi ce ne rendiamo conto, le espressioni e i movimenti delle persone che abbiamo di fronte e con cui stiamo parlando.

La prossima volta che avrai una conversazione sufficientemente lunga con una persona prova a fare caso a questo tipo di adattamento. Il volume della voce, il modo di parlare, le espressioni, tendono ad allinearsi e ad essere simili alla persona con cui si dialoga. Anche la postura e i gesti tendono a corrispondere.

Il fatto che due persone che interagiscono tendano ad assumere simili espressioni e ad allineare i comportamenti non verbali favorisce naturalmente un’empatia reciproca che

Dato che il linguaggio dell’interlocutore, verbale e non verbale, riflette la sua visione personale dell’esperienza, il fatto di allinearsi al modo di parlare e alla postura permette di allinearsi sulla sua psicologia e di stabilire un rapport. Per questo, una delle tecniche che spesso vengono menzionate per rendere la comunicazione più efficace è proprio quella di ricalcare, ovviamene non in maniera vistosa, i movimenti dell’interlocutore.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come migliorare la comunicazione e affrontare l’ansia di parlare in pubblico possano tornarti utili nella vita lavorativa.
Hai dei dubbi e vuoi scriverci? Vuoi segnalarci altre pratiche di PNL di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
26/06/2017

Qualche settimana fa abbiamo affrontato il tema del networking e di come svolgerlo con efficacia; in particolare, abbiamo visto come possa essere efficace in fase di ricerca del lavoro. Oggi ci addentreremo più a fondo in una fase specifica del networking di persona: il primo approccio e la conversazione iniziale. Vi è mai capitato di ritrovarvi in una conversazione che non decolla? Silenzi, sguardi furtivi alla ricerca di aiuto e la forte sensazione di voler sprintare 200 metri nella direzione opposta. Altre volte, capita invece che ci ritroviamo con una persona che ci attira immediatamente in una conversazione interessantissima.

Saper intavolare una conversazione con nuove persone può risultare una vera e propria sfida, soprattutto per le persone più timide e introverse, specie se desideriamo fare buona impressione.
Il potere delle domande

Solitamente, esiste un gruppo di domande che tendiamo a porre al primo approccio. Quante volte vi è capitato di chiedere o vi hanno chiesto domande simili a “Come va?”, “Che lavoro fai?” o “Di dove sei”? Tante. Così tante volte che tendiamo a perdere di autenticità, spontaneità e presenza. Andiamo un po’ in modalità pilota automatico. Come una poesia recitata a memoria. Per quanto naturali possano sembrare queste domande, rischiamo di addentrarci in acque alte da cui è difficile riemergere. Per navigare facilmente nei meandri della conversazione, provate invece a chiedere domande che creino un senso di piacevolezza nell’altra persona, facendola sentire bene e a suo agio. In questo modo, ne stimolerete l’area del cervello in grado di produrre appagamento e di rafforzare la memoria: la conversazione non solo ne trarrà vantaggio risultando meno banale, ma aumenterete anche la possibilità che quella persona si ricordi di voi. Alcuni esempi concreti? “Qual è l’ultimo progetto piacevole a cui ti sei dedicato con passione?”, “Qual è stata la tua vacanza preferita?” oppure “Qual è il piatto che preferisci della tua regione?”. Domande che possono essere poste all’inizio dopo esservi presentati o anche come modo per cambiare argomento successivamente – ovviamente scelte in base al livello di formalità richiesto.
Trovare punti in comune

Un altro modo per coinvolgere da subito la persona con cui desiderate parlare è di trovare dei punti in comune: ad es., osservandolo, potreste notare che indossa qualcosa associabile a un gruppo musicale, a uno sport particolare o a un altro interesse che magari condivide con voi. Oppure, osservate ciò che vi circonda: magari è presente un espositore con dépliant che può fornire alcune idee per avviare una conversazione e per trovare punti in comune con cui proseguire. Anche la tecnica del “dove, come, quando e perché” – ossia porre domande più specifiche quando una persona ha iniziato a raccontarci di una vacanza per esempio – può aiutarci a scoprire interessi comuni o lati della persona che si rispecchiano in noi; la conversazione proseguirà quindi in maniera più piacevole e, di conseguenza, anche più memorabile. A volte, anche dalla totale assenza di punti in comune può emergere una conversazione interessante. L’importante è mantenere una mente aperta e curiosa. Magari vi troverete a discutere di un argomento di cui non sapete nulla, ma voi imparerete qualcosa di nuovo e il vostro interlocutore apprezzerà l’interesse da voi dimostrato.
Saper ascoltare

Fondamentale da subito è la capacità di sapere ascoltare: una delle più importanti pratiche di qualsiasi relazione. Dimostratevi sinceramente attenti a quello che dice. Non inondatelo con interminabili fiumi di parole sulle vostre capacità e conoscenze. Rispettate i suoi tempi. Lasciate che sia anche lui a porvi delle domande. Cercate di fare in modo che si ricordi di voi come un buon interlocutore che dimostra sincero interesse, in grado di lasciare i dovuti spazi e non una persona egocentrica e logorroica. Questo si rifletterà anche sulla possibile collaborazione lavorativa. Penserà che sia più semplice avere a che fare con voi, vi immaginerà come una persona in grado di ascoltare, comprendere e tenere in considerazione le sue esigenze, creando le basi ottimali per un rapporto con un potenziale datore di lavoro, un membro del team o un cliente.
Costruire una relazione

Networking non è sinonimo solamente di tante brevi conversazioni. Per svolgerlo con efficacia, è importante riuscire a costruire e a coltivare le relazioni avviate. In tal senso, un aspetto fondamentale del primo approccio è ricordarsi i nomi delle persone conosciute. Esistono varie tecniche in tal senso. Ripeterlo ad alta voce appena ci viene detto non solo aiuta noi a ricordarlo meglio, ma stimola anche quella parte del cervello del nostro interlocutore di cui vi abbiamo parlato prima, contribuendo a rendere la conversazione più piacevole e memorabile. Un’altra tecnica? Associare il nome di quella persona a personaggi famosi e immaginarli mentre svolgono una determinata attività insieme: ad esempio, incontrate una persona che si chiama Diego e ve la immaginate mentre gioca a calcio con un famoso calciatore omonimo. Per costruire una relazione è importante il follow-up, ossia ricontattare quella persona dopo qualche giorno dall’evento. Vi avrà probabilmente dato un biglietto da visita. In un momento di pausa – quando la prima conversazione è ancora fresca nella vostra memoria – annotate sul suo biglietto da visita un aneddoto o interesse particolare associato a quella persona. Quando la ricontattate, citatelo e in tal modo, voi riuscirete a ricordarvi maggiori dettagli e a personalizzare la conversazione, e il vostro interlocutore ne sarà sicuramente più contento.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi dato qualche spunto per trasformarvi nel Michael Phelps del networking: passata la paura dell’acqua alta, saprete destreggiarvi con facilità tra i meandri di qualsiasi conversazione. Ora tocca a voi! Condividete con noi tutti i vostri trucchi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
21/04/2015

Sì, guardiamo fuori dalla finestra del nostro ufficio, c’è il sole, è sbocciata la primavera e noi – chiusi nel nostro ufficio, seduti alla nostra scrivania, con mille cose da fare – ci sentiamo irrimediabilmente più tristi. Ma non è il caso di abbandonarsi alla depressione: ecco 5 strategie semplici e immediate per rendere un po’ più felici ed empatiche le nostre giornate lavorative.

Aiutare a cementare lo spirito di squadra
Basta pensarci: passiamo 8 ore al giorno con i colleghi, quasi quante ne passiamo con la famiglia o gli amici. Nessuno pretende di essere amici dei propri colleghi (anche se un po’ di complicità a volte aiuta, come puoi leggere qui) ma saper ascoltare senza pregiudizi e saper collaborare alla formazione di un team coeso è il modo più semplice per sgorgare incomprensioni e problemi e filare spediti verso gli obiettivi professionali.

Usare l’empatia e la gentilezza
Certo, ci sono i giorni con i nervi a fior di pelle, nostri e degli altri, ma non si può vivere tutte le giornate lavorative sul filo della tensione. Ecco perché abituarsi a comunicare in modo efficace ed empatico, usando la gentilezza come strumento per far capire le nostre necessità, è un modo per rendere le relazioni meno conflittuali.

Rispettare le proprie idee
Essere empatici e prestare ascolto non significa azzerare le proprie opinioni Anzi: chi è intimamente convinto delle proprie idee è giusto che le porti come contributo al lavoro della squadra, senza fingere di essere sempre d’accordo con gli altri e sapendo anche riconoscere quando ci sono idee e strategie migliori.

Usare un tono costruttivo
“Non mi piace” non è un feedback costruttivo, ed è il modo più veloce per alzare una barriera. Allo stesso modo ogni frase che denota chiusura (“Sei un incapace”, “Non capisci”, “Non serve a niente”: le tipiche frasi da non pronunciare mai in ufficio). Tutto può essere criticato o almeno rivisto, basta farlo in modo costruttivo, apportando del valore aggiunto.

Fare autocritica
Non c’è nessuno che non sbaglia mai, e saper accettare un consiglio, una critica o anche solo ammettere di aver sbagliato è la strada giusta per consolidare relazioni basate sulla fiducia reciproca.

Ufficio
21/10/2014

Capo = incline ad andare su tutte le furie. Se non sempre, quantomeno spesso. E il più delle volte non sono tanto i fatti (leggi: gli errori) a fargli perdere le staffe, quanto le giustificazioni a posteriori. Una situazione talmente diffusa che il sito Business Insider ha chiesto a Ryan Kahn, career coach, e alla sua collega Lynn Taylor, le frasi da cancellare immediatamente dal vocabolario professionale.

1 «Non posso»
La frase di chi ha poca fiducia in se stesso.

2 «Non è la mia area di competenza»
La risposta di chi non è disposto a dare il massimo e mettersi in gioco

3 «Non lo so»
Come sopra: non cercare una soluzione è peggio che non averla

4 «No»
La risposta di chi lancia il guanto di sfida.

5 «Proverò»
Altra espressione che denota insicurezza e comunica poca affidabilità.

6 «Non è quello che ho sentito»
Troppo vicino al pettegolezzo, e quindi poco professionale

7 «Come posso trarne beneficio?
La frase di chi non è disposto a mettersi in gioco senza tornaconto.

8 «Mi dispiace, ma…»
Scusarsi è bene, giustificarsi però ne annulla il valore. Mi dispiace, punto.

9 «Ho fatto del mio meglio»
Meglio ammettere l’errore, non ammettere che meglio di così non si è in grado di fare.

10 «Me ne vado»
Minacciare non è mai un atteggiamento professionale. Nemmeno minacciare di lasciare la scrivania.

11 «Ho solo pensato che….»
Frase di chi accampa scuse: meglio ammettere l’errore e voltare pagina.

12 «Ci ho provato prima»
Ci si è provato davvero, o si è pigri e basta?

13 «Nel mio precedente posto di lavoro facevamo in questo modo»
Le ricette non sono buone in ogni occasione, e questa frase è al livello del «So tutto io».

14 «Non è davvero colpa mia, è colpa di…»
Lo scaricabarile è sempre poco professionale.

15 «Il tuo predecessore lo faceva in modo diverso/meglio»
Mai sfidare il capo con i confronti. E poi c’è anche il punto 13 da tenere in considerazione.

16 «Mi annoio»
Si è pagati per quel lavoro. La noia non è contemplata nel salario.

17 «Non posso lavorare con lui/lei»
Si è pagati per lavorare, anche in team, non per litigare con il compagno di banco come all’asilo.

18 «È un idiota»
Parlar male dei colleghi è solo un boomerang.

19 «Se non ti sento, farò solo questo»
Tono minaccioso, ad alto rischio di collera da parte del destinatario.

20 «Perché lo fa sempre X…?»
Come per il punto 18: per avanzare richieste è sempre bene essere neutri e non tirare in ballo colleghi o superiori.

21 «Posso parlare con il tuo superiore di questa cosa?»
Scavalcare un capo è la soluzione migliore per inimicarselo. Poi ci sono solo le dimissioni.

22 «Non ho una soluzione»
Se ci sono dei problemi, ma non delle soluzioni, non è giustificato lo stipendio. Sempre meglio avere almeno un’ipotesi da cui partire.

23 «Perché lui ha X e io no?»
Vedere punti 18 e 20: i confronti scatenano sempre antipatie e ritorsioni, e non portano mai a nulla di costruttivo.

24 «Sono abbastanza occupato. Può aspettare?»
Quando gli impegni si accavallano, è meglio chiedere al capo le priorità: è suo compito decidere cosa è più importante e cosa meno.

25 «Posso uscire prima visto che oggi le cose vanno a rilento?»
Un modo inelegante per dire che non si ha nulla da fare. Uscire prima è lecito, non aver nulla da fare no.

26 «Questo è impossibile»
Espressione di totale negatività che non lascia margine di iniziativa personale. C’è qualcosa di peggio?