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Ufficio
15/10/2018

Nel lavoro si viene selezionati per le proprie competenze professionali ma poi, ovviamente, bisogna lavorare fianco a fianco con altre persone e inevitabilmente sono i rapporti personali a fare la differenza. A volte c’è sintonia, e il clima positivo che si crea aiuta anche ad aumentare la produttività, a volte invece la sintonia manca, o c’è proprio antipatia reciproca, e questo genera un ambiente di lavoro tossico. C’è poco da fare, perché non si può non lavorare con i colleghi antipatici, e bisogna quindi trovare un modo per convivere con un collega insopportabile. Ma come fare?
Come convivere con un collega insopportabile
Per capire come convivere con un collega insopportabile bisogna prima di tutto capirne la personalità: ci sono quelli a cui non va mai bene niente, quelli che sono troppo invadenti rispetto alla vita privata degli altri, quelli che pensano di essere sempre al centro di ogni cosa e di avere capacità superiori alla media, quelli che non riescono a organizzare il proprio lavoro anche in funzione degli altri e quelli che, a tutti gli effetti, dovrebbero lavorare da soli per evitare scenate isteriche. Per ciascuno ci sono alcuni rimedi che si possono mettere in atto per depotenziarne l’effetto negativo sull’ufficio.
Il collega a cui non va mai bene niente
Per esempio, quelli a cui non va mai bene niente possono mandare in frantumi qualunque team di lavoro: per loro è sempre tutto sbagliato, ma non propongono mai una soluzione alternativa, e questa loro negatività è frutto dell’ansia, un sentimento che può contagiare anche gli altri. Che fare? La cosa ideale sarebbe che gli ansiosi lamentosi si rivolgessero a uno specialista, ma se così non è e nemmeno un ’bout di positività cambia il loro umore, l’unica soluzione è alzare una barriera di protezione e diventare impermeabili alla loro negatività.
Il collega pettegolo
Un altro rivolo d’acqua che può distruggere un ufficio con i suoi atteggiamento è il collega pettegolo. No, non parla delle trasmissioni Tv e dei Vip, parla dei colleghi e delle colleghe d’ufficio, raccontando in giro presunte relazioni, aumenti di stipendio, bonus, favoritismi e quant’altro possibile e immaginabile. Il problema è che spesso se non sempre nulla di ciò che parla è vero, ma ciononostante può fare danni enormi. Che fare? Intanto rimanere abbottonati sulle proprie cose, dalle informazioni famigliari e personali a quelle professionali, e poi davanti a ogni insinuazione far scattare il livello superiore, cioè dirgli che quell’informazione dovrebbe conoscerla anche il vostro responsabile: se è gossip, sentito dire, ma non c’è nulla di concreto, è l’unica soluzione per fermare la valanga di insinuazioni.
Il collega che si ritiene migliore degli altri
So tutto io: tecnicamente, sarebbe narcisista, praticamente è un collega che non vede oltre il proprio naso, non accetta critiche, probabilmente fa sempre a modo suo e alla fine produce solo critiche. Che fare? Se è possibile, girargli alla larga, se è il proprio capo evitare in ogni modo di scatenare la sua suscettibilità, anticipandone mosse e richieste e prevedendo le possibili tempeste. Dura? Sì, sicuramente, ma l’alternativa è trovare un altro posto di lavoro…
Il collega che urla e offende
C’è poi il dittatore, quello che urla, che comanda, che non ammette repliche né suggerimenti e che impronta le relazioni professionali interne all’ufficio solo sul sentimento della paura. Siamo al livello della psicopatia e l’unica soluzione sarebbe cambiare aria il prima possibile perché non c’è nulla di ragionevole che possa funzionare. A meno che l’azienda non abbia attivato forme di contrasto a questo genere di mobbing (succede nelle multinazionali, meno nelle piccole imprese) e allora quella è la strada da intraprendere, con coraggio e fiducia.

Notizie
13/09/2018

Uffici open space o tradizionali con stanze chiuse? Il dibattito sui pro e contro delle due organizzazioni dello spazio di lavoro dura da decenni ma ora una ricerca scientifica pubblicata su ‘Occupational & Environmental Medicine’ sembrerebbe mettere un punto fermo almeno su fatto che gli uffici open space sono meglio dal punto di vista della salute e della gestione dello stress.
Gli uffici open space riducono lo stress
Secondo la ricerca gli uffici open space riducono lo stress perché richiederebbero un maggior impegno fisico durante le ore passate al lavoro. L’esperimento è stato condotto negli Stati Uniti, dividendo 231 lavoratori tra uffici open space, cubicoli alti e uffici privati tradizionali e facendo indossare loro dei sensori per monitorare attività fisica e cardiaca sia di giorno che di notte. Inoltre ogni ora era loro richiesto di rispondere ad alcune domande circa il loro stato d’animo attuale.

I risultati dell’esperimento hanno dimostrato come chi lavorava negli uffici open space con scrivanie libere si era mosso di più e aveva livelli di stress al di fuori dell’orario e del luogo di lavoro del 14% inferiori rispetto a chi aveva lavorato nei cubicoli con pareti alte o negli uffici privati. Inoltre i livelli di stress erano più elevati tra gli impiegati più anziani e tra le donne che tra i giovani uomini.

Se stai pensando di riorganizzare l’ufficio e magari trasformarlo in un open space puoi trovare consigli e soluzioni per organizzare gli spazi di lavoro qui.

Ufficio
20/08/2018

Sì, le vacanze finiscono e arriva quel giorno in cui tocca tornare al lavoro. Il problema non è nemmeno alzarsi al mattino col suono della sveglia e fare la strada verso l’ufficio. Il problema è sedersi e decidere da cosa cominciare. Vero è che se si è lasciato tutto in ordine e organizzato prima di staccare per le ferie (come abbiamo spiegato qui) dovrebbe essere più facile anche ricominciare ma per non essere travolti dal caos del rientro, ecco la to-do-list di cosa fare al lavoro i primi giorni dopo le vacanze.

1. Fai una lista di controlli

Cose che hai lasciato in delega ai colleghi, lavori che dovevano terminare, progetti che dovevano arrivare, richieste giunte nel frattempo: riprendi il controllo della situazione controllando tutto quello che devi sapere prima di rimetterti davvero sull’operatività.

2. Smazza la posta

E-mail e posta cartacea: ci saranno messaggi a cui rispondere presto, altri che richiedono un approfondimento, alcuni forse da cestinare, qualcosa da inoltrare: la posta è tutta da smazzare in fretta perché tra quelle missive e messaggi si potrebbe nascondere qualcosa di urgente e insidioso da gestire. Qui trovi i consigli su come gestire al meglio la posta elettronica.

3. Fai un giro a salutare colleghi e colleghe

Se non ti puoi permettere di “perdere tempo” tra le scrivanie approfitta della pausa caffè o del pranzo ma ristabilisci i contatti con colleghi e colleghe, chiedi come vanno le cose, se ci sono novità, cosa è successo in tua assenza: anche questo serve a riprendere il controllo della situazione, prevenire le sorprese e limitare lo stress da rientro. E in fondo non è altro che fare networking, come abbiamo spiegato qui.

4. Chiama clienti e fornitori

Anche loro saranno rientrati dalle vacanze e ragionevolmente saranno rilassati e in vena di raccontare qualche aneddoto: è il momento migliore per ristabilire i contatti, fare nuove proposte, fissare incontri per la programmazione del lavoro e in generale rinsaldare dei rapporti che poi, nella quotidianità operativa, servono ad appianare i problemi.

5. Non fare straordinari

Sì, certo, le vacanze sono finite da poco e sei fresco e riposato, ma per la prima settimana sarebbe bene riuscire a non fare straordinari e a lasciare alla mente, oltre che al fisico, il tempo necessario di riprendere il ritmo. È un ’bout come quando si riaccende un’auto ferma da tempo: non si va subito in autostrada alla massima velocità. Nel frattempo puoi leggere come rendere fruttuosa una giornata di lavoro.

6. Non bere troppo caffè

Sì, ok, tenere gli occhi aperti e la mente sveglia non è così facile ma è meglio non “annegare” nel caffè e rispettare i tempi fisiologici per darsi la carica, come abbiamo raccontato qui.

Ufficio
26/07/2018

La scienza, fondamentalmente, ha accertato quanto prima o poi chiunque beva caffè arriva a capire da solo: il caffè è un piacere, ed è ottimo soprattutto se bevuto nero e senza zucchero, per stimolare l’attenzione, la concentrazione, le performance cognitive e il decision making, ma purtroppo, a grandi dosi, diventa fonte di stress. O per dirla in termini scientifici, il caffè stimola la produzione di cortisolo, che è quello che si produce nelle situazioni di pericolo e spavento, e quindi stimola l’attenzione e la capacità di prendere decisioni in poco tempo, ma parimenti è anche l’ormone dello stress che, se prodotto in grandi quantità, comporta aumento di peso, irritabilità, pressione alta. Appunto lo stress.

E quindi, quanto caffè bere per essere svegli ma non stressati? Più che quanto, la domanda dovrebbe contenere la parola “quando”: a che ora bere il caffè in ufficio per averne tutti i benefici e nessuna controindicazione?
Quando bere il caffè in ufficio
Per rispondere alla domanda su quando bere il caffè in ufficio bisogna sapere come funziona la produzione di cortisolo, che è massima al mattino, più o meno dall’alba e per le 3 ore successive, e poi fluttua durante il giorno fino a calare verso sera, con l’imbrunire e l’organismo che, fisiologicamente, dovrebbe prepararsi al riposo. Il picco di cortisolo al mattino serve ovviamente a mettersi in moto per cominciare la giornata ed è anche il motivo per cui in molti trovano utile e piacevole fare colazione con il caffè.

C’è anche chi ha l’abitudine di prendere un secondo caffè, spesso alla macchinetta automatica, non appena giunti in ufficio, e questo, dal punto di vista fisiologico, è un errore che andrebbe evitato: se il cortisolo è nella sua fase di picco, e già abbiamo preso un caffè, aggiungere caffeina su caffeina e cortisolo su cortisolo non fa altro che aumentare i livelli di stress: meglio sarebbe prendere il secondo caffè dopo le 10:00 e il più vicino a mezzogiorno, quando il cortisolo tende a calare notevolmente insieme ad attenzione e produttività.

Se non si è preso il caffè prima di pranzo, dalle 14:00 in poi è il momento migliore per berlo: la digestione tende ad affaticare l’attenzione e il cortisolo è in fase calante e c’è una finestra utile fino alle 17:00 per stimolarne la produzione e mantenere alta l’attività cerebrale. È dopo le 17:00 che invece bisognerebbe evitare di bere altro caffè, lasciando che l’organismo si adatti progressivamente al momento del riposo notturno senza forzature: per il suo ciclo di produzione e calo, sarebbe bene evitare di bere caffè entro le 6 ore di prima di andare a dormire, per non disturbare l’attività cerebrale durante il sonno notturno.

Ufficio
09/07/2018

Prima dei cellulari, prima di Internet, prima delle mail direttamente sullo smartphone, prima di WhatsApp staccare dal lavoro e andare davvero in vacanza era normale: salutavi i colleghi informandoli della data di rientro, partivi e nessuno poteva più raggiungerti. Ora le cose sono decisamente cambiate e anche su un’isola deserta potrebbe arrivare la chiamata indesiderata o il messaggio inopportuno di capi, colleghi o clienti che ti chiedono qualcosa di inevitabilmente urgente.

Eppure staccare davvero dal lavoro durante le vacanze sarebbe importante sia per la salute che per la produttività. Una ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro realizzata nel 2011 sui Paesi OCSE dal 1950 a oggi ha dimostrato come la produttività oraria diminuisca esponenzialmente con l’aumento del numero di ore lavorate e il motivo è uno solo: stress. Lo stress provoca il burnout, che causa a sua volta bassi rendimenti lavorativi e blocchi alla crescita aziendale. Ma non è solo questo: una serie di ricerche hanno dimostrato anche come non andare in vacanza provochi problemi alla salute, principalmente cardiaci, e anche questo, volendola vedere in termini aziendali, è un problema di produttività.

La soluzione? È una sola: andare in vacanza e farlo staccando davvero con il fisico e la mente dal lavoro. Secondo un’indagine condotta dalla Oxford Economics / US Viaggi Association, il 90% degli intervistati ha dichiarato che le vacanze aiutano a rilassarsi e ricaricarsi, l’85% ha detto di sentirsi più felice, il 65% ha confessato un miglioramento nella capacità di concentrazione e nella produttività, il 61% ha attribuito a tali periodi di riposo una maggiore soddisfazione sul lavoro.
Come staccare dal lavoro e andare davvero in vacanza senza stress
Vediamo allora 5 strategie per riuscire a staccare davvero dal lavoro, andare in vacanza e dimenticare lo stress. Preparandosi al rientro con maggior carica e voglia di fare.
Organizzare l’ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze
Con un certo anticipo, che è soggettivo ma deve essere realistico e tassativo, occorre organizzare l’ultimo giorno di lavoro con una to-do-list in modo che si possa andare in vacanza lasciando una situazione senza code di cose da fare. Il piano deve essere realistico e condiviso, ma poi deve anche essere osservato scrupolosamente. Questo aiuta ad andare in vacanza con la coscienza a posto, senza il timore di aver lasciato colleghi o clienti nei guai.
Prevedere il rientro
Nel piano per l’ultimo giorno deve rientrare anche la previsione del rientro. Sapere cosa ci aspetta è meno ansiogeno di immaginare chissà quali catastrofi da affrontare. È un ’bout come lasciare la scrivania in ordine la sera prima di andare a casa: ricominciare la mattina dopo è decisamente più facile.
Delegare ai colleghi
È una questione di reciproca solidarietà: oggi delegate voi, domani delegheranno i vostri colleghi. Ma lasciando le cose chiare e in ordine tutto filerà liscio e nessuno si sognerà di chiamarvi mentre state facendo l’aperitivo vista mare per sapere dove si trova la tale fattura.
Disconnettere mail e messaggi
Sì, in molti non se la sentono e qualcuno prova anche un senso di colpa, ma il segreto è proprio questo: sono in vacanza e non rispondo ai messaggi. Anzi, non mi faccio nemmeno distrarre o disturbare, mettendo in silenzio WhatsApp e scollegando la posta elettronica aziendale dallo smartphone. Ci sono paesi – come Francia e Germania – in cui è stato sancito per legge il diritto a non rispondere a richieste di lavoro fuori dall’orario di lavoro. E così deve essere.
Imparare a dire no (o almeno a gestire i propri tempi e spazi)
L’ideale sarebbe dire “no, sono in vacanza, non posso” anche se arriva la telefonata improvvisa e imprevista. È una questione legata al fissare il perimetro tra privato e professionale. Ma se proprio no puoi permettertelo, perché ricopri una posizione di responsabilità, impara almeno a gestire tempi e spazi: 1 ora al giorno, quando preferisci ma sempre quella, in cui rispondi alle mail e richiami nel caso di telefonate. Uno spazio preciso e delimitato al di fuori del quale no, al lavoro non ci pensi.

Ufficio
11/12/2016

È normale sentire un po’ di pressione al lavoro: per alcune persone, l’urgenza di portare a termine un’attività diventa persino fonte di motivazione. La maggior parte di noi è stata, qualche volta, vittima dello stress lavorativo nel corso della propria carriera professionale. Quand’è, però, che tale stress raggiunge livelli tali da diventare deleterio per la nostra salute? Sapevate che circa la metà dei lavoratori europei considera lo stress come un elemento comune del luogo di lavoro e che ritiene sia questa la causa principale di giornate perse? Con tali livelli di stress le persone non solo non riescono ad affrontare al meglio le giornate lavorative ma presentano anche delle difficoltà a mantenere un sano rapporto tra vita privata e lavoro. Sebbene alcuni fattori che incidono sullo stress siano fuori dal nostro controllo, sono diverse le attività che possiamo svolgere per rilassarci e iniziare a prenderci cura di noi stessi e del nostro benessere. Come parte della campagna sullo stress nel luogo di lavoro, vogliamo condividere con voi alcuni consigli e suggerimenti pratici che possono aiutarvi a eliminare lo stress lavorativo, sia che lavoriate come dipendenti in un ufficio che come imprenditori dal vostro studio di casa.
Il metodo “4-7-8”

Siete tra quelle persone che ogni notte accumula interi greggi di pecore senza riuscire a non notare che sono esattamente tante quante i compiti che vi aspettano il giorno dopo in ufficio? Avete sostituito i quintali di tè e caffè con la tisana ultimo grido che, nonostante la sua bontà, non vi ha permesso di raggiungere i risultati sperati? Potreste provare questo metodo. La cosa positiva? Non vi costerà un centesimo e potrete praticarlo ovunque vi trovate. Messa a punto dal medico Andrew Weill, laureato presso l’Università di Harvard, questa tecnica consente di calmare il corpo in maniera del tutto naturale attraverso la respirazione. Prima di tutto, è necessario fare un bel respiro e far uscire tutta l’aria accumulata nei polmoni. Quindi, a bocca chiusa, respirare dal naso contando fino a 4. Trattenere il respiro per 7 secondi ed espellere l’aria dalla bocca contando fino a 8. Ripetere quindi il ciclo per almeno 4 volte. Questa tecnica di controllo ritmico del respiro è considerata come una delle modalità più efficaci contro ansia e tensioni interne. È inoltre associata alla riduzione della voglia di mangiare e al miglioramento del sonno.
La meditazione

La meditazione è un’antica pratica di rilassamento e una comprovata alleata per l’abbassamento dei livelli quotidiani di stress. Sono tantissime le persone che ne hanno tratto vantaggio: dal Dalai Lama a Steve Jobs, da Madonna a Paul McCartney. È scientificamente provato che, oltre a ridurre lo stress e l’ansia, la meditazione è anche in grado di migliorare condizioni mediche esistenti. Con la meditazione inoltre torna la chiarezza di pensiero, rafforziamo la nostra capacità di concentrazione e ciò si traduce in performance lavorative complessivamente migliori e livelli di creatività più elevati. Assicuratevi di disporre di un luogo tranquillo in cui recarvi quando desiderate meditare, possibilmente senza alcuna distrazione o interruzione dal mondo esterno. Altro elemento da considerare per mantenere la serenità al lavoro: una scrivania in ordine. L’organizzazione del piano di lavoro è infatti essenziale per costruirsi un ambiente calmo e privo di stress.
Fare una passeggiata di 10 minuti

A volte, incatenarsi alla scrivania promettendo a se stessi di non alzarsi se non dopo aver finito quell’interminabile lavoro, non è la scelta più azzeccata e può risultare addirittura controproducente. Fare una passeggiata all’aperto di 10 minuti consente di staccare, rifocalizzare l’attenzione su ciò che è veramente da portare a termine, generare idee stimolando la creatività e ci permette di fare un po’ di moto, essenziale per proteggere le nostre funzioni cognitive a lungo termine. Se sentite che il vostro cervello sta per esplodere, uscite e prendete una bella boccata d’aria fresca magari passeggiando immersi nella natura: il vostro umore ne gioverà immediatamente e, di conseguenza, anche i vostri livelli di produttività.
Ascoltare musica rilassante

La musica è un importante strumento di gestione dello stress in grado di creare un legame speciale con il nostro lato emozionale. Ascoltare musica rilassante genera un impatto positivo sul sistema psicobiologico del nostro cervello, contribuendo quindi all’abbassamento dei livelli di ansia e stress. In particolare, la musica classica può avere numerosi effetti benefici sulle funzioni psicologiche come, ad esempio, abbassare il battito cardiaco, la pressione sanguinea e i livelli di ormoni dello stress. Se la musica può contribuire a rilassarci, può anche essere l’alleata perfetta per portare a compimento un’attività ripetitiva o per stimolare la creatività: quei calcoli su Excel o il foglio bianco di Word non ci sembreranno più così odiosi!
Prendersi cura di sé stessi

Assicuratevi di dormire a sufficienza, di fare esercizio regolare e seguire una dieta equilibrata. Il sonno è vitale per l’organismo, tanto quanto bere un bicchiere d’acqua. È infatti stimato che trascorriamo circa un terzo della nostra vita dormendo. Per un adulto, sono consigliate 7-9 ore di sonno ogni notte. In tal modo, il cervello manterrà il proprio funzionamento consentendo al corpo di recuperare la stanchezza accumulata durante la giornata. Anche l’esercizio fisico regolare è una tattica riconosciuta per mantenere la forma, un peso ideale e migliorare il sistema immunitario. Molti, tuttavia, dimenticano gli effetti benefici che l’esercizio fisico ha sull’igiene mentale. Le endorfine che vengono liberate nel cervello durante tali attività fungono da sedativi e analgesici, diminuendo la percezione del dolore. Una dieta sana ed equilibrata offre nutrimento al corpo e, quindi, anche al cervello. È proprio vero che siamo cosa mangiamo e sono sempre di più le prove a favore della teoria che la dieta seguita da una persona può avere effetti sull’umore generale. Cambiamenti nella dieta possono avere ripercussioni sulla struttura del cervello e quindi, sul comportamento di un individuo.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi offerto qualche spunto per ridurre lo stress accumulato. Non è facile cambiare drasticamente il proprio stile di vita, ma con alcuni piccoli accorgimenti costanti nel tempo, potreste notare incredibili miglioramenti in termini di salute fisica e benessere generale. Se volete scoprire di più riguardo a “Quanto siete stressati?”, abbiamo creato uno Stress Test proprio per ciò.

Ma vogliamo sentire anche la vostra esperienza: quali sono le tecniche da voi impiegate per alleviare la sensazione di stress al lavoro? Condividete con noi i vostri metodi preferiti sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.