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Idee
20/10/2021

Una delle situazioni più comuni in ambito professionale, in cui tutti ci siamo imbattuti, è di conoscere nuove persone il cui nome, dopo le presentazioni iniziali, si cancella dalla nostra mente creando un vuoto totale di memoria. Per creare subito una relazione e coinvolgimento è importante chiamare le persone per nome e, oltretutto, quando si tratta di relazioni professionali, ricordare il nome può favorire un fruttuoso legame di lavoro, oltre che personale.

Quando non ci ricordiamo le proviamo tutte: proviamo a fare in modo che la persona o qualcun altro ripeta il nome o con un sorriso stampato in faccia salutiamo eludendo in grande stile il deficit di memoria.

In inglese lo chiamano il paradosso Baker/baker. Deriva da studi psicologici in cui durante alcuni esperimenti hanno sottoposto ai partecipanti delle immagini di persone con sotto riportato in alcuni casi il cognome e in altri casi la professione. Nonostante i cognomi fossero appositamente scelti per essere anche delle professioni (ad esempio Baker era usato sia come cognome sia come professione essendo il termine inglese per indicare il fornaio o panettiere) i risultati hanno mostrato che i partecipanti ricordavano meglio le professioni rispetto ai cognomi. Questo è stato attribuito al fatto che le professioni sono più facilmente associabili con qualcosa di concreto, a cui possiamo ricondurre la nostra esperienza, mentre i cognomi non hanno riferimenti e sono per noi solo un insieme di lettere senza alcun significato preciso.

Certo, ci sono i biglietti da visita che possono aiutare a ricordare i nomi delle persone che conosciamo da consultare all’occorrenza. Ma non sempre questo avviene, e allora bisogna ricordare i nomi. Per questo ci sono alcuni stratagemmi che aiutano a memorizzare i nomi e di seguito abbiamo raccolto i metodi secondo noi più efficaci.
Ripeti

Quando una persona si presenta o ti viene presentata, prova a ripetere subito il nome, non nella mente ma ad alta voce, usandolo in modo naturale all’interno della conversazione. Ad esempio, se abbiamo appena conosciuto Luca, potremmo dire qualcosa tipo “Non ti avevo mai visto da queste parti Luca” oppure semplicemente “piacere di conoscerti Luca”.

Anche in latino esiste il famoso detto repetita iuvant che ci ricorda appunto quanto l’apprendimento diventi spontaneo con la ripetizione.

Non bisogna ovviamente ripetere eccessivamente il nome ma farlo in modo naturale e in modo coerente con la conversazione. Anche nel momento di salutarsi, alla fine, è bene ripetere per un’ultima volta il nome associandolo al volto della persona, utilizzando una frase del tipo “è stato un piacere conoscerti…”.
Scandire
Può capitare che la persona a cui ti stai presentando abbia un nome inusuale, straniero o semplicemente non sei riuscito a coglierlo la prima volta. In questi casi una tecnica che aiuta molto è chiedere alla persona di scandire nuovamente ogni lettera e poter così aiutare la nostra mente a memorizzare. È una soluzione particolarmente efficace per chi ha una buona memoria visiva e riesce a raffigurare un’immagine del nome che rimane più facilmente impressa.

In alternativa, puoi chiedere un bigliettino da visita, elemento di cui al giorno d’oggi dispongono molti professionisti e che torna utile anche in incontri informali. Con un bigliettino sotto mano è anche più facile creare l’associazione tra nome e persona. Infatti, se mentre si sta interloquendo ci si dimentica il nome, è sufficiente dare un’occhiata al bigliettino senza farsi notare.
Associazioni

É un modo molto simpatico per memorizzare i nomi e, a differenza degli altri metodi, è anche molto divertente da mettere in pratica.

Se disponi di buona memoria visiva puoi sfruttare questa tecnica per visualizzare delle immagini da associare al nome e alla persona. A volte, durante gli eventi, o in alcuni ambienti di lavoro, le persone indossano un cartellino con nome, supporto molto valido per aiutare a fare le giuste associazioni. Per questo è sempre consigliabile realizzare i cartellini quando si mettono in contatto molte persone che non si conoscono l’un l’altra. Del resto, si possono facilmente creare con della carta per fotocopie e una stampante.

Tuttavia, quando non vi sono cartellini e devi affidarti solamente alla tua memoria, ecco che questo metodo può tornare utile.

Consiste in una sorta di gioco in cui devi associare il nome ad un elemento che abbia un legame con quella persona. Può essere una allitterazione tra nome e una caratteristica, ad esempio Veronica da Verona o Vincenzo da Vicenza se pensiamo alla provenienza, oppure Marco immaginato come un arco a forma di “M” o, ancora, Davide immaginato in posa come la statua di Michelangelo e così via. Puoi fare le associazioni come meglio preferisci incrociando una caratteristica della persona con un’immagine che ti è facile ricordare.

Lo scrittore Dale Carnegie, autore di diversi libri di training, suggerisce di dipingere nella mente un’immagine della persona mentre sta compiendo delle azioni che ti ricordano il suo nome.  Chi è dotato di buona fantasia può sbizzarrirsi nelle associazioni più creative. Giusto per fare un esempio, se conosci un tizio chiamato Mario Bianchi puoi provare a immaginarlo come il personaggio Super Mario tutto vestito di bianco o che imbianca una parete.
Connessioni

Meno divertente delle associazioni mentali per immagini ma molto efficace è la tecnica delle connessioni. Quanto incontri una persona, e questa si presenta dicendoti il suo nome, prova a pensare immediatamente ad una persona o un personaggio conosciuto che hanno lo stesso nome e che ti ricordano colui con cui ti stai presentando. Se la persona che hai davanti ha lo stesso nome di un calciatore o di un attore e condivide anche dei tratti somatici o degli atteggiamenti che ti ricordano quel calciatore o quell’attore, avrai gioco facile nell’effettuare la connessione e ricordare il nome la prossima volta che lo vedi.

Può essere che la persona che hai davanti si chiami come un tuo parente o un tuo conoscente stretto: in questo caso la connessione sarà ancora più facile.

Questa tecnica, se esercitata, è abbastanza veloce e permette di memorizzare al volo dei nomi anche di più persone allo stesso tempo. Pensa al caso in cui ti venga presentato un gruppo di una decina di persone e tu riesca a ripetere subito i nomi con precisione, li lascerai tutti a bocca aperta!
Impegnati
È il consiglio più scontato eppure è forse l’aspetto che più ignoriamo. Se ci pensi, puoi utilizzare tanti fantastici trucchi per memorizzare i nomi ma c’è una cosa da cui non puoi prescindere. Se non sei concentrato e non parti con l’intenzione di ricordarti una cosa, è molto probabile che avrai molta difficoltà nel riuscire a memorizzarla anche usando le tecniche di cui abbiamo parlato.

Pensaci bene, quante volte ti è capitato di ascoltare i nomi delle persone e di rimuoverli all’istante. Magari i tuoi occhi percepivano solo il labiale tanto eri disinteressato verso ciò che ti veniva detto. È normale. Quando siamo in mezzo ad altra gente dobbiamo concentrarci su molti fattori. Quello che diciamo, quello che percepiamo, quello che gli altri pensano, le persone che abbiamo intorno e mille altri particolari. Per questo è importante, in quei pochi istanti in cui ti stanno comunicando il nome, concentrarsi e dedicare quanta più attenzione possibile per poi applicare una delle tecniche che abbiamo visto.

Quando entri nell’ufficio e ti prepari a conoscere i nuovi colleghi, oppure sei ad un evento in mezzo a persone che non conosci, devi innanzitutto metterti nell’ordine delle idee che vuoi e devi ricordare i loro nomi. Vuoi perché ci tieni a farlo, vuoi perché quelle persone rappresentano una risorsa per te e ricordare il loro nome facilita le relazioni e quindi le opportunità che ne possono derivare.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come memorizzare i nomi possano tornarti utili in molte occasioni, ad esempio quando conosci nuovi colleghi o stringi nuove amicizie. Ci sono dei metodi personali che utilizzi e che vuoi segnalarci? C’è un argomento in particolare di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
15/10/2021

A soffrire dei mali da ufficio siamo in tanti, ovvero tutti quelli che per motivi di lavoro passano molte ore di fronte allo schermo del computer in posizioni spesso sconsigliate e dannose per la salute. Di cosa parliamo in questo articolo? Di quei fastidi che probabilmente riconoscerete come familiari: mal di schiena, bruciore agli occhi e affaticamento della vista, mal di testa e fastidi agli arti superiori e inferiori. Per questo veniamo in vostro soccorso con qualche consiglio per migliorare la postura di fronte al computer, ma anche segnalarvi quali sono i requisiti fondamentali che un ambiente di lavoro deve offrire ai propri impiegati.

Lavorare in un ambiente chiuso per molte ore, in posizioni viziate e scorrette può avere delle ripercussioni più o meno fastidiose e gravi. Per ovviare a queste problematiche non vi suggeriamo solo di correggere la posizione sullo schienale della sedia ma anche di assicurarvi che ci siano condizioni microclimatiche adeguate: ci riferiamo, infatti, all’aria che respiriamo, alla temperatura in ufficio, alla pulizia dei locali e all’illuminazione circostante. Tutti aspetti resi ancora più importanti dall’epidemia da Coronavirus e dai nuovi protocolli per il ritorno in ufficio. Perché in realtà il mal di schiena è solo la punta dell’iceberg di una serie di fastidi che possono, a lungo andare, danneggiare la vostra salute.
L’aria che respiriamo

Per quanto sia meno visibile, è molto importante lavorare in un ambiente ben ventilato e adeguatamente condizionato così da evitare inquinamenti da batteri o funghi, nocivi alla nostra salute, che possono causare allergie e patologie infettive più o meno gravi. La maggior parte dei problemi di qualità dell’aria sono dovuti a un’insufficiente ventilazione – ad esempio uno scarso ricambio d’aria, alte temperature dell’impianto di riscaldamento o getti d’aria condizionata troppo freddi, soprattutto se direzionati verso la persona, sono fortemente nocivi per la salute.

Quando arrivate in ufficio, per prima cosa, assicuratevi di ventilare il locale e fate lo stesso in pausa pranzo. Ritornare nello stesso ambiente con aria pulita, vi risparmierà quel senso di torpore che cala una volta rientrati nello stesso ambiente di aria viziata.

Un altro aspetto importante è la pulizia della vostra scrivania. Per chi soffre di allergie alla polvere o asma, le superfici impolverate o sporche sono dannosissime per il sistema respiratorio. Cercate di tenere sempre pulita la vostra postazione, eliminando polvere e sporcizia da tastiera, mouse e telefono con un panno umido e disinfettante. Ricordate poi di lavarvi bene le mani dopo quest’operazione.
Illuminazione adeguata

Di norma i locali di un ufficio dovrebbero avere sufficiente luce naturale, che fornisca la giusta quantità di benessere di chi lavora al suo interno, integrata con un’illuminazione a luce fissa che sia adeguata al lavoro da svolgere tutto il giorno e in tutti i periodi dell’anno. Per l’occhio, già messo per ore sotto sforzo dalla luce del computer, si deve evitare che venga ulteriormente affaticato da un’illuminazione aggressiva, fredda o troppo accecante. Per evitare riflessi sullo schermo, abbagliamento o contrasti di luminosità troppo fastidiosi, assicuratevi che la postazione di lavoro sia orientata a 90° rispetto alle finestre e che l’illuminazione di lampade, da scrivania e a soffitto, siano fuori dal vostro campo visivo – la linea tra occhio e lampada deve formare con l’orizzonte un angolo non inferiore a 60°. Assicuratevi, inoltre, che l’illuminazione che vi circonda – sia essa naturale o artificiale – non sia eccessiva e non vi siano contrasti eccessivi con gli oggetti circostanti. Non dimenticate, poi, che lo schermo del computer deve essere orientato e inclinato in modo da non creare riflessi sulla sua superficie. Ricordatevi, infine, di assumere una posizione corretta di fronte al video, tale che la distanza occhi-schermo sia di circa 50-70 cm.
Postura adeguata e corretta distribuzione delle pause

Quante volte vi ritrovate per ore nella stessa posizione – sbagliata – sulla sedia, di fronte al computer, senza accorgervene? Sicuramente troppe! Allora cominciate a raddrizzarvi sulla sedia girevole, assumendo una posizione corretta di fronte al video, con i piedi ben poggiati al pavimento in modo da avere le cosce parallele al suolo e le ginocchia piegate ad angolo retto. La schiena – soprattutto la zona lombare – dev’essere appoggiata allo schienale in modo da essere sostenuta adeguatamente durante le lunghe ore di lavoro al computer. Assicuratevi, quindi, di regolare l’altezza della sedia e l’inclinazione dello schienale in maniera corretta. Tastiera e mouse devono essere disposti sullo stesso piano e la tastiera posizionata di fronte allo schermo. Quando digitate o usate il mouse, cercate di evitare di irrigidire polso e dita. Vi aiuterà tenere gli avambracci appoggiati sulla scrivania, evitando così la tensione di muscoli del collo e spalle. Infine, è davvero importantissimo fare pause frequenti durante la giornata di lavoro, cercando di mobilizzare e rilassare schiena, collo, arti superiori e inferiori il più possibile. Una volta finito di lavorare, vi suggeriamo di praticare un’attività sportiva leggera, che possibilmente coinvolga tutta la colonna vertebrale, per aiutarvi ad alleviare le fatiche della giornata sedentaria in ufficio appena conclusa.

Sapevate che oltre ad una postura adeguata anche il microclima e l’illuminazione giocano un ruolo importantissimo per la vostra salute? Avete altri suggerimenti da aggiungere? Allora condivideteli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
05/10/2021

Anche la pausa pranzo in ufficio è cambiata dopo il lockdown e con il rientro in ufficio da questo settembre 2021. E se prima la normalità erano le mense aziendali o il pranzo fuori ufficio, ora sempre più lavoratori hanno scoperto il pranzo all’interno dell’ufficio. Ci sono servizi di delivery, c’è il solito bar all’angolo, c’è la schiscetta da portare da casa, ma no, ingurgitare la prima cosa che passa per mano davanti al monitor del computer non è il modo migliore di fare la pausa pranzo in ufficio. Che sia la regola o l’eccezione, anche il pranzo sul luogo di lavoro deve essere prima di tutto sano, e poi rispettare qualche semplice regola di bon ton. Per evitare di appesantirsi, fare il giusto carico di energia in vista del pomeriggio, e per rispettare la sensibilità di colleghi e vicini di scrivania.

No alle pietanze ‘odorose’. Certo il pesce è sanissimo, e anche cavoli, cavolfiori e broccoletti, e per non parlare del cibo etnico ormai sempre più in voga. Ma insomma, appestare l’ufficio con il loro intenso ‘profumino’ potrebbe attirare più di qualche lamentela.

Al bando i social, Facebook & Co. La pausa pranzo è anche un modo per staccare gli occhi dal monitor, socializzare con colleghi e colleghe, rilassare i muscoli di schiena e collo e in fin dei conti dimenticare per qualche minuto computer e vita digitale.

Tovaglietta, posate e tovagliolo sempre. Anche rimanendo alla scrivania, bastano pochi semplici gesti per abbellire il tutto e sentirsi quasi come a casa. E poi si evitano macchie e briciole che sporcano fogli, appunti, tastiera e documenti.

Sì a insalate, frittate, pasta e riso freddi. Sono i tipici cibi da ‘schiscetta’: pratici, sani, si prestano a mille variazioni per non stancare e si possono mangiare anche laddove non ci siamo modo di riscaldare le pietanze.

Occhio al forno microonde. Un elettrodomestico praticissimo e sempre più diffuso in uffici e luoghi di lavoro, ma insomma la pasta al pomodoro riscaldata diventa quasi immangiabile. Molto meglio attrezzarsi con un lunch box sigillato e portare da casa una sana zuppa di verdure e pasta o riso.

E voi come vi organizzate per il pranzo in ufficio?

Ufficio
21/07/2021

I pettegolezzi sui VIP sono tutto sommato divertenti e (generalmente) innocui. Ma è quando i pettegolezzi toccano colleghi, capi e clienti che la domanda sorge spontanea: il gossip al lavoro è lecito oppure no? Ma soprattutto: ci sono anche aspetti positivi dei pettegolezzi tra colleghi, oppure è una pratica da biasimare?

Ha provato a dare una risposta una ricercatrice olandese, Lea Ellwardt del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Groningen, partendo dalla domanda: si spettegola perché si è amici oppure si diventa ‘amici’ (anche al lavoro) perché si spettegola?

Be’ la risposta, dopo 1 anno di monitoraggio e interviste ai lavoratori di un centro sanitario, è in qualche modo sorprendente: ovviamente le persone che si conoscono meglio e che si fidano reciprocamente di più, tendono anche a condividere pettegolezzi anche negativi. Ma la vera sorpresa è data dal fatto che a lungo andare il condividere pettegolezzi porta a cementare i rapporti interpersonali e ad aumentare la coesione tra colleghi.

Ora, questa non è una regola valida in assoluto: se fino a un certo livello spettegolare aumenta anche lo spirito di collaborazione, oltre la soglia cosiddetta ‘boomerang’ si finisce per rimanere isolati, disgregando il patrimonio di fiducia e simpatia da parte di chi ci circonda. Però quello che sembra suggerire Lea Ellwardt è che un po’ di pettegolezzi a bassa tensione possono anche essere tollerati se aiutano a creare legami più stretti tra il personale.

Ufficio
22/06/2021

È il luogo in cui solitamente passiamo passiamo almeno 5 giorni la settimana e almeno 8 ore al giorno, e solo questi numeri dovrebbero bastare per considerare la qualità della vita in ufficio una vera e propria priorità. Anzi: alla luce della pandemia dovremmo tutti volere un ufficio davvero green, un obiettivo tutto sommato anche semplice da raggiungere, seguendo per esempio questi 8 trucchi per un ufficio davvero a basso impatto ambientale e attento alla salute.
1. Mettere piante verdi
Le piante non solo arredano, ma assorbono anche le emissioni elettromagnetiche (per esempio queste piante che purificano l’aria dell’ufficio), aiutano a prevenire la Sick Building Syndrome, la Sindrome da Edificio Malato, i disturbi legati al microclima malsano che si crea negli uffici dove lavorano molte persone, e migliorano la produttività.
2. Portare il pranzo da casa
Ok, mangiare alla scrivania è una pessima abitudine (e anche di una tristezza infinita) ma la schiscetta invece è cibo sano, che ricicla gli avanzi della sera precedente, che riduce la produzione di spazzatura e permette di ridurre l’impatto ambientale: ecco le migliori ricette per il pasto portato da casa.
3. Condividere i documenti elettronici
Non è sempre necessario stampare enormi quantità di documenti: prima di una riunione si possono caricare i file su schede di memoria, hard drive o chiavette USB.
4. Usare carta riciclata
Sì, in ufficio la carta usata per le stampanti è normalmente per lo più riciclata. Ma nel dubbio è bene assicurarsi che sia davvero riciclata, per esempio leggendo questo articolo su come distinguere la carta ecologica da quella riciclata e questo su come scegliere la carta più adatta alla propria stampante.
5. Prendere una lavagna magnetica
Una lavagna magnetica è perfetta per i brain storming, per segnare appuntamenti o idee importanti evitando di sprecare carta per appunti banali.
6. Eliminare gli screensaver
Sembra impossibile, ma gli screensaver consumano un sacco di energia elettrica e oltre che sulla bolletta aziendale anche per decine di migliaia di euro incidono anche sul consumo di energia complessivo e sull’impatto ambientale dei nostri comportamenti: meglio toglierli e impostare lo screen del computer su sleep, il sistema per cui dopo un certo numero di minuti il computer si mette in pausa.
7. Spegnere la luce
Sì, sempre, quando si va a una riunione, in bagno, a casa o a pranzo: spegnere la luce costa poco e fa risparmiare molto. E se poi si usano lampadine energy saving è ancora meglio.
8. Regolare la temperatura giusta
Sì, e per giusta si intende quella che rispetta i termini di legge, che tutelano la salute dei lavoratori e quella dell’ambiente: qui puoi leggere qual è la temperatura giusta da tenere in ufficio.

Idee
01/04/2021

Davanti a un’attività particolare da compiere per lavoro – soprattutto quelle per cui non nutriamo troppa simpatia – o di fronte a un nuovo obiettivo che ci siamo posti di raggiungere, spesso la dinamica che si propone è la seguente: andiamo a letto un giorno dichiarando a noi stessi che dalla mattina dopo porteremo subito a compimento quell’attività. Giuriamo davanti allo specchio e al gatto. Ci alziamo il giorno dopo ed eccoci ricaduti nella routine di posticipare a domani accampando mille scuse. E ci ritroviamo davanti all’ennesimo libro per imparare a districarci tra i meandri della procrastinazione. Come possiamo veramente dire basta e smettere di procrastinare? Quali rimedi o suggerimenti concreti possiamo adottare per perseguire i nostri obiettivi, siano essi specifiche attività in ufficio e in smart working o un traguardo più generale che vogliamo raggiungere?
Obiettivi fattibili

Il primo passo è comprendere come sia essenziale porsi degli obiettivi raggiungibili e soprattutto fattibili alla luce delle risorse, del tempo e di tutti gli altri elementi che entrano in causa. Voler condensare una settimana di lavoro in mezza giornata, vi lascerà solo con l’amaro in bocca quando vi troverete davanti all’impossibilità di un tale obiettivo. Gli obiettivi devono essere realistici. Tempo fa vi abbiamo proposto ad esempio la tecnica del pomodoro per imparare a definire i tempi di una determinata attività e a gestirli meglio in futuro. Distinguete gli obiettivi in macro e micro: il macro obiettivo è il fine ultimo che state perseguendo, mentre i micro obiettivi sono tutte quelle piccole azioni da implementare giorno dopo giorno per il raggiungimento del macro obiettivo. In tale ottica, è importante comprendere come sia necessario agire con progressione: è inutile pensare che per raggiungere una buona forma fisica, sia indispensabile andare in palestra 7 giorni su 7 se “TV, sdraiati e divano” sono le parole che associamo con maggiore frequenza al nostro passatempo preferito post-lavorativo. Quello rimarrà l’hobby a cui ci dedicheremo e la palestra non ci vedrà mai varcare la soglia di ingresso; perché anche chi si allena tutti i giorni o macina ore e ore di produttività al lavoro, ha visto la parola “inizio” dalla quale è partito volto al miglioramento progressivo nel tempo.
Assumetevi una responsabilità

Una tecnica per aiutarci con quell’obiettivo che ci sembra così irraggiungibile può essere di investire denaro o un oggetto a cui teniamo particolarmente. Una volta compreso che il traguardo è possibile così come il miglioramento nel tempo, assumetevi una responsabilità nel caso in cui non riusciate a compierlo. Ad esempio: è da tempo che desiderate chiedere una riunione al capo per parlare di un’ipotetica promozione, ma la paura di un possibile rifiuto vi spinge a rimandare sempre quella conversazione? Dopo aver preso coscienza dei motivi per i quali riteniate di meritare quella promozione, avvalorati da fatti ed esempi concreti, mettete da parte una somma di denaro da devolvere nel caso non riusciate a chiedere al capo di fissare quella riunione. La somma deve essere di entità tale da farvi temere la perdita o meglio, promettetevi di devolvere la somma a una causa che non sostenete.
Parlatene in pubblico

Parlate del vostro obiettivo con i vostri cari, con quelle persone per le quali nutrite stima e fiducia, le cui opinioni sono per voi importanti. Oltre ad essere quelli che probabilmente vi sosterranno maggiormente e vi chiederanno con interesse come procede il percorso, infondendovi quella giusta carica di energia e incoraggiamento, saranno anche le persone che non vorrete deludere; e anche questo si rileverà una grossa fonte di motivazione nel perseguimento dell’obiettivo fissato. Se l’obiettivo è un’attività condivisibile con altri, senza che la relativa comunicazione vada a infrangere copyright o dettami aziendali, potreste anche prendere in considerazione la possibilità di pubblicare l’avanzamento sull’intranet aziendale o in un’email rivolta ai colleghi interessati.
Rinforzo positivo e negativo

Come abbiamo detto poco fa, l’incoraggiamento – chiamato anche “rinforzo positivo” è uno dei modi più efficaci per favorire la motivazione. Oltre che dalle persone di cui vi fidate, tale rinforzo positivo può anche assumere la forma di un premio che vi concederete come ricompensa qualora riusciate a fissare, ad esempio, quella riunione con il capo: una cena al vostro ristorante preferito, la caramella nascosta nel cassetto, un abito nuovo o l’ultimo libro del vostro autore preferito possono essere alcuni esempi di rinforzi positivi. Con lo stesso intento ma da un’angolazione diversa, il “rinforzo negativo” rappresenta anch’esso un premio dove andrete a eliminare qualcosa che non desiderate fare in caso di esito positivo nel raggiungimento del vostro obiettivo. Un esempio? Se fissate quella fatidica riunione con il capo, vi concederete una bella cena da asporto (o una serata al cinema quando sarà possibile)  comerinforzo positivo o eviterete per quel giorno di fare le temutissime faccende domestiche (rinforzo negativo).
Divertitevi

Gli obiettivi – come le abitudini – soprattutto se prolungati nel tempo perché suddivisi in macro e micro come abbiamo visto poco fa, sono soggetti alla routine; e anche quelli che iniziamo animati dalle migliori intenzioni, vedranno la parabola scendere dopo l’iniziale entusiasmo. È lì che inizia il duro lavoro che, se superato, ci porterà a un nuovo e più soddisfacente incremento verso il traguardo finale. Se vi aspettate solo rose e fiori, vi ritroverete presto a fare i conti con tutte le spine. In quei momenti, provate a chiedervi “Cosa posso fare per rendere quest’attività più divertente?”. Magari potreste iniziare ad ascoltare musica lirica o elettronica quando vi dedicate a quella particolare attività. Oppure, quando sarà di nuovo possibile, potreste organizzare una serata divertente con il vostro collega preferito come rinforzo positivo nel raggiungimento dei rispettivi obiettivi. State lavorando allo sviluppo di nuove idee al lavoro? Potreste provare a farlo dal vostro bar preferito o davanti al caffè che adorate. Cambiate la conversazione che avviene all’interno della vostra testa: invece di concentrarvi sugli aspetti negativi, provate a chiedervi quali siano gli elementi positivi di quel progetto o attività. In fin dei conti, siamo noi i fautori del nostro destino.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi offerto alcune tecniche per smettere di procrastinare e portare a compimento quello che vi siete prefissati di ottenere in modo che domani, guardandovi allo specchio, possiate sorridere dicendovi “Posso farcela!”. Ora però tocca a voi! Condividete con noi tutti i vostri trucchi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.