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Ufficio
23/01/2018

Come tra le pagine di un poema cavalleresco, ogni ufficio custodisce tra le quattro mura le gesta eroiche e quelle malvagie dei sui protagonisti.

Nei panni di comuni lavoratori e lavoratrici, celati dietro ordinarie mansioni, gli eroi d’ufficio non danno nell’occhio e compiono le loro gesta valorose senza ambizioni e secondi fini se non quello di aiutare il prossimo. Accorrono all’istante al verificarsi di un guasto al computer, sono sempre disponibili a prestare aiuto e pronti a risollevare l’ufficio dal torpore pomeridiano offrendosi liberamente di preparare il caffè per tutti.

É arrivato il momento di narrare le loro e gesta e cantarne le audaci imprese.
Abbiamo chiesto, con un sondaggio, a lavoratori e lavoratrici di indicarci quali aspetti e comportamenti prediligono maggiormente nei loro colleghi. Abbiamo così ricavato per voi la top list delle figure eroiche che popolano I nostri uffici. Mettetevi comodi sulla vostra sedia o poltrona e sfogliate con noi questa avventurosa ricerca.
Ecco i profili più apprezzati dei colleghi buoni:

Vitalità e spirito positivo. Sprona e incoraggia gli altri. 79,5%
Sempre pronto a dare una mano in caso di difficoltà. 75,2%
Spiega le cose con grande disponibilità/aiuta i nuovi arrivati. 55,1%
Aiuta a risolvere i problemi tecnici del computer. 45,1%
Prende le difese dei colleghi criticati. 42,2%
Ha sempre la battuta giusta per rallegrare le giornate. 32,8%
Ci tiene a pulire e tenere in ordine le aree comuni. 32,6%
Porta sempre qualche delizia da gustare con i colleghi. 16,7%
Spesso si offre per preparare il caffè per tutti. 15,6%
Tiene gli altri informati sulle ultime novità. 15,6%
Una spalla su cui piangere, è la persona con cui confidarsi. 14,7%
Organizza i momenti di svago, dal calcetto al drink. 12,5%
Concede regolarmente uno strappo in macchina da e per l’ufficio. 3,1%
Presta soldi o ha da cambiare nel momento del bisogno. 2,5%

 

L’attitudine positiva e la capacità di incoraggiare gli altri svetta tra le prime posizioni, del resto tutti abbiamo bisogno di una parola di conforto il lunedì mattina o quando dobbiamo affrontare dei lavori impegnativi. Tra i primi posti troviamo anche la disponibilità ad aiutare i colleghi in difficoltà ed i nuovi arrivati, sintomo che le doti di tutor/mentore sono molto apprezzate negli ambienti di lavoro.

Tra i profili eroici preferiti, non poteva mancare il mago del computer: con la tecnologia informatica ormai predominante, è fondamentale l’aiuto del collega smanettone che riesce a risolvere anche i più misteriosi malfunzionamenti del pc.

Se c’è un eroe allora ci deve essere anche un cattivo. Per completare il racconto abbiamo indagato anche su quali fossero le abitudini e i comportamenti più fastidiosi e che meno riusciamo a sopportare in ufficio. Questo ci ha permesso di avere un quadro narrativo chiaro e di individuare anche i profili malvagi più diffusi.
Non sopportiamo quel collega che:

É sempre in ritardo. 28,5%
Sta sempre a lamentarsi. 27,8%
Mangia cibi puzzolenti. 24,3%
Consuma tutto (carta stampante, carta igienica ecc.). 20,9%
Procrastina in continuazione, impiega secoli per fare qualcosa. 21,8%
Prende troppe pause sigaretta. 23%
Ha una scarsa igiene personale. 19,7%
Parla al telefono urlando. 20,6%
Fa gossip su tutti. 17,7%
Si mette deodorante e profumo mentre è alla scrivania. 15,3%
Viene al lavoro anche quando è molto malato. 13,4%
Sta tutto il giorno a messaggiare al telefono. 13%
Ha la scrivania disordinata. 11,8%
Produce rumori fastidiosi. 7,3%

 

Le risposte ci dicono che, se da una parte colui che porta cibo in ufficio da condividere con i colleghi è un eroe, vi è poi il cattivo che porta sì del cibo, ma con il malaugurato effetto di riempire la cucina e gli uffici di odori poco piacevoli sprigionati dalle cibarie di cui si nutre. Insomma, per ogni collega buono ce n’è sempre uno cattivo e così, risultati alla mano, abbiamo chiesto a Julia Bereciartu, un’illustratrice spagnola, di aiutarci con il suo talento a raffigurare alcuni tra gli eroi e i cattivi più popolari che si destreggiano tra le scrivanie.
Eroi d’ufficio

Cattivi d’ufficio

 

C’è un collega di cui non puoi fare a meno? Cosa lo rende così speciale? Ci sono comportamenti che invece non riesci proprio a sopportare? Raccontacelo su Facebook Viking Italia

Ufficio
15/01/2018

Passati i festeggiamenti del Natale, prima che i fiori dischiudano petali e profumi, siamo messi a dura prova dai mesi più bui e più freddi dell’anno . Da quando è stata teorizzata nel 1984, dallo psichiatra Norman Rosenthal, la depressione invernale, anche conosciuta come SAD (disordine affettivo stagionale) o winter blues, ha trovato riscontro in diversi studi e ricerche condotte negli anni.

Una recente ricerca sui lavoratori britannici ha rilevato che quasi la metà di essi ritiene che l’inverno abbia un effetto negativo sul proprio benessere mentale. Lo studio suggerisce come l’ambiente di lavoro risulti fondamentale per attenuare gli effetti negativi di questo stato depressivo. Ma quali sono le cause?
Certamente un ruolo fondamentale lo svolge la serotonina, un neurotrasmettitore responsabile del buon umore che è regolato anche dalla luce solare. Per questo, d’inverno, le ridotte ore di luce agiscono negativamente sul nostro umore.

Qui alla Viking la creatività non ci manca e la usiamo spesso come antidoto alla tristezza. Abbiamo quindi deciso che dovevamo trovare un modo per regalare qualche attimo di felicità a tutti i nostri valorosi lavoratori.

Come ha affermato Chris Evans, Marketing Manager Europe per Viking: “molto spesso ci si dimentica facilmente quanto l’ambiente di lavoro abbia un impatto significativo non solo sulla produttività ma anche sullo spirito di collaborazione e sull’umore. Quest’anno volevamo sperimentare un metodo utile ma anche divertente per contenere le situazioni di cali di umore e depressione invernale. I nostri dipendenti sono rimasti entusiasti del distributore automatico e si sono divertiti molto ad usare questo dispensatore di buon umore”.
COSA CI ABBIAMO MESSO?

Per iniziare, abbiamo sottoposto un questionario alle migliaia di persone che ci seguono su Facebook: abbiamo velato l’iniziativa con ragioni legate all’esplorazione di nuove idee creative. Dopodiché abbiamo preso i prodotti più votati e li abbiamo messi a disposizione gratuitamente in un distributore automatico. Ecco come.

L’indagine era divisa in quattro categorie, per ognuna delle quali vi erano dei prodotti da votare come preferiti:

C’era la sezione “toccasana” con rimedi per recuperare le energie del fisico acciaccato da freddo, influenza e postumi dei festeggiamenti (un eufemismo per definire il post-sbornia).
La sezione “produttività” includeva soluzioni per ricaricare le batteriedel proprio corpo o quelle dello smartphone.
Il “torna utile” comprendeva quegli oggetti che ci possono servire in diverse occasioni: dal deodorante per rimediare alle sette camicie sudate alla cartolina di auguri per quel compleanno di cui ci eravamo completamente dimenticati.
Infine, la sezione “contro lo stress” comprendeva quegli oggetti utili a scaricare la tensionee affrontare la giornata con più relax.

Ed ecco alcuni dei prodotti più votati:

Sui prodotti di cancelleria (45,4%) giocavamo in casa e abbiamo così stipato il distributore di materiale da ufficio di ogni tipo: evidenziatori, Post-it, toner e cartucce per stampanti solo per dirne alcuni.

Oltre ai prodotti sopra riportati, sempre tra i più votati, sono stati inclusi in ordine di categoria:

Toccasana – creme per viso e corpo, sciarpa, vitamine e minerali, integratori vari. Le risposte aperte del questionario hanno anche dato alla luce idee divertenti come la richiesta di includere un Iphone X o della birra. Lo terremo presente.

Produttività – barrette energetiche, frutta fresca, prodotti senza glutine, caramelle. Ci è sembrata degna di nota la richiesta di un utente di includere della “voglia di vivere” in compresse: rimandato a quando la tecnologia ce lo permetterà.

Torna utile – piantine decorative, una bottigli di vino, cartoline di auguri, kit di trucchi, lenti a contatto. Idee per il futuro: ukele per dare una svolta alla pausa pranzo in ufficio.

Contro lo stress – pantofole, tappi per le orecchie, fidget spinners, palline anti-stress. Un utente ha perfino suggerito di inserire coperta e divano, indubbiamente efficace ma difficile logisticamente.

BUON UMORE INTERNAZIONALE
Dato che i team di lavoro qui alla Viking sono internazionali abbiamo riproposto il questionario anche sui canali social di altri paesi per poi essere sicuri che il nostro distributore non lasciasse scontento nessuno. Ecco alcuni degli oggetti più votati all’estero:

Germania: pallina anti stress (46,4%), Post-it con note motivazionali (31,9%), batterie/caricatore (67,2%), ombrello/poncio (49,3%), penna usb (34,3%), dolci appena sfornati (54,3%), frullati/succhi (38,6%), deodorante (65,7%), gomme da masticare/spray per la gola (54,3%), pastiglie per il malditesta (87%), pastiglie per la tosse (40%), regali d’emergenza (62,9%), cioccolatini (60%), tappi per le orecchie (52,9%), lampada da scrivania/abat-jour (32,9%), cuscino gonfiabile (31,4%)

Olanda: caffè (67%), sandwich con formaggio (43%)

Francia: vitamine (35%), aspirina peril mal di testa (29%), cioccolato (39%), bevanda energetica (14%), pallina anti-stress (17%), cuscino gonfiabile (15%)

Ufficio
16/11/2017

Il 27 ottobre è uscito in tutto il mondo il diciottesimo capito dell’iconico videogioco sviluppato da Nintendo: Super Mario Odyssey. Come molti altri fan in giro per il mondo, anche qui alla Viking siamo in tanti ad avere atteso il nuovo titolo con trepidazione per mesi.

Impazienti di giocare al nuovo Super Mario, abbiamo deciso di ingannare l’attesa trasformando la trepidazione in energia creativa.

Complici alcune pareti dell’ufficio disadorne e un bel po’ di Post-it, abbiamo deciso di forgiare un’opera d’arte che, per gli appassionati della serie, toccherà di sicuro le corde della nostalgia.

Memori dell’esperienza di Star Wars, abbiamo deciso che dovevamo ripetere l’impresa. Anzi, potevamo fare di meglio.
Abbiamo quindi deciso di ricreare, sfruttando le pause pranzo, il primo livello del leggendario Super Mario Bros, primo titolo della serie, che ha imposto il gioco come pietra miliare e reso celebre il tema musica che lo accompagna.

Il Mondo 1-1 ha così preso forma in versione gigante.

Diamo i numeri
Il progetto
Per fare in modo che il primissimo livello fosse replicato in formato gigante, sogno di qualsiasi appassionato di Super Mario, è stato necessario progettarne accuratamente la realizzazione. Innanzitutto sono state misurate con precisione 3 pareti ed è stato calcolato il numero esatto il numero di Post-it necessari per riempirne la superficie.
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Ogni Post-it misura 76X76mm e, secondo i calcoli, ogni parete misura 31 Post-it in altezza e 85 in larghezza: è facile calcolare che ne occorrono 2.635 per coprire un solo muro. In totale per le tre pareti, più il muro di ingresso, ci sono voluti l’incredibile totale di 6.223 Post-it!

La preparazione

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In secondo luogo è stato necessario dividere l’immagine in sezioni (9 per la precisione) che sono state disegnate sulle pareti in modo da avere una sorta di griglia di riferimento. Mario è stato riprodotto in tutta la sua gloria mentre il resto è stato adattato alla superficie disponibile per far in modo di ricreare il livello nel modo più completo possibile.
La creazione
Dopo il grande lavoro di preparazione, finalmente sono stati attaccati uno ad uno i Post-it colorati. Ognuno ha cominciato attaccando prima la fila più in alto, in modo da progredire tutti gradualmente assicurandosi che il design coincidesse con quello progettato su carta.

In totale, ci sono volute 10 persone (più il supporto di tutti i colleghi che hanno aiutato quando era necessario) che si sono alternate per una totale di 7 ore.
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Un membro del team creativo ha addirittura portato una Nintendo Entertainment System, abbiamo così potuto fare un tuffo nel glorioso mondo a 8-bit circondati dal fantastico murale appena realizzato.

Il processo di realizzazione, che ha dato alla fine grandissima soddisfazione, non è stato privo di ostacoli. Se stai pensando di arredarti la camera e ti balena l’idea di creare un artwork con i Post-it tieni presente che:

Le pareti su cui attaccherai i Post-it devono essere pulite e con superficie uniforme.
Fai attenzione ai prodotti che usi per pulire, potrebbero creare una patina che renderà difficile far attaccare i Post-it.
Il calore non fa bene ai post-it. Ci siamo trovati, spesso, con i foglietti adesivi che si staccavano a causa delle temperature. Meglio mantenere la stanza fresca, senza però aprire le finestre o volerà via tutto!
Avere una buona playlist è fondamentale. Attaccare un numero di Post-it così elevato richiede molto tempo e si lavora meglio se c’è un po’ di musica in sottofondo.

E voilà! Ecco come abbiamo costruito questa meraviglia in 6.223 bit…anzi Post-it!

P.S. Per chi se lo stesse chiedendo, alla fine abbiamo raccolto tutti i Post-it che saranno ovviamenti riutilizzati per il loro scopo principale: note e appunti!

 

Segnalaci le tue creazioni con i Post-it sulla pagina Facebook Viking Italia.

 

Idee
07/11/2017

Lavorare all’estero può essere una meravigliosa esperienza formativa: è un’occasione per perfezionare le vostre competenze linguistiche e per acquisire maggiore esperienza a livello lavorativo. Tuttavia, talvolta, può essere difficile adattarsi a un nuovo ambiente lavorativo: bisogna capire come interagire con i colleghi, partner commerciali o clienti e quali siano le regole da seguire in ufficio.
In occasione di due ricorrenze molto vicine tra loro, la Giornata internazionale degli stagisti (10 novembre) e la Giornata mondiale della gentilezza (13 novembre) vogliamo proporre una simpatica e divertente guida che riassume quali comportamenti seguire – e quali no – sul lavoro, in diversi paesi del mondo.
Lo scopo di questa guida è di definire le unicità delle varie nazioni in modo da non essere colti di sorpresa ed evitare passi falsi. Di sicuro sarà di aiuto agli stagisti che si preparano ad affrontare il mondo del lavoro, in modo particolare all’estero.
Per esempio, lo sapevate che in Germania non sono abituati a ricevere apprezzamenti sul loro lavoro e, di conseguenza, non si mettono troppo in mostra dopo aver raggiunto un risultato, a differenza invece degli americani?
In molti paesi, regalare una bottiglia di vino o un liquore, è un atto di cortesia e generosità. La stessa cosa non vale in Arabia Saudita, dove per ragioni religiose e culturali, un regalo del genere può essere recepito come un’offesa.
Alcuni dei suggerimenti e caratteristiche descritti nell’infografica, vi saranno sicuramente già noti. Ma, in caso vi sfuggisse qualcosa, l’unico suggerimento che possiamo darvi è di essere educati, di chiedere a una persona del luogo di aiutarvi a identificare le regole di comportamento da seguire e di segnarvi su qualche foglietto o post-it le principali regole da seguire.
Ruud Linders, Marketing Manager del mercato europeo di Viking, ci ha detto: “Con il mio lavoro sono spesso in viaggio in tutta Europa e incontro persone che vengono da nazioni e continenti diversi. Tutti i paesi in cui sono stato hanno le loro piccole particolarità e convenzioni ed è proprio questa varietà che rende il mondo un bellissimo luogo in cui vivere. Solitamente riesco a evitare queste situazioni imbarazzanti e, ora, grazie a questa infografica, penso che potrò cavarmela ancora meglio!”.
Quindi, date un’occhiata alla nostra infografica e scoprite se siete già pronti per affrontare un incontro di lavoro, ovunque esso sia, o se avete bisogno di rispolverare il galateo prima di intraprendere il vostro viaggio di lavoro. Speriamo, infine, che sia di buono auspicio per tutti gli stagisti nel trovare un ambiente di lavoro che valorizzi le loro capacità personali e professionali!

Fateci sapere cosa ne pensate, attraverso la nostra pagina Facebook di Viking Italia, e se vivete all’estero, quali sono le cosa più curiose che avete sperimentato?

Ufficio
22/09/2017

La paura del cambiamento
Che cos’è il cambiamento? È il cambiare o il cambiarsi, è mutamento, trasformazione, modifica. Se pensiamo alla natura, il cambiamento fa parte di un processo naturale che ciclicamente si ripete e rigenera e rinnova il mondo. Ogni cambiamento porta ad una situazione diversa dalla precedente, in meglio o in peggio, ma in ogni caso contribuisce ad alimentare la vitalità delle esperienza quotidiana, a rompere la consuetudine.

Se pensiamo al cambiamento all’interno di un’organizzazione, o di un individuo, l’aspetto del mutamento si fa poliedrico ed entrano in causa una molteplicità di aspetti. L’essere umano si sa è complesso ed è quindi naturale che complessa sia ogni fase in cui avviene una trasformazione.
Rompere le abitudini

I cambiamenti portano in sé un moto di turbamento, di rivoluzione positiva o negativa. Ogni volta che dobbiamo affrontare una situazione diversa siamo preoccupati da cosa ci aspetterà da quel momento in avanti. È sempre una fase ricca di emozioni: pensiamo alla prima volta che abbiamo fatto un’esperienza lontano da casa, che spronava il nostro spirito di indipendenza, la prima volta che abbiamo dovuto salutare genitori ed amici perché diretti verso una nuova meta, la conclusione del primo amore, il cambiamento di lavoro, della casa, degli amici; insomma sono infiniti i momenti della vita in cui, in maniera più o meno evidente, stiamo lasciando una situazione preesistente per intraprendere un nuovo percorso. Il fattore comune di tutte queste esperienze di trasformazione è uno: rompere la routine, ciò che nella nostra mente è programmato e prevedibile, per affrontare qualcosa di nuovo.

Cercare di ritardare o respingere il cambiamento è controproducente. Potrebbe portarci a situazioni di “limbo” in cui procrastiniamo una situazione in cui non siamo veramente felici e soddisfatti. Semplicemente stiamo adottando la soluzione più comoda e vantaggiosa nel breve termine senza comprendere che il progresso, personale e collettivo, passa dal nuovo, dall’invenzione, da un’innovazione che spezza ciò che prima era la regola, la normalità.

Perché ogni cambiamento ci genera un senso di inquietudine e di paura? Una prima considerazione da fare è che la novità ci porta ad abbandonare una situazione in cui ci sentiamo protetti dalla nostra routine. Viene meno quel senso di sicurezza dato da i punti di riferimento quotidiani: lo stesso autobus che prendiamo per andare a lavoro, la stessa sedia dell’ufficio su cui ci sediamo quotidianamente, gli stessi colleghi che vediamo a lavoro, gli stessi amici che incontriamo la sera per una birra, gli stessi piccoli gesti che compiano ogni giorno. Inoltre, la paura è spesso frutto di un’insicurezza, del dubbio che potremmo non essere in grado di affrontare il cambiamento.
Da paura a stimolo
In realtà, come messo in luce dalla psicologia, affrontare una novità può essere un valido mezzo per rinforzare l’autostima, sviluppare una visione più ampia e maturare delle preziose competenze sia personali che professionali.

Ogni cambiamento andrebbe vissuto sotto questo punto di vista, trasformando la paura in un’energia stimolante, tenendo presente che stiamo affrontando una sfida per dimostrare a noi stessi fino a che punto possiamo arrivare, che siamo in grado di metterci alla prova e di superare la situazione ristagnante e limitante del momento per migliorarci e potenziare le nostre capacità.

Di sicuro non aiuta la realtà di oggi che, con il suo senso di instabilità e la mancanza di rassicurazioni, ci porta, a volte, a rifugiarci nella nostra bolla dove il micro-clima di affidabilità e sicurezza ci danno sollievo dalla realtà esterna.

Dobbiamo però prestare attenzione: rimanendo troppo tempo nello status quo il rischio è di inibire le nostre capacità di domare il nuovo, di finire con il ridurre la nostra autostima accettando la solita realtà, il lavoro di sempre, quell’ufficio, quella scrivania, pensando che in fin dei conti siamo obbligati a stare lì perché incapaci di far un salto di qualità.

Non dobbiamo per forza iniziare a fare salti nel vuoto per convincerci che possiamo cambiare. Non siamo tutti Jeff Bezos. Anche piccoli cambiamenti che possono portare un miglioramento nella nostra vista possono darci quella gratificazione che ci stimola poi a fare il passo successivo.

Se si vince la pura legata a false costruzioni che abbiamo messo in piedi nella nostra mente, come ad esempio che non siamo in grado di fare una cosa, che non siamo portati o che non potremo mai affrontare un cambiamento perché non lo abbiamo mai fatto prima, allora possiamo veramente ottenere degli stimoli incredibili per noi stessi.
Come accade in natura, anche per le persone il cambiamento è sinonimo di rigenerazione, di vitalità. Il cambiamento offre opportunità di muoversi sul seguente gradino evolutivo della nostra esperienza, acquisire nuove capacità, conoscere meglio noi stessi, stimolare il corpo e la mente a fare sempre meglio.
Cambiamenti organizzativi dal punto di vista del lavoratore

Dopo aver visto e sottolineato l’importanza di non lasciarsi scoraggiare dalle nuove sfide, ma accettare e vivere attivamente il cambiamento, affrontiamo di seguito il tema dei cambiamenti organizzativi sia dal punto di vista professionale del lavoratore che da quello dell’organizzazione o del datore di lavoro. Ecco alcuni punti chiave per affrontare il cambiamento sul posto di lavoro:

Riconoscere il cambiamento. Se non riconosciamo che un cambiamento sta avvenendo o che lo status-quo sta cambiando non potremo mai affrontarlo nel modo giusto. Il primo passo sta nel riconoscere il cambiamento in atto.

Affrontare le proprie paure. Come abbiamo detto bisogna cercare di affrontare la paura in modo razionale, realizzando che è in realtà frutto di un nostro schema mentale. Occorre invece ragionare su come affrontare il cambiamento. La comunicazione in questo caso aiuta. Dopo avere elaborato gli eventi nella nostra mente, è fondamentale confrontarsi con altre persone a noi vicine, sul lavoro o fuori dall’ufficio, per conoscere e ponderare anche la loro visione di ciò che dobbiamo affrontare.

Cerca di virare verso un atteggiamento positivo e propositivo. La prima volta sarà più difficile ma una volta innescato il processo di cambiamento, ogni volta che ci troveremo ad affrontare una nuova sfida potremmo contare sull’esperienza pregressa. Sapremo come affrontare le difficoltà e forti delle vicende già vissute potremo capire meglio noi stessi e come dobbiamo affrontare questo tipo di situazioni: che azioni intraprendere, come trovare supporto negli altri, come gestire le nostre paure, su quali aspetti personali fare leva per superare i momenti più difficili.

La flessibilità è un altro aspetto molto importante. Come abbiamo ricordato, essere rigidi e legati ad una particolare situazione contingente è un circolo vizioso per adagiarsi, da una parte, sulle nostre abitudini e, dall’altra, per inibire in se stessi la spinta verso il cambiamento. La parola chiave, in questo caso è resilienza, ovvero la capacità di affrontare un evento traumatico, come un cambiamento, con un approccio positivo e costruttivo. Dobbiamo essere resilienti ed adattarci al cambiamento traendo il massimo risultato da esso.

Nell’ambiente lavorativo è importante essere proattivi. Questo significa non solo non essere timorosi dei cambiamenti ma anche anticiparli. Le organizzazioni di successo sono quelle che si sanno meglio adattare all’ambiente circostante e il cambiamento può partire dall’interno. Se avrai un approccio proattivo e positivo verso i cambiamenti di sicuro ne beneficerà la tua carriera, l’intero team e tutta l’organizzazione.
La proattività vuol dire anche essere curiosi, informarsi. Non sempre i cambiamenti sono guidati da noi. A volte vengono imposti o sono frutto di scelte operate ai vertici aziendali. Se pensi che sul tuo luogo di lavoro sia in atto un cambiamento, non agire passivamente ma poni domande, chiedi ai colleghi al tuo capo, cerca sempre la via del dialogo, in modo rispettoso e con toni adeguati.

Ridurre lo stress sul posto di lavoro. Come abbiamo ricordato anche in un altro articolo, è importante mantenere uno spirito sereno e un’attitudine positiva nell’ambiente di lavoro. Infatti, solo così potremmo effettuare le scelte più sagge nei momenti più difficili, come quelli legati ad una trasformazione, e affrontare il cambiamento con razionalità e ottimismo.

Se pensi che i cambiamenti organizzativi vengano adottati con irriverenza nei tuoi confronti, che sei una vittima del processo di rinnovamento, allora fermati un momento, torna alla tua sedia, e rifletti sul tuo ruolo all’interno dell’azienda. Pensa alle tue qualità, alle tue competenze, al tuo apporto al team e all’intera organizzazione. La capacità di crescere professionalmente sta anche nel valutare i propri limiti e gli spazi di miglioramento. Riconosci se ci sono ambiti in cui puoi essere più efficiente o contribuire in modo più importante. Può anche darsi che il cambiamento sia indipendente dalle tue prestazioni, in tal caso affrontalo a testa alta e con positività e vedrai che rappresenterà un momento di crescita. Cerca di dare il meglio nel nuovo ruolo, nel nuovo team, o nella nuova situazione che si è venuta a creare. Un approccio di questo tipo è sempre premiante.
Cambiamenti Organizzativi dal punto di vista dell’azienda

Come gli individui, anche le organizzazioni sono soggette a cambiamenti. A volte le cause provengono dall’esterno: può essere il caso dell’innovazione tecnologica, del cambiamento demografico, di decisione prese a livello governativo da un paese.

Altre volte le spinte del cambiamento provengono dall’interno dell’organizzazione: può trattarsi di processi poco efficienti che vanno cambiati, perdita di competitività, cambiamenti a livello di organico, uscita di grossi clienti, una riorganizzazione interna nella struttura o nei team, per la valorizzazione di certe competenze o per concentrarsi sul core business della società.

Ci possono essere insomma una molteplicità di cause. Quello che il datore di lavoro e le funzioni manageriali devono cercare di mettere in atto durante una fase di cambiamento è riassumibile nei seguenti punti:

Si parla di un possibile cambiamento: in questa fase iniziale è importante che si cominci a introdurre la novità, spiegando quali sono i motivi e l’importanza di questo cambiamento per la compagnia.
Man mano che il cambiamento si fa più concreto anche nei contenuti, i dipendenti iniziano a chiedersi come questo impatterà nella loro sfera professionale personale: è importante discutere quali conseguenze si avranno e coinvolgere attivamente i dipendenti nelle decisioni chiave riguardanti il loro futuro cercando di valorizzarli.
Il cambiamento diventa tangibile anche attraverso azioni concrete prese a livello organizzativo: è importante, ancora una vota, coinvolgere attivamente gli interessati e pianificare incontri volti a illustrare l’evoluzione futura dell’organizzazione. Chiedere sempre delle opinioni e dei feedback che partano dal basso.
Una volta che il cambiamento è stato attuato: è fondamentale affiancare tutti i dipendenti, soprattutto chi si trova a gestire un nuovo ruolo e nuove responsabilità diverse da prima. Instaurare un processo di continuo supporto e feedback e assicurarsi che la nuova organizzazione sia efficace e che raggiunga gli obiettivi preposti. È necessario, talvolta, istituire percorsi formativi ad-hoc e piani mirati per ogni dipendente. È altrettanto importante riconoscere i meriti e il raggiungimento di obbiettivi, anche parziali, per stimolare continuamente a fare meglio.
Una volta che il cambiamento è effettivo già da un po’ di tempo occorre monitorarlo e trarre tutti gli insegnamenti maturati n modo da poterli valorizzare alla prossima occasione.

 

Che cos’è il cambiamento? Abbiamo provato a rispondere in questo articolo e, qui a Viking, ci auguriamo che i consigli riportati possano tornarvi utili a livello lavorativo oppure nella vostra sfera personale. Non vediamo l’ora di ascoltare anche il vostro punto di vista a riguardo. Qual è stato il cambiamento più grande che hi dovuto affrontare? Come hai superato il momento e cosa hai imparato? Scrivici sulla pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
10/08/2017

A chi non è capitato, dopo la sofferta sveglia mattutina e un caffè preso al volo, di ritrovarsi in ufficio, davanti al computer, tentando di assecondare il brontolio dello stomaco che, fino a ora di pranzo, si fa sempre più intenso.

Dopo molti caffè e qualche sporadico spuntino arriva finalmente la pausa pranzo. Quale occasione migliore di rifocillarsi e prepararsi ad affrontare il resto della giornata in ufficio. Qui alla Viking, ispirati dal nostro team internazionale, ci siamo chiesti come si svolge la pausa pranzo nei diversi paesi e nelle diverse culture del mondo.

Immaginiamo di salire su un treno, come in un libro di Jules Verne, per andare a scoprire come trascorrono la pausa pranzo – o meglio, cosa mangiano – i lavoratori di altre nazioni. Dopo una lunga ricerca svolta consultando pubblicazioni e trend di 10 diversi paesi del mondo, abbiamo raccolto per voi i piatti più diffusi durante la pausa pranzo.

Curiosi di conoscere come affrontano il break in ufficio i nostri cugini d’Oltralpe, i lavoratori tedeschi o negli uffici a stelle e strisce?
ITALIA
Come mangiamo
Partiamo con il nostro giro del mondo “in 10 piatti” cominciando proprio con il nostro Paese.

Le ultime indagini svolte sulle abitudini alimentari di noi italiani ci danno una panoramica molto interessante di come affrontiamo la pausa pranzo. Una recente ricerca di Edenred, in collaborazione con FOOD – il programma europeo che promuove un’alimentazione sana ed equilibrata – che ha coinvolto undicimila lavoratori in tutta Europa oltre a duemila ristoratori, ha messo in luce un’importante tendenza.

In Italia è infatti emerso che il 55% degli intervistati opta per un piatto salutare in pausa pranzo e una grande maggioranza – l’84% – presta attenzione alle qualità nutrizionali di ciò che mangia, preferendo piatti bilanciati. Altro segnale di questa forte attenzione verso il “mangiar sano” viene dal 50% dei rispondenti che dice di evitare snack grassi, salati o con alto contenuto di zuccheri. Anche i ristoranti confermano quanto emerso dai consumatori: il 37% ha visto un aumento della domanda di cibi equilibrati e salutari nell’arco dell’ultimo anno.

Un trend virtuoso quindi, che ci permette di portare alta la bandiera della Dieta Mediterranea, la quale, lo ricordiamo, è stata riconosciuta Patrimonio Culturale UNESCO. Proprio per promuovere la tradizione mediterranea, Edenred si è inoltre fatta promotrice del programma “Pausa Mediterranea” che educa ad un corretto approccio alla pausa pranzo: infatti, una corretta alimentazione influisce non solo sulle prestazioni lavorative, quindi i livelli di concentrazione e attenzione, ma anche, più in generale, sulla salute.
Cosa mangiamo
Veniamo ora alla parte più gustosa: il menu della pausa pranzo. Potremmo chiederci come si coniuga questa attenzione verso un’alimentazione sana con il solito panino o tramezzino mangiato in tutta fretta sulla propria scrivania. In realtà, dai dati emersi da un’altra importante ricerca, organizzata da ANCIT e DOXA, le nostre abitudini in ufficio non sono così drastiche come si potrebbe pensare. Anzi, emerge che 3 italiani su 4 fanno pausa pranzo tutti i giorni. Anche se talvolta, presi dagli impegni e dai tempi piuttosto tirati, dobbiamo accontentarci di uno spuntino, i numeri mostrano che il 51% degli italiani dedica in media almeno un’ora alla pausa pranzo con il 18% che va anche oltre l’ora.

Dove consumano il pasto i 6 italiani su 10 che mangiano fuori casa? Il 24% rimane sul luogo di lavoro, il 20% si reca alla mensa aziendale e il 14% trascorre la pausa pranzo in un bar o tavola calda. Tra chi resta in ufficio, il pranzo portato da casa va per la maggiore con la cosiddetta “schiscetta[1]” che rimane la modalità preferita per l’85% degli italiani. Tra gli alimenti più diffusi troviamo il tonno, i pomodori e le verdure; dato che conferma una crescente attenzione a mangiare piatti che siano buoni ma anche salutari e bilanciati.

Tra i piatti forti nei pranzi in ufficio ci sono il tonno (preparato con insalata di riso oppure con la pasta), i pomodori e le verdure. Abbiamo quindi ricreato un classico quanto gustoso piatto di pasta con tonno, olive e pomodorini. Un altro elemento spesso presente è una sana e leggera insalatina per accompagnare il piatto principale. Per finire non può mancare un buon caffè espresso.

 

Ma non tutti sono così attenti all’alimentazione. Abbiamo chiesto ai membri del nostro team internazionale quale fosse il piatto più diffuso durante la pausa pranzo nel proprio paese di origine. Dopo un’intensa ricerca ne è emerso un menu molto variegato, che presentiamo di seguito, interessante specchio della diversità culinaria – e culturale – dei vari paesi. Riuscireste a mangiare questi piatti prima di affrontare un lungo pomeriggio lavorativo? Quali evitereste?

GRAN BRETAGNA

Gli inglesi non si fanno mai mancare un buono snack e tra i più apprezzati ci sono i cioccolatini Maltesers. Noi italiani sceglieremmo qualcosa di più classico come dessert, come una fetta di torta o un buon dolce al cucchiaio ma questi dolcetti, dopo una bella zuppa e un tramezzino, sono di sicuro un gustoso complemento alla parte salata del pranzo.

GERMANIA

In Germania non ci vanno leggeri quando si tratta di cibo. Uno dei menu più apprezzati a pranzo comprende il celebre Currywurst – unione di curry e bratwurst – che consiste in un wurstel tagliato a rondelle condito con abbondante ketchup ed accompagnato da patatine fritte.

AUSTRIA

Lo Schnitzel, specialità culinaria di cui gli austriaci vanno ghiotti, è molto simile alla nostra cotoletta alla milanese ed è fatto di una fetta di vitello, tagliata sottile, impanata e fritta. Viene spesso accompagnato da un’insalata e delle patate cucinate con erbe e spezie per insaporirle. Negli ultimi tempi si sono diffuse anche versione vegetariane, che sostituiscono la carne con succedanei come la soia, in risposta al diffondersi di questo tipo di dieta.

FRANCIA

In Francia non possono farsi mancare una baguette croccante e farcita con prosciutto e burro: una ricetta semplice e veloce ma da acquolina in bocca assicurata. Non manca neppure il dessert: una appetitosa fetta di torta di mele o “tarte tatin” come viene chiamata la tipica ricetta francese.

OLANDA

In Olanda il pranzo è veloce ma bilanciato, con un panino al tipico formaggio Gouda – molto diffuso nei Paesi Bassi – accompagnato con della frutta fresca come mele ed uva.

STATI UNITI

La cucina americana è molto diversa dalla nostra. Tuttavia non si può dire che sia priva di sapori: il tipico break in ufficio inizia con una pizza pepperoni – salame americano fatto di carne di maiale e manzo condito con paprika e peperoncino – per poi spostarsi sul dessert composto da gelato al cioccolato e Skittles – caramelle simili per forma e colori agli M&M’s. Il tutto servito con una coca-cola che aiuta poi anche nella digestione del variegato pasto.

BRASILE

Feijoada – tipico piatto brasiliano a base di fagioli e carne – accompagnata con riso bianco e acqua o latte di cocco a seconda delle preferenze.

TURCHIA

In Turchia uno dei piatti tipici più consumati a pranzo è il Pide, meglio conosciuto come Pita in italiano, tipico pane piatto turco, servito con feta e spinaci. Per concludere una tazza del caratteristico caffè turco.

INDIA

In India il pranzo è servito nel dabba che è un tipico contenitore utilizzato dai ristoranti per la consegna del cibo. Alcune tra le ricette più diffuse sono il riso con moong dal – fagioli mungo che vengono sgusciati e spezzati – pollo saagwala con curry, patate e piselli. Per accompagnare le pietanze si usa il chapati – un tipo di pane piatto – oppure il Roti. A conclusione del pranzo può esserci una tazza di chai tè, un tè aromatizzato indiano.

 

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[1] Per chi mangia sul lavoro la “schiscetta” è la modalità preferita. Questo termine, nato dal dialetto milanese, indica il cibo portato da casa dentro a un contenitore.