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Idee
07/08/2020

Lavorare ad agosto è sempre più un’opzione, e non solo in questo 2020 post lockdown e ancora prigioniero del Coronavirus. In effetti c’è chi ad Agosto non rinuncerebbe alle ferie per nulla al mondo, nonostante l’affollamento e i prezzi alti, e non ci ha rinunciato nemmeno quest’estate. Ma c’è anche chi invece le vacanze preferisce farle prima o dopo e passare agosto in ufficio. Oppure a casa a lavorare in smartworking. Anche perché ci sono degli indubbi vantaggi nel lavorare ad Agosto.

1. Ufficio (quasi) vuoto

Per qualcuno è una tristezza ma, dopo l’esplosione del COVID-19, per molti ha l’indubbio vantaggio di garantire il distanziamento sociale ed evitare gli assembramenti con tutte le conseguenze del caso, dalla mensa agli spazi comuni. E comunque per molti lavorare la settimana di ferragosto ha il vantaggio di favorire la concentrazione e ridurre il tempo perso.

2. Tutti in ferie

Potrebbe far scattare l’invidia, oppure dare il vantaggio di non essere tempestati di telefonate e mail con richieste che interrompono continuamente i propri compiti. Certo, bisogna avere i nervi saldi e non pensare che mentre si è davanti al computer c’è chi è sotto l’ombrellone o in montagna al fresco.

3. Maggior concentrazione

È la conseguenza dei due punti precedenti, ed è il motivo per cui molti manager cominciano a lavorare molto presto la mattina: potersi concentrare sui compiti strategici, concettuali e che richiedono maggior focalizzazione. E i mese in cui molti (se non quasi tutti) sono in vacanza è perfetto per togliersi un ’bout dalle incombenze quotidiane e pensare alle strategie. A maggior ragione in questo 2020, in cui sarà prima o poi necessaria una vera ripartenza.

4. Meno traffico

Già il traffico era calato per via dello smartworking, ma è indubbio che ad agosto c’è meno traffico nelle città. Il che si traduce in tempi ridotti per il tragitto casa – lavoro, meno stress, e più tempo a disposizione per sé, i propri hobby, lo sport e la famiglia.

5. Smart working

Lo smart working e il lavoro da remoto lo abbiamo imparato obtorto collo con il lockdown e l’esplosione dell’epidemia. Ma ora, se l’azienda lo prevede, vi si può ricorrere anche per lavorare ad agosto dalla villeggiatura, magari mentre la famiglia si gode la vacanza e in attesa di darsi il cambio nell’accudire i figli. E da questo punto di vista ha numerosi, indubbi vantaggi come si può leggere qui.

6. Più produttività

Se i colleghi sono diligenti e hanno lasciato tutto in ordine la produttività si impenna e si riuscirà a fare di più in meno tempo. Insomma, si innesca un circolo virtuoso, che può migliorare anche l’autostima.

7. Godersi la città

In agosto le città si svuotano, anche se questo da anni non significa più il cartello “Chiuso per Ferie” appeso ovunque. Ma questo è un agosto particolare, sono le vacanze del turismo di prossimità, e lavorare anche ad agosto può essere anche l’occasione per (ri)scoprire la propria città con occhi diversi o dedicarsi a piccole gite serali o nel weekend alla scoperta del proprio territorio.

Idee
30/07/2020

Le vacanze sono finalmente alle porte, e con esse il tanto sospirato relax. Tanto più sospirato dopo questi lunghi mesi di lockdown, misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19, smart working e incertezze. Insomma, che si parta per qualche località di villeggiatura o che si resti a casa, ci vorrebbe proprio di riuscire a dimenticare il lavoro, almeno per qualche giorno. Cosa difficile perché il lavoro, l’ufficio, le incombenze e tutti i problemi rimangono lì, in un angolo della nostra attenzione. E questo non è bene, perché una vacanza deve davvero servire per ricaricare le pile e tornare a lavorare (in ufficio o a casa) carichi e desiderosi di ricominciare. Ma come fare allora a staccare davvero con il proprio lavoro, almeno per qualche giorno, e vivere completamente la vacanza anche dal punto di vista mentale? Con almeno 5 semplici stratagemmi.

1. Cambiare abitudini. Completamente.

La vacanza è tale perché è libertà, e stravolgere le consuetudini è il primo passo per sentirsi liberi. Può significare prendersi tutto il tempo per fare colazione anziché prendere un caffè al volo come quando si deve correre in ufficio. Può significare un riposino a metà pomeriggio, o il piacere di leggere il giornale cartaceo sotto l’ombrellone anziché la solita versione digitale da sfogliare rapidamente. Oppure tenere spento lo smartphone fino a tardi, anziché accenderlo appena svegli. Insomma: stravolgere i gesti ormai automatici è il primo passo per capire che la vacanza è cominciata davvero.

2. Riservare pochi minuti al giorno alla mail.

Ok, magari non tutti possono dimenticare completamente la posta elettronica e i messaggi, compresi quelli di lavoro. Ma se proprio non è possibile, almeno che siano limitati a pochi minuti al giorno: un quarto d’ora, magari dopo pranzo, e rispondendo solo e soltanto alle cose importanti. Per il resto del tempo connessione dati disattivata e libertà di essere n vacanza.

3. Andare offline.

Certo, smartphone e tablet ci risolvono un sacco di problemi, compresi quelli di trovare la strada, scegliere il ristorante, prenotare l’albergo e così via. Ma insomma, anche un po’ di spirito analogico non guasta.

4. Non parlare di lavoro.

Sì, capita, e pure spesso: si è in vacanza ma si parla di lavoro, con il partner, con i vicini di ombrellone, con gli amici di sempre. Ecco, un bel divieto al parlare di lavoro aiuta a dimenticare, almeno per qualche giorno, quello che ci aspetta al nostro rientro.

5. Staccare completamente.

I più temerari riescono a spegnere completamente smartphone e tablet per giorni interi o per più giorni. Ma se non potete concedervi questo lusso può bastare anche qualche ora, per esempio per il tempo necessario a fare una escursione nella natura, o una gita in barca, o una visita a un museo o un acquario in compagnia della famiglia senza dover rispondere a chiamate e messaggi ma concedendosi il piacere di avere tutte le attenzioni per sé e per i propri cari.

Ufficio
09/07/2020

Lo smartworking ha ridisegnato le nostre giornate lavorative. Calato di colpo sulle nostre routine per via del lockdown da Coronavirus, è diventato man mano il nuovo modo di lavorare per tantissimi lavoratori che non l’avevano mai sperimentato. Per qualcuno è stato e continua a essere solo lavoro da remoto. Per altri è diventato davvero lavoro agile. E la differenza è sostanziale: fare come in ufficio, con il vincolo di orario e reperibilità o lavorare per obiettivi gestendo tempi e modi. E ora, con l’estate già tra noi, lo smartworking in vacanza può diventare la soluzione per conciliare lavoro e famiglia, soprattutto per chi ha figli ma anche per chi vuole allontanarsi dalla città e vivere con più rilassatezza le regole del distanziamento sociale. Ma lavorare smart in vacanza significa di nuovo cambiare ambiente, ritmi, priorità e modalità, e serve un altro swicth mentale, che può essere facilitato da questi 7 consigli.

1. Crea una nuova routine

Può essere cominciare molto presto, per approfittare delle ore più fresche e più silenziose, o concentrare tutto a cavallo della pausa pranzo, quando gli “altri” si riposano, o ancora la sera, quando i ritmi si abbassano. Che si sia gufi o allodole, in vacanza, con i ritmi della famiglia o del proprio tempo libero che cambiano, è necessario crearsi una nuova routine. Temporanea, diversa, ma comunque nuova.

2. Trova un nuovo spazio di lavoro

Sì, il sogno è sotto l’ombrellone, ma è solo un sogno ed è infattibile. Ma la casa delle vacanze, che si tratti di un’abitazione, di un albergo o di un residence, ha spazi diversi, e occorre trovare un nuovo spazio di lavoro. Ma come per lo smartworking da casa, quello deve essere sempre lo stesso, ben riconoscibile, e dedicato proprio a quello. Se avete deciso di lavorare sul terrazzo, quando siete sul terrazzo con il computer significa che state lavorando e non siete disturbabili. E se quello è lo spazio di lavoro, non ce ne sono altri: quando andate in spiaggia, o in piscina, o in giardino, non è un momento per lavorare.

3. Definisci un nuovo tempo di lavoro

Se è smart allora le canoniche “8 ore di lavoro” non valgono più. Definita la routine, poi non ci sono deroghe: quando si finisce, si finisce. Altrimenti ci si ritrova a lavorare a oltranza, senza prendersi lo spazio, il tempo e la libertà di vivere i momenti della vacanza, fosse una passeggiata in montagna, un bagno a mare, un aperitivo romantico.

4. Suddividi il tempo di lavoro

Gli americani lo chiamano time-log, e sostanzialmente è la suddivisione del tempo di lavoro in blocchi ben precisi. 30′ per leggere e rispondere alle mail, 45′ per telefonare, 2 ore per fare la parte importante del lavoro completamente focalizzati: ciascuno si organizza in base alle proprie esigenze e funzioni, ma avere una scansione oraria precisa aiuta e consente di non debordare, di mantenere le scadenze, di rimanere focalizzati.

5. Imponiti delle pause

Tra un blocco di lavoro e l’altro, imponiti delle pause. Un caffè, una boccata d’aria, 2 esercizi di allungamento contro i dolori da lavoro sedentario: bastano 5′ di diversivo per consentire al corpo e alla mente di passare da una fase all’altra, chiudendo un compito e aprendone un altro.

6. Chiudi le notifiche

Nei blocchi di lavoro più impegnativi, quelli in cui serve la massima concentrazione, chiudi le notifiche. Niente messaggi WhatsApp, niente telefonate, niente notifiche di messaggistica al computer: sono 2 ore di concentrazione massima? E allora che lo siano totalmente. Ci sono già abbastanza distrazioni in giro da sommarne anche altre.

7. Spegni il computer

Sì, quando hai finito di lavorare, spegni il computer. È estate, ci sono le vacanze, ci sono un sacco di cose da fare per cui una volta che si è finito di lavorare si chiude il computer e si sceglie un’altra forma di intrattenimento: una passeggiata, un giro in bicicletta, una routine di fitness, un aperitivo, un ’bout di shopping, qualunque cosa di alternativo ai social sullo smartphone e alle serie Tv sullo schermo del computer. Un ’bout di digital detox può fare solo del bene.

Idee
17/08/2019

Fino a ieri c’erano il sole, la sveglia lenta, la vita da spiaggia e il tempo dilatato delle giornate di vacanza. Da oggi la sveglia suona all’alba, c’è da timbrare il cartellino al lavoro, il traffico è di nuovo il buongiorno e come prospettiva ci sono i lunghi mesi invernali: se non è stress da rientro post vacanze questo, cosa lo è?

Gli italiani che soffrono di disturbi e fastidi (più che legittimi) alla fine delle vacanze e alla ripresa delle normali attività lavorative sono circa 6 milioni: non una vera e propria malattia, ma una condizione di disagio, spossatezza e depressione che si manifesta con sintomi quali ansia, insonnia e generale nervosismo.

Che fare allora per attenuare l’irritabilità e gli sbalzi d’umore repentini? Seguire queste 10 regole stilate dal professor Piero Barbanti, Primario Neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana:
Dormire molto e bene, evitando di passare dalle 8-10 ore di sonno del periodo vacanziero alle 6-7 che ci si concede al rientro. Eventuali problemi di insonnia vanno affrontati aiutandosi con un bagno caldo la sera o con una tisana.

Abituarsi con gradualità, rientrando dalle vacanze alcuni giorni prima della fine delle vacanze per poter tornare senza un impatto brusco alle temperature e ai ritmi cittadini. Se possibile, anche il lavoro andrebbe ripreso gradualmente.

Fare movimento, soprattutto se le ferie sono state “attive”. Fare attività fisica infatti aiuta a diminuire lo stress e a riposare meglio.

Seguire un’alimentazione corretta. Il cervello ha bisogno soprattutto di zucchero, perciò ben vengano, senza esagerare, i carboidrati semplici (saccarosio, miele, confetture, frutta) e quelli complessi (pane, pasta, riso e cereali). La melatonina contenuta nella buccia dei chicchi d’uva, ad esempio, può essere un valido aiuto all’umore.

Stare alla luce del sole. Il passaggio dalla luce del sole in spiaggia a quella artificiale dell’ufficio può mettere sotto stress il corpo e la mente. Un consiglio: fare la pausa pranzo all’aria aperta.

Essere ottimisti. Fare pensieri positivi aiuta a ritagliarsi degli spazi di riflessione e a spostare l’attenzione su cosa desideriamo e sulle nostre capacità.

Prendersi delle pause frequenti di almeno 15 minuti ogni due ore per riattivare la circolazione e riposare gli occhi.

Niente tecnologia a letto. Non tenere in camera da letto né computer, né cellulare, né televisione, perché il cervello potrebbe smettere di associare quella stanza al momento del sonno, considerandola alla stregua di un “prolungamento” del salotto.

Tornare a scuola con gradualità. Dopo tre mesi di vacanza, per i bambini è ancora più importante tornare al ritmo della scuola gradualmente. Occorre dare al bambino il tempo di abituarsi alle lunghe ore che trascorrerà seduto.

Concedersi un weekend di relax. Finché il tempo lo consente, dedicare il fine settimana al relax e alla famiglia come se le vacanze non fossero ancora finite, per ricaricarsi e iniziare al meglio la nuova settimana.

Ufficio
01/08/2019

Prima dei cellulari, prima di Internet, prima delle mail direttamente sullo smartphone, prima di WhatsApp staccare dal lavoro e andare davvero in vacanza era normale: salutavi i colleghi informandoli della data di rientro, partivi e nessuno poteva più raggiungerti. Ora le cose sono decisamente cambiate e anche su un’isola deserta potrebbe arrivare la chiamata indesiderata o il messaggio inopportuno di capi, colleghi o clienti che ti chiedono qualcosa di inevitabilmente urgente.

Eppure staccare davvero dal lavoro durante le vacanze sarebbe importante sia per la salute che per la produttività. Una ricerca dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro realizzata nel 2011 sui Paesi OCSE dal 1950 a oggi ha dimostrato come la produttività oraria diminuisca esponenzialmente con l’aumento del numero di ore lavorate e il motivo è uno solo: stress. Lo stress provoca il burnout, che causa a sua volta bassi rendimenti lavorativi e blocchi alla crescita aziendale. Ma non è solo questo: una serie di ricerche hanno dimostrato anche come non andare in vacanza provochi problemi alla salute, principalmente cardiaci, e anche questo, volendola vedere in termini aziendali, è un problema di produttività.

La soluzione? È una sola: andare in vacanza e farlo staccando davvero con il fisico e la mente dal lavoro. Secondo un’indagine condotta dalla Oxford Economics / US Viaggi Association, il 90% degli intervistati ha dichiarato che le vacanze aiutano a rilassarsi e ricaricarsi, l’85% ha detto di sentirsi più felice, il 65% ha confessato un miglioramento nella capacità di concentrazione e nella produttività, il 61% ha attribuito a tali periodi di riposo una maggiore soddisfazione sul lavoro.
Come staccare dal lavoro e andare davvero in vacanza senza stress
Vediamo allora 5 strategie per riuscire a staccare davvero dal lavoro, andare in vacanza e dimenticare lo stress. Preparandosi al rientro con maggior carica e voglia di fare.
Organizzare l’ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze
Con un certo anticipo, che è soggettivo ma deve essere realistico e tassativo, occorre organizzare l’ultimo giorno di lavoro con una to-do-list in modo che si possa andare in vacanza lasciando una situazione senza code di cose da fare. Il piano deve essere realistico e condiviso, ma poi deve anche essere osservato scrupolosamente. Questo aiuta ad andare in vacanza con la coscienza a posto, senza il timore di aver lasciato colleghi o clienti nei guai.
Prevedere il rientro
Nel piano per l’ultimo giorno deve rientrare anche la previsione del rientro. Sapere cosa ci aspetta è meno ansiogeno di immaginare chissà quali catastrofi da affrontare. È un ’bout come lasciare la scrivania in ordine la sera prima di andare a casa: ricominciare la mattina dopo è decisamente più facile.
Delegare ai colleghi
È una questione di reciproca solidarietà: oggi delegate voi, domani delegheranno i vostri colleghi. Ma lasciando le cose chiare e in ordine tutto filerà liscio e nessuno si sognerà di chiamarvi mentre state facendo l’aperitivo vista mare per sapere dove si trova la tale fattura.
Disconnettere mail e messaggi
Sì, in molti non se la sentono e qualcuno prova anche un senso di colpa, ma il segreto è proprio questo: sono in vacanza e non rispondo ai messaggi. Anzi, non mi faccio nemmeno distrarre o disturbare, mettendo in silenzio WhatsApp e scollegando la posta elettronica aziendale dallo smartphone. Ci sono paesi – come Francia e Germania – in cui è stato sancito per legge il diritto a non rispondere a richieste di lavoro fuori dall’orario di lavoro. E così deve essere.
Imparare a dire no (o almeno a gestire i propri tempi e spazi)
L’ideale sarebbe dire “no, sono in vacanza, non posso” anche se arriva la telefonata improvvisa e imprevista. È una questione legata al fissare il perimetro tra privato e professionale. Ma se proprio no puoi permettertelo, perché ricopri una posizione di responsabilità, impara almeno a gestire tempi e spazi: 1 ora al giorno, quando preferisci ma sempre quella, in cui rispondi alle mail e richiami nel caso di telefonate. Uno spazio preciso e delimitato al di fuori del quale no, al lavoro non ci pensi.

Idee
30/01/2019

Ammettiamolo: tutti almeno una volta ci siamo chiesti quanto costa lasciare il lavoro e viaggiare 1 anno. Sì certo, ci sono le vacanze, i weekend e i ponti, ma prima che la vita ci incastri con tutti i suoi doveri tutti abbiamo pensato almeno una volta di dedicare un periodo della nostra vita al cosiddetto anno sabbatico, per girare il mondo e vivere esperienze di cui far tesoro per sempre. Ma quanto costa, effettivamente, un anno senza lavorare in giro per il mondo?
Quanto costa un anno in viaggio senza lavorare?
La risposta su quanto costa un anno in viaggio senza lavorare è, ovviamente, dipende. Dipende innanzitutto dalla meta: Sudamerica, Asia, sud-est asiatico e Africa sono ovviamente le destinazioni più economiche, dove si può vivere e viaggiare anche con 500 euro al mese, o anche meno. Nordamerica ed Europa sono decisamente più costose e, facendo attenzione, scegliendo sistemazioni low budget, approfittando delle occasioni per visitare musei e altro nei giorni di apertura gratuita e facendo la spesa per i pasti al mercato o nei supermercati, sono continenti nei quali si può viaggiare spendendo 1000 euro al mese o poco più. Poi ci sono le destinazioni decisamente non economiche, alcune in Europa – UK, paesi scandinavi – e altre come il Giappone dove potrebbero non bastare 1500 euro al mese per riuscire a sopravvivere anche con molta oculatezza nelle spese.
Come lasciare il lavoro e viaggiare per un anno senza lavorare
Già, ma come lasciare il lavoro e viaggiare per un anno senza lavorare? Innanzitutto pianificando minuziosamente il tutto. Come prima cosa, banalmente, è il caso di risparmiare, e per risparmiare significa mettere da parte un budget di almeno 1200 / 1500 euro al mese. Un buon modo per farsi bastare questo budget è seguire il ciclo dell’estate: il caldo permette di abbattere sicuramente alcuni costi, da quelli per l’abbigliamento a quelli per il pernottamento (una tendina è sempre una buona soluzione per dormire a poco in un campeggio…).

Il networking è un’altra strategia utile e funzionante per abbattere i costi di un anno in viaggio senza lavoro: amici o parenti che possono ospitarvi per qualche notte sono la soluzione più immediata per ridurre i costi di pernottamento, ma anche in viaggio stringere relazioni può permettere di trovare sistemazioni in condivisione – come Airbnb o altre forme di home sharing – o couchsurfing.

Infine una buona soluzione per allungare il viaggio, o non rischiare di dover tornare prima rispetto ai piani, è quello di lavorare un ’bout nel frattempo. C’è chi ha la fortuna di potersi considerare un nomade digitale e lavorare con laptop e wifi da qualunque hotspot del mondo, e chi invece può sfruttare le proprie competenze o rimboccarsi le maniche: i corsi di lingua sono sempre un buon piano B per guadagnare qualche soldo all’estero, ma anche i lavori stagionali – per esempio nell’agricoltura – o i cosiddetti McJob – in particolare nella ristorazione – possono aiutare a guadagnare una cifra che rende l’anno sabbatico in viaggio decisamente meno ansioso e più appagante.